UN CASO FINO A IERI INSPIEGABILE
Dove nasce il mal di Sardegna
Assieme alla Finlandia l'isola è in testa nella diffusione del diabete. Colpa del latte? Dei geni? O dell'eccessivo uso del Ddt? La soluzione è vicina
di Annalisa Miglioranzi
Dalla Sardegna arrivano nuovi dati sulla causa del diabete giovanile: ancora non è stata smascherata, ma è sempre più chiaro che il suo nascondiglio deve essere da qualche parte nell'isola. Più di 400 persone fanno parte del gruppo di ricerca impegnato nella caccia al fattore in grado di scatenare la malattia autoimmune del pancreas, che fin dall'infanzia toglie la capacità di smaltire gli zuccheri introdotti con il cibo e costringe a una dieta rigida e alla cura con iniezioni di insulina. Loro portavoce è Gianfranco Bottazzo, il diabetologo veneziano che circa vent'anni fa ha scoperto gli autoanticorpi contro le cellule del pancreas, dimostrando che la malattia viene scatenata da una sorta di autoaggressione. «La pista più accreditata, secondo gli ultimi dati», spiega Bottazzo, direttore scientifico dell'Ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma, «è che la malattia compaia in persone che hanno una predisposizione genetica, su cui però deve agire un fattore ambientale. E su quest'ultimo si sta studiando, ed è ragionevole ritenere che sia presente proprio in Sardegna».
È noto il primato mondiale dell'isola per numero di bambini e giovani diabetici, a pari merito con la lontana Finlandia. In Sardegna ci sono 36 nuovi casi all'anno di diabete ogni 100 mila bambini sotto i 14 anni, e ogni anno si ammalano 250 giovani fino ai trent'anni. La media italiana invece è molto più bassa: 9 nuovi casi all'anno ogni 100 mila bambini fino ai 14 anni.
Si sospettava che il fattore in comune fra i due paesi fosse la diffusione del latte vaccino invece dell'allattamento al seno materno, che poteva scatenare nei piccoli la produzione di anticorpi dannosi per il pancreas. Ma l'ipotesi inizia a vacillare. Spiega Bottazzo: «Anche se in Finlandia è stato incoraggiato l'allattamento materno, i casi di diabete continuano ad aumentare, e nella provincia di Sassari il diabete è più frequente fra i bambini allattati dalle loro mamme; è vero che la provincia di Oristano, al primo posto in Sardegna per numero di diabetici, è anche quella dove si beve più latte vaccino, ma la provincia di Cagliari, che per numero di diabetici viene subito dopo, è quella dove in assoluto si beve meno latte. I sospetti sul latte di mucca, quindi, si sono molto indeboliti. Comunque un fattore ambientale ci deve essere: nei figli degli emigranti sardi che si ammalano di diabete prima di lasciare l'isola di solito la malattia compare all'età di 15 anni, come previsto per la popolazione residente; invece se i loro genitori si ammalano dopo che sono emigrati, la malattia inizia molto più tardi, circa a 25 anni: come se la lontananza dall'isola frenasse la comparsa del diabete».
Dato che il diabete giovanile ha una latenza molto lunga, cioè può covare decine di anni prima di manifestarsi, e che la sua frequenza è aumentata in modo esplosivo in Sardegna solo a partire dagli anni Sessanta, si è ipotizzato che deve essere intervenuto un fattore ambientale nuovo subito prima, a cavallo o subito dopo la seconda guerra mondiale. Fra i sospettati, per esempio, c'è il Ddt, il cui uso massiccio è stato introdotto nell'isola per eliminare l'anofele, il vettore della malaria. Ma non ci sono ancora prove su quale sia il vero colpevole.
Anche l'importanza dell'autoimmunità è confermata. Sottolinea Bottazzo: «Un bambino sardo non ancora diabetico, ma che ha nel sangue alcuni autoanticorpi contro il pancreas, ha un rischio di ammalarsi del 25-30 per cento; se inoltre ha il padre o la madre con diabete, ha un rischio quasi doppio, del 50 per cento, e se ha un fratello o una sorella diabetici il rischio è addirittura del 75 per cento. I fattori genetici, certamente importanti, da soli però non bastano: infatti, se c'è una predisposizione genetica ma non ci sono nel sangue gli autoanticorpi contro il pancreas, il rischio di ammalarsi è del 50 per cento».
Si sa ormai molto sul diabete giovanile, e i ricercatori sono vicini alla soluzione dell'intricato rebus. Commenta Bottazzo: «Sono state individuate le zone della Sardegna più a rischio per la malattia, si conoscono meglio i fattori genetici che danno una predisposizione, si è dimostrato che non c'è nessuna relazione con altre malattie tipiche dell'isola, cioè il favismo e la talassemia, e nemmeno con le zone dove un tempo c'era la malaria. Si conoscono gli autoanticorpi che permettono di prevedere con un certo anticipo la comparsa del diabete. Se si riuscirà a predire molto tempo prima la comparsa dei sintomi, sarà possibile giocare d'anticipo sul diabete giovanile, e mettere in atto tutte le strategie per una cura precoce».
(08.07.1999)
Tratto da: L'Espresso, Salute & Corpo, 8 Luglio 1999
Data ultimo aggiornamento: Mar, 27 Luglio 1999 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/e1_88.html
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