Anche un adolescente può convivere serenamente con la malattia diabetica

di Mirella Siragusa

Comprendere meglio il proprio mondo interiore, così da riuscire a incanalarlo in termini produttivi e creativi, può facilitare l'accettazione delle problematiche legate al diabete e favorire una visione più positiva del proprio domani.

Durante la fase adolescenziale il rapporto con il proprio corpo è particolarmente delicato in quanto il corpo è soggetto a trasformazioni il cui esito sconosciuto può attivare uno stato d'angoscia per l'ignoto molto forte.
L'adolescente, per proteggersi dalle intense emozioni provenienti dal suo mondo interiore e da una realtà spesso difficile da gestire, sviluppa meccanismi di difesa la cui funzione è volta anche ad esercitare il controllo su un corpo, oggetto d'amore e di odio, che cambia e sfugge a sua insaputa.
L'adolescente impiega molti anni per costruire la propria identità sessuale, sociale e relazionale. Nel frattempo si scontra con una "non identità", conseguente alle trasformazioni fisiche e psichiche, in cui le alterazioni prodotte dal diabete giocano un ruolo di primaria importanza. Questa alterazione metabolica profonda, che coinvolge i liquidi del corpo, cointeressando tutto l'organismo, accentua fortemente la sensazione di cambiamento interno e di costruzione dall'esterno, di controllo e perdita di sé.
Per l'adolescente diabetico sarebbe pertanto importante sviluppare una specie di sesto senso che affini la sua sensibilità e capacità introspettiva, per divenire più consapevole dei bisogni del proprio corpo e del benessere psico-fisico ad esso associato.
Comprendere meglio il proprio mondo interiore e incanalarlo in termini produttivi e creativi può infatti facilitare l'accettazione delle problematiche legate al diabete e favorire una visione più positiva del futuro.
Lo sviluppo di questo sesto senso permetterebbe di congiungere le parti più profonde del mondo interno con gli aspetti più esterni e gli organi di relazione affinché il proprio corpo possa essere percepito nella sua unità psico-somatica e divenire un corpo integrato e non solo un corpo in fuga.

Rilevanza psicologica dell'attività sportiva

Uno spazio fondamentale, all'interno del quale l'adolescente ha la possibilità di conoscersi, può essere l'attività sportiva, in quanto permette non solo l'incontro con il proprio corpo, ma anche l'agire dell'aggressività nel contesto di un'attività accettata e condivisa dalla società.
Lo sport favorisce lo sviluppo della massa muscolare e la coordinazione di movimenti legata al tono muscolare, tutti aspetti molto importanti in un'età in cui l'adolescente accede alla dimensione della sessualità e dell'amore.
Egli si presenta con il proprio corpo in crescita, che diventa strumento di seduzione, per manipolare, per agire, per modificare l'ambiente e per essere da esso modificato. L'attività sportiva, il tipo di sport, il mezzo usato entrano quindi a far parte della sua identità, trasformandosi quasi in un prolungamento di sé.
Essi diventano indispensabili per conoscersi, farsi conoscere e accettare dall'altro. Ulteriori obiettivi legati allo sport sono quindi la sana competizione, la possibilità di socializzare, il puro piacere di svolgere un'attività sportiva, la valutazione della propria autostima.
Quanto impara a gioire dalle gratificazioni associate allo sport, così impara a tollerare e a gestire le delusioni e le frustrazioni che esso comporta; e da tutto ciò deriva un benessere psico-fisico che contribuisce ad armonizzare la persona e a riequilibrare il diabete.
Se invece l'attività sportiva viene usata prevalentemente come mezzo per controllare l'alterazione metabolica (come se fosse una dose di insulina), l'adolescente si sente pressato e prigioniero di una situazione da cui non potrà mai liberarsi. Egli allora, si opporrà in realtà all'ambiente, agendo in conflitto attraverso il proprio corpo, che ne pagherà le conseguenze.
Lo sport deve insomma mantenere la sua caratteristica di piacere e di benessere per essere utile al giovane diabetico.

La sessualità

L'adolescenza è un periodo particolare conseguente al risveglio della sessualità e l'accesso all'amore.
Profondi turbamenti si accompagnano alla dimensione amorosa, compresi i timori di una possibile, ma inopportuna gravidanza prima che il diabete si sia stabilizzato; e molto spesso, mascherati da queste paure, ci sono i tabù culturali, sociali e religiosi che possono interferire con il naturale rapporto fra l'adolescente, la sua sessualità e l'ambiente circostante a cui fare riferimento.
L'esperienza d'amore e d'incontro con l'altro sesso possono talvolta provocare un grande sconvolgimento psichico, specie per l'adolescente diabetico che si sente diverso a causa della sua alterazione metabolica e delle restrizioni che essa impone. Diventa quindi fondamentale avvicinarsi alla sua condizione interiore con equilibrio; ne troppo vicini da essere intrusivi, ne troppo distaccati da suscitare un senso di abbandono.
La diversità ch'egli percepisce non è quindi solo connessa alle trasformazioni psichiche e corporee adolescenziali, ma bensì ad una situazione che s'impone con effetto traumatico quando più egli desidera presentarsi come soggetto attivo di una relazione di vitale importanza per lui. Tutto ciò contribuisce a sottolineare la fragilità, il senso di precarietà e d'impotenza che si accompagnano alla sofferenza fisica e psichica a cui l'adolescente può anche rispondere con atteggiamenti e comportamenti reattivi ed eccessivi.

L'amore

Lo sconvolgimento affettivo ed emotivo legato all'esperienza d'amore e alla sessualità è presente in tutti gli adolescenti; ma per i ragazzi diabetici le oscillazioni della glicemia possono essere più sensibili, in quanto essa è controllata non solo da numerosi ormoni, ma anche da stress di tipo emotivo.
Alcune ricerche hanno messo in luce che la presenza di stati ansiosi in particolari individui, in cui già esiste una predisposizione costituzionale, può portare ad un sovraccarico a livello del sistema nervoso centrale, con vie di "scarico" lungo il sistema nervoso vegetativo e interessamento della zona ipotalamica, che funge da "centro regolatore della vita istintivo-emotiva".
Disturbi a livello dell'ipotalamo possono, a loro volta, influenzare il metabolismo dei carboidrati, svolgendo un'azione diabetogena.
È stata inoltre dimostrata l'importanza degli shock emotivi e di problemi affettivi nello svolgimento della malattia in quanto si verificano modificazioni glicemiche sia per fattori emotivi che per atteggiamenti presi inconsciamente nei confronti della terapia stessa.
Desiderare è però vivere e il desiderio è un atto creativo. L'amore e i desideri ch'esso suscita permettono quindi anche all'adolescente di aprirsi al mondo, di sviluppare la sue capacità, di plasmare il proprio futuro.
Conoscere i propri bisogni e desideri può significare trovare in essi la forza e il significato con cui improntare la propria esistenza, orientandoli ed educandoli, piuttosto che reprimendoli o negandoli.

Rapporto tra genitori e figli diabetici

Fin dalla nascita, il bambino è un'entità a se stante e si presenta con una sua alterità rispetto ai genitori, anche se per molto tempo necessiterà delle cure parentali e della capacità empatica della madre per organizzare le sue esperienze emotive.
Egli nasce dunque in un ambiente già pre-costituito e spesso in modo rigido e stereotipato; e non sarà facile né per il bambino né per l'adolescente trovare uno spazio all'interno del quale conoscere il proprio corpo, le proprie emozioni, riuscire ad essere sé stesso pur entrando in relazione con un'altra persona.
È, questa, una difficoltà che ha inizio fin dai suoi primi tentativi di creare uno "spazio di disponibilità" nella mente della madre e che si manifesta nella sua capacità di influenzarla e di essere da lei influenzato.
Quando il figlio è ammalato, o ha un'alterazione cronica, questo spazio nella mente della madre rischia di essere totalmente assorbito dalla malattia, oscurando gli altri aspetti essenziali al suo sviluppo. Dagli incontri con i genitori aventi figli diabetici sono emerse due posizioni opposte ma in realtà convergenti verso il medesimo risultato. Nella prima posizione il diabete occupa totalmente lo spazio mentale della madre, che si sente investita di una grande responsabilità connessa alla dieta, alla terapia, agli aggiornamenti e ai controlli. L'altra posizione è quella opposta, quando lo spazio si restringe e il diabete rimane fuori perché è un problema troppo grosso per essere contenuto.
Anche i genitori devono compiere un lungo cammino per attuare il passaggio "dalla cura e tutela del corpo del figlio" all'acquisizione graduale di una nuova realtà: il figlio deve imparare ad avere cura di sé stesso.
Il concetto di cura, in un contesto non esclusivamente medico, ma anche psicologico, può essere concepito come un processo dinamico attraverso il quale l'adolescente imparerà a divenire sempre più consapevole di sé, degli altri, dei limiti e delle relazioni che sussistono fra sé e gli altri.
La "cura di sé" richiede quindi presa di coscienza, grande senso di responsabilità e impegno, ma anche di una guida adeguata da parte dei genitori o di altri adulti significativi.

L'accettazione del diabete

L'educazione del paziente, le informazioni, il sostegno psicologico e sociale, l'apprendimento della terapia e la gestione dei comportamenti più idonei per stabilizzare la glicemia si pongono come obiettivo quello di fornire l'aiuto più completo possibile al soggetto e alla sua famiglia, per una migliore conoscenza e comprensione del diabete e dei problemi, fisici e psicologici, associati.
La collaborazione del paziente nella gestione della terapia lo aiuta a divenire sempre più responsabile circa il proprio benessere e le prospettive di una vita futura.
Il sostegno psicologico può quindi:

  • porre un limite alla condizione di smarrimento che il trauma della malattia ha provocato,
  • prevenire ulteriori disagi e ansie che potrebbero innescarsi su una situazione già molto difficile,
  • colmare un vuoto conseguente ai cambiamenti repentini nello stile di vita,
  • riorganizzare il paziente e la sua famiglia, resi insicuri e spaventati dalla scoperta del diabete,
  • accettarsi per poter essere poi accettati.
    Il trattamento medico e psicologico mette in luce l'unità psico-somatica dell'adolescente e, se il primo è fondamentale per la vita fisica, il secondo può esserlo per lo sviluppo della vita psicologica che a volte può subire delle interferenze a causa del diabete. Infatti, è appunto attraverso la lettura positiva di un futuro possibile che la vita psicologica evolve, perseguendo una propria direzione.

    Dottoressa MIRELLA SIRAGUSA
    Psicologa - Venezia


    Tratto da Diabete oggi e domani, Anno XVIII, N.52, Gennaio 1998

    Data ultimo aggiornamento: Lun, 20 Aprile 1998 6:30.00
    URL: http://www.progettodiabete.org/expert/e1_44.html

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