Un programma per guidare la ricerca sul diabete di tipo 1
A cura di Anna Manetti
Il National Institutes of Health (NIH) ha divulgato un programma di lunga portata come guida per la ricerca sul diabete di tipo 1 nel prossimo decennio. Advances and Emerging Opportunities in Tipe 1 Diabetes Research: A Strategic Plan, identifica gli obiettivi per utilizzare al meglio i progressi scientifici nella lotta contro questa forma di diabete autoimmune.
Fra il 5 ed il 10% dei quasi 21 milioni di persone diabetiche hanno il diabete di tipo 1, conosciuto in passato come diabete giovanile o insulino-dipendente. In questa forma della malattia, le cellule immunitarie attaccano e distruggono le cellule beta del pancreas, che producono l'insulina necessaria alla sopravvivenza. Il diabete di tipo 1 tende a presentarsi nei bambini e nei giovani adulti, che hanno poi bisogno di tre o più iniezioni di insulina al giorno o di un trattamento con microinfusore per mantenere il controllo del glucosio nel sangue. Per prevenire le complicanze, sono obbligati a monitorare regolarmente le glicemie, sforzandosi di ottenere valori il più vicino possibile alla norma. La continua sfida per gestire la malattia pone un grave onere sui pazienti e sulle loro famiglie.
Il diabete di tipo 1 accorcia la vita di circa 15 anni, con una mortalità dovuta essenzialmente a infarti e ictus. Tuttavia, la ricerca ha fatto enormi progressi nell’estendere l’aspettativa di vita per i diabetici. Uno studio recente ha osservato che il 20% dei pazienti nati negli anni ’50 del secolo scorso moriva entro 20 anni dalla diagnosi di diabete di tipo 1 e il 30% entro 25 anni. Di quelli nati fra il 1975 e il 1980, invece, solo il 3,5% è morto entro 20 anni dalla diagnosi e il 7% entro 25 anni.
Il Direttore del NIH Elias A. Zerhouni, ha dichiarato: La ricerca ha molto migliorato la qualità e la lunghezza della vita delle persone con diabete di tipo 1 ed ha diminuito il rischio di insorgenza di alcune gravi complicanze, come la retinopatia e l’insufficienza renale. Rimangono, tuttavia, ancora molte sfide nella lotta a questa complessa malattia autoimmune. Il piano strategico del NIH propone un approccio valido e a molte facce, in modo che la ricerca affronti efficacemente queste sfide.
Il Piano descrive i progressi scientifici risultanti dalla ricerca sul diabete di tipo1 e indica gli approfondimenti necessari per favorire i seguenti obiettivi:
1. Identificare le cause genetiche e ambientali del diabete di tipo 1
All’insorgenza del diabete di tipo 1, contribuiscono sia una suscettibilità genetica, sia una o più cause ambientali. Sono stati identificati alcuni dei geni che danno varie gradazioni di rischio, ma i ricercatori continuano a cercarne altri. La scoperta di tutti i geni coinvolti aumenterà la possibilità di predire chi è a rischio e ad incoraggiare gli sforzi per la prevenzione. Dato, però, che molte persone geneticamente ad alto rischio non si ammalano di diabete di tipo 1, gli scienziati ritengono che esista un ruolo anche di alcuni fattori ambientali forse tossine, agenti infettivi o componenti della dieta. Diversi gruppi (come l’International Type 1Diabetes Genetics Consortium e The Environmental Determinants of Diabetes in the Young) stanno lavorando per identificare tutti i fattori genetici e ambientali che portano al diabete. Il risultato del loro lavoro potrebbe dare enormi benefici, come un vaccino preventivo contro le cause infettive o la possibilità di un cambiamento dietetico che eviti la reazione autoimmune e l’esordio del diabete.
2. Prevenire o far regredire il diabete di tipo 1
I ricercatori hanno compiuto grandi progressi nel comprendere, scoprire e monitorare l’autoimmunità e dispongono ora di strumenti migliori per studiare le prime fasi del diabete di tipo 1. Con i test per la sensibilità genetica e per gli autoanticorpi, possono identificare chi è a rischio alto, moderato o basso di ammalarsi di diabete di tipo 1. Hanno anche una migliore comprensione dei processi immunitari che portano alla distruzione delle cellule beta.
Vari studi recenti indicano nell’insulina stessa il bersaglio delle cellule immunitarie. Alcuni gruppi di sperimentazione clinica (fra cui The Type 1 Diabetes TrialNet e The immune Tolerance Network) stanno attualmente provando delle vie per modulare il sistema immunitario in modo da prevenire il diabete di tipo 1 o da fermare l’attacco autoimmune nei pazienti con un diabete all’esordio, che hanno quindi ancora alcune cellule beta funzionanti.
3. Sviluppare una terapia di sostituzione cellulare
Dal 2000, quando alcuni studiosi dell’Università di Alberta a Edmonton (Canada), aprirono la strada ad un nuovo metodo per il trapianto di isole, cioè di gruppi di cellule beta, i ricercatori hanno continuato a perfezionare sempre più tale procedimento per i pazienti con complicanze gravi dovute al diabete di tipo 1. Il trapianto di isole migliora il controllo delle glicemie e allevia l’inconsapevolezza dell’ipoglicemia, un problema di molte persone con un diabete di lunga durata. Tuttavia, gli effetti collaterali delle sostanze immunosoppressive, che combattono il rigetto delle isole del donatore, hanno limitato tale procedimento a persone con gravi problemi di ipoglicemia o a coloro che usano già farmaci immunosoppressivi dopo un trapianto di rene. I ricercatori tentano di superare le barriere tuttora esistenti al trapianto di isole:
- sviluppando metodi per produrre una fornitura illimitata di isole
- migliorando i sistemi per raccogliere le isole
- riducendo le complicanze del trapianto di isole
- sperimentando modi di prevenire la ripetizione dell’autoimmunità e il rigetto immunitario delle isole del donatore.
Per ovviare all’insufficiente fornitura di isole, il Beta Cells Biology Consortium sta esplorando la possibilità di produrre e rigenerare cellule beta con lo scopo di far crescere numeri illimitati di queste cellule. Fra gli altri progetti, vi è un registro che segue i risultati dei trapianti di isole e una ricerca che studia modi per indurre la tolleranza immunitaria in esempi di trapianti di rene e isole su primati non umani.
4. Prevenire o ridurre l’ipoglicemia nel diabete di tipo 1
Tutti i più grandi studi clinici hanno chiaramente dimostrato che il controllo intensivo delle glicemie ritarda enormemente o previene le complicanze per occhi, nervi, reni e cuore del diabete di tipo 1. Il problema principale del controllo stretto è l’ipoglicemia, che sopravviene quando l’insulina provoca una diminuzione eccessiva del glucosio nel sangue. Alcuni pazienti, con un diabete di difficile controllo, possono non accorgersi del crollo della glicemia e perdere conoscenza senza preavviso. Nuovi glucometri a misurazione continuata, da poco approvati, aiutano più facilmente i pazienti a controllare i livelli di glucosio. Questa tecnologia rivoluzionaria è il primo passo sulla via di costruire un pancreas artificiale. Altri studi sono diretti ad approfondire come il cervello avverta l’ipoglicemia e se sia possibile controllarla con una terapia comportamentale.
5. Prevenire o ridurre le complicanze del diabete di tipo 1
Il diabete e la pressione alta, sommati, causano il 72% di tutti i casi di insufficienza renale. Dopo 20 anni di aumento annuale dal 5 al 10%, gli indici dei nuovi casi di insufficienza renale si sono fermati. L’andamento più incoraggiante riguarda il diabete: il numero di nuovi casi in giovani adulti (sotto i 40 anni) è stato il più basso in 20 anni. Il miglior controllo delle glicemie e della pressione e l’uso di farmaci antipertensivi (ACE inibitori e ARB) prevengono o rallentano l’insufficienza renale. Con una buona attenzione, ora, meno del 10% dei diabetici sviluppa questa complicanza.
Grande progresso è stato fatto anche nella prevenzione e nella cura dei danni agli occhi. Con il trattamento al laser e la vitrectomia, è stata ridotta del 90% la cecità nei pazienti con retinopatia grave causata dal diabete. I ricercatori del NIH hanno scoperto che una proteina, detta fattore di crescita endoteliale vascolare, stimola lo sviluppo di vasi sanguigni anormali, che invadono la retina causando cecità. Studi clinici sponsorizzati dal NIH stanno ora sperimentando farmaci che controllano la crescita di nuovi vasi sanguigni nell’occhio.
I progressi nella comprensione di come la glicemia alta danneggia cellule e tessuti hanno portato a diversi farmaci promettenti, pronti ad essere sperimentati per curare e prevenire le complicanze.
Il Piano strategico sottolinea la necessità di rendere ancora più chiare queste strade, studiando il ruolo dei fattori genetici e applicando gli strumenti della biologia sistemica.
6. Attrarre nuovi talenti e applicare le nuove tecnologie alla ricerca sul diabete di tipo 1
Coinvolgere scienziati di talento, anche provenienti da discipline diverse, è importantissimo per il futuro successo della ricerca sul diabete. Il NIH persegue con decisione questo obiettivo incoraggiando collaborazioni interdisciplinari, creando incentivi che premiano l’innovazione nella ricerca e attirando e addestrando nuovi ricercatori sul diabete.
Usando le nuove potenti tecnologie, gli scienziati si sforzano di risolvere i problemi più difficili della ricerca sul diabete. È noto, per esempio, che al momento della diagnosi di diabete di tipo 1 i pazienti hanno già perso la maggior parte delle loro cellule beta. Se ci fosse un modo per misurare il numero di cellule rimaste, i ricercatori sarebbero molto aiutati nei loro tentativi di trovare nuove terapie. Gli attuali strumenti diagnostici, come la risonanza magnetica ad immagini (MRI) e la tomografia a emissione di positroni (PET), fanno sperare che la massa di cellule beta possa essere valutata in tempo reale, per giudicare gli effetti di terapie promettenti. Le tecnologie ad immagini sono applicabili anche per capire meglio la risposta del cervello all’ipoglicemia.
Il Piano strategico in questione è stato sviluppato sotto la guida del National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases (NIDDK), la parte del NIH che coordina la ricerca federale sul diabete, con la supervisione del Diabetes Mellitus Interagency Coordinating Committee. Il documento, risultato di un esauriente processo di pianificazione a cui hanno partecipato rappresentanti di associazioni di pazienti ed esperti di ricerca sul diabete provenienti da altre strutture, può essere letto sul sito del NIDDK:
http://www.T1Diabetes.nih.gov/plan
Per ulteriori informazioni sulla ricerca riguardante il diabete di tipo 1: www.ClinicalTrials.gov.Il National Institutes of Health (NIH) Agenzia di ricerca medica nazionale include 27 istituti e centri e fa parte del U.S. Departmente of Health and Human Services. È la principale agenzia federale statunitense per dirigere e sostenere la ricerca medica di base e clinica e per cercare le cause e le terapie per malattie comuni e rare. Per maggiori informazioni: www.nih.gov.
Tratto da: NIH News - Fonte: National Institutes of Health, 11 ottobre 2006
Traduzione e adattamento a cura di Anna ManettiData ultimo aggiornamento: Mercoledì, 8 Novembre 2006 6:45:00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/e1_264.html
