Trascrizione della trasmissione radiofonica del luglio 1998:
Italia no Italia si: viaggio quotidiano in un Paese a due facce,
a cura di M. Teresa Lamberti e di Roberto QuintiniA cura dei programmi e del Giornale Radio (Numero verde 167861113)
M.T. Lamberti: Ci occupiamo di una cosa positiva, apparentemente forse non lo è, ma è molto positivo che sia stato inaugurato proprio all'inizio di questo mese, un Centro per la Cura e la Prevenzione del Diabete. Ne parliamo perché questo centro è stato realizzato in collaborazione con una delle università romane, cioè quella di Tor Vergata, in uno dei quartieri romani che forse non lascerebbero pensare a un polo di ricerca, di studi e di approfondimenti. Si tratta di un quartiere periferico, forse in qualche modo lasciato spesso a sé stesso, è una scelta comunque molto importante soprattutto perché, torniamo ai nostri pazienti malati di diabete, perché questo centro si propone di fare uno screening fra migliaia e migliaia di persone che si rivolgeranno a questo centro. Ora naturalmente lasciamo la parola ai protagonisti e tanto per cominciare al Prof. Sergio Gambardella che è il primario del Centro di Cura e Prevenzione del Diabete dell'Università a Tor Vergata di Roma. Professore buon giorno.
S. Gambardella: Buon giorno.
M.T. Lamberti: Un'iniziativa quindi veramente molto particolare anche per il luogo fisico, esattamente fisico, in cui si viene a trovare.
S. Gambardella: Questo è giustissimo perché in realtà il luogo è Tor Bella Monaca, vicino a Tor Vergata, è un posto in realtà periferico e fino ad ora i servizi sanitari erano praticamente assenti o quasi assenti, tanto che i pazienti diabetici erano costretti, qualora avessero dovuto fare qualche accertamento, ad andare lontano dal loro territorio. Per questo motivo grazie alla convenzione con la Regione Lazio e alla USL B che è la USL di quel territorio, è stato costituito questo servizio che è importante sia per quanto riguarda la valutazione diagnostica che per quanto riguarda la prevenzione.
M.T. Lamberti: Professore, noi stamattina parliamo del diabete mellito. Il diabete mellito è stato riconosciuto in molti paesi occidentali come una forma di malattia sociale perché và di pari passo con da una parte l'allungamento della vita, e dall'altra, spero lei mi confermi quello che sto dicendo, anche con le abitudini alimentari, gli eccessi, la tendenza alla sedentarietà. Quindi questo è il tipo di diabete di cui principalmente ci occupiamo, ma il diabete è una malattia che ha ben altri risvolti. Giusto?
S. Gambardella: Giustissimo, il diabete più frequente è quello che lei stava accennando ed è il cosiddetto diabete tipo 2 che non richiede insulina, quello dell'adulto. In realtà questo tipo di diabete sta diventando sempre più frequente proprio per un motivo particolare. Nei paesi più industrializzati, l'incidenza di questo tipo di malattia sta aumentando in modo vertiginoso. Purtroppo in Italia non abbiamo degli studi estremamente attendibili, ma se dobbiamo prendere le valutazioni fatte in America, negli Stati Uniti, possiamo dire che l'incidenza di questa malattia arriva in alcuni casi addirittura fino al 10-12 per cento, mentre in Italia si parla di una prevalenza di circa 3-5 per cento. C'è una patologia quindi molto frequente e molto elevata.
R. Quintini: Professore, mi scusi, il diabete che non richiede insulina, quello che abbiamo appena citato può essere scoperto dal paziente stesso anche in età avanzata e del tutto inaspettatamente?
S. Gambardella: Di solito questo avviene. Perché questa forma di diabete è una forma subdola. In realtà finché la glicemia non diventa molto elevata, quindi si creano delle situazioni particolari, in realtà questa forma di diabete non dà nessuna manifestazione. Però è molto pericoloso questo fatto, perché in realtà negli anni in cui non c'è nessuna sintomatologia, il diabete continua a scavare e a dare le alterazioni. In particolare si è visto che quando uno si accorge...
R. Quintini: Ma la sintomatologia è assolutamente inesistente?
S. Gambardella: Spesso e volentieri è inesistente finché la glicemia non è elevata. Ci sono dei campanelli di allarme. Per esempio delle infezioni cutanee, per esempio il paziente si accorge di urinare molto di più, specialmente la notte, in alcuni casi dimagrisce. Ma questo avviene quando la glicemia aumenta, cioè nel periodo più florido, anche se la terminologia non è esatta, ma c'è un periodo di latenza che si è visto arrivare anche fino a sette anni in cui le manifestazioni non sono assolutamente avvertibili. Ma in questi sette anni il diabete scava, mina l'organismo. E in particolare lo mina dal punto di vista cardiovascolare che è l'alterazione più frequente e la causa di mortalità più frequente del paziente diabetico.
M.T. Lamberti: Quindi ecco che arriviamo al punto focale, almeno uno dei punti focali, quello della prevenzione. Se nessuno di noi è in grado di accorgersi che questo diabete sta intanto scavando nel proprio organismo è necessario quindi rivolgersi a un centro di questo tipo per vedere a che punto è la situazione. Anche chi si sente perfettamente bene, in forma eccetera?
S. Gambardella: Ecco io direi di sì. Attualmente con i mezzi che abbiamo a disposizione è molto facile fare una glicemia, è rapidissimo fare una glicemia. Le vecchie classificazioni del diabete dicevano che un soggetto è diabetico quando ha una glicemia superiore a 140. Quindi è facile fare una diagnosi di diabete. Se però facciamo ovviamente una glicemia. Ma questo spesso non capita, se non in situazioni particolari. Quindi io consiglierei a tutti quanti di fare una volta all'anno almeno, specialmente nelle persone che hanno superato i 40-45 anni e che sono a rischio perché hanno dei parenti diabetici, parenti stretti, di primo grado, diabetici, allora proprio a queste persone io consiglierei in ogni caso di fare una glicemia...
R. Quintini: Che è un banalissimo esame del sangue, giusto?
S. Gambardella: Un banalissimo esame del sangue che adesso si fa anche al dito e proprio per questo motivo, proprio perché è molto semplice, noi abbiamo intenzione, non so se ne parleremo più in là, di fare uno screening proprio a questo livello. Cioè portare il nostro laboratorio di analisi, in giro nel territorio attraverso un camper, e mettere questo piccolo laboratorio di analisi a disposizione.
M.T. Lamberti: Bene, torniamo pure al nostro centro. Il dott. Silvano Dedalo è direttore del terzo distretto della ASL RM B di Roma appunto. Il centro è convenzionato oltre che con l'università anche con il Servizio Sanitario della Regione Lazio. Buon giorno dottore...
S. Dedalo: Buon giorno.
M.T. Lamberti: Quindi voi avete messo in piedi questo centro prima di passare subito a vedere quanti sono i frequentatori che intanto sono venuti a trovarvi. Come è organizzato, quanti sono gli operatori medici e non?
S. Dedalo: Dunque, innanzitutto mi preme sottolineare come la presenza dell'Università di Tor Vergata nel territorio della VIII Circoscrizione sia una grande occasione che la USL già ha cominciato a cogliere e di cui spero potrà approfittare ancor più nel futuro, visto che non è un territorio fortunato come storia. E' sempre stato un territorio di periferia e ancor oggi il tipo di finanziamento regionale di cui usufruisce essendo sulla base della spesa storica, continua a penalizzare un territorio di oltre 100 chilometri quadrati, quasi 200.000 assistiti. Che è un territorio sempre più in espansione dal punto di vista demografico. Quindi la presenza dell'università ci consente di attirare dei servizi, già alcuni sono partiti, questo Centro antidiabetico sembra che rappresenti già un esempio molto importante, ci consente di creare delle realtà nuove ancor prima che giungano i sospirati finanziamenti regionali sulla base del numero effettivo dei residenti...
M.T. Lamberti: Comunque questo è già un buon risultato insomma, no?
S. Dedalo: Direi proprio di sì. Questo risultato è stato possibile grazie alla forte volontà da parte dell'università di manifestare la propria presenza sul territorio nel quale opera e la collaborazione con l'azienda ASL che ha comportato la messa in campo, come risorse da parte nostra, dei locali nel poliambulatorio nel presidio di Tor Bella Monaca che vengono utilizzati per l'attivazione del centro più l'attività svolta da due unità infermieristiche dipendenti dell'ASL, un'unità amministrativa...
R. Quintini: Io vorrei collegarmi a quanto diceva poco fa la signora Ketmaier presidente del JDF, a un certo punto ha detto questa malattia se ben seguita allora io vorrei estrapolare solo questa frase per chiederle, in maniera ovviamente provocatoria, la preparazione dei medici in rapporto a questi due tipi di diabete com'è?
M. Songini: La diabetologia italiana, se lei si riferisce ai medici in quanto specialisti diabetologi italiani, è sicuramente una delle diabetologie più all'avanguardia nel settore, per quanto forse può sembrare strana la mia affermazione. Perché se ci si riferisce anche all'affermazione della signora Ketmaier che diceva che una delle conquiste della ricerca scientifica è stata appunto quella del fatto che il controllo metabolico, cioè la capacità del paziente di ben gestirsi, è in grado di rallentare, forse anzi secondo le ultime indagini epidemiologiche di evitare la comparsa delle complicanze a lungo termine della malattia, questo era un qualche cosa che la scuola diabetologica italiana aveva adottato già da parecchio tempo. Il dato conclusivo è venuto fuori da una grossa ricerca americana che su un gran numero di pazienti, circa 10.000 pazienti, ha dimostrato che effettivamente una terapia ottimizzata, l'utilizzo di insulina in maniera appropriata, è in grado di rallentare la comparsa delle complicanze che sono state già citate. E quindi io posso affermare che sicuramente anche in Italia l'esistenza di una capillare rete di centri diabetologici, l'esistenza di un'assistenza completamente gratuita, più o meno a seconda delle varie ASL nelle varie regioni d'Italia, ha certamente rappresentato un baluardo alle complicanze del diabete facendo sì che sicuramente oggi noi possiamo presentarci bene sul panorama internazionale diabetologico.
M.T. Lamberti: Tra i modi di presentarsi bene esiste il coinvolgimento dei medici di base, i medici di famiglia, che in qualche modo sono quelli che sono coinvolti fra l'altro in prima persona anche tramite questo centro di cui stavamo parlando in apertura di programma, il Centro di Roma. Allora, io vorrei sentire dal dott. Dedalo che genere di lavoro svolgono a questo punto anche i medici de territorio, visto che lei, come dicevamo, è il direttore di questa ASL con cui è convenzionato il Centro?
S. Dedalo: In effetti, quando si attiva un centro specialistico competente e complesso come questo, in questo tipo di patologia e anche in altre, il rischio è quello di una sovrapposizione degli interventi con quello di atri istituti previsti dal Servizio Sanitario Nazionale. In particolare con l'attività di cui sono titolari i medici di famiglia. E quindi il centro è attivo da poco, ma ben presto comincerà un rapporto di relazione professionale reciproca e intensa con i medici di base con i quali sono previsti incontri di aggiornamento e uno scambio continuo di informazioni circa la situazione dei pazienti. Vorrei dire che è stato posto prima un quesito interessantissimo circa il numero percentuale di pazienti cui viene individuata la malattia senza che loro ne fossero a conoscenza.
M.T. Lamberti: Infatti, questo è uno dei principali problemi, ma in effetti non un problema se è possibile prevenirlo, riconoscerlo in tempo.
S. Dedalo: La prevenzione primaria, che è quella che si attua nei confronti di soggetti che non sanno di avere una malattia, che non hanno sintomi, andrebbe fatta con un impegno di risorse enorme, perché deve basarsi su uno screening attivo, su una offerta attiva di intervento nelle scuole, negli ambienti di lavoro. Perché quando l'utente si rivolge spontaneamente a una struttura, abitualmente è perché ha già dei sintomi
M.T. Lamberti: è già stato in qualche modo allarmato. È importantissimo, torniamo a dirlo, il ruolo dei medici di famiglia a questo punto, prima ancora che di questi centri specializzati. Noi a questo punto vorremmo dare la parola ai nostri ascoltatori perché sono moltissimi, l'argomento ha sollevato molto interesse e mota curiosità. Probabilmente anche da parte di molti malati. Noi vorremmo però tornare prima dal professor Gambardella perché è emerso questo dato: non solo del modo subdolo di progredire di questa malattia, cioè potremmo essere malati di diabete e non saperlo, ma anche quello dello stretto legame con le nostre abitudini alimentari e di vita, visto che poi la vita si è tanto allungata.
S. Gambardella: Questo è fondamentale, infatti io avevo posto l'accento ovviamente sul diabete di tipo 2, che è quello più frequente. E le abitudini alimentari sono fondamentali perché si possa estrinsecare questo tipo di diabete. Come ha detto il professor Giorgino, che qui saluto, il motivo fondamentale perché si sviluppi il diabete è appunto in linea generale nella maggior parte dei casi l'aumento del peso. E qui entra in gioco l'educazione, che per il diabetico di tipo 1 e di tipo 2 è fondamentale perché spesso e volentieri noi ci accorgiamo che questi pazienti, anche se sanno di avere la malattia, in realtà sono all'oscuro delle cose basilari che dovrebbero sapere. Ed ecco qui che entra in gioco il momento fondamentale dell'educazione portato avanti attraverso il medico di base. Il medico di famiglia è fondamentale nella cura del diabete, specialmente nella cura e nella prevenzione del diabete di tipo 2, perché è lui che deve educare il paziente ed è lui che deve a un certo punto indirizzarlo verso i centri specialistici quando c'è il sospetto di qualche complicanza.
M.T. Lamberti: Educazione e indirizzamento ai centri specialistici, ma ci sono anche delle indicazioni di carattere pratico che possiamo già suggerire ai nostri ascoltatori?
S. Gambardella: Specialmente in un soggetto che è a rischio di sviluppare il diabete di tipo 2, un soggetto che ha già una forte familiarità, il consiglio fondamentale è quello di non aumentare mai di peso, di non andare in sovrappeso, di fare un'attività fisica costante nell'arco della settimana, e quindi di evitare in questo modo qualsiasi problema legato all'esaurimento funzionale del pancreas.
R. Quintini: Io vorrei tornare brevemente al dottor Songini. Io continuo nella mia opera provocatoria nei confronti della categoria medica. Se abbiamo visto che la diabetologia italiana è di alto livello, com'è l'approccio dei medici di base nei confronti del diabete. Voglio dire, quanti casi lei ha avuto modo di verificare avrebbero potuto essere limitati in quanto a danni se fosse stata fatta una diagnosi precocemente?
M. Songini: È una domanda provocante, e anche una risposta difficile da esaurirsi in una trasmissione di pochissimi minuti. I pochi messaggi che posso dare è che il dibattito sul rapporto tra medici di base e medici specialisti diabetologi non è solo italiano, ma è un argomento dibattuto un po' dovunque nel mondo. Anche perché il diabete, come è stato spiegato prima, è di due forme, due malattie distinte: diabete di tipo 1 e di tipo 2. Se il tipo 2 rientra in un approccio metabolico più generale, come è stato sottolineato, quindi ovviamente educativo-alimentare che è più facilmente gestibile dal medico di base, nel campo del diabete di tipo 1, cioè quello giovanile, insulino-dipendente, dove oggi, ricordo, la terapia media sono 3-4 somministrazioni al giorno di insulina, la gestione è ben più complessa e necessita quindi dell'intervento di personale specializzato.
M.T. Lamberti: Per quello abbiamo parlato di malattia invalidante, perché effettivamente...
M. Songini: Posso aggiungere rapido un secondo messaggio?... Preferirei che non utilizzassimo il termine invalidante, nel senso che la JDF, ma anche le associazioni diabetologiche sia dei medici che dei pazienti hanno lottato e stanno lottando contro l'uso di questo termine nei confronti delle persone col diabete. A tal proposito voglio ricordare che pochi anni fa è uscita in Italia una legge sul diabete, la legge 115/87, che tra l'altro chiarisce molto bene questo concetto. Sottolineo fra le varie cose che recentemente finalmente in Italia come nei paesi anglosassoni le associazioni mediche diabetologiche si sono unite con quelle dei pazienti in una unica associazione per meglio indirizzare gli sforzi.
Ogni qualvolta si affronta l'argomento del diabete come malattia invalidante ci si pone negativamente anche da un punto di vista psicologico. Quello che noi diabetologi cerchiamo di fare coi nostri pazienti, è di fornir loro un'educazione, cioè insegnar loro come gestire quotidianamente ed in maniera positiva la propria vita.M.T. Lamberti: Ma infatti lei dottore ha ragione. Io avevo usato questo termine in maniera provocatoria con la signora Ketmaier...
M. Songini: E io infatti ho risposto affermando che esiste anche una norma di legge. Lei saprà che questa legge è nata anche in base a ricorsi alla magistratura per discriminazioni sul lavoro. Pensate poi al problema della patente di guida che discrimina il diabetico che ha una patente che non sia la B. Oggi gli viene rinnovata per soli 2 anni, quindi ogni 2 anni egli deve sottoporsi a tutte le trafile, sia da un punto di vista burocratico, ma anche economico, per il rinnovo della patente. E così via...
M.T. Lamberti: Ma infatti dottor Songini, però vorrei chiederle un po' di pazienza, soprattutto anche di restare con noi a seguire le telefonate degli ascoltatori, sono diventate troppe, dobbiamo assolutamente dar loro la parola, anzi mi scuso per non averlo fatto prima...
R. Quintini: Cominciamo da Vicenza, Vittorio.
Vittorio: Ho 67 anni, quindi sono in pensione, e ho il diabete tipo 2 da oltre 20 anni. Volevo sapere, tra le tante domande che mi son posto dopo avervi sentito, la glicemia, quando supera i 300, rispetto alla base di 70-110 che è l'indice di normalità, può far aumentare la pressione anche oltre i 200 di massima e 100 di minima creando tachicardia e angina?
S. Gambardella: Ovviamente 300 di glicemia e più è un valore pericoloso e quindi può portare ad una serie di conseguenze tra cui in parte quelle che ha detto il nostro ascoltatore. Quindi il problema principale è proprio quello di mantenere una glicemia verso valori fisiologici, perché un aumento così elevato può portare a delle grosse conseguenze. In realtà, pressioni così elevate si manifestano soltanto in quei pazienti che già hanno un'ipertensione di base, però a questo punto dobbiamo anche ricordare che il diabetico di tipo 2, che è la stragrande maggioranza dei diabetici, ha spesso e volentieri una pressione elevata. Si ritiene che il 60-70% dei pazienti diabetici di tipo 2 abbia l'ipertensione. È chiaro che valori così elevati di glicemia costituiscono un fattore negativo in più ma su una base che è già presente.
R. Quintini: Passiamo ad un'altra ascoltatrice, Annamaria da Padova.
Annamaria: Io volevo mandare un messaggio di incoraggiamento ai miei colleghi diabetici. Sono una diabetica di 58 anni, e sono diabetica insulino-dipendente da 47 anni, ringrazio il dottor Songini per aver ricordato le associazioni di volontariato di cui io ne sono la vicepresidente nazionale. Ricordo la FAND, l'associazione che ha fermamente voluto e ottenuto a legge 115/87, legge che tutela il cittadino diabetico nel campo sanitario e sociale. Io volevo dire che si può vivere con il diabete senza essere considerati da altri dei diversi.
M.T. Lamberti: Senta signora Annamaria, al di là dei risultati già raggiunti dalle associazioni di volontariato, lei quali ragioni potrebbe addurre per spiegare a chi è malato che è necessario e importante iscriversi ad una di queste associazioni di volontariato?
Annamaria: È importante perché ad essere iscritti ad una associazione di volontariato si ha la tutela nel mondo del lavoro, nel mondo dello sport, nella scuola, nella tutela del proprio diritto al pensionamento, e anche al rispetto della salute della propria persona.
M.T. Lamberti: L'ascoltatrice Anna, di Lecce
Anna: Mi chiamo Anna. ho 50 anni e faccio l'esame dele glicemie una volta all'anno, che in genere è 80. L'ultimo esame è stato 15 giorni fa ed è 98. Nela mia famiglia sono molti i diabetici, mamma, nonna, zia, cugini, che arrivati all'età di 50-55 anni hanno la glicemia alta. Vorrei sapere, ho fatto la curva glicemica l'ultima vota 8 anni fa, addirittura era scesa a 60 e avevo tutte quelle sensazioni che mi vengono a volte verso l'ora di pranzo. Allora io mangio qualcosa e mi sento meglio, mi passa quella sensazione... cosa devo fare? Devo fare una volta all'anno quell'esame, devo stare a dieta, cosa devo fare per stare tranquilla? Ho voglia di zuccheri, di dolci, devo abolirli completamente?
R. Giorgino: Una domanda va fatta alla signora per conoscere se è in eccesso di peso o meno, perché tutti questi disturbi che ha durante la giornata...
Anna: sono alta 1,60 e peso 64 Kg...
R. Giorgino: ...allora questi disturbi che ha probabilmente sono legati ad un aumento dell'insulina in circolo che nei periodi intervallati fra i pasti determinano questa sensazione di bisogno di assumere alimenti. Quindi questo è un segnale che dovrebbe portare a verificare la condizione metabolica un po' più spesso, possibilmente ripetendo la curva da carico orale di glucosio che ha fatto alcuni anni fa.
R. Quintini: Un altro ascoltatore, Emanuele da Campobasso.
Emanuele: Ho sentito parlare di piede diabetico. Volevo conoscere cosa si intende e qual è la sintomatologia.
S. Gambardella: Il piede diabetico#148; in reatà è un termine un po' brutto per indicare però una cosa molto importante: la fragilità che il paziente diabetico può avere a quel livello. Questo perché il paziente diabetico, in particolare quello di tipo 2, può avere una difettosa irrorazione a livello degli arti inferiori, e può avere una alterazione nervosa, una neuropatia. L'uno e l'altro possono portare e al ridotto afflusso di sangue, quindi a ischemia, e a dei problemi in parte legati anche all'appoggio che possono costituire l'inizio della formazione di una piccola ulcera, di un piccolo buco che poi si infetta, che può determinare grossi problemi fino ad arrivare alla gangrena che è più frequente nel diabetico proprio perché è iperglicemico e quindi non di rado purtroppo si arriva all'amputazione.
Prof. Sergio Gambardella
Complesso Integrato Columbus
Diabetologia
Via della Pineta Sacchetti, 506
00100 ROMA
Tel.: 06/3503229 - Fax: 06/3050172
Dott. Silvano Dedalo
III distretto della ASL RM B
00100 ROMA
Dott. Marco Songini
Unità di predizione e prevenzione del IDDM
Dipartimento di Medicina Interna
Ospedale S. Michele
09134 CAGLIARI
Tel.:070/531947 - Fax.: 070/304047
Prof. Riccardo Giorgino
Univ. degli Studi di Bari - c/o Policlinico
V.le Ennio - 70124
BARI
Tel.: 080/5473490
Riferimenti: Nuovo centro antidiabete a Roma
Data ultimo aggiornamento: Gio, 8 Ottobre 1998 6:00.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/e1_56.html
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