Il mio tema vincente al 7° concorso AVIS, 1997 SOLIDARIETÀ È... Fabbro Spolaor Marina
Cara sconosciuta,
il fatto che saprò il tuo nome solo dopo che l'operazione sarà effettuata non mi impedisce di considerarti la persona che mi ha ridato la vita.
Sono qui, sdraiata sul mio bianco letto d'ospedale, aspettando che arrivi l'anestesista dicendo: "Non ti preoccupare, andrà tutto bene. Comincia a contare..." ed intanto ti scrivo, anche se purtroppo so che questa mia lettera non potrà mai raggiungerti.
Forse tu non hai mai saputo cosa fosse la solitudine, quello che provava una ragazza come me, costretta a restare a letto perché qualsiasi emozione avrebbe potuto spezzare il suo fragile cuore. Non ho più letto un libro da quando mi sono sentita male la prima volta, all'età di quattordici anni, mentre stavo leggendone uno dell'orrore. Non ho neanche più visto un film d'azione, più niente che potesse provocarmi uno shock.
Non sai quante volte mi sono chiesta perché doveva essere capitato proprio a me e non a qualcun altro dover vivere con la paura di morire quando tutti i tuoi coetanei si divertono ed il pensiero della morte non li sfiora nemmeno. Molte volte ho pianto per il dolore di non poter vivere una vita normale, di non poter correre e ridere e scherzare come una ragazza qualsiasi. Da cinque anni ormai vivo una vita piatta e incolore; non ho mai avuto nemmeno un'amica. Mia madre mi ha proibito quasi ogni contatto col mondo esterno per paura di dover perdere la sua unica figlia.
Sto piangendo. Piango per te, perché tu sei colei per la quale sono tornata a vivere, grazie a te ora posso ricominciare ad essere normale. Le parole non bastano per esprimerti tutta la mia gratitudine e tutti i sentimenti che dentro di me si mescolano. Non riesco a scrivere ciò che provo, le parole non sono sufficienti per quello che avrei da dirti, credo che nessuno abbia mai provato la gioia che ora è in me, la felicità di poter dire "vivo".
Però mi angoscia il fatto che tu abbia dovuto dare la vita per far sì che io possa condurre un'esistenza normale. Non credo che tu quella sera abbia pensato al fatto che potevi morire, che un'auto lanciata a tutta velocità avrebbe potuto investirti e lasciarti in fin di vita. Ammiro i tuoi genitori che hanno fatto sì che dal tuo ramo spezzato potessero fiorire nuove vite donando ciò che bisognava a noi malati per guarire. Sono riusciti anche a recuperare il tuo sangue, avevano assoluto bisogno di un donatore del tuo gruppo sanguigno, il più raro fra i tanti, 0 Rh negativo. Con una macchina sono riusciti a non far coagulare il sangue ed a prelevarlo.
Credo che saresti contenta di sapere che molte più persone di prima ora ti amano più che mai. Vorrei poterti chiamare amica, non mi sono mai sentita più vicina ad una persona come ora mi sento a te. Ma forse sei più di un'amica, sei parte di me, un solo cuore per due anime.
E' entrata mia madre e mi ha detto che fra poco arriverà anche l'anestesista e quindi devo concludere la mia lettera. Spero tanto che l'operazione vada bene.
Lo spero con tutto il cuore.
Colei che ti deve la vita
Cara amica,
l'operazione è andata bene, mi sento già rinata. I miei genitori dicono che è solamente suggestione, ma io percepisco la tua presenza, mi sembra che tu mi sia sempre accanto e mi protegga. La notte mi pare di sentire la tua voce che mi parla ed è così bello sapere che continui a vivere in me, che sei parte di me...
La settimana scorsa sono andata a trovare i tuoi genitori. Sono due persone cordiali e sono state disponibili ad incontrarmi, anche se si vedono ancora i segni del dolore sui loro volti. Mentre parlavamo il viso di tua madre è stato rigato da una lacrima, ma la gioia di sapere che hai fatto del bene anche dopo che te ne sei andata non ha mai abbandonato la sua espressione.
Ieri pomeriggio sono uscita per fare una passeggiata. Non ricordavo più come fosse bello camminare all'ombra di un albero mentre il vento ti scompiglia i capelli ed il sole bacia il tuo viso passando tra i rami e le foglie. Sono stata per non so quanto tempo sdraiata sull'erba del parco cittadino, con gli steli che mi solleticavano ed il profumo dei fiori che mi riempiva il naso.
Mi sento viva, e questo lo devo solamente a te. Dopo cinque anni ritorno a pensare alla vita come alla cosa più bella del mondo e non più come ad una maledizione.
Vivo grazie a te, vivo per te, vivo con te.
Colei che ti deve la vita
Fabbro Spolaor Marina
Data ultimo aggiornamento: Gio, 11 febbraio 1999 6:00.00
URL: http://www.progettodiabete.org/forum/s2_29.html
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