Ancora oggi esistono discriminazioni di varia natura nonostante la Legge e la Costituzione Italiana siano molto chiare
Diabetico? No grazie...
"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese."
(Art.3 della Costituzione della Repubblica Italiana)
"La malattia diabetica priva di complicanze invalidanti non costituisce motivo ostativo al rilascio del certificato di idoneità fisica per la iscrizione nelle scuole di ogni ordine e grado, per lo svolgimento di attività sportive a carattere non agonistico e per l'accesso ai posti di lavoro pubblico e privato, salvo i casi per i quali si richiedano specifici, particolari requisiti attitudinali."
(Art.8, comma 1, della legge 115/87)
A Progetto Diabete, sito internet dedicato alle problematiche collegate alla malattia diabetica http://www.progettodiabete.org, arrivano spesso lettere di protesta o richieste di informazioni in cui i lettori lamentano discriminazioni e pregiudizi subiti all’interno dell’ambiente lavorativo, scolastico, sportivo, sociale.
È di giugno la lettera di F., di cui riporto alcune righe "Ho 25 anni. Sono diabetico insulino-dipendente da circa 20 anni. Come una grande maggioranza dei giovani sono alla ricerca di un posto di lavoro che mi offra qualche sicurezza e garanzia.
Nei vari colloqui che ho dovuto affrontare mi sono trovato a rispondere a delle domande imbarazzanti sul mio stato di salute. Tutte le aziende richiedono un certificato di robusta e sana costituzione o comunque ti sottopongono a esami medici dove, in un modo o nell'altro, riescono a verificare il tuo stato di salute. Una volta appurato il quale ARRIVEDERCI E GRAZIE !!!!!!!!"
Purtroppo, quello di F. non è un caso isolato. D., controllore di volo, si è visto modificare la mansione, dopo anni di lavoro, solo perché un regolamento internazionale (Personnel licensing, dell'ICAO - International Civil Aviation Organization) prevede che siano ammessi in cuffia solo coloro che, anche se diabetici, non siano sottoposti a cura insulinica.
M., giocatore di serie A di pallanuoto, diabetico, alla fine degli studi superiori all’Istituto Nautico per il conseguimento di diploma di macchinista navale, si è visto negare il libretto di navigazione in base al Regio Decreto Legge n. 1773, datato 14/12/1933, come se da allora nella cura del diabete non fosse cambiato nulla.
P. ci scrive: "Purtroppo la Commissione per il rinnovo della patente [...] non accetta il certificato rilasciato dal diabetologo dell'USL [...] ai diabetici la patente viene rinnovata presentando una curva glicemica e solo per due anni", tutto questo a discapito di una circolare del Ministero della Sanità sulle linee guida che ogni commissione medica dovrebbe avere adottato. Ed è solo uno tra i molti casi.
Ad un diabetico è inoltre, precluso il Servizio Militare (quindi anche i servizi alternativi o negli uffici).
Ulteriori problemi sono quelli cui vanno incontro i genitori di bambini diabetici. Purtroppo qui, oltre alle frequenti mancanze nell’applicazione delle leggi, esiste un vero e proprio "vuoto" legislativo. Infatti la legge non prevede alcuna agevolazione per i genitori lavoratori che debbano assistere un bambino affetto da diabete. A parte i primi tre anni di vita del bambino (articolo 7, comma 2, della legge 1204/71 che copre anche i genitori di bambini sani), il padre o la madre che debbano seguire il proprio figlio nella cura quotidiana (le visite mediche periodiche, l’alimentazione e le iniezioni di insulina le cui quantità devono essere stabilite di volta in volta con grande attenzione per il rischio di ipoglicemie e di gravi complicazioni fino al coma) devono spesso ricorrere alle ferie, al part-time, e, a volte, rinunciare al proprio lavoro. Esiste, è vero, la legge n. 104/92, secondo la quale si può chiedere il riconoscimento dell’handicap per il proprio figlio che dà diritto a numerose facilitazioni sia per il minore che per i genitori. Tuttavia non tutte le commissioni mediche sono disposte a riconoscere il diabete come malattia gravemente invalidante. E, soprattutto, non tutti i genitori sono disposti ad accettare che al proprio figlio venga riconosciuta una condizione sociale che non gli appartiene: è ormai accertato che il diabete privo di complicazioni non è affatto una malattia di per sé invalidante e che l’obiettivo di una sana crescita verso la totale indipendenza del bambino può essere oggi raggiunto senza difficoltà da ogni persona col diabete.
Ma le discriminazioni colpiscono spesso in modo diretto anche i bambini. Mi raccontava un ragazzo di un professore che tutte le mattine, prima di iniziare la lezione, non mancava di sottolineare con tono sarcastico la sua condizione di diabetico, chiedendogli come stava, o se avesse bisogno di qualcosa di particolare. Quel bambino ha dovuto abbandonare la scuola...
Una cosa che per altri giovani studenti è un fatto normale, può diventare un problema se non adeguatamente gestita: per esempio la mensa scolastica, gli orari, l’informazione degli insegnanti e del personale medico, la gita scolastica, le visite periodiche, la prevenzione e l’intervento in caso di ipoglicemia...
Insomma, i problemi sono molti. Ma troppo poco si fa per risolverli...
Un esempio ci viene dagli Stati Uniti dove fin dal 1957 è in vigore la "Carta del lavoratore diabetico" che stabilisce otto semplici regole a cui ogni datore di lavoro ed ogni lavoratore si devono attenere per garantire la salute del lavoratore e gli interessi dell’azienda.
Dal 1957 ad oggi sono comunque cambiate molte cose, e tale documento risulta comunque ormai superato.
Una soluzione dal punto di vista legislativo potrebbe venire dal prevedere una situazione intermedia tra lo stato di handicap (dove è prevista un’assistenza intensiva durante tutto l’arco della vita del paziente sia di tipo medico, che sociale, che economico) e lo stato di buona salute, una situazione intermedia che possa coprire tutte quelle condizioni mediche croniche che richiedono cure continuative e trattamenti particolari, pur permettendo al soggetto una piena autonomia ed efficienza lavorativa e scolastica.
Tale legge dovrebbe prevedere particolari agevolazioni per i genitori fino al raggiungimento della maggiore età del figlio diabetico (permessi retribuiti, avvicinamento all’abitazione, flessibilità degli orari, ecc.), e garantire all’adulto una completa integrazione sociale e lavorativa che abbatta ogni discriminazione e pregiudizio. Oggi, infatti, con le terapie e gli strumenti diagnostici a disposizione, ogni diabetico è in grado di condurre una vita assolutamente uguale a quella di chiunque altro, purché venga messo nella condizione di poter adempiere a quei piccoli obblighi giornalieri e di poter sottoporsi agli esami periodici che gli garantiscono un’esistenza sana e serena.
Data ultimo aggiornamento: Gio, 16 Luglio 1998 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/e1_53.html
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