Il Diabete e i Giovani

“Essere trasformati dalla malattia”: il diabete e gli adolescenti

A cura di Elaine Buchhorn Cintra DamiãoI; Carolina Marques Marcondes PintoII

IRN, PhD, Professor;
IIStudent in the eight semester of the undergraduate nursing course. University of São Paulo School of Nursing, Brasil



Abstract

Lo scopo di questa ricerca è stato quello di comprendere come gli adolescenti affrontino la vita quando colpiti da una malattia cronica quale il diabete di tipo 1. L’Interazionismo Simbolico e la Grounded Theory sono gli approcci teorici e metodologici che sono stati utilizzati per comprenderli. I risultati hanno permesso di conoscere le percezioni che gli adolescenti hanno delle varie esperienze di vita con il diabete attraverso tre temi: la diagnosi di diabete; l’essere trasformati dalla malattia e il dover affrontare una vita piena di ostacoli. Gli adolescenti in questo studio sono stati resilienti poiché sono diventati più forti nonostante la malattia. In questo modo, l’adolescente resiliente è in grado di curare le sue ferite, essendo responsabile della propria vita che è sicuramente complessa.

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Introduzione

Quando un bambino con una malattia cronica diventa adolescente, non solo deve affrontare le problematiche tipiche della loro età, che già di per se sono stressanti, ma deve anche vivere con cambiamenti ed effetti irreversibili causati dalla malattia [1-2].
Gli adolescenti con diabete di tipo 1 manifestano le caratteristiche del periodo adolescenziale come il pensare al presente senza curarsi del futuro, credendo di essere invulnerabili agli eventi negativi della vita e alle conseguenze che comportano i comportamenti del tutto inappropriati tenuti nel presente, e volendo mostrare di essere autonomi durante i confronti con i genitori e insegnanti. Inoltre, c’è anche il fatto che il controllo metabolico durante l’adolescenza tende a peggiorare a causa del declino nella produzione d’insulina che raggiunge lo zero, per le variazioni ormonali tipiche dell’età in questione associate all’insulino-resistenza, per il maggiore rischio di ipoglicemia, e per le maggiori difficoltà di seguire il trattamento stabilito. Per questi motivi, l’adattamento dei bambini e degli adolescenti alla loro condizione è un processo complesso che coinvolge fattori interni e esterni, che influenzano le risposte degli adolescenti e l’adattamento alla malattia [3-5].
Tra i vari studi riguardanti i bambini e gli adolescenti con diabete di tipo 1, pochi cercano di comprendere l’esperienza dell’adolescente dalle loro dichiarazioni sulla malattia. Gli adolescenti sanno descrivere come gestiscono la loro malattia, quali sono le difficoltà e i costi che comporta l’adattamento alla malattia per i ragazzi e i loro genitori. Tuttavia, possono anche identificare aspetti appaganti e vantaggiosi [6-7].
Nel nostro contesto sono solo due gli studi che hanno cercato di apprendere direttamente dalla prospettiva del malato cosa significhi vivere con una malattia come il diabete. Uno di questi studi è stato condotto sui bambini. Sono stati intervistati dei bambini in età scolastica, tra i 7 e i 12 anni, e un adolescente di 14 anni. Nonostante non avessero una completa proprietà di linguaggio, sono stati in grado di esprimere la loro opinione sulla malattia attraverso delle frasi, riferendo le loro esperienze, le paure, le difficoltà e le speranze relative alla loro condizione di salute, e ad altre specifiche della loro età [8-9].
Delle esperienze degli adolescenti diabetici si sa molto poco, eccetto il fatto che molti non ragggiungono gli standard stabilità di buon controllo metabolico. È necessario conoscere e comprendere la realtà e il significato che gli adolescenti assegnano alla loro vita quotidiana con la malattia, come affrontano le difficoltà e prendono le decisioni giuste, cosicché si possano proporre gli interventi idonei per aiutare gli adolescenti a seguire il trattamento, migliorando la loro prognosi e di conseguenza preservando la loro qualità di vita. Perciò, questo studio esplorativo qualitativo è stato proposto, con il seguente scopo:
- comprendere come gli adolescenti con diabete di tipo 1 vivono la loro malattia.

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Approccio Teorico e Metodologico

L’approccio teorico adottato in questo studio è stato l’Interazionismo Simbolico, grazie al quale è possibile comprendere il significato che gli individui assegnano alle interazioni sperimentate. L’Interazionismo Simbolico è una teoria sul comportamento umano per cui l’esperienza umana si misura attraverso l’interpretazione [10]. Da questa prospettiva, gli adolescenti sono considerati degli “esperti” nel descrivere la loro malattia. Attraverso le loro affermazioni, si può comprendere il significato che gli adolescenti con il diabete di tipo 1 conferiscono alle varie situazioni di vita quotidiana.
I metodi di ricerca interpretativa risultano appropriati per questo tipo di indagine. E a ragion di ciò è stata scelta la Grounded Theory come approccio metodologico, poiché è uno dei metodi più rappresentativi dei gruppi e ha l’Interazionismo Simbolico come suo approccio teorico[11].
Allo studio hanno preso parte sette adolescenti; tre ragazze e quattro ragazzi, di età compresa tra i 12 e i 18 anni. Questi ragazzi, tutti diabetici da più di 1 anno, sono stati seguiti presso i centri antidiabetici di un ospedale universitario nella città di San Paolo. Si è stabilito che la diagnosi di diabete fosse stata fatta da almeno un anno, cosicché gli adolescenti potessero avere tempo sufficiente per riprendersi dall’impatto che la diagnosi di una malattia cronica porta con se. Dopo essere stato approvato dall’Institutional Review Board, gli adolescenti idonei sono stati invitati a prendere parte allo studio previa autorizzazione delle loro madri o tutori. Tutti i partecipanti sono stati messi a conoscenza dello scopo dello studio e hanno firmato il Modulo di Consenso Informato e di Libera partecipazione. Sono stati rassicurati riguardo l’uso strettamente confidenziale e anonimo delle informazioni raccolte durante lo studio.
I dati sono stati raccolti dall’Ottobre 2003 al Giugno 2004 tramite interviste semi strutturate, tenute in stanzette private per garantire la confidenzialità, la privacy, e la qualità delle registrazioni audio. Si è utilizzata la seguente modalità di porre le domande: “Raccontami com’è avere una malattia come il diabete.” Ulteriori domande sono state aggiunte per avere chiarimenti sui dati e supporto alla loro vita con una malattia cronica come il diabete di tipo 1. Le interviste sono durate all’incirca 1 ora.
Il primo step nel processo di elaborazione delle risposte fornite dagli adolescenti consisteva nella trascrizione dei dati registrati su cassette audio. Poi, si è proceduto all’estrazione dei codici, che sono le unità d’analisi base. La fase di codifica aperta si riferisce alla parte dell’analisi che riguarda in modo specifico la definizione e categorizzazione del fenomeno attraverso l’approfondito esame dei dati. Durante la codifica aperta, i dati vengono “ridotti” in piccolo frasi, esaminati, confrontati per similitudini e differenze, e vengono formulate delle domande sui codici, correlate al fenomeno contenuto nei dati. Attraverso questo processo, il fenomeno viene esplorato, permettendo quindi nuove scoperte. Queste due procedure analitiche sono essenziali per codificare i dati: “fare paragoni” e “fare domande” inerenti ogni incidente, evento, e altri aspetti del fenomeno. I dati codificati sono stati raggruppati per similarità di fenomeni. Questo processo di raggruppamento dei concetti riguardanti lo stesso fenomeno è chiamato categorizzazione. Una categoria è satura quando non è più possibile aggiungere dati, o quando non emergono ulteriori aspetti rappresentativi [12].
Questo metodo permette ai ricercatori di gestire i dati. Inoltre, si tratta di una costruzione costante, che permette, quindi d’interrompere l’analisi dei dati in qualsiasi momento e riferire gli esiti registrati, presentando una teoria, il fenomeno o una categoria[13].
In questo studio, in base all’obiettivo prefissato, dall’analisi dei dati ne risultano temi e categorie che spiegano l’esperienza degli adolescenti con il diabete di tipo 1.

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Risultati

L’analisi dei dati, attraverso tre temi, ha permesso di comprendere il punto di vista degli adolescenti riguardo la loro esperienza di vita con il diabete di tipo 1. I fatti, per gran parte degli adolescenti, sono interpretati “nel momento in cui si verificano”, cioè, considerando del genere di evento e che cosa questi significhino nel momento in cui accadono, e non dalle conseguenze che possono avere nel futuro. Perciò, il loro comportamento sembra irresponsabile, poiché non viene data nessuna priorità alla prevenzione delle complicanze del diabete. Sebbene sia difficile per gli operatori sanitari comprendere e accettare questo modo di comportarsi, è piuttosto frequente nell’adolescenza. Per gli adolescenti, il futuro sembra lontano e intangibile, per questo sono semplicemente incapaci di misurare le conseguenze delle loro azioni.
Ci sono anche adolescenti che cercano di vivere meglio con la loro malattia e seguono il trattamento stabilito. Questi adolescenti sembrano per loro natura disciplinati e metodici nella loro routine quotidiana, e sono quindi in grado di seguire con regolarità la terapia.
I tre temi che delineano i differenti aspetti dell’esperienza di vita degli adolescenti con diabete di tipo 1 sono di seguito presentati: “La diagnosi di diabete”, “Trasformati dalla malattia”, e “Una vita punzecchiata”

Tema I: “La diagnosi di diabete”

Credo che non sapessi per certo cosa fosse, quando mi dissero del diabete, non so, penso di non averlo “compreso” subito, solo più tardi, suppongo, col tempo. Ero triste, innanzitutto perché avrei dovuto mangiare meno, e non la vedevo una cosa facile per me.
Questo tema presenta la reazione degli adolescenti al momento della diagnosi di diabete. Sebbene l’intervista non enfatizza in modo particolare la diagnosi, gli adolescenti solitamente iniziano i loro discorsi riportando quel preciso momento, anche se sinteticamente. Questo momento è indelebile nella vita dei bambini/adolescenti* che erano abbastanza grandi in quel periodo per ricordarsi ciò che accadde. Il racconto copre il periodo dai primi sintomi al primo ricovero, quando viene fatta la diagnosi, attraverso tre categorie: Manifestazione dei segni e sintomi; L’impatto della diagnosi; e Conoscere il diabete.
Gli adolescenti ricordano l’evento e lo confrontano con ciò che sanno del diabete. Raccontano che è solo dopo la dimissione dall’ospedale che hanno realmente compreso di dover vivere per sempre con restrizioni giornaliere, praticandosi iniezioni d’insulina e controllandosi la glicemia più volte al giorno. La consapevolezza di avere il diabete e le sue complicanze, in generale, ha bisogno di tempo perché abbia senso per i bambini/adolescenti.
Sin dall’inizio, i bambini/adolescenti comprendono che la malattia ha ripercussioni anche a livello familiare. La famiglia, tuttavia, è conscia della gravità della condizione del bambino/adolescente, poiché spesso vi sono già delle conoscenze riguardo la malattia o ci sono già membri della famiglia colpiti dal diabete.

Tema II: “Trasformati dalla malattia”

Questa malattia è per tutta la vita… non dico sempre che è una malattia perché, secondo me, avere una malattia significa andare dal dottore, e lui ti dice il problema che hai, ti da delle medicine e tu ti senti meglio. Ma per il diabete non è così, tu non puoi guarire lo puoi solo tenere sotto controllo.
Questo tema mette in luce cosa significhi vivere con una malattia cronica. La percezione di avere il diabete è graduale e i bambini iniziano ad elaborare la loro esperienza nei limiti posti dalla loro età. Gli adolescenti, tuttavia, sono in grado di analizzare la loro esperienza come difficoltosa all’inizio quando paragonata al momento presente. Sono anche in grado di caratterizzare i loro comportamenti rispetto al diabete di quando erano più giovani, associandoli con gli attuali, nella loro adolescenza. Concludono che, oggi, sono meglio preparati, ed è quindi più facile vivere con il diabete.
In alcuni casi, gli adolescenti possono non ricordare il momento della diagnosi perchè troppo giovani e non in grado di comprendere l’evento. Tuttavia, ricordano il fatto, riconoscendo, per la prima volta, di avere il diabete, una malattia che richiede una terapia quotidiana.
Gli adolescenti affermano che la malattia li ha trasformati sotto vari aspetti. C’è una trasformazione fisica, e spesso una perdita di peso significativa. Se gli adolescenti fossero in sovrappeso sicuramente il dimagrimento sarebbe un fatto positivo. Migliora l’immagine che si ha di se stessi e quindi aiuta a gestire la situazione. Quando gli adolescenti pensano ai sentimenti che provano verso il diabete, dicono che sono diversi, sebbene si sentano normali. Il sentimento è di non accettazione, perché il diabete li rende diversi dai propri amici. Tuttavia, hanno gli stessi desideri, aspettative, piaceri e speranze dei loro coetanei.
Gli adolescenti riferiscono anche, e sempre più, che la cura riguardante il diabete può essere parte della loro vita quotidiana. Perciò, cominciano a organizzare i loro tempi in modo che possano prendersi cura di se stessi senza mettere in pericolo la loro vita e senza precludersi le attività tipiche dei teenager.
In questo senso, ricordando le fasi dal momento della diagnosi, gli adolescenti diventano consapevoli che la malattia è per sempre, non possono ignorare che il diabete è ora parte integrante delle loro vite, e che la malattia è dentro di loro.
Alcuni adolescenti raccontano dei benefici che hanno avuto dalla malattia, si sono infatti accorti di essersi arricchiti di qualcosa. Questi affermano in realtà che loro “non ce l’hanno con il diabete”, che oggi possono vantare una migliore condizione fisica rispetto a prima di diventare diabetici. Gli adolescenti parlano anche dell’unione familiare stabilita dopo la diagnosi, la perdita di peso e i miglioramenti fisici e di salute. Comprendono che, sia che lo vogliano o no, devono vivere con il diabete, e dicono che la vita con il diabete può essere buona, sempre che la malattia sia sotto controllo.
La trasformazione che si verifica nella vita dei bambini/adolescenti non è basata solo sulla situazione determinata dalla malattia. Alcune situazioni sono molto difficili e dolorose. Tuttavia, devono imparare ad affrontare la situazione, facendo ricorso alle proprie strategie e capacità.
Gli adolescenti sanno che tutta la famiglia ha subito ripercussioni in seguito alla diagnosi ricevuta. I ragazzi riferiscono cambiamenti all’interno della famiglia. Le abitudini alimentari cambiano, come anche le dinamiche e i rapporti familiari, al fine di incorporare la malattia nella routine familiare.
Le relazioni tra famiglie nello stesso gruppo di adolescenti con diabete non sembrano disfunzionali. I genitori e i fratelli/sorelle non trattano gli adolescenti in modo diverso a causa del loro diabete. Piuttosto, gli adolescenti partecipano nella vita familiare con i propri ruoli, diritti e responsabilità. Cioè, loro hanno buoni rapporti familiari.
Insieme al loro sviluppo, non appena diventano indipendenti e autonomi, gli adolescenti cominciano ad uscire con gli amici, e, in alcuni casi, cominciano a lavorare, conducendo così una vita appagante. Perciò, quando si trovano ad uscire senza altri membri della famiglia, sono preoccupati riguardo al materiale da portare come le penne per l’insulina e il glucometro.
Avere il diabete non interferisce con le varie amicizie fatte. Tutti i partecipanti hanno riferito di avere un gruppo di amici stretti, con cui possono parlare della loro malattia. Gli amici forniscono sostegno accettando adolescenti con diabete nel gruppo, trattandoli come se non avessero la malattia, e allo stesso tempo, preoccupandosi se si sentono male.

Tema III: “Una vita punzecchiata”

Grande sofferenza. Ti devi pungere le dita diverse volte al giorno. Una vita di buchi? Niente di buono, sangue che cola. Il sangue era la peggiore cosa. E ricordo quando, dovevo controllarmi la glicemia, c’era un enorme ago. E pensavo che doveva pungere proprio il mio dito. Oddio! E il sangue…insomma facevo certe scenate mi ricordo.
Gli adolescenti con diabete spesso attraversano periodi di maggiore difficoltà per ciò che riguarda il controllo glicemico a causa dei cambiamenti ormonali che si verificano in questa età, e/o non seguono la terapia in modo giusto. Alcuni adolescenti, nonostante gli sia stato diagnosticato il diabete in giovane età, e vivano la malattia e il relativo trattamento, non si sentono in grado di eseguirla. Hanno paura che l’ago possa rompersi o che si possano fare male. Questa situazione può rendere ancora più difficile per gli adolescenti raggiungere la propria indipendenza dai loro genitori poiché non possono uscire da soli visto che non sono in grado di gestire autonomamente la somministrazione d’insulina.
Il primo ricovero avviene generalmente in occasione del primo scompenso glicemico, e cioè quando verrà poi fatta la diagnosi. Se i bambini/adolescenti erano abbastanza grandi da comprendere ciò che stava accadendo in quel momento, solitamente riferiscono ricordi tristi del ricovero. Ricordano la situazione molto chiaramente, di come era preoccupata la famiglia, e i commenti delle persone sulla loro malattia, e perfino dei loro genitori che pensavano stessero per morire.
In generale, gli adolescenti hanno due forme per trattare i segni e i sintomi di malattia, ma con un esito comune. Alcuni adolescenti, quando si sentono male, pensano alle altre possibilità rispetto al diabete, come un raffreddore o pressione bassa, se la loro glicemia risulta normale durante il monitoraggio di routine. Tuttavia, altri riferiscono che pensano sempre al diabete. E, perfino quando gli adolescenti credono che il loro sentirsi male non dipenda dal diabete, si misurano la glicemia. Dopo il controllo della glicemia, vi sono solo due possibilità: trattare l’iperglicemia o ipoglicemia attraverso le misure insegnate dal personale specializzato, o, quando la glicemia è normale, prendere le misure necessarie per identificare e risolvere le cause del problema.
Quando crescono e diventano più maturi, gli adolescenti comprendono meglio le problematiche relative al diabete. Sono in grado di comprendere la situazione della malattia, ma ci sono giorni quando razionalizzare non è la strategia giusta per affrontare la situazione. Si scoraggiano e pensano che non si sentono come vorrebbero, non accettando del tutto la malattia.
Gli adolescenti affermano che in base alle loro esperienze le emozioni incidono sul diabete; le emozioni possano interferire nella vita di ogni giorno, attraverso cambiamenti nel loro umore e spirito e, in alcuni casi, perfino sui valori glicemici.
Attualmente vi sono molte informazioni riguardanti il diabete. Tuttavia, gli adolescenti continuano ad aver a che fare con persone che non sanno nulla al riguardo, poiché molta gente è sprovvista delle informazioni base sulla malattia. Perciò, a loro non piace parlare con queste persone, poiché dovrebbero dare troppe informazioni riguardo la malattia e la terapia che necessita, inoltre il comune senso di pena mostrato da queste soggetti nei confronti dei diabetici annoia alquanto gli adolescenti.

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Discussione

I risultati dello studio in questione mostrano, attraverso il trattamento di tre temi, la percezione degli adolescenti riguardo la loro esperienza di vita con il diabete. Il primo tema “il momento della diagnosi” ritrae il periodo della diagnosi, che è importante per i bambini/adolescenti che ricordano il ricovero, gli esami di laboratorio, e l’impatto che hanno avuto nelle loro vite[14].
Il secondo tema ,“Essere trasformati dalla malattia”, mostra come gli adolescenti raccontano e trattano la malattia in modo molto naturale, credendo che il fatto di avere una malattia non li renda meno capaci o qualificati per ottenere il meglio dalla vita. Le categorie Siamo diversi ,sebbene ci sentiamo normali;Trarre benefici dalla malattia e Vivere una vita appagante mostrano come gli adolescenti siano in grado di affrontare le situazioni e le sfide causate dalla malattia e dalla vita, e di stare concentrate sui vantaggi e benefici che il diabete ha apportato alla loro vita e alla vita familiare.
Il comportamento degli adolescenti che hanno preso parte a questo studio conferma una nuova tendenza nel concepire il modo di fare fronte ad una malattia cronica. Generalmente, quando si prende in considerazione una malattia cronica, si suppone che la malattia imponga un enorme fardello alla propria vita. Questo concetto è stato rivisto e nuovi studi hanno fornito ulteriori contributi, mostrando un diverso punto di vista su questa esperienza. Perciò, vivere con una malattia cronica è anche visto come qualcosa che migliora la qualità e aggiunge significato alla vita. Vuol dire che, senza l’avvento del diabete, gli individui non sarebbero stati come sono oggi; la situazione della malattia ha trasformato la loro vita con il diabete in una esperienza positiva con esiti soddisfacenti [15].
Permettendo a se stessi di essere trasformati dalla malattia in questo caso dal diabete, gli adolescenti in questo studio hanno mostrato una caratteristica intrinseca, cioè, una forza personale interiore. Questa caratteristica è definita come resilienza o capacità di superare le avversità e uscirne più forti e con maggiori risorse per risolvere i problemi. È una resistenza attiva e un processo di crescita in risposta alle crisi e alle sfide. Quest’approccio si basa sui principi che le forze degli individui sono rafforzate attraverso sforzi collaborativi per trattare crisi improvvise e avversità.[16-17].
Dunque, si è osservato che gli adolescenti che hanno partecipato a questo studio hanno questa caratteristica. Sono resilienti perché non solo sono in grado di vivere con il diabete, ma anche di sorpassare il rischio di diventare persone scoraggiate e sofferenti. Sanno come trattare una malattia cronica come il diabete, e diventare più forti nonostante la sofferenza; sono stati trasformati. È errato presumere che le persone resilienti non soffrano. In realtà, queste soffrono molto, ma sono capaci di assegnare un significato alla loro sofferenza, che li fa andare avanti [16-17].
La sofferenza non trasforma le persone resilienti in esseri umani pieni di se, che si compatiscono o riversano la loro rabbia verso ogni cosa o persona perchè le cose non sono come vorrebbero e perchè hanno una malattia cronica come il diabete. Al contrario, trasformano questa sofferenza, che potrebbe essere insopportabile, nella forza che li spinge a crescere e a condurre una vita adolescenziale normale. Perciò, gli adolescenti resilienti sono capaci di curare le loro ferite, gestire e vivere appieno la propria vita.
Il terzo tema “una vita punzecchiata” ritrae le difficoltà che gli adolescenti talvolta si trovano a dover affrontare riguardo la situazione della loro malattia, comprendendo che la vita con una malattia come il diabete è una vita che ferisce, penetra e colpisce. Questo momento ritrae la sofferenza e le difficoltà che sorpassano le loro risorse interne e esterne; momenti in cui la fase della malattia era lo sfondo principale nella vita degli adolescenti. Questi periodi sono conosciuti come fasi in cui gli adolescenti sono fisicamente ed emotivamente più fragili, ma possono essere affrontati attraverso il sostegno della famiglia e del team sanitario, al fine di superare le difficoltà e i problemi, come anche di far diventare più forti gli adolescenti[18-19].
I temi non dovrebbero essere considerati come fasi di un processo, ma come importanti momenti non sequenziali dell’esperienze degli adolescenti con diabete di tipo 1. Comprendere come gli adolescenti trattino il diabete e conoscere come identificare quale fase stiano passando è essenziale per il team di professionisti sanitari per proporre gli interventi più idonei che sono realmente efficaci nel dispensare assistenza agli adolescenti con diabete di tipo 1. Gli adolescenti resilienti necessitano di altro per essere consapevoli dei loro sforzi per crescere e no a dispetto del diabete. Gli adolescenti che hanno a che fare con una “una vita punzecchiata” dovrebbero ricevere sostegno per superare tale momento e uscirne più forti.

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Considerazioni finali

Questo studio mostra la percezione, la comprensione e i significati che gli adolescenti che hanno preso parte allo studio hanno assegnato alle varie esperienze di vita fatte con il diabete di tipo 1; perciò, i risultati ottenuti non si possono generalizzare. Ciononostante, si considera che le interviste aperte gli permetta di esprimere le loro opinioni riguardo gli aspetti della loro esperienza, che andrebbe persa se si fossero utilizzati questionari o format più strutturati.
La conoscenza acquisita in questo studio può aiutare il team sanitario a approfondire le esperienze degli adolescenti con diabete di tipo 1.
Ulteriori studi dovrebbero essere condotti per meglio comprendere altri aspetti dell’esperienza, come le strategie utilizzate dagli adolescenti per affrontare la vita con la malattia; come determinare, promuovere o sviluppare la resilienza nell’adolescente verso la situazione della loro malattia; quali risorse possono essere mobilizzate, poiché il trattamento è rigoroso e richiede certi strumenti per il suo controllo. Questi e altri quesiti, come altre proposte d’intervento, dovrebbero essere studiati per aiutare gli adolescenti a trovare un posto per il diabete nelle loro vite, in opposizione al vivere esclusivamente per il diabete.

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* Useremo l’espressione bambini/adolescenti per indicare che, in alcuni casi, l’adolescete ricorda fatti della sua infanzia, in altri, si riferisce a fatti recenti dell’adolescenza

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Tratto da www.scielo.br - Fonte: Revista Latino-Americana de Enfermagem
Traduzione e adattamento a cura di Linda Possanzini

Data ultimo aggiornamento: Martedì, 6 Novembre 2007 6:00:00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/e1_277.html


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