Tre nemici del cuore
di Luigi Triggiano
Tratto da Città Nuova, Anno XLII, N.5, 10 marzo 1998Sempre a proposito di prevenzione delle malattie cardiovascolari, dopo ipertensione arteriosa e ipercolesterolomia parliamo degli altri principali elementi di rischio per cuore e sistema sanguigno: diabete, obesità, inattività fisica e fumo.
È noto come la malattia diabetica porti con sé molti malanni, se mal curata, al cuore e al sistema sanguigno. È stato stimato che ben il 25 per cento di tutti gli eventi patologici cardiaci si realizzi nei soggetti diabetici, e che il rischio cardiovascolare assoluto di questi ultimi sia due o tre volte superiore a quello dei non diabetici.
Questa malattia è in grado da sola di generare danni al cuore ed alle arterie coronariche. Essa è infatti una causa di invecchiamento precoce delle arterie, e può concorrere a generare altri fattori di rischio come le alterazioni del quadro lipemico, l'obesità, l'ipertensione.
Molti elementi ci dimostrano ormai come il controllo di questi fattori di rischio nei soggetti diabetici determini, significativamente, una riduzione in essi di malattie coronariche; viceversa un buon controllo della glicemia (mantenerla cioè sotto i 140 mg per decilitro) è in grado di ridurre le complicazioni vascolari del diabete.
Stessa attenzione merita l'obesità associata al diabete dell'adulto, essendone spesso la conseguenza. Anche se non vi sono studi che documentino l'effetto diretto del calo di peso sulla riduzione dell'incidenza delle malattie coronariche, sappiamo con certezza che l'effetto benefico che ha su altri fattori - come l'ipertensione, il diabete, l'elevata concentrazione dei grassi nel sangue - lo rendono una misura necessaria nella prevenzione delle malattie cardiovascolari.Il costante sviluppo tecnologico che si registra nei paesi occidentali ha tra l'altro, paradossalmente, determinato una forte contrazione delle attività motorie dell'uomo, con il rischio di un grave pregiudizio per la sua salute. Assistiamo infatti allo sviluppo di una sempre più spinta automazione, nei luoghi di lavoro, negli ambienti ricreativi e in quelli domestici.
A questa automazione c'è da aggiungere l'uso eccessivo dei mezzi di trasporto per conciliare i bisogni lavorativi con le esigenze familiari e gli impegni sociali (in una giornata che, però, resta di 24 ore). In molti casi una conseguenza drammatica è l'instaurarsi di una persistente inattività fisica. Ed è dimostrato l'aumentato rischio di malattie coronariche determinato da questa, come pure che qualsiasi aumento di attività fisica riduca tale rischio.
Il maggior beneficio in questo campo si ha però con quelle attività che richiedono un maggior consumo di ossigeno (superiore alle sette chilocalorie al minuto), come camminare a passo svelto, andare in bicicletta, di corsa, salire le scale... Un esercizio fisico regolare produce i suoi benefici effetti sia in maniera diretta, sia per l'azione positiva esercitata su altri fattori di rischio.
Ne viene il mantenimento o la riduzione del peso corporeo; e, come hanno dimostrato recenti studi sperimentali, un rallentamento della progressione delle lesioni aterosclerotiche (fino a provocarne, in alcune fasi, addirittura la regressione). E ne deriva ancora la riduzione del livello dei grassi e degli zuccheri nel sangue e un abbassamento dei valori della pressione.
Una regolare attività fisica non solo rivela la sua efficacia come fattore di prevenzione primaria, ma conserva tutta la sua importanza anche dopo l'infarto. Oggi, infatti, anche se in maniera controllata ed adattata alle condizioni dei singoli pazienti, l'attività fisica è diventata un caposaldo del programma riabilitativo post-infarto.Se "fumare è bello", come affermava un accanito fumatore, vorremmo potergli dire e dimostrare che "non fumare è più bello ancora". È singolare che a sostenere ciò non siano oggi solo i non fumatori o gli ex fumatori, ma anche le compagnie assicuratrici americane. Ben consce dell'enorme danno economico provocato dal fumo di tabacco, esse hanno concorso alla più grande campagna antifumo della storia, come quella attualmente in atto in alcuni stati del Nord America (in California è da poco persino proibito fumare per la strada).
In effetti, le statistiche di mortalità degli Stati Uniti ci dicono che un decesso su cinque è dovuto a malattie correlate al fumo di sigaretta, responsabile di 230 mila morti ogni anno per cause cardiovascolari. Altre stime rivelano che un fumatore muore normalmente prima di un non fumatore; che i danni si manifestano in entrambi i sessi, senza differenze fra le varie etnie e a tutte le età; che il rischio di contrarre una malattia è tanto più alto quanto più precoce è stato l'inizio del fumo.
Il fumo di tabacco è perciò anch'esso un fattore di rischio indipendente. Il rischio cardiovascolare che determina è legato in maniera graduale e continua alla durata dell'esposizione ed al numero di sigarette fumate al giorno (un incremento del rischio si ha già a partire dalle due, tre sigarette al giorno).
Che smettere di fumare sia utile alla salute è dimostrato non solo dal benessere soggettivo che si recupera in breve, ma anche dalla rapida riduzione del rischio. In pochi anni, infatti, chi smette di fumare vede il proprio rischio diventare analogo a quello dei pazienti non fumatori.Luigi Triggiano
Tratto da Città Nuova, Anno XLII, N.5, 10 marzo 1998
Data ultimo aggiornamento: Lun, 30 Marzo 1998 16:20.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/e1_42.html
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