Diabete: la bomba ad orologeria del 2000
Una bomba ad orologeria: così viene oggi definito il diabete a causa dell’enorme incremento numerico che questa patologia avrà nei primi 20 anni del nuovo secolo poiché, a livello mondiale, si passerà, globalmente da circa 110 milioni a 300 milioni di soggetti affetti da questa patologia. Questo aumento sarà dovuto innanzitutto all’occidentalizzazione di molte aree geografiche: il diabete, e soprattutto quello di tipo 2, come è noto, è determinato non solo da fattori costituzionali ma anche dall’aumento di fattori di rischio quali l’obesità, la sedentarietà e lo stress che colpiranno sicuramente le popolazioni di paesi in via di sviluppo. Ma un grosso incremento ci sarà anche nei Paesi occidentali in funzione dell’allungamento della vita.
"Proprio in questi giorni" ha messo in evidenza il prof. Massimo Massi Benedetti, Presidente Europeo della International Diabetes Federation e Professore associato di Medicina Interna all’Università di Perugia, nel corso di un incontro svoltosi nei giorni scorsi a Copenhagen "dai dati analizzati in un ospedale danese si è rilevato come il diabete colpisca il 25% della popolazione di 60 anni (1 persona su 4) e oggi 60 anni non rappresentano più un’età avanzata ma un’età in cui l’aspettativa di vita è ancora di 25 anni e, di conseguenza, una larga percentuale della popolazione dei Paesi occidentali potrà arrivare ad avere complicanze in seguito a questa malattia.
Per tale motivo il diabete deve essere affrontato in termini adeguati, soprattutto per le gravi complicanze che può causare (a livello di reni, cuore, occhi ed estremità periferiche), in particolar modo nei diabetici di tipo 2 che molto spesso vengono diagnosticati solo quando la malattia è in fase avanzata. Infatti, la malattia all’inizio, si presenta in forma asintomatica per cui oltre il 50% delle persone per oltre 10-15 anni possono avere il diabete senza saperlo e si presentano al medico solo quando cominciano a verificarsi le complicanze.
Vi è quindi necessità di fare campagne di screening e a questa necessità deve sopperire in maniera prioritaria la medicina di base mettendo in evidenza i valori di glicemia alterati e va ricordato che oggi ci sono dei nuovi criteri stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per cui si può fare diagnosi di diabete laddove la glicemia è superiore, a digiuno, a 126 mmg% o superiore ai 200 mmg% dopo 2 ore da un carico orale di glucosio.
Screening, dunque, soprattutto nei soggetti a rischio, nei soggetti obesi, in quelli con una familiarità diabetica, negli ipertesi e, dopo la diagnosi, è necessario un controllo ottimale della malattia. Infatti, uno studio molto recente condotto negli USA, ha dimostrato come nei soggetti con diabete di tipo 1, quindi giovani, la terapia ottimizzata, cioè uno stretto controllo della glicemia, comporti una importante riduzione dell’insorgenza e della progressione delle complicanze.
Un altro studio, molto importante, condotto in Europa (UKPDS) per oltre 15 anni ha messo in evidenza come anche per soggetti affetti da diabete di tipo 2 (per i quali la vita è compatibile anche con un controllo glicemico non ottimale) si deve tendere in modo particolare alla normalizzazione della glicemia. Infatti, questo tipo di diabete, malattia multifattoriale per le patologie ad esso associate (alterazione del metabolismo dei grassi, dislipidemia, trigliceridi nella fase post prandiale e ipertensione), deve essere trattato in maniera ottimale nella sua globalità, la terapia deve essere in grado di ridurre l’evoluzione delle complicanze.
Oggi curare con attenzione ed in modo efficace il diabete non è solo un obbligo deontologico ma che investe anche tutta la società perché il soggetto affetto da diabete è un soggetto che costa al sistema sanitario: sicuramente si spende per il diabete una cifra che varia nelle diverse società dal 4 al 5 al 10-11% della spesa globale per la sanità.
I costi, recentemente valutati, hanno una maggiore incidenza per quanto riguarda le complicanze e l’ospedalizzazione. Il soggetto affetto da diabete, infatti, va sicuramente incontro ad un maggior numero di ricoveri a causa di una serie di complicanze che hanno un costo notevole. Basti pensare che la malattia è la causa maggiore di cecità (non traumatica), delle amputazioni non traumatiche e della necessità di dialisi soprattutto nella popolazione del Nord Europa, tutte situazioni che provocano costi altissimi e che possono essere evitate.
Bisogna quindi investire in prevenzione perché questa può evitare non solo la malattia ma anche gli alti costi sociali che comporta per cui bisogna far rientrare questa strategia nei budget del sistema di amministrazione delle nostre Unità Sanitarie locali che fanno invece riferimento alla spesa annuale per cui nessun amministratore ha interesse ad investire su qualcosa i cui frutti possono essere evidenti solo a lunga scadenza".
Tratto da Salute Europa22 Novembre 1999
Data ultimo aggiornamento: Ven, 21 Gennaio 2000 6:30:00
URL:http://www.progettodiabete.org/expert/e1_98.html
|
">
|
">
|
