Le ansie dei familiari sul futuro professionale dei bambini sono molto diffuse
Cosa farò da grande?
Vanno sfatati i pregiudizi esistenti sulla condizione diabetica.
Se si escludono pochissime eccezioni, si potrà esercitare con regolarità qualunque professione o mestieredi Filippo De Luca
Le domande, le ansie, i progetti riguardanti il proprio futuro si affollano nella mente di ogni ragazzo che entra in quella delicata fase della crescita nota come adolescenza.
Quest'ultima rappresenta una fase dello sviluppo estremamente complessa, ricca di cambiamenti fisici e psichici, ansie e contraddizioni, che possono essere ancora più accentuati nel caso in cui il soggetto sia affetto da una patologia cronica come il diabete mellito.
Il ragazzo con questa condizione presenta una profonda contraddizione che consiste da un lato nel dichiararsi, se intervistato, del tutto simile ai coetanei e quindi un "adolescente con diabete" piuttosto che un "diabetico adolescente", dall'altro nel vergognarsi un po' della propria condizione. Esigenza fondamentale di ogni adolescente è quella di sentirsi "normale", cioè uguale agli altri componenti del gruppo. Nel giovane con diabete l'identificazione con i suoi coetanei non viene ottenuta grazie ad una serena accettazione della propria condizione, ma piutosto attraverso la negazione della stessa.
Su questo grave conflitto di fondo si inseriscono tutte le problematiche tipiche dell' adolescenza e tra queste anche il problema "futuro", inteso come possibilità di inserimento professionale e di crearsi una famiglia. Dal momento che ogni adolescente è per definizione incapace di proiettare se stesso nel futuro, il giovane con diabete non è angosciato dallo spettro delle complicanze tipiche del diabete e riguardo alle prospettive lavorative le sue ansie si identificano con quelle di tutti gli altri giovani e cioè consistono nella preoccupazione di non trovare un lavoro stabile. Egli non crede di avere maggiori difficoltà di inserimento professionale rispetto ai suoi coetanei, ma giustamente si preoccupa che l'inserimento nel mondo del lavoro possa essere particolarmente difficoltoso dal momento che il tasso di disoccupazione giovanile è in progressivo aumento nel nostro Paese.
A conferma di ciò, il ragazzo con diabete non invoca la promulgazione di "leggi speciali", proprio perché non si considera un invalido e non vuole che la società lo consideri tale.
Ben diverso è l'atteggiamento della famiglia, che essendo proiettata e preoccupata per il futuro del proprio ragazzo, avverte profondamente la preoccupazione per il rischio delle complicanze a lungo termine e temendo che il giovane possa andare incontro nel tempo ad handicap fisici, che possono compromettere le capacità lavorative, desidera vivamente che il giovane venga legalmente tutelato.
Sono proprio i genitori a chiedere che vengano emanate leggi specifiche, che non soltanto facilitino l'inserimento nel mondo del lavoro dei propri figli, ma soprattutto consentano loro una certa flessibilità di orari. L'elasticità dell'orario di lavoro, molto importante per una gestione ottimale della patologia, è una delle poche preoccupazioni concrete dell'adolescente con diabete. Un orario di lavoro particolarmente rigido o troppo lungo, infatti, potrebbe esporre il soggetto al rischio di complicanze acute, quali la crisi ipoglicemica. Anche in questo caso ciò che preoccupa il ragazzo non è l'idea del malessere fisico in sé quanto il dover rendere pubblica la propria condizione, che, per vari motivi, aveva sempre tenuto nascosta.
In questa delicata fase di crescita, l'adolescenza, più che mai è necessario che il rapporto medico-paziente sia ottimale, sereno e basato sulla stima reciproca. Il ruolo del pediatra diabetologo non si esaurisce nel controllare i valori glicemici, il tasso di emoglobina glicosilata e le sedi di iniezione dell'insulina, ma si estende anche ad un colloquio approfondito, volto a risolvere le ansie che possono assalire il giovane con diabete e in particolare a dare gli opportuni suggerimenti affinché la sua scelta professionale venga indirizzata verso attività compatibili con il suo stato di salute.
Dal momento che i genitori paventano interferenze negative da parte del diabete sullo svolgimento di una normale attività lavorativa dei propri figli, il medico deve fare opera di sdrammatizzazione al fine di ridurre le ansie immotivate e infondere fiducia nell'avvenire dei ragazzi.
L'équipe medica, di cui deve sempre far parte uno psicologo, può raggiungere tale obiettivo fornendo informazioni dettagliate e corrette soprattutto sfoltendo la mente del giovane e della famiglia dai numerosi pregiudizi esistenti.
Tra questi ultimi vi è la convinzione diffusa, in molti datori di lavoro, che il dipendente con diabete possa assentarsi più frequentemente rispetto ad altri. In realtà un individuo con diabete, se ben controllato dal punto di vista metabolico, presenta condizioni generali di salute identiche o addirittura migliori di quelle della popolazione generale e pertanto può svolgere con regolarità qualunque professione o mestiere salvo pochissime eccezioni.
Andrebbero evitate solo quelle attività lavorative in cui il manifestarsi di un'improvvisa crisi ipoglicemica può comportare rischi elevati, sia per l'interessato che per la comunità. Rientrano in questo gruppo tutte quelle occupazioni che richiedono una vigilanza continua o una notevole prontezza di riflessi come il pilota di aerei, il conduttore di mezzi gommati o l'addetto ai passaggi a livello.
Tuttavia, è anche vero che per assicurare una gestione ottimale e quindi un buon controllo del diabete devono essere osservate alcune regole fondamentali, quali: orari di lavoro flessibili, ridotti spostamenti, minime variazioni della temperatura ambiente, sforzi fisici moderati, attività lavorativa regolare nel tempo.
In questa opera di informazione dell'adolescente con diabete, così importante per la elaborazione dei suoi programmi lavorativi futuri, l'équipe medica può trovare una valida collaborazione nelle Associazioni laiche di volontariato.
Queste ultime sono formate il più delle volte dai familiari dei giovani o dai giovani stessi e si prefiggono come obiettivo quello di aiutarsi vicendevolmente tramite incontri periodici.
Queste riunioni di gruppo, in cui vengono affrontati i più svariati problemi, si sono rivelate particolarmente utili proprio per gli adolescenti, in quanto lo scambio di opinioni e di esperienze con i coetanei può consentire in una prima fase la messa a fuoco del problema in esame e successivamente favorirne il superamento.
È stato ampiamente dimostrato come qualunque adolescente accetti di buon grado i suggerimenti e i consigli provenienti da un coetaneo e tenda invece a rifiutare o addirittura ad opporsi agli insegnamenti degli adulti, siano essi i genitori o il medico curante.
Visto che l' obiettivo principale è proprio il benessere del giovane, l'équipe medica può anche accettare di essere parzialmente sostituita nella sua funzione educatrice da figure che, in questa delicata fase della vita, trovano spesso un maggior gradimento da parte de11' adolescente con diabete.
Filippo De Luca
II Clinica Pediatrica
Università di Messina
Tratto da: Diabete Giovani, Anno I, N. 0, Gennaio 1999, pagg.12-15,
Data ultimo aggiornamento: Lun, 31 Maggio 1999 6:00.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/e1_77.html
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