Ricerche sull'associazione tra IDDM e disturbi dell'alimentazione o ED (anoressia e bulimia nervosa)

di Alessandra Aronica

Alcune ricerche eseguite negli ultimi quindici anni segnalano la presenza di casi significativamente numerosi di soggetti insulino-dipendenti sofferenti anche di disturbi dell'alimentazione, e il problema della correlazione di tali disturbi ha ricevuto un'attenzione crescente da parte degli studiosi.

Le persone affette da entrambe le patologie, e cioè da diabete insulino dipendente e da disturbi dell'alimentazione, sono prevalentemente adolescenti di sesso femminile o giovani donne del tutto comparabili, per età e classe sociale, ad altre donne non affette da insulino-dipendenza ma sofferenti di disturbi dell'alimentazione. Ritengo sia importante sottolineare che dagli studi risulta che le donne affette da ED ed IDDM non usano solamente i metodi comunemente utilizzati dalle non diabetiche, come purghe, vomito auto-indotto, abuso di lassativi, eccesso di attività fisica, ma riducono o addirittura arrivano a sospendere la terapia insulinica così da procurarsi o ipoglicemia o chetoacidosi con conseguenti vomito, glicosuria e successivo calo ponderale (Rubin, 1992); tali comportamenti le accomunano ai soggetti diabetici che compiono atti suicidari o si suicidano.

Per quanto riguarda la prevalenza, da uno studio effettuato su 46 giovani diabetiche (Hudson, 1985), risulta che il 13% di esse soddisfaceva i criteri del DSM-III (= manuale diagnostico e statistico americano dei disturbi mentali) per disturbi dell'alimentazione e il che il 19% aveva comportamenti patologici riguardanti l'alimentazione e il peso. Da un altro studio, citato dagli autori, fatto su 264 giovani diabetiche, è emerso che il 35% di esse presentava ripetuti episodi di bulimia, superando del 10.6% la media della popolazione non diabetica, ma nessuno di anoressia.

Più recentemente (Fairburn, 1991) è stata condotta un'indagine su 100 giovani di età compresa tra i 17 e i 25 anni affetti da IDDM, di cui 54 ragazze e 46 ragazzi, utilizzando un'intervista semi-strutturata e un questionario auto-somministrato, per verificare la prevalenza e le caratteristiche dei disturbi dell'alimentazione nella popolazione diabetica rispetto alla popolazione normale, la differenza di incidenza di tali disturbi tra i soggetti di sesso maschile e quelli di sesso femminile, e per valutare la relazione esistente tra gli ED e il controllo della glicemia. Nella popolazione esaminata vi era una prevalenza dell'11% sia per quanto riguardava gli ED sia per quanto riguardava le omissioni dell'insulinoterapia come pratica di controllo del peso. In molte giovani erano presenti abitudini alimentari abnormi che si manifestavano con maggiore frequenza rispetto alle donne normali.

L'incidenza di ED risultò essere più elevata nei soggetti affetti da IDDM rispetto agli adolescenti normali, e più elevata tra le femmine rispetto ai maschi. A differenza delle donne, nessuno dei giovani diabetici esaminati fece uso inadeguato dell'insulina al fine di controllare il peso corporeo.

Anche in un altro studio (Blanz, 1993) fatto su 93 giovani affetti da IDDM, di età compresa tra i 17 e i 19 anni, si poté verificare che i sintomi dei disturbi dell'alimentazione erano maggiormente presenti tra le adolescenti diabetiche rispetto a quelle del gruppo di controllo, formato da adolescenti sane; gli autori citano altre 6 ricerche che concordano con tale risultato. Inoltre i ricercatori riscontrarono che la paura di ingrassare può innescare nelle giovani affette da IDDM comportamenti pericolosi volti alla riduzione di peso corporeo, come ad esempio l'omissione o la riduzione delle dosi di insulina prescritte, o l'attuazione di restrizioni dietetiche esagerate; citano tre studi che lo confermano.

I comportamenti che sono associati ai disturbi dell'alimentazione nei soggetti affetti da IDDM - e cioè severa diminuzione di apporto calorico, assunzione smodata di cibo e di purghe, vomito procurato, riduzione del dosaggio di insulina per favorire la perdita di peso - influenzano negativamente il loro equilibrio glico-metabolico e possono comprometterlo gravemente, poiché nell'immediato causano frequenti alternanze di ipo e iper glicemia che a loro volta procurano un andamento instabile e insoddisfacente della glicemia, e in seguito sono in grado di condizionare negativamente l'evoluzione di tale sindrome causando complicanze a breve e a lungo termine che comportano una maggiore frequenza di ospedalizzazioni rispetto ai diabetici che non soffrono di ED.

Ciò risulta confermato da uno studio (La Greca, 1987) a seguito del quale venne riscontrato che il 70% delle giovani diabetiche da loro seguite, che alteravano i dosaggi dell'insulina, riportavano tasso di emoglobina glicosilata significativamente maggiore rispetto a quelle che seguivano i dosaggi prescritti.

L'equilibrio metabolico delle giovani diabetiche che soffrono esclusivamente di anoressia nervosa senza crisi bulimiche risulta essere peggiore rispetto a quelle che soffrono di entrambi i disturbi (Steel, 1987), e la perdita di tale equilibrio comporta una più elevata frequenza delle complicanze legate al diabete, come chetoacidosi cronica, retinopatia, neuropatia periferica.
In uno studio è riportato che il 30-40% delle adolescenti diabetiche manipola le dosi di insulina per facilitare la perdita di peso o per evitare di aumentare di peso (Rubin, 1992); tale comportamento può comportare disturbi metabolici che possono essere così gravi da poter minacciare la vita stessa delle giovani, come dimostrano altre dieci ricerche che concordano con tali dati.

Da una più recente ricerca risulta che circa il 31% delle giovani affette da IDDM omette intenzionalmente di praticarsi iniezioni di insulina; il 9% di esse lo fa frequentemente. L'età in cui tale comportamento si manifesta più spesso è quella compresa tra i 15 e i 30 anni.
Inoltre i ricercatori hanno potuto dimostrare che l'omissione di insulina è fortemente associata a mancanza di cura di sé, a cattiva qualità del controllo glicemico, a complicanze mediche, tra cui soprattutto retinopatia e neuropatia, e a ospedalizzazioni correlate all'IDDM. Rispetto al gruppo di controllo, formato da donne diabetiche che non omettevano di iniettarsi le dosi quotidiane di insulina, le giovani donne che omettevano di iniettarsi l'insulina presentavano in maniera significativa disturbi dell'alimentazione; in particolare riferivano che temevano che il miglioramento del controllo glicemico le potesse portare ad ingrassare. Inoltre esse presentavano maggiormente difficoltà psicologiche, temevano di avere crisi ipoglicemiche, avevano una scarsa adesione al regime dietetico prescritto.
Sono state trovate due variabili che, indipendentemente tra loro, predicevano l'omissione dell'insulinoterapia: stress relativo al diabete e timore che il miglioramento glicemico causasse aumento del peso.
Gli autori concludono affermando che "... Poiché l'omissione di insulina può diventare un'abitudine che non viene facilmente abbandonata, specialmente quando viene utilizzata per controllare il peso corporeo, il riferirsi a un esperto di igiene mentale che sia a conoscenza del diabete e dei disturbi dell'alimentazione può essere considerato una potenziale componente importante per il piano di trattamento" (Polonsky, 1994, 1184).

Infine risulta che le giovani diabetiche obese e affette da disturbi depressivi, sono a maggior rischio di disturbi dell'alimentazione (Vila, 1995).

N.B.:
IDDM =Insulin Dependent Diabetes Mellitus = diabete di tipo I o insulino-dipendente
ED =Eating Disorders o Disturbi dell'Alimentazione
DSM-III =manuale diagnostico e statistico americano dei disturbi mentali
Prevalenza =numero di casi (di una malattia, di un disturbo psicologico, o di altro), presenti in una data popolazione in un determinato momento
Incidenza =numero di nuovi casi (di una malattia ecc.) che insorgono durante un periodo di tempo limitato, in genere un anno.


Data ultimo aggiornamento: Mar, 11 Maggio 1999 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/e1_81.html

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