Così fermeremo il diabete dei giovani

di Annalisa Miglioranzi

Prevenzione / nuove strategie. Forse si potrà giocare d'anticipo con questa malattia nei soggetti a rischio, arginandola prima che compaia. I ricercatori stanno valutando attraverso vasti studi diverse possibilità, basate principalmente su fattori nutrizionali

Si stringe il cerchio intorno al diabete giovanile, la malattia autoimmune del pancreas che fin dalla più tenera età rende incapace di smaltire gli zuccheri introdotti col cibo e costringe a una dieta rigida e a una terapia cronica con le iniezioni di insulina.
Sono infatti partite tre vaste sperimentazioni che stanno saggiando ognuna una strategia diversa per prevenire la malattia, e recentemente, in una tavola rotonda tenuta a Cagliari si è parlato di quella più a buon punto, condotta in Finlandia e di cui si attendono i risultati conclusivi nel giro di pochi mesi: la prevenzione alimentare.

NUOVE STRADE
Per fortuna, se sulla causa della malattia restano ancora molti punti oscuri per quanto riguarda la prevenzione la situazione è più rosea. Anzitutto è facile sapere se si ha un alto rischio di ammalarsi: chi ha un parente di primo grado con questa malattia, cioè un genitore o un fratello, e ha nel sangue gli anticorpi contro le cellule del pancreas produttrici di insulina, ha una probabilità del 95 per cento di ammalarsi entro dieci anni. E proprio in questi soggetti ci sono buone speranze di fermare in tempo la malattia. Diverse osservazioni sperimentali hanno infatti suggerito possibili strade per giocare d'anticipo sul diabete giovanile, e ora sono scattati gli studi per verificarle. I partecipanti sono ragazzi da 0 a 19 anni che hanno un parente di primo grado con diabete insulinodipendente e che hanno già nel sangue gli anticorpi contro il pancreas.

LATTE
“Alcuni ricereatori finlandesi si stanno occupando della prevenzione nutrizionale, cioè stanno cercando di capire se il diabete si possa evitare non somministrando ai piccoli il latte di mucca, che è sospettato di provocare la malattia” spiega Gianfranco Bottazzo, diabetologo veneziano che dirige il Dipartimento di immunologia della St. Bartholomew's and Royal London School of Medicine di Londra.
Alcuni anni fa un ricercatore argentino aveva osservato che c'era una stretta associazione nei ratti diabetici fra il danno delle cellule del pancreas e la presenza di una proteina del tutto identica a una proteina presente nel latte di mucca. Da questa prima osservazione, è nata l'idea di controllare gli anticorpi presenti nel sangue dei bambini diabetici, e si è notato che c'era un'alta percentuale di anticorpi contro le proteine del latte di mucca. Il sospetto è il seguente: l'uomo è l'unico animale in natura che beve latte di una specie diversa, cioè allatta i suoi piccoli con il latte di mucca, e beve latte di mucca. Questo potrebbe essere un elemento estraneo, innaturale, che porta al danno delle cellule del pancreas.
Nello studio finlandese i bambini sono stati perciò divisi in tre gruppi nutriti con tre tipi di latte diversi: quando è possibile, sono allattati dalla mamma. Se non è possibile, ricevono latte di mucca normale oppure latte di mucca privato delle proteine sospette. Si attendono i risultati della ricerca per il prossimo novembre.

VITAMINA PP
Un'altra pista, che ha anch'essa a che fare con l'alimentazione, viene seguita in più centri sparsi in Europa, e riguarda una vitamina del gruppo B, la vitamina PP o nicotinamide, che si trova in molti alimenti, ma soprattutto nella carne, specie nel fegato, nel pesce, nel lievito di birra, in alcuni legumi e nei cereali integrali. Questa vitamina ha un'azione riparatrice sul DNA delle cellule, e si è ipotizzato che possa riparare le cellule del pancreas danneggiate. Per sapere se davvero la nicotinamide funziona ci vorranno però un paio di anni.

CURE PRECOCI
Il terzo esperimento in corso parte da un presupposto diverso. Siccome il compito delle cellule del pancreas è produrre insulina, se si inizia a somministrare insulina a basse dosi nei soggetti predisposti prima ancora che inizi il diabete, si mettono queste cellule a riposo. Quando subiranno la probabile aggressione queste cellule saranno più robuste e quindi potranno avere più probabilità di superare la crisi. Per quest'ipotesi serviranno ancora due anni di studi.
Se qualcuno di questi approcci si dimostrerà valido, sarà piuttosto semplice attuare gli accorgimenti per prevenire la malattia: basterà evitare il latte di mucca e gli alimenti che lo contengono, o semplicemente privarlo delle proteine incriminate, oppure introdurre più vitamina PPn o eventualmente iniziare in anticipo la terapia insulinica. Quest'ultimo sistema può apparire scomodo, e magari lasciare il dubbio che invece di cominciare le iniezioni di insulina quando si è sani sia meglio posticipare il più possibile questo fastidio, e quindi aspettare di ammalarsi. In realtà bisogna tenere presente che le dosi di insulina necessarie per la prevenzione sono più basse di quelle usate per la cura, e inoltre prevenire la malattia è l'unico modo per evitare le complicazioni del diabete.
“Anche se i tempi non sono ancora maturi per attuare una prevenzione efficace del diabete giovanile” conclude il professor Bottazzo “nel frattempo è bene individuare i soggetti a rischio per almeno due motivi. Se si sa che un bambino è a rischio, il medico lo controlla meglio, e si evita quello che purtroppo succede abbastanza spesso: d'estate, il bambino comincia ad avere molta sete, a urinare molto, e di solito si dà la colpa al caldo. Può essere invece l'esordio del diabete; si perdono quindi mesi preziosi prima di accorgersi della malattia, Se si individuano i soggetti a rischio, inoltre, ci si può tenere pronti per iniziare la terapia preventiva non appena le sperimentazioni abbiano dimostrato un sistema efficace”.


Tratto da Corriere della Salute, Anno X, N.15, Martedì Aprile 1998

Data ultimo aggiornamento: Mer, 22 Aprile 1998 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/e1_45.html

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