Diabete e diversità
L’esperienza e la percezione della nostra diversità come persone che hanno il diabete e di come l’abbiamo eventualmente superata

Presentazione

(Dibattito di Mercoledì 7 Marzo 2001, ore 21,00
moderatore Alessandra Aronica)

Carissime amiche e carissimi amici di Progetto Diabete, in questi giorni, nella nostra mailing diabete@publinet.it, una lettera di una new entry ha stimolato moltissime "penne virtuali" a rispondere sulla tematica: diabete e diversità.

Dal punto di vista della psicologia evolutiva l’essere umano si percepisce per la prima volta nella sua vita come "diverso" quando nasce e si separa dall’utero che lo aveva contenuto fino ad allora. Per alcuni mesi vive ancora in un'unità psichica di tipo simbiotico con la madre o con chi ne fa le veci. A sette mesi di vita il bambino, a causa della sua maturazione nervosa, improvvisamente inizia a percepirsi come essere distinto e separato dalla madre e quindi si confronta con la propria angoscia di separazione a causa del suo sentirsi diverso da lei.

Durante l’adolescenza il giovane o la giovane hanno come compito evolutivo quello di costruirsi una propria identità. È un compito difficile e che provoca sofferenza. Per raggiungere questo scopo i giovani alcune volte assumono degli atteggiamenti di opposizione nei confronti della famiglia o della società, altre volte assumono degli atteggiamenti di totale conformismo nei confronti del gruppo degli amici.

Alla fine dell’adolescenza la persona dovrebbe aver terminato il processo di "individuazione" e dovrebbe quindi percepire la propria unicità e diversità rispetto alle altre persone come un valore positivo. Naturalmente questo processo va avanti per tutta la vita.

Le persone che hanno il diabete e i genitori di diabetici, all’insorgenza di questa sindrome, percepiscono di nuovo fortemente il problema della diversità. Chi è stato colpito dal diabete si accorge di avere dei limiti per quanto riguarda, ad esempio, la quantità di cibo, i tipi di cibo che può o non può mangiare, gli orari, le iniezioni e i controlli glicemici che si deve fare quotidianamente, e quindi è portato a riflettere sulla propria diversità nei confronti degli altri. Questi vissuti possono causare, soprattutto nei primi due anni dalla diagnosi, sentimenti di profonda tristezza e ritiro dalla vita sociale.

Anche i genitori di bambini che hanno il diabete percepiscono la loro diversità rispetto a quelli di bambini che non hanno il diabete: il loro compito gravoso è quello di dire di no al figlio per moltissimi cibi ed è anche quello di doversi confrontare con le sue paure per le punture quotidiane.

Vorrei invitare tutti noi a riflettere su quella che è stata l’esperienza e la percezione della nostra diversità come persone che hanno il diabete e di come l’abbiamo eventualmente superata.

Dalla ricerca scientifica risulta che l’iniziale sofferenza che provano i neodiagnosticati porta alcuni di loro a chiudersi ancora di più nel proprio guscio e a perdere ancora di più la fiducia nelle proprie risorse, mentre stimola altri, dopo un naturale sbandamento iniziale, a conoscere meglio sé stessi, i propri "tesori nascosti" e ad aprirsi agli altri e alla vita in maniera donativa.

Invito quindi tutti voi al dibattito virtuale che si terrà il 7 marzo dalle ore 21 alle ore 23.

Spero in una vostra numerosa partecipazione e nel frattempo mando a tutti un saluto affettuoso.

Alessandra Aronica

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Data ultimo aggiornamento: Lunedì, 12 Marzo 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/forum/forum_27.html

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