Sul piano teorico la sostituzione delle isole pancreatiche è la cura ottimale del diabete. Ma su quello pratico ci sono ancora molti problemi. I risultati dei trials clinici sull'uomo
Pro e contro i trapianti delle ghiandole
di Antonio Sechi*
Il trapianto di isole pancreatiche, ghiandole del pancreas, costituisce, su un piano teorico, il sistema ottimale di cura del diabete insulino-indipendente, in quanto provvede all'organismo del paziente diabetico quelle cellule che sono selettivamente distrutte all'esordio della malattia. Questa procedura presenta un vantaggio consistente rispetto alla terapia tradizionale del diabete, in quanto queste cellule erogano insulina su richiesta: ne rilasciano quando la glicemia sale e si fermano quando la glicemia scende.
I trials clinici nell'uomo sono iniziati da qualche anno, dopo un lungo periodo di ricerca sperimentale. Il trapianto di isole viene attualmente eseguito infondendo le isole (ridotte a un volume di pochi cucchiaini da caffè) nel fegato, sotto controllo ecografico, con sola anestesia locale: il trapianto viene infatti eseguito in radiologia e non in sala operatoria. I pazienti che possono beneficiare di questo intervento devono essere insulino-dipendenti.
Il Registro Internazionale del Trapianto di Isole, tenuto a Giessen dal professor Bretzel, ha riferito di 320 trapianti di isole. La secrezione di C-peptide, che è un indicatore della vitalità del trapianto (cioè del successo dell'operazione n.d.r.), è presente nel 64 per cento dei casi.
Se si analizzano soltanto i 30 interventi al S. Raffaele pazienti che sono stati sottoposti a trapianto in condizioni ottimali l'insulino-indipendenza si raggiunge nel 33 per cento dei casi.
30 interventi al S. Raffaele
L'Istituto San Raffaele è attivo in questo settore dal 1989 avendo già eseguito 30 trapianti. Un buon attecchimento si è osservato in tutti i pazienti. Le isole hanno riportato un effetto metabolico (drastica riduzione del fabbisogno di insulina o completa insulino-indipendenza) nel 50 per cento dei casi. Tra i 15 casi di successo, 9 hanno raggiunto la completa insulino-indipendenza, che è durata da 1 a 50 mesi.Prevenzione del rigetto
Il rigetto costituisce il problema principale di tutti i trapianti. La diagnosi di rigetto viene oggi fatta su segni indiretti (cessazione di funzione, febbre), come tali poco affidabili. I segni utili alla diagnosi di rigetto per gli altri organi sono molto tardivi nel caso delle isole. Per questa ragione il trapianto di isole comporta la necessità di essere trattato con una terapia antirigetto aggressiva, che presenta ancora dei rischi non secondari, quali infezioni, neoplasie.Attecchimento" delle isole
È uno dei problemi maggiori e meno noti nel campo del trapianto di isole nell'uomo. Numerosi studi nell'animale hanno dimostrato che le isole vengono rivascolarizzate (microcircolazione) e reinnervate nel giro di poche settimane dal trapianto. Questo fenomeno non è stato dimostrato con sicura evidenza anche in campo umano. Resta quindi molto difficile distinguere, in caso di mancata funzione di un trapianto, se questa sia dovuta a un fenomeno immunologico (rigetto) o a un problema di mancato attecchimento.Antonio Sechi
Professore Associato,
Università di Milano
Si studia il pancreas artificiale
IL SOGNO di tutti i pazienti è quello di un dispositivo impiantabile di piccole dimensioni, capace di leggere la glicemia e di somministrare l'insulina necessaria senza il loro intervento diretto. Negli ultimi anni sono stati compiuti considerevoli progressi nella realizzazione delle singole componenti di questo organo artificiale. Pompe impiantate a livello della parete addominale per la somministrazione cronica di insulina in peritoneo sono state sperimentate con successo in un migliaio di pazienti nel mondo. Il serbatoio della pompa viene riempito da personale medico ogni 4 12 settimane mediante una semplice puntura transcutanea, la quantità di insulina da somministrare può essere programmata di volta in volta dal paziente mediante telecomando e la durata di funzionamento è di circa 3-4 anni. Numerosi prototipi di sensori capaci di misurare i livelli di glucosio nei fluidi biologici per periodi fino a 2-3 settimane sono stati messi a punto in diversi laboratori ma in via sperimentale.
La svolta della terapia genica
LA TERAPIA genica offre diverse prospettive per la cura del diabete di tipo 1.
Una di queste è rivolta a migliorare i risultati del trapianto di isole. Mediante la tecnologia del trasferimento genico si sta cercando di far produrre alle cellule delle isole di Langerhans, molecole capaci di favorirne l'impianto, sia incrementando la vascolarizzazione, sia riducendo il rigetto.
Il traguardo più ambizioso è però la generazione di cellule secernenti insulina, in grado di sostituirsi alle cellule distrutte dalla malattia.
Negli Usa si sta lavorando alla umanizzazione di beta cellule di origine animale, nella prospettiva di trapiantarle all'interno di microcapsule. In Europa, e in particolare nell'Istituto San Raffaele di Milano, sè cià ottenuta la sintesi di insulina da cellule umane, epatiche e muscolari. Queste cellule devono adesso acquisire la capacità di autoregolare la produzione di insulina seguendo i livelli glicemici.
Tratto da: Salute, settimanale di Repubblica, Anno 5, n.168, 4 febbraio 1999
Data ultimo aggiornamento: Ven, 5 Marzo 1999 6:00.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/e1_71.html
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