Che centra il diabete con quell'incidente?

Andrea

Ho letto indignato il seguente articolo della cronaca di Roma su Repubblica; per evitare demonizzazioni contro i diabetici alla guida, dato il potere dei mass media, vi prego di prendere posizione. È evidente infatti che l'incidente è stato provocato dall'inesperienza del guidatore, e non dal diabete, quindi, cosa c'entra evidenziare nei titoli il fatto di esserlo; probabilmente la giornalista, alla ricerca di qualche titolo ad effetto, non sa nemmeno di cosa si tratta quando parla di diabete.
Grazie per l'attenzione
Andrea

ucciso a 12 anni dopo la scuola travolto da un' auto impazzita

L’investitore vaga sotto shock: "Ho perso il controllo"
Investito con due amici a Tor Bella Monaca. Alla guida un 19enne malato di diabete. "Andava troppo forte"

Ambra Somaschini

Schiacciato sul marciapiede. Sbattuto contro il muro scrostato di un palazzo. Morto sul colpo. Aveva soltanto dodici anni, era appena uscito da scuola. Camminava con due compagni di classe che hanno fatto in tempo a spostarsi, uno è ferito, è stato trasportato in ospedale. Ma lui è rimasto lì, ucciso dalla «macchina proiettile», come l’hanno chiamata gli amici.
Ucciso alle due del pomeriggio mentre stava tornando a casa per passare un giorno qualsiasi, lo studio, la chitarra, lo sport. La Punto bianca è ancora in via Acquaroni, nel cuore di Torbellamonaca, non ha nemmeno un graffio, le ruote senza segni di frenata. «Ho perso il controllo, non ho capito più niente» ha raccontato il conducente sotto interrogatorio al pm Carlo Lasperanza in tribunale, un diciannovenne diabetico che ha ritirato la patente meno di due mesi fa, rimasto per tutta la giornata sotto shock. A bordo con lui c’erano tre coetanei, anche loro avevano appena finito le lezioni in un liceo vicino. Il guidatore subito dopo l’incidente è sceso, ha cercato di soccorrere la vittima poi si è messo a girare per il quartiere a passo lento, senza una meta, gli occhi fissi nel vuoto. È stato rintracciato dai vigili urbani. Il marciapiede della morte disegna parte della curva che confina con largo Mengaroni, una piazza conosciuta in questa periferia. Una piazza dove le macchine vanno veloci nonostante la presenza costante dei banchi di un mercato che impediscono di vedere quando arrivano, da dove arrivano. Al centro c’è una rotatoria. Stefano ci gira intorno alle 2 in punto. Secondo i vigili urbani dell’ottavo gruppo che fanno le indagini, va troppo forte, all’improvviso non riesce più a controllare la velocità. È questa la prima ricostruzione. Il resto della dinamica ancora da accertare con l’aiuto di due testimoni oculari, due madri che assistono alla tragedia. Racconta Stefano di fronte al sostituto procuratore intorno alle sei di ieri pomeriggio: «Ero appena uscito dal liceo. Sulla macchina c’erano altri tre amici. Ho fatto una svolta a novanta gradi e all’improvviso mi sono accorto che avevo perso il controllo della macchina. Sono salito con l’auto sul marciapiede, sono finito sul muro perimetrale del palazzo.
Non capivo più nulla in quel momento. Mi sono trovato sotto l’auto quel bambino. C’erano i suoi compagni. Sono sceso di corsa, ho chiesto aiuto alla gente che mi stava venendo incontro. Ho cercato di spostare la Punto insieme ai miei amici, ai ragazzini. Non c’è stato niente da fare. Quel bambino era lì. Ho capito che era morto e non potevo fare niente….»
Nel primo pomeriggio Stefano viene accompagnato in commissariato per gli accertamenti del caso. L’inchiesta passa alle guardie comunali dell’ottavo gruppo. Qualcuno dice che da piccolo ha sofferto di leucemia, che non è mai stato bene. Poi il diabete.
Incalza un vigile verso sera: «Il giovane ha spiegato che soffre ancora di diabete. Durante il pomeriggio i valori sono stati misurati e stava abbastanza bene. Ha anche aggiunto che nel momento in cui è avvenuto l’incidente non si sentiva male. Piuttosto subito dopo è rimasto sotto shock, sembrava molto addolorato per quello che era successo. Ora è indagato per omicidio colposo».
In piazzale Clodio lo porta in macchina il padre, un uomo alto che cerca di proteggerlo. Un uomo sfinito che si fa in quattro per cercare di capire davvero cosa è potuto succedere, perché questa storia è andata a finire così: «Stefano ha perso il controllo. Non ha fatto in tempo a frenare. Adesso soffre come un cane. Soffre per quel povero bambino».

Andrea


n.d.r.: ci associamo a quanto scrive Andrea. Ancora una volta un giornalista, il cui ruolo è sì quello di denuncia e di stimolo, ma anche di grande responsabilità civile verso l'intera società, mette in risalto aspetti personali e privati dell'individuo coinvolto nella notizia, non curandosi affatto della sua privacy, colpevolizzando ed esasperando la condizione di diverso anche dove, a fatica, si lotta da lunghi anni contro ogni forma di discriminazione. E tutto questo senza che la condizione della persona coinvolta nell'articolo abbia avuto alcuna evidente influenza sul fatto riportato.

Traspaiono dall'articolo inoltre pregiudizi e sottintesi nei confronti della concessione della patente ai diabetici, mentre l'indirizzo comune del mondo scientifico si muove ormai verso il riconoscimento della quasi totale ininfluenza della patologia diabetica sulla guida dei veicoli a motore, ove tale condizione non sia associata (per fortuna sempre più raramente) a gravi complicanze o ad una trascuratezza nel controllo metabolico (www.progettodiabete.org/expert/e1_92.html).


Data ultimo aggiornamento: Giovedì, 18 Gennaio 20001 6:00.00
URL: http://www.progettodiabete.org/forum/s2_37.html

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