Il ruolo dell’attività fisica nella raggiungimento e nel mantenimento di un calo ponderale
Di Victoria A. Catenacci e Holly R. Wyatt
- Sommario
- Introduzione
- Il ruolo dell’attività fisica nel produrre una perdita di peso
- Lacune nella nostra conoscenza riguardo ad attività fisica e perdita di peso
- Conclusioni
- I punti chiave
- Bibliografia
Sommario
La maggioranza delle ricerche controllate e randomizzate dimostra che si può ottenere solo una modesta perdita di peso con il solo esercizio fisico e leggermente di più quando a tale esercizio si aggiungono restrizioni dietetiche. Si è constatato che il deficit energetico prodotto dall’attività fisica prescritta è molto minore di quello prodotto solitamente dalle restrizioni dietetiche. Negli studi in cui erano richiesti livelli elevati di esercizio fisico, le persone coinvolte conseguivano un calo ponderale notevolmente maggiore, paragonabile a quello ottenuto con un simile deficit energetico prodotto dalla dieta. Tuttavia, è difficile che un livello elevato di attività possa essere raggiunto e mantenuto a lungo da persone sovrappeso o obese; gli studi che prendevano in esame gli effetti dell’esercizio fisico sul mantenimento di una perdita di peso hanno infatti dato risultati diversi, considerando anche che gli interventi per tale mantenimento erano generalmente di durata limitata e che l’adesione a lungo termine ad un programma di esercizi era problematica. Studi epidemiologici, trasversali e di correlazione suggeriscono però un ruolo essenziale per l’attività fisica nel mantenimento della perdita di peso e le analisi successive a tali studi dimostrano una chiara relazione quantità-effetto fra esercizio fisico e mantenimento del peso. Questo articolo riesamina il ruolo dell’attività fisica nella realizzazione e nel mantenimento del calo ponderale. Ci siamo basate su studi di almeno 4 mesi di durata, includendo però anche i risultati di altri studi, meta-analisi e vaste ricerche sistematiche. Sono discusse pure le limitazioni riscontrate nella letteratura esistente attualmente in proposito.
Introduzione
La maggior parte della popolazione adulta negli U.S.A. è sovrappeso o obesa.[1] Sono perciò diventati necessari interventi che aiutino le persone a conseguire e mantenere un peso più sano. Quando si parla di peso corporeo, si deve cominciare con una comprensione di base dell’equilibrio energetico. Per perdere peso è necessario un deficit energetico: una persona cioè perde peso quando il suo consumo energetico è superiore all’assunzione di energia per un definito periodo di tempo. Si riesce a mantenere la perdita di peso quando consumo ed immissione corrispondono al peso ridotto per un periodo continuato di tempo. Sebbene il principio dell’equilibrio energetico sia chiaro, è difficile identificare le migliori strategie per ottenerlo. In particolare, è controversa l’importanza dei cambiamenti dietetici in rapporto ai mutamenti dell’attività fisica per la gestione del peso corporeo. Questo articolo punta ad un esame della ricerca pubblicata riguardante il ruolo dell’attività fisica come strategia nel controllo del peso, sia usata come unico intervento, sia in combinazione con la dieta: abbiamo scelto di prendere in considerazione soprattutto gli studi controllati di durata di almeno quattro mesi, includendo, però, nella discussione anche altri studi se appropriati all’argomento. Come prima cosa, esamineremo il ruolo dell’esercizio fisico, come unico intervento o in combinazione con la dieta, nel produrre un calo ponderale. Discuteremo poi il ruolo di tale esercizio nel mantenimento di un peso diminuito. Infine, identificheremo le limitazioni della letteratura esistente e forniremo suggerimenti per future ricerche.
Il ruolo dell’attività fisica nel produrre una perdita di peso
Il solo esercizio fisico
Abbiamo identificato sedici studi [2-17] che confrontavano il calo ponderale in gruppi designati a solo esercizio fisico con quello di altri senza alcun intervento; un sommario dei risultati di questi studi è incluso nella Tabella 1. Abbiamo escluso dalla nostra analisi gli studi in cui le persone erano specificatamente consigliate di mantenere il loro peso di base, durante il periodo di intervento.[18] In quasi tutti questi studi l’indice medio di massa corporea (BMI) era fra 25 e 30 kg/m2: nell’insieme, quindi, si trattava di persone sovrappeso ma non obese. La durata di tali studi variava fra 4 e 16 mesi; in tutti, fuorché in uno,[15] si è riscontrata una tendenza verso una certa perdita di peso o una prevenzione all’aumento del peso con l’esercizio, a paragone con i soggetti di controllo. In 11 degli studi si sono constatati progressi statisticamente significativi di perdita di peso con l’esercizio. Vi erano piccole differenze nei risultati riguardanti il peso fra i gruppi: la perdita di peso nel gruppo che si dedicava all’esercizio fisico variava fra 0,1 e 5,2 Kg.. Nella maggior parte degli studi, il calo di peso si limitava a 1-3 kg. Questi risultati sono simili a quelli di meta-analisi e rassegne pubblicate precedentemente, con la conclusione che il solo esercizio era associato ad una perdita di peso di 0,6-3 Kg., a confronto con i soggetti di controllo.[19-22] Con poche eccezioni, gli studi presi in esame risentivano di notevoli limitazioni che potevano rendere confusa l’interpretazione dei risultati. Nella maggioranza di essi, il consumo di energia dovuto all’attività fisica non era controllato in modo rigoroso, né misurato accuratamente e lo squilibrio energetico negativo indotto dall’esercizio era così modesto che non ci si poteva aspettare un calo ponderale di qualche entità. Spesso, i livelli di esercizio prescritti negli studi per la perdita di peso sono derivati da quelli standard per la salute cardiovascolare. La maggior parte degli studi esaminati prescrivevano un’attività fisica di circa 60-180 minuti alla settimana[2-15]. È da rilevare, inoltre, che solo quattro di questi studi prendevano in considerazione cambiamenti del peso o della composizione corporea come principale risultato della ricerca.; gli altri erano indirizzati agli effetti dell’esercizio sui lipidi, sui fattori di rischio di problemi cardiovascolari, sui livelli di glucosio e insulina, su malattie metaboliche e diabete. Alcuni studi non controllati e a più breve termine hanno esaminato gli effetti di livelli più elevati di esercizio rispetto a quelli prescritti negli studi scelti da noi e hanno constatato corrispondentemente maggiori perdite di peso.[23-24] Lee e altri hanno studiato l’impatto di 5 mesi di addestramento militare sul peso di maschi obesi reclutati nell’esercito. I partecipanti erano sottoposti a una media di 29 ore settimanali di allenamento, 57% del quale di intensa attività fisica. Nei 175 individui che completarono l’addestramento, la perdita di peso media era stata di 12,5 kg. In modo simile, Hadjiolova ed altri hanno valutato l'effetto di un programma di 45 giorni di esercizio fisico sul peso di 32 donne obese. Le persone prese in esame si sottoponevano a 10 ore di attività al giorno (con un consumo energetico calcolato in 3600-3700 calorie giornaliere) ed hanno perso in media 12,5 kg. Sebbene questi studi fossero senza controlli, i loro risultati sono importanti perché dimostrano che quando l’esercizio prescritto è di quantità sufficiente a produrre un deficit energetico di 500-1000 calorie (un deficit prodotto di solito da programmi in cui vi sono anche restrizioni caloriche) esso può provocare un notevole calo ponderale. Questa conclusione è sostenuta anche da due studi a breve termine eseguiti su donne[25] e su uomini[26] dove si dimostra che, quando lo squilibrio energetico negativo indotto o con restrizioni caloriche o con consumo di energia è pari, l’effetto sulla perdita di peso, ottenuta in un modo o nell’altro, è simile. Le persone in questi studi sono state assegnate a caso a raggiungere un identico deficit energetico giornaliero (500-700 calorie), prodotto o con una dieta, o con esercizio eseguito sotto supervisione, per un periodo di 12 settimane. Nel gruppo con solo esercizio l’immissione energetica era tenuta sotto stretto controllo a livelli di base. In entrambi i gruppi si sono verificate perdite di peso simili (circa 6 kg. nelle donne e 8 kg. negli uomini), dal che si deduce che, se si riesce a provocare un forte deficit energetico con il solo esercizio, si può verificare un sostanziale calo di peso, purché non vi sia un aumento compensativo di immissione energetica. Dati tali risultati, per perdere peso potrebbero essere necessari livelli più alti di esercizio di quelli della maggior parte degli studi presi in considerazione; tuttavia, quando si aumenta la quantità o la lunghezza degli esercizi prescritti, l’adesione dei pazienti diventa più problematica. Nel Midwest Exercise Trial,[5] il più lungo degli studi esaminati, meno di metà delle persone coinvolte avevano completato il periodo di 16 mesi dello studio, sebbene ottenessero un compenso per il tempo che vi dedicavano.[27] Anche nello studio di Ross ed altri[25] solo circa il 50% dei soggetti ha completato il tempo di partecipazione. Un altro fattore che può rendere poco chiari i risultati degli studi esaminati è il fatto che l’immissione energetica può aumentare quando il consumo è mantenuto più alto per un lungo periodo e che questo cambiamento può ridurre la perdita di peso ottenuta con il solo esercizio.[27] È difficile verificare che l’immissione energetica, nel gruppo in cui si interviene con l’esercizio, non aumenti al di sopra del livello della dieta di base dei partecipanti. Inoltre, in risposta ad livelli elevati di esercizio, possono esserci delle compensazioni in altre componenti dell’equilibrio energetico, fra cui l’indice metabolico a riposo (RMR) e l’attività fisica non specialmente di esercizio. Infine, la perdita di tessuto adiposo che avviene quando una persona aumenta il proprio livello di esercizio può essere dissimulata in qualche grado dal corrispondente aumento di massa muscolare magra, ciò che porta a difficoltà nell’interpretare i dati quando il risultato è valutato solo basandosi sui cambiamenti di peso. Gli studi che prendono in esame anche la composizione corporea mostrano infatti che essa è migliorata dall’allenamento fisico, spesso indipendentemente dalla perdita di peso,[28-30] e che esso agisce soprattutto a ridurre il grasso addominale[7,26,31] e a migliorare i fattori di rischio cardiometabolico.[32] Il peso corporeo quindi può non essere l’unica e migliore misura da prendere in considerazione, quando si esaminano i benefici sulla salute di un intervento con l’esercizio fisico.
Attività fisica e restrizioni dietetiche
Abbiamo poi identificato diciassette studi che avevano confrontato la perdita di peso ottenuta con la sola dieta con quella ottenuta con un regime dietetico coadiuvato dall’attività fisica, per una durata che variava fra quattro mesi e un anno (Tabella 2)[2,4,6,12,33,35-38,40,43]. Il BMI medio delle persone coinvolte in questi studi variava fra 25 e 37 kg/m², con una prevalenza di BMI medio di più di 30 kg/m². In generale, i soggetti degli studi che combinavano dieta ed esercizio pesavano di più di quelli degli studi basati sul solo esercizio. I risultati della maggior parte di questi studi portavano a concludere che l’aggiunta di attività fisica alla dieta tende a produrre una perdita di peso più pronunciata che la sola dieta. Tuttavia, la differenza ha raggiunto una rilevanza statistica in solo due di questi studi[35,43]. Nell’insieme, l’aggiunta di esercizio alla dieta ha prodotto una media di maggior calo ponderale di circa 1,5 kg. L’intervento degli esercizi non era generalmente molto intenso e variava da 60 a 240 minuti alla settimana; l’attività fisica prescritta superava i 200 minuti alla settimana solamente in quattro studi. In altri sette era incluso anche uno sforzo di allenamento alla resistenza, ma questo tipo di intervento non ha portato a grandi differenze di calo ponderale, a confronto con i soggetto di controllo[2,29,33,37,38,40,42]. Tutti gli studi riportavano solo i dati delle persone che avevano completato tutti i trattamenti (fra il 63 e il 100%); negli studi che riferivano anche dati sull’adesione agli esercizi, gli indici variavano fra 57 e 90%.[28,29,35,38] In circa la metà degli studi il peso o la composizione corporea erano il risultato principale; gli altri studiavano gli effetti della dieta e dell’esercizio sui lipidi, sui fattori di rischio cardiovascolari, sui livelli di glucosio e insulina e quindi potevano non essere i più adatti a determinare le differenze di peso. I risultati di questi 17 studi sono coerenti con quelli di una vasta meta-analisi condotta da Miller e altri,[21] che hanno passato in rassegna 493 studi pubblicati fra il 1969 e il 1994, che riportavano i dati di confronti fra regimi di sola dieta (224 studi), di esercizi aerobici (76) o di dieta più esercizi aerobici (119) per ottenere una perdita di peso in individui sani. La sola dieta (-10,7 kg.) e la dieta più l’esercizio (-11 kg.) avevano un effetto superiore a quello del solo esercizio (-2,9 kg.) nel ridurre il peso; non c’era però una differenza significativa fra i gruppi a dieta e quelli con dieta più esercizi. Sebbene la maggior parte degli studi mostri una tendenza verso un moderato aumento del calo di peso a breve termine, quando si aggiunge l’esercizio alla dieta, questo effetto è raramente significativo: non ci si può aspettare del resto altro risultato, data la scarsa quantità di attività fisica prescritta in generale. Nella maggioranza di tali studi, l’intervento di esercizio fisico era mirato ad ottenere un consumo di circa 1000-1500 calorie alla settimana, a paragone di un deficit calorico di 500-1000 calorie al giorno dovuto all’intervento dietetico; il contributo dell’attività fisica era quindi molto inferiore a quello della dieta. Inoltre, sia il livello di adesione alla prescrizione dell’attività fisica, sia la breve durata di questi studi sono limitazioni importanti. Per essere efficace nel controllo del peso, è probabile che l’esercizio debba avere una durata più lunga e un’adesione fedele, in modo da migliorare le condizioni delle persone fino al punto in cui esse possono compiere un’attività sufficiente a consumare abbastanza energia da causare una perdita di peso.
Il ruolo dell’attività fisica nel mantenimento di una perdita di peso
Dodici degli studi avevano investigato il riacquisto del peso dopo un calo precedente.[44-45] Per essere inclusi nella nostra analisi, gli studi dovevano confrontare un programma di mantenimento del peso, basato sull’esercizio fisico, con uno di controllo e rendere conto di un periodo di follow-up di almeno un anno dopo la riduzione di peso. Il modello di questi studi variava in modo considerevole: sono esposti in due diversi gruppi nella Tabella 3 e nella Tabella 4. La media del BMI (sebbene questo non fosse riferito esplicitamente in numerosi studi) variava fra 30 e 38 kg/m2.[47-51] Le sessioni di esercizi duravano fra 60 e 300 minuti a settimana. Otto degli studi hanno preso in esame soggetti scelti a caso per un intervento con sola dieta o con dieta più esercizio (Tabella 3) con un follow-up di più di un anno dopo il completamento dell’intervento[47,48,50-55]. La durata del periodo di calo ponderale era minore di un anno in tutti gli studi: in più di metà di essi l’intervento iniziale per la perdita di peso durava 20 settimane o ancora meno. Nel periodo di mantenimento non è stato prescritto quasi alcun intervento sotto supervisione. Solo pochi studi valutavano l’impatto dell’attività fisica durante la fase di mantenimento del peso perduto. Abbiamo identificato quattro studi che confrontavano gli interventi di attività fisica con un gruppo di controllo sedentario, dopo la riduzione di peso iniziale (Tabella 4).[44-46,49] Tali studi cominciavano con un periodo di 12-26 settimane, in cui si interveniva per perdere peso, dopo di che i soggetti erano assegnati casualmente ad un gruppo che continuava gli esercizi o ad uno di controllo, per una fase della durata di 26-40 settimane di mantenimento del peso raggiunto, con un periodo successivo minimo di follow-up. In quasi tutti questi studi, le persone di entrambi i gruppi erano consigliate di continuare qualche restrizione dietetica. Nell’insieme, solo 4 studi hanno mostrato nel follow-up una ripresa del peso notevolmente minore nel gruppo assegnato all’esercizio, sia durante l’intervento per la perdita di peso[47,50,54], sia durante quello di mantenimento[45]. Tuttavia, nella maggioranza degli studi l’esercizio ha prodotto una differenza media di peso di circa – 4,5 kg , a favore del gruppo che lo praticava. Numerose meta-analisi e rassegne sistematiche hanno approfondito il ruolo dell’esercizio nel mantenimento della perdita di peso. In 152 studi che valutavano dieta, esercizio, o dieta più esercizio, con almeno un anno di follow-up, i valori medi di mantenimento della perdita di peso alla fine del programma (rispettivamente 6,6 kg.,6,1 kg., e 8,6 kg. nei gruppi a sola dieta, solo esercizio e dieta più esercizio) erano più elevati nel gruppo a dieta più esercizio, anche se con risultati poco significativi. Anche altre ricerche (di Curioni e Lourenço o di Fogelholm e Kukkonen-Harjula), randomizzate e non o di sola osservazione, pubblicate fra il 1980 e i primi mesi del 2000,[56,57] portano a concludere che l’esercizio aiuti nel mantenimento riuscito di una perdita di peso. Un punto essenziale per l’efficacia di un programma di attività fisica è l’adesione ad esso; una scarsa adesione al protocollo prescritto di esercizi può essere una delle ragioni principali per cui questo tipo di studi spesso non riesce a trovare un chiaro collegamento fra l’attività fisica e il mantenimento del peso. In molti degli studi analizzati, una proporzione notevole dell’insieme dei pazienti non completava il programma di esercizi. Lo studio del 1986 di Perri e altri[48] riferiva che, a 18 mesi di follow-up, il 42% dei soggetti assegnati all’intervento con esercizi non ne faceva più. Il rimanente 58% dichiarava di fare una media di solo 46 minuti alla settimana. Van Dale ed altri[52] riferivano che 72% delle persone smettevano l’allenamento con esercizi dopo la prima fase di trattamento di 12-14 settimane. Lo studio del 1988 di Wing ed altri[55] riportava che la frequenza alle sessioni di esercizi di gruppo durante i primi sei mesi era fra 56 e 70% e crollava a 16-37% nei sei mesi seguenti. Non c’è da meravigliarsi, dunque, che negli studi esaminati ci sia una precaria relazione fra interventi a base di esercizi e la prevenzione ad un nuovo aumento di peso. Risultati più coerenti sul ruolo dell’attività fisica nel mantenimento della perdita di peso sono forniti da studi di osservazione e a risultati incrociati, come ad esempio, quelli del National Weight Control Registry (NWCR), i cui dati suggeriscono che livelli elevati di tale attività siano indispensabili per riuscire a perdere peso.59,60 Il NWCR è un registro di più di 6000 persone, che hanno mantenuto per almeno un anno una perdita di peso minima di 13,5 kg.; il calo medio è di 30,4 kg. mantenuto per una durata media di 5 anni e mezzo. I membri del NWCR riferiscono un consumo medio di 2682 calorie alla settimana per mezzo dell’attività fisica e quasi il 90% fa esercizio regolarmente. Usando uno dei più accurati metodi per ricavare i livelli di attività, Schoeller, Weinsier e altri hanno constatato che erano necessari 77-80 minuti al giorno di esercizi di intensità moderata, aggiunti ad uno stile di vita sedentario, per prevenire la ripresa del peso perso nell’anno precedente. Anche i dati di follow-up a lungo termine dopo studi con interventi non randomizzati, come i 13 presi in considerazione da Fogelholm e Kukkonen-Harjula,57 suggeriscono un ruolo fondamentale dell’attività fisica nel mantenimento della perdita di peso. 12 su 13 di essi, con un follow-up di più di un anno, mostrano che una notevole attività fisica durante questo periodo era associata con una minore ripresa di peso dopo il dimagrimento. Diversi degli studi esaminati mostrano anche una forte relazione retrospettiva fra la quantità di esercizio eseguito durante il follow-up e il mantenimento della perdita di peso. La ricerca di Wadden constata che quanto maggiore era il tempo dedicato dai partecipanti a camminare, nei quattro mesi precedenti al follow-up, tanto minore era il peso riguadagnato. Quella di Fogeholm riferisce che l’attività giornaliera, indicata da un sempre maggior numero di passi quotidiani, era un elemento indipendente di previsione positiva del mantenimento del peso, dopo una dieta ipocalorica. Quella di Wing, infine, paragonava soggetti impegnati in livelli bassi (consumo di 168-616 calorie a settimana), medi (700-1200 cal./a sett.) ed elevati (1372-4116 calorie) di esercizi dopo un follow-up di un anno, constatando rispettivamente cali di peso di –2,3, -5,9, e –9,1b kg. Anche altri studi prospettici hanno constatato che, quando si esaminavano i dati sulla base di quanto esercizio fosse stato effettivamente eseguito, a livelli maggiori di esercizi era associato un migliore mantenimento della perdita di peso nel periodo successivo.[63,64] Jakicic ed altri hanno esaminato 201 donne obese o in sovrappeso, coinvolte in un intervento comportamentale di dimagrimento della durata di un anno. Le partecipanti erano assegnate a caso ad uno dei quattro programmi di esercizi, che presupponevano consumi energetici e intensità di sforzo diversi. Non sono stati notati effetti significativi della durata e dell’intensità degli esercizi sui cambiamenti di peso fra i vari gruppi; tuttavia, quando sono stati analizzati in un secondo tempo i dati sulla base di quanto esercizio fosse stato effettivamente eseguito, dopo 12 mesi il calo ponderale era notevolmente maggiore nel gruppo con >200 minuti settimanali di esercizio (11,6 kg.) in confronto con il gruppo con meno di 150 minuti alla settimana (3,8 kg.). Inoltre, le donne che avevano tenuto una media di circa 280 minuti di esercizio a settimana hanno mostrato di non recuperare il peso perduto per un periodo fra 6 e 18 mesi di trattamento. Uno studio pubblicato nel 2003 da Jeffrey e altri [65] fornisce evidenza diretta di una relazione fra quantità di esercizio eseguito e mantenimento a lungo termine della perdita di peso. Uomini e donne sovrappeso in un programma di terapia comportamentale sono stati assegnati a caso o ad un programma standard (con un obiettivo di consumo energetico di 1000 calorie a settimana) o ad un gruppo a livello elevato di attività fisica (che mirava a un consumo energetico di 2500 calorie a settimana). Dopo 18 mesi, il gruppo a terapia standard consumava in media 1629 calorie settimanali, mentre l’altro arrivava a 2317. L’immissione energetica (basata su dichiarazioni personali) era uguale in entrambi i gruppi. La perdita di peso media dopo 6 mesi non mostrava differenze fra i due gruppi, ma era notevolmente maggiore nel gruppo ad elevata attività fisica rispetto a quello standard dopo 12 mesi (-8,5 ± 7,9 contro –6,1 ± 8,8 kg.) e dopo 18 mesi (-6,7 ± 8,1 contro –4,1 ± 8,3 kg.). Nonostante i risultati poco decisivi degli studi presentati nella Tabella 3 e nella Tabella 4, gli studi a risultati incrociati e di correlazione probabile sostengono il ruolo importante dell’attività fisica nel mantenimento di una perdita di peso. Le analisi retrospettive dimostrano che, quando si eseguono livelli elevati di esercizio fisico, si nota costantemente una forte relazione fra attività e mantenimento del calo ponderale.
Lacune nella nostra conoscenza riguardo ad attività fisica e perdita di peso
Che impatto ha l’aumento di esercizio fisico sull’equilibrio energetico?
In molti degli studi esaminati, la perdita di peso che ci si aspettava (calcolata sul consumo energetico dell’esercizio assegnato) era notevolmente maggiore di quella raggiunta effettivamente, anche quando gli esercizi erano eseguiti sotto supervisione. Per esempio, alla fine del Midwest Exercise Trial, le donne coinvolte consumavano circa 2200 calorie a settimana, facendo esercizi sotto supervisione e aumentando il consumo energetico delle 24 ore da 209 a 555 calorie, ma senza perdere peso. L’immissione energetica era controllata periodicamente senza che fosse riscontrato alcun aumento; se ne deduce che ci sia stato qualche tipo di compensazione nell’assorbimento calorico, dato che il peso rimaneva stabile. Questo studio tuttavia era stato svolto fra persone in un periodo particolarmente a rischio di aumento di peso (molte partecipanti erano studentesse universitarie), come indicato dall’aumento di peso di 2,9 kg. nel gruppo di controllo (Tabella 1). L’esercizio potrebbe anche influire su altre componenti del consumo energetico, fra cui l’Indice metabolico a riposo (RMR) e l’attività fisica spontanea. Benché l’RMR diminuisca durante un periodo di restrizione energetica, ci sono prove che esso si mantenga costante quando la perdita di peso è causata dall’esercizio,[66] e dati recenti suggeriscono che l’RMR sia più alto negli adulti che effettuano esercizio aerobico regolare che in quelli sedentari.[67-72] Mutamenti compensatori possono avvenire anche nei livelli di attività fisica spontanea fuori del periodo di esercizi preso in esame. Donnelly e Smith[27] hanno descritto delle osservazioni occasionali, da cui si deduce che quando si inizia un programma di esercizi, l’attività fisica spontanea può temporaneamente diminuire a causa dell’affaticamento, ma che ad un certo momento torna ai livelli normali e può anche aumentare sopra la norma, quando migliora il grado di fitness del soggetto. Nel Midwest Exercise Trial, tuttavia, il fatto che l’aumento di consumo energetico fosse minore del previsto suggerisce che una diminuzione compensativa nell’attività fisica spontanea possa perdurare a lungo termine. Un’area importante di ricerca futura è l’impatto dell’esercizio sulle altre componenti dell’equazione di equilibrio energetico, comprese immissione energetica, RMR e attività fisica spontanea durante i periodi in cui non si fa esercizio fisico.
Perché l’attività fisica può essere fondamentale per mantenere a lungo termine una perdita di peso?
Sebbene i dati confermino che livelli elevati di esercizio fisico sono associati ad un buon mantenimento della perdita di peso, non è chiaro il perché di questa relazione. Una possibile spiegazione è che il principale impatto dell’attività fisica sul controllo del peso sia mediato attraverso il suo effetto sul consumo totale di energia. L’aumento del consumo energetico che avviene con l’esercizio fisico potrebbe compensare la riduzione del consumo energetico totale, che accompagna altrimenti la perdita di peso, e innalzarlo fino al punto in cui la restrizione calorica necessaria per bilanciare tale consumo sia realizzabile per i pazienti. L’esercizio può anche far aumentare l’RMR a lunga scadenza, come abbiamo detto; questo cambiamento aiuterebbe a compensare l’attesa diminuzione in RMR che avviene con la perdita di peso. Un’altra possibile ipotesi per il collegamento fra livelli elevati di attività fisica e perdita di peso è che diventano più facili la regolazione fisiologica di assunzione energetica e il mantenimento dell’equilibrio energetico. Questa idea è stata inizialmente sviluppata da Mayer nel decennio 1950-60. Egli ha rilevato che l’immissione e il consumo energetici erano meglio bilanciati nelle persone fisicamente attive. L’equilibrio era invece meno preciso quando i soggetti erano molto poco attivi.[73] Livelli elevati di consumo energetico potrebbero creare condizioni generali in cui il funzionamento dei sistemi di regolazione del peso equilibra al meglio l’immissione e il consumo di energia. Infine, tali livelli di attività fisica potrebbero semplicemente essere indicatori di migliore adesione alla restrizione dietetica. Sebbene un certo numero di studi sembri sostenere la conclusione che l’attività fisica sia un comportamento chiave per il miglioramento a lungo termine della perdita di peso, molti di essi non riescono a controllare se i soggetti mantengano i cambiamenti dietetici prescritti, che contribuirebbero in modo essenziale ad avere un minor peso a lunga scadenza. Alcuni studi a breve termine hanno suggerito l’idea che i programmi di attività fisica possono migliorare l’adesione ad una dieta restrittiva[74]. È importante considerare, quindi, che l’esercizio da solo non ha un’azione sufficiente ad assicurare il mantenimento a lungo termine di una perdita di peso, ma potrebbe contribuire a tale mantenimento insieme ad altri comportamenti indispensabili.[75].
La quantità di esercizio necessaria per il mantenimento del peso è uguale per tutti?
Varie importanti organizzazioni raccomandano per il mantenimento di un calo ponderale un’attività moderata di circa 60-90 minuti al giorno.[76,77] Particolari fattori individuali, come l’età, il sesso, il totale del peso perduto, il peso attuale, il gruppo etnico e le differenze genetiche possono però avere un impatto sulla quantità di attività necessaria per il mantenimento del peso e alcune persone possono aver bisogno di più esercizio di altre, per non ingrassare nuovamente. Coloro che hanno mantenuto con successo la loro perdita di peso nel NWCR hanno riferito di impegnarsi in un’attività fisica che consumava fra 2621 e 2252 calorie a settimana. La differenza di calorie consumate con la stessa attività è chiaro indice delle diversità esistenti nel gruppo. Un importante motivo di variabilità può essere il sesso. Le donne hanno un BMI più basso degli uomini e hanno bisogno perciò di più esercizio della stessa intensità per bruciare lo stesso numero di calorie. Tuttavia, pochi studi hanno prescritto esercizi diversi a seconda del sesso o analizzato i dati separatamente per maschi e femmine, e c’è scarsità di dati comparativi su sesso, attività fisica e mantenimento del peso. Inoltre, non esistono studi che hanno analizzato i vari sottogruppi per valutare l’impatto dell’età, del peso attuale, della quantità di calo ponderale mantenuto e il grado di restrizione dietetica coesistente. Questi fattori sono tutti importanti e possono influire sulla quantità di esercizio necessario ad ottenere l’equilibrio energetico per un peso ridotto.
Conclusioni
L’insieme dei risultati raccolti dagli studi RTC è coerente per quanto riguarda il ruolo dell’esercizio nel provocare perdita di peso, sia da solo che in combinazione con una modificazione dietetica. Sebbene la maggioranza di tali studi mostri solamente un calo ponderale modesto ottenuto con il solo esercizio, in gran parte di essi il livello di esercizio prescritto era relativamente basso e poteva produrre un deficit energetico molto minore di quanto normalmente raccomandato per una perdita di peso con restrizioni caloriche. I risultati accertati in questi studi sono quindi compatibili con la quantità di esercizio richiesto. Benché altre ricerche dimostrino che è possibile conseguire un notevole calo di peso con livelli elevati di attività fisica (quando il volume di esercizio prescritto sia equivalente al deficit energetico raccomandato per il dimagrimento provocato da restrizioni caloriche e sia mantenuta costante l’immissione energetica), il produrre la quantità di attività necessaria è impegnativo, per la difficoltà di convincere persone sedentarie a compiere un’attività fisica più intensa e ad attenervisi con costanza. Anche se l’aggiunta di attività fisica ad un cambiamento di dieta aumenta la perdita iniziale di peso, in gran parte degli studi si sono riscontrati solo piccoli benefici. Il deficit energetico giornaliero prodotto da una restrizione dietetica a breve termine generalmente supera di molto quello prodotto dall’esercizio fisico e quindi l’aggiunta di questo (nei livelli prescritti in molti degli studi) al deficit energetico era minima. Gli studi controllati e randomizzati, che hanno approfondito il ruolo dell’attività fisica nel mantenere un calo ponderale, hanno dato risultati eterogenei; tuttavia, fra le limitazioni di questi studi vi sono la scarsa adesione all’attività fisica programmata, la varietà notevole della quantità di esercizio prescritto e la durata limitata degli interventi di esercizio. Solamente pochi di tali studi vanno davvero a fondo nell’investigare il ruolo dell’attività nel mantenimento del peso, fornendo un intervento di esercizi intensivi e a lungo termine, e ci sarebbe bisogno di ricerche ben programmate per valutare questi regimi. Gli studi in cui l’attività fisica è misurata con l’osservazione o con analisi retrospettiva mettono in evidenza una forte relazione fra esercizio fisico e successo nel mantenimento del peso. La ricerca futura dovrebbe concentrarsi sull’impatto dell’esercizio sulle altre componenti dell’equilibrio energetico, sul perché l’attività fisica sembri essere così essenziale per il mantenimento del peso, sui particolari fattori individuali per determinare quanta attività sia necessaria per tale mantenimento e su come motivare le persone a raggiungere e a tenere a lungo i livelli di esercizio necessari per perdere peso e per non farlo aumentare nuovamente.
I punti chiave
- Un considerevole calo ponderale può essere ottenuto con la sola attività fisica, quando sia prescritta una quantità appropriata di esercizio, tenendo costante l’immissione energetica; per molte persone obese o sovrappeso, però, questa strategia non è sufficiente, poiché il volume di esercizio richiesto è difficile da portare a termine e da mantenere abbastanza a lungo.
- La combinazione di dieta ipocalorica e aumento dell’attività fisica aiuta moderatamente la perdita di peso a confronto con la sola dieta; tuttavia, i soggetti sovrappeso e obesi riescono a perdere molto peso con le sole restrizioni dietetiche.
- L’aggiunta di attività fisica (60-90 minuti) ad una dieta aumenta notevolmente le probabilità di riuscire a mantenere la perdita di peso a lunga scadenza e potrebbe essere fondamentale per la maggior parte degli individui obesi o sovrappeso per non riprendere il peso perduto.
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Tratto da: Medscape - Fonte: Nature Clinical Practice. Endocrinology & Metabolism. 3(7)518-529, 2007
Traduzione e adattamento a cura di Anna ManettiData ultimo aggiornamento: Lunedì, 12 Novembre 2007 6:00:00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/e1_278.html
