Sintesi della discussione dell'8 Novembre 2002 Ugo Boggi, Il trapianto di pancreas
Dibattito tenutosi su www.DiabetesStation.com
Il prof. Ugo Boggi
Il Prof Boggi si è laureato all'Università di Pisa, dove si è poi specializzato in chirurgia e medicina dei trapianti. Nel 2001 è stato nominato Professore Associato.
Ha contribuito notevolmente allo sviluppo del programma dei trapianti di pancreas nell'area di Pisa: il programma è iniziato nel 1996 ed è diventato velocemente il programma più attivo in Italia nel 2000 per quel che riguarda il trapianto di pancreas ed il più attivo in Europa nel 2001.
Il Prof. Boggi ha eseguito oltre 300 espianti di organi, tra cui pancreas, rene, fegato ed ha eseguito oltre 200 trapianti. Ha inoltre eseguito trapianti di solo pancreas e trapianti simultanei di pancreas da cadavere e di rene da donatore vivente.
L'interesse del Prof. Boggi per la ricerca verte sulla comprensione dei meccanismi che possano portare vantaggi immunologici nei trapianti di pancreas.
È inoltre coinvolto nel programma di trapianto di insule.
Daniela: Buona sera a tutti, questa sera per parlare di trapianti di pancreas abbiamo con noi il Prof. Ugo Boggi di Pisa, uno dei centri di eccellenza del nostro paese.
Permettetemi innanzitutto di congratularmi col professore per aver eseguito il 100esimo trapianto di pancreas in meno di 3 anni.
E porgo anche le congratulazioni di Deb Butterfield, con la quale ho parlato poche ore fà.Prof. Boggi: Grazie Daniela, è un buon risultato per noi, ma soprattutto per i pazienti che hanno avuto la possibilità di ricevere un trapianto.
Daniela: Vedo che siamo già tanti: via con le domande!
Stefano: Sono Stefano, 18enne, potrebbe prevedere il futuro?
Prof. Boggi: Caro Stefano, a 18 anni è veramente difficile prevedere il suo futuro. Le posso fare un augurio: che sia lungo e luminoso.
Stefano: Prof., intendevo nella ricerca.
Prof. Boggi: credo che la ricerca, come sta già accadendo, si orienterà sempre più verso terapie che a parità di efficacia risulteranno meno invasive rispetto al trapianto di organo, come quello di isole o di cellule staminali.
Bianca: Vorrei sapere se è vero che quando si effettua il trapianto di pancreas è necessario anche quello dei reni?
Prof. Boggi: Il trapianto di pancreas si associa a quello di rene solo quando il diabete ha già danneggiato in modo irreversibile il rene. Se il trapianto avviene prima del danno renale irreversibile non è necessario sostituire il rene, ma anzi, la guarigione dal diabete previene la malattia renale.
Silvia: Che cosa intende per “danno renale irreversibile?” Solo un paziente in dialisi dovrebbe ricorrere al tx di rene/pancreas?
Prof. Boggi: Oltre ai pazienti in dialisi la nefropatia diabetica è considerata irreversibile quando la clearence è a < a 30 ml/min (solitamente creatininemia > di 2.5-3) o quando anche con livelli di creatininemia migliori si associa una proteinuria molto grave (sindrome nefrosica).
Victoria: Io sono canadese, però con cittadinanza anche italiana, vorrei sapere se è possibile per me conseguire un trapianto in Italia: ho 29 anni, 17 anni di diabete e già qualche complicazione.
Prof. Boggi: se è cittadina italiana può fare il trapianto di pancreas in Italia (ammesso che sussistano realmente le indicazioni).
Victoria: Ho già consultato qui e mi hanno consigliato il trapianto siccome ho neuropatia e anche retinopatia e pressione bassa....come devo fare per consultare qualcuno in Italia...ho residenza a Termoli (CB) però sono disposta ad andare ovunque.
Prof. Boggi: In Italia vi sono alcuni centri attivi nei trapianti di pancreas. Se il tipo di trapianto di cui necessita è un trapianto di solo pancreas, sostanzialmente l’unico centro realmente attivo è quelo di Pisa. Se si tratta invece di un trapianto di pancreas e rene può rivolgersi anche, tra gli altri centri, a Milano San Raffaele o Padova.
Victoria: Professore, io ho bisogno solo del pancreas, perché fino ad ora con la mia pressione molto bassa mi sono salvata i reni........come posso contattarvi?
Prof. Boggi: se pensa di avere bisogno di un trapianto di solo pancreas e vuole avere la nostra opinione in merito può scrivermi una email oppure contattare il nostro coordinamento trapianti al +39050996731.
Aldo: quali sono i requisiti minimi per potersi sottoporre ad un trapianto di pancreas?
Prof. Boggi: L’indicazione al trapianto di pancreas (isole o organo) oggi sono le seguenti: diabete instabile (soprattutto se ipoglicemie non avvertite) nonostante terapia insulinica ottimale e/o complicanze croniche del diabete evolutive.
Aldo: io dopo 20 anni di malattia inizio di retinopatia e neuropatia potrei rientrare tra quelli che possono ottenere seri vantaggi dal trapianto?
Prof. Boggi: oggi il trapianto consente a circa il 90-95% dei pazienti di “guarire” dal diabete. Ciò è di per sé fonte di beneficio. Nello specifico si tratta sempre di fare un bilancio personalizzato che tenga conto della gravità e volocità di evoluzione delle complicanze e della motivazione personale a “guarire” con un trapianto dal diabete.
Alessio: a che punto sono con il pancreas artificiale?
Prof. Boggi: gli studi (e le applicazioni cliniche) sul pancreas artificiale sono a buon punto, ma ancora resta da fare ed oggi il pancreas artificiale non è una concreta alternativa rispetto ad un organo biologicamente funzionante (cioè un pancreas)
Giampi: novità nel campo della terapia dell’immunosoppressione?
Prof. Boggi: ci sono molte novità nella terapia immunosoppressiva. La principale è quella della disponibilità per la prima volta di farmaci immunosoppresori molto attivi, ma dotati di potenziale pro-cancerogeno di attività antitumorale. In particolare mi riferisco alla rapamicina.
Daniela: Usate già la rapamicina anche per il pancreas?
Prof. Boggi: non abbiamo ancora iniziato ad usare la rapamicina per il pancreas perché al momento i risultati del micofenolato mofetile sono straordinari. Tuttavia esistono solide ragioni per ritenere che quelli della rapamicina non saranno inferiori. Penso che in futuro useremo la rapamicina per il pancreas.
Daniela: Prof. Boggi, fate anche le insule a Pisa?
Alessio: Riguardo ai trapianti di insule, qual è la situazione?
Prof. Boggi: cari Daniela e Alessio, a Pisa abbiamo un programma di trapianto di isole pancreatiche ed una fervente attività scientifica a questo riguardo gestita dal Dott. Marchetti (della diabetologia). Ad oggi però il trapianto di insule è una terapia assai (assai!) più fragile e incerta nel risultato rispetto al trapianto di organo in toto, che consente di “guarire” dal diabete al 90-95% dei pazienti.
Carlo: fra quanti anni i trapianti di insule non avranno più bisogno degli immunosoppressori?
Prof. Boggi: al momento non è possibile prevedere quando un traguardo così ambizioso potrà essere raggiunto. Ragionevolmente non è prevedibile che accada nel giro dei prossimi 5-10 anni.
Daniela: per favore, Ugo, spiega in breve, cosa si intende per “guarire” e “quanto” gli immunosoppressori siano pericolosi.
Prof. Boggi: Cara Daniela, “guarire” dal diabete significa tornare ad un controllo glicemico normale senza rispettare le “regole di vita” del diabetico (cioè ad esempio, mangiando o digiunando a piacimento).
I rischi degli immunosoppressori sono vari (come per tutti i farmaci), ma principalmente esiste un rischio infettivo ed uno neoplastico. A quest’ultimo riguardo, diversamente da quanto pensano molti diabetologi, come già dimostrato dall’esperienza del trapianto del rene, solo pochissimi casi sviluppano un tumore dopo il trapianto. D’altronde qualcuno sviluppa un tumore anche senza essere stato trapiantato. Sic!Giuseppe: ci saranno delle novità nel prossimo futuro? Perché se il rischio di una terapia immunosoppressiva è inferiore al rischio di sviluppare complicanze, un ragazzo con diabete tipo1 da 6-7 anni con un buon controllo e senza complicanze non può prendere in considerazione il trapianto di pancreas? Grazie.
Prof. Boggi: Caro Giuseppe, la sua domanda è molto interessante. Se è chiaro che per coloro che hanno complicanze evolutive il rischio del trapianto (e della terapia immunosoppressiva) è inferiore rispetto a quello del diabete, per coloro che non hanno ancora manifestato complicanze è impossibile prevedere l’entità del beneficio. In ogni caso la guarigione dal diabete è di per sé, in misura variabile da individuo ad individuo, benefica.
Pietro: Ma ci sono pancreas o insule per soddisfare le richieste? O quanto meno le più urgenti?
Bianca: che tipo di pancreas viene utilizzato nei trapianti (umano o animale)? E quali sono i rischi successivi al trapianto?
Prof. Boggi: cari Pietro e Bianca, i pancreas che vengono usati sono, al momento, esclusivamente umani. Il numero di pancreas disponibile in Italia è al momento più che sufficiente (probabilmente è in eccesso) per soddisfare il bisogno come è oggi quantificato dalle persone che cercano un trapianto. I rischi del trapianto in termini di possibilità di ricevere una malattia dal donatore sono molto (molto) bassi, ma esistono in modo analogo a quelli delle trasfusioni di sangue.
Alessio: Professore, l’accettazione psicologica del diabete è un requisito importante per un trapianto? Cosa comporta una non accettazione, in vista di un eventuale trapianto?
Prof. Boggi: se la non accettazione del diabete significa non essere disponibile a farsi curare, questo è un elemento negativo anche per il trapianto. Se non accettare il diabete significa volerne guarire, al contrario, è un elemento positivo per pensare al trapianto.
Alessio: qual è la percentuale di trapianti di pancreas e insule che riescono e come si evolvono tali percentuali col passare degli anni?
Daniela: www.insulinfreetimes.org/02_fall/iptr_i.htm qui Alessio trovi i dati più recenti relativi ai trapianti tratti dall’IPTR.
Prof. Boggi: Alessio, attualmente possiamo dire che l’insulinoindipendenza ad 1 anno dal trapianto isolato di pancreas (organo) è di circa 90-95%. Per coloro che giungono insulinoindipendenti ad 1 anno dal trapianto l’emivita attesa dell’organo è di 36 anni. Per le insule è molto difficile quantificare il risultato. L’unico dato assodato (cioè quello basato su casistiche ampie e riproducibili) vedrebbe l’insulinoindipendenza ad 1 anno delle insule fra l’8 ed il 10% con successiva perdita di funzione entro 2-4 anni. Esistono sporadiche esperienze più ottimistiche ma nessuna di queste è stata riprodotta stabilmente. Il “segreto” della riuscita del trapianto di insule non è ancora stato svelato nonostante qualche annuncio sensazionalistico che ogni tanto si legge o si ascolta in TV.
Silvia: ho letto un articolo tradotto dalla nostra Daniela che parla di un 6% di diabetici di tipo 2 trapiantati di pancreas: è utile anche per i db di tipo 2? Credevo di no.
Prof. Boggi: Silvia, in alcuni casi il trapianto può essere eseguito anche per il tipo 2: si tratta di individui magari con c-peptide comunque molto basso ed ad alta richiesta di insulina esogena.
Silvia: Grazie professore, mi chiedevo se l’età è un fattore che condiziona l’esito del trapianto?
Prof. Boggi: l’età più avanzata dovrebbe condizionare l’esito del trapianto. Di norma non si considerano candidati al trapianto soggetti più anziani di 60 anni (anche se ogni caso deve essere valutato singolarmente) I risultati del registro mondiale trapianti riportano peraltro che i trapianti in soggetti più anziani di 45 anni hanno risultati eccellenti.
Pietro: Professore, ma ci sono pancreas per tutti quelli che richiedono?
Prof. Boggi: sì, Pietro, ci sono pancreas per tutti coloro che ne hanno bisogno (almeno in base alle attuali richieste).
Aldo: nel complesso, la durata del pre e post trapianto in quanto tempo è quantificabile?
Prof. Boggi: il pre-trapianto è piuttosto breve: 4-8 giorni (in base alle esigenze del singolo).
Il post-trapianto dura (per i casi con decorso regolare, circa il 90% del totale) in media 10 giorni. Se il trapianto ha successo (90-95% dei casi) non si assume più insulina, si diventa insulinoindipendenti (si “guarisce” dal diabete).Aldo: allora comincerò a pensarci seriamente....magari mettendomi in contatto privatamente con lei!!
Vittoria: quanto tempo si sta in ospedale dopo il trapianto? E dopo quanto tempo si può tornare al lavoro?
Prof. Boggi: dopo il trapianto di solo pancreas in genere si può essere dimessi dopo circa 10 giorni. Se però si abita molto lontani dal centro trapianti il ricovero può essere più lungo o può essere necessario reastare vicini al centro trapianti per qualche settimana. Il lavoro può in genere essere ripreso dopo 4-6 settimane in relazione al tipo di lavoro. Molto presto se lavoro d’ufficio, un po’ dopo se lavoro fisico.
Giuseppe: ho letto su internet di una nuova tecnica rivoluzionaria per i trapianti (compreso pancreas) che hanno effettuato a Pittsburgh, infatti i pazienti dopo un anno dal trapianto assumono solo una piccola dose di immunosoppressione una volta alla settimana, lei pensa che sarà applicata anche in Italia? Grazie.
Prof. Boggi: la tecnica cui fa riferimento è uno studio ancora sperimentale. È noto che alcuni individui non rigettano gli organi anche senza immunosoppressione (cioè li tollerarono). Fino ad oggi non si sapeva il perché. Nello studio di Pittsburgh (altri sono in corso in altre Università USA) i ricercatori stanno cercando di capire quali riceventi sono più tolleranti, in modo da ridurre in questi individui l’immunosoppressione.
Se questa tecnica si dimostrerà efficace, certamente verrà introdotta anche in Italia.Alessio: Cosa occorre fare per mettersi in lista per un trapianto di pancreas?
Prof. Boggi: Ci si deve rivolgere ad un centro autorizzato dal Ministero della Salute. La prima cosa sarà una visita ed un colloquio preliminari. Se verranno confermate le indicazioni e se il paziente confermerà la sua intenzione di essere trapiantato inizieranno gli accertamenti pre-trapianto al termine dei quali, se tutto andrà bene, il paziente verrà incluso in una lista di attesa.
Pietro: Professore, sono già in nota da questa sera, ho tutte le caratteristiche per la riuscita e con sommo piacere eviterei l’unica cosa di cui ho paura “LE COMPLICANZE”.
Io non sono (per il momento) complicato, ma è l’unico timore che ho del diabete, quindi il mio vivere male non è la mia vita attuale, ma quella a venire, è per quello che sarei, già ora, favorevole al trapianto, non mi interessa vivere, mi interessa vivere con meno problemi possibile.Prof. Boggi: Caro Pietro, la sua preoccupazione è quella di molti altri. Se crede possiamo parlarne di persona. Per decidere circa un trapianto senza complicanze presenti è necessario avere un’informazione dettagliata al massimo (circa 2 ore di colloquio con i medici) e poi parlare con qualcuno che ha vissuto l’esperienza. Dopo questo colloquio alcuni pazienti senza complicanzr decidono di continuare con l’insulina ed altri di fare il trapianto.
Concordo con lei che sono le complicanze, più che il diabete a fare paura. Se sono già presenti ed evolutive con i risultati che oggi si ottengono con il trapianto è ragionevole pensare a questa terapia. Se non sono presenti nessuno può sapere se mai si svilupperanno. In questo caso il trapianto deve essere valutato caso per caso in base alla specifica motivazione (che deve essere molto forte) di ogni singolo riceventePietro: Prof. Il suo indirizzo di posta elettronica me lo farò dare da Daniela, e se non ho capito male, mi permette di contattarla?
Prof. Boggi: Pietro, mi può contattare se lo desidera
Pietro: Prof. Lei ci sta letteralmente facendo sognare!!!!
Vittoria: Le medicine che si prendono dopo il trapianto danno nausea? Da qualche mese ho nausea quasi ogni giorno...sarà peggio dopo il trapianto?
Prof. Boggi: la nausea è un effetto collaterale solitamente transitorio, legato principalmente al micofenolato mofetile. In ogni caso non è di solito un problema maggiore.
Daniela: Vittoria, stai tranquilla, mio fratello è stato trapiantato: niente nause, niente perdita di capelli (anzi! Ha più barba di prima!), nessun vomito (prima la neuropatia lo distruggeva!), mangia quello che vuole: è un uomo nuovo!
Vittoria: Daniela, mille grazie, mi sento già più coraggiosa. Quindi tuo fratello sta bene...ha fatto il trapianto in Italia?
Daniela: Scrivimi Vittoria e ti dirò tutto: sì, trapiantato a Milano, rene-pancreas al San Raffaele.
Se vuoi leggere la sua storia vai a a href="http://www.diabetesportal.com/international/italian.htm" target="_blank">www.diabetesportal.com/international/italian.htm e leggi “Il trapianto di Lallo”: l’ho scritto io.
Chiunque abbia bisogno di links, indirizzi, faccia pure riferimento a me: danieladonofrio01@libero.itDaniela: Quanti solo-pancreas avete fatto a Pisa?
Prof. Boggi: cara Daniela, credo siano circa 30 (tutti negli ultimi 2 anni).
Vittoria: Stanno tutti bene?
Prof. Boggi: Cara Vittoria, solo 2 non sono insulinoindipendenti. Gli altri stanno bene, alcuni benone tanto che uno ha corso pure la maratona 6 mesi dopo il trapianto.
Vittoria: di solito in quanto tempo si può trovare un pancreas?
Prof. Boggi: è variabile, ma in genere nel giro di 4-8 settimane. Pensi che in Italia nel 2000 sono stati eseguiti 43 trapianti di pancreas con una disponibilità di 823 donatori. Anche se non tutti i donatori sono idonei a donare il pancreas (solo noi a Pisa ne facciamo 40 l’anno) resta il fatto che vi sono molti organi disponibili.
Daniela: dopo quanto tempo sospendete gli steroidi a Pisa (se li sospendete)?
Prof. Boggi: in genere non li sospendiamo. Arriviamo a 5 mg a die alterni. Forse dovremmo sospenderli, ma 5 mg a die alterni non danno significativi effetti collaterali e si associano ad un risultato un po’ migliore rispetto allo steroid-free.
Andrea: Prof., i trapianti eseguiti due anni prima in che percentuale funzionano?
Prof. Boggi: la percentuale di funzione dei trapianti di pancreas isolato è stabile da quando è stato introdotto il micofenolato mofetile (in alcuni centri ancora non si usa, in altri è usato da 5 o più anni).
Nello specifico i risultati che vi ho presentato sono quelli relativi ai trapianti eseguiti con la tecnica di drenaggio portale enterico e terapia immunosoppressiva costituita da basiloiximab (in induzione), steroidi a basse dosi, micofenolato mofetile e tacrolimus.Daniela: come va la retinopatia dopo il trapianto?
Prof. Boggi: Dopo il trapianto la retinopatia arresta normalmente la sua progressione, normalmente non migliora se era giunta allo stadio proliferante. Tuttavia se il trapianto avviene in un paziente con retinopatia pre-proliferante è possibile avere significativi miglioramenti. Abbiamo pubblicato ora un lavoro che ti farò avere.
Daniela: e se la retinopatia era proliferante?
Prof. Boggi: se la retinopatia era proliferante si arresta nell’evoluzione. In altri termini la vista non migliora, ma smette di peggiorare.
Daniela: ottimo!!!!
Giuseppe: ci sono dei nuovi farmaci più efficaci e meno tossici che veranno usati nel trapianto di pancreas nel giro di circa 2-3 anni? Grazie.
Prof. Boggi: credo che alcuni nuovi farmaci verranno impiegati nel prossimo futuro (uno come dicevo è la rapamicina) in ogni caso, i farmaci usati oggi non sono poi così tossici.
Ad esempio a Pisa abbiamo una paziente trapiantata di rene dal 1972 che vive benone senza tossicità farmacologiche nonostante abbia ricevuto un po’ tutti gli immunosoppressori disponibili man mano che si sono sviluppati dal 1972 ad oggi.Giuseppe: quanti farmaci bisogna prendere dopo il trapianto di pancreas? Grazie
Prof. Boggi: è necessario prendere basse dosi di cortisone (5mg di deltacortene), e alcune compresse di 2 farmaci di micofenolato mofetile e tacrolimo. Si tratta solo di compresse: una terapia solitamente molto facile per chi è abituato a stare attento alla dieta, agli stick e all’insulina.
Daniela: Ragazzi, il tempo è quasi scaduto: scometto che il Professore è in corsia dalle 8... fate le ultimissime domande e poi chiediamo al prof. di tornare con noi al più presto!
Prof. Boggi: Cara Daniela, in realtà sono qui da ieri mattina. Anche questa notte, per fortuna, abbiamo trapiantato. Ma non ti preoccupare: sono allenato.
Daniela: Che dire, da un lato mi spiace, ma....sono contentissima!!!!!!
Prof. Boggi: Daniela, posso restare con voi finché ne avete piacere. Per il futuro, se vorrete per me sarà un onore essere ancora con voi. Se poi ogni volta che mi inviti facciamo un trapianto....allora invitami tutti i giorni!
Daniela: Non voglio approfittare. Ciao Ugo, grazie di tutto e spero di averti presto ancora nostro ospite. Buon lavoro e complimenti, ancora!
Prof. Boggi: Cara Daniela, è stato un piacere chattare con voi e spero di incontrarvi ancora in futuro. Buonanotte a tutti.
Tutti: Buonanotte e grazie, professore.
Prof. Boggi: Ciao a tutti.
Daniela: buonanotte a tutti e a presto.
N.d.r.: Il testo del dibattito è stato pubblicato con l'autorizzazione di DiabetesStation.com.
Tratto da www.diabetesstation.com
Data ultimo aggiornamento: Lunedì, 2 Dicembre 2002 6:00.00
URL: http://www.progettodiabete.org/forum/forum_58.html
