Strategie per la promozione della salute: indirizzi dietetici e uso di integratori vitaminico-minerali

Stefania Giammarioli

Centro Nazionale per la Qualità degli Alimenti e per i Rischi Alimentari, ISS



Riassunto

I dati ottenuti in numerosi studi epidemiologici hanno da tempo evidenziato l’esistenza di associazioni positive tra determinati modelli dietetici e/o elevati apporti di specifici componenti alimentari e riduzione del rischio di diverse patologie croniche. Essi hanno generato un crescente interesse del pubblico nei confronti di un possibile effetto favorevole per la salute legato all’assunzione di integratori vitaminico-minerali. Da un'analisi della letteratura emerge che l’opinione prevalente nella comunità scientifica è che la strategia migliore per promuovere la salute è quella di basarsi su idonei modelli alimentari, che privilegino l’assunzione di quantità elevate di frutta e vegetali, e che il ricorso alla supplementazione sia consigliabile solo per determinati segmenti della popolazione, con specifiche esigenze nutrizionali e/o fisiologiche.
Parole chiave: promozione della salute, indirizzi dietetici, integratori alimentari

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Introduzione

Dati consistenti ottenuti in numerosi studi epidemiologici sottolineano ormai da tempo l’importanza della dieta nell’ottimizzazione dello stato di salute e nella prevenzione di specifiche patologie. Tali studi hanno infatti evidenziato numerose associazioni tra determinati modelli dietetici e/o tra elevati apporti di specifici componenti alimentari e riduzione del rischio di una varietà di patologie croniche, inclusi diabete, alcuni tumori, patologie cardiovascolari, ipertensione. Queste scoperte hanno posto alle autorità sanitarie la necessità di individuare le opportune strategie nutrizionali per promuovere la salute e ridurre il rischio di patologie croniche e, nel contempo, hanno generato un crescente interesse del pubblico nei confronti di un possibile effetto favorevole per la salute legato all’assunzione di integratori alimentari di varia natura normalmente commercializzati sotto forma di capsule, pastiglie, compresse, polveri in bustina, liquidi contenuti in fiale, ecc. Alcune indagini hanno evidenziato, infatti, che l’uso di integratori (denominati anche supplementi o complementi alimentari), soprattutto quelli a base di vitamine e minerali, è largamente diffuso nella popolazione dei paesi industrializzati ed è spesso associato a stili di vita favorevoli in termini di prevenzione delle patologie (1).
Questo articolo, senza avere la presunzione di essere esauriente, data la vastità e la complessità della problematica, vuole cercare di fare il punto sull’opinione prevalente nella comunità scientifica sul supposto effetto benefico legato ad assunzioni elevate di vitamine e minerali (soprattutto ad azione antiossidante) e sulla necessità o meno, da parte della popolazione generale, di far ricorso a supplementi per integrare la normale dieta.

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Studi epidemiologici e di intervento

Dati epidemiologici mostrano una forte associazione tra determinati modelli dietetici e incidenza di specifiche patologie, in particolare in molti studi è emersa una relazione positiva tra diete ad alto contenuto di vegetali e frutta e ridotto rischio di patologie cardiovascolari e di alcuni tipi di tumore. Gli alimenti di origine vegetale rappresentano, come è noto, ricche fonti di micronutrienti essenziali e di sostanze fitochimiche. Nel tentativo di individuare i componenti responsabili di questi effetti, sono stati condotti numerosi studi osservazionali che hanno evidenziato, tra l’altro, una relazione positiva tra assunzione di diversi micronutrienti antiossidanti, da fonti alimentari e da supplementi, e riduzione del rischio di tumore e di patologie cardiovascolari (2,3).
Gli studi epidemiologici tuttavia, per la loro intrinseca natura, sono in grado di evidenziare associazioni, ma non di stabilire una relazione causa-effetto e quindi, sebbene siano preziosi per l’identificazione delle aree nelle quali condurre gli studi di intervento, non dovrebbero essere usati per trarre conclusioni premature. È necessario, invece, che i dati emersi vengano sempre confermati da studi di intervento sull’uomo rigorosamente controllati (3,4).
La maggior parte dei trial di intervento sono stati strutturati, salvo poche eccezioni, per testare l’effetto di singoli nutrienti o di un cocktail di nutrienti, somministrati ad alte dosi per lunghi periodi. I risultati di questi studi sono stati prevalentemente deludenti: i dati ottenuti, infatti, non hanno confermato, in molti casi, i supposti effetti benefici ed anzi alcuni hanno addirittura evidenziato effetti dannosi (3,5).
Un esempio emblematico è rappresentato dal beta-carotene: diversi studi di intervento non hanno confermato l’ipotesi, emersa dagli studi epidemiologici, che un’aumentata assunzione di beta-carotene possa ridurre il rischio d’insorgenza del tumore al polmone e, alcuni di essi, hanno evidenziato un incremento di tale tipo di tumore in soggetti ad alto rischio (fumatori e lavoratori esposti all’amianto) dopo supplementazione (3,5).
Una delle possibili spiegazioni dei risultati apparentemente contraddittori tra studi osservazionali e studi di intervento, oltre alle differenze delle caratteristiche dei soggetti selezionati per lo studio (popolazione generale o soggetti a rischio, individui ben nutriti o marginalmente deficienti, ecc.), è data dal fatto che le dosi usate nei trial clinici sono solitamente molto più elevate dei livelli riscontrati nelle ordinarie assunzioni dietetiche.
Questa ipotesi è sostenuta dai risultati ottenuti in due trial nei quali è stato studiato l’effetto di combinazioni di vitamine e minerali a dosi nutrizionali: uno studio condotto in Cina su una popolazione con bassi livelli di assunzione di diversi micronutrienti (6) e il recentissimo studio SU.VI.MAX (2), condotto in Francia su un ampio gruppo di soggetti rappresentativi della popolazione generale. Entrambi gli studi sembrano evidenziare l’efficacia della supplementazione a dosi nutrizionali nel ridurre l’incidenza di tumore in individui con livelli di micronutrienti antiossidanti sub-ottimali.
Nella valutazione dell’intera problematica non bisogna inoltre dimenticare che molto rimane da conoscere circa i composti biologicamente attivi presenti negli alimenti e che i singoli nutrienti presi in esame negli studi epidemiologici possono essere semplicemente marker di altri componenti alimentari responsabili degli effetti benefici; che più sostanze possono agire in modo sinergico tra di loro per produrre gli effetti positivi sullo stato di salute e che quantità elevate di sostanze singole possono anche influenzare in modo negativo l’assorbimento, il trasporto biologico e il metabolismo di altre potenzialmente benefiche con proprietà chimiche simili (4,5).

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Indirizzi prevalenti nella comunità scientifica

Fino a tempi recenti il ruolo dei nutrienti nel prevenire patologie croniche non veniva preso in considerazione nel definire raccomandazioni dietetiche e non esisteva un approccio scientifico specifico per la valutazione dei rischi associati ad assunzioni elevate di nutrienti; l’attenzione era invece focalizzata sulla definizione dei fabbisogni minimi di nutrienti essenziali, necessari per proteggere la popolazione da patologie legate a stati carenziali, e sulla definizione di diete in grado di fornire quantità idonee di tali sostanze per il mantenimento del buono stato di salute nella popolazione nel suo complesso (7). Con l’accumularsi di prove scientifiche relative al ruolo fondamentale della dieta nella prevenzione di specifiche patologie e l’evidenziazione di rischi dovuti ad assunzioni eccessive di nutrienti, l’attenzione della comunità scientifica si è spostata verso queste nuove problematiche.
Modelli per l’analisi del rischio nutrizionale, basati sullo schema utilizzato per altri componenti presenti negli alimenti (additivi, contaminanti), sono stati adattati a questo scopo, portando tra l’altro alla definizione, da parte di agenzie governative e organismi scientifici - quali il Scientific Committee on Food (SCF) dell'Unione Europea, sostituito poi dalla European Food Safety Authority (EFSA), l’US National Academy of Sciences (USA e Canada), la UK Food Standards Agency ed altri - di “tolerable (safe) upper intake levels (UL)” per numerosi nutrienti, ovverosia dei livelli massimi di assunzione giornaliera cronica che non pongono rischi di effetti avversi nell’uomo (7). In particolare a livello comunitario sono stati fissati UL per la vitamina A, per la vitamina E e per l’acido folico, per il selenio, il rame e lo zinco, tanto per evidenziarne alcuni (vedi http://europa.eu.int/comm/food/fs/sc/scf/out80_en.html e http://www.efsa.eu.int/science/nda/nda_opinions/catindex_en.html).
Oltre alla fissazione di livelli massimi di assunzione, un'attenzione crescente è stata rivolta alla formulazione di raccomandazioni dietetiche che possano ridurre l’incidenza di patologie croniche e alla valutazione dell’utilità di supplementare la dieta con nutrienti antiossidanti. Per citare alcune autorevoli opinioni, possiamo ricordare come il Joint WHO/FAO Expert Consultation on Diet, Nutrition and the Prevention of Chronic Diseases, tra i gli obiettivi relativi alle assunzioni ottimali da parte della popolazione generale per prevenire patologie croniche, abbia incluso raccomandazioni relative all’assunzione ottimale di frutta e vegetali (≥ 400g /die), piuttosto che di singoli nutrienti, sulla base della considerazione che i benefici legati all’assunzione di questa categoria di alimenti non possono essere attribuiti con certezza ad una singola sostanza o ad una miscela di nutrienti e sostanze bioattive (8). L'American Dietetic Association sottolinea che la migliore strategia nutrizionale per promuovere una salute ottimale e ridurre il rischio di patologie croniche sia scegliere saggiamente un’ampia varietà di alimenti e che l’assunzione di vitamine e minerali addizionali, mediante alimenti fortificati e/o supplementi, possa aiutare alcuni soggetti a soddisfare i propri fabbisogni nutrizionali (4). Ancora, l’American Heart Association afferma che i dati scientifici attualmente disponibili non giustificano l’uso di supplementi a base di vitamine antiossidanti per la riduzione del rischio di patologie cardiovascolari (9). Per concludere, l’European Association for the Study of Diabetes, nelle sue raccomandazioni per il trattamento nutrizionale dei pazienti affetti da diabete, oltre alle altre indicazioni, incoraggia l’assunzione di un’ampia varietà di vegetali e frutta fresca e, in particolare, di alimenti naturalmente ricchi di antiossidanti e di vitamine idroe liposolubili ed evidenzia, nel contempo, che i dati scientifici attualmente disponibili non giustificano l’uso routinario di vitamina E o altri micronutrienti in quantità farmacologiche, come supplementi (10).

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Circostanze in cui la supplementazione è raccomandata

Ci sono comunque circostanze o gruppi di popolazione in cui la supplementazione con nutrienti specifici può essere particolarmente indicata. È questo il caso della supplementazione con acido folico delle donne nel periodo periconcezionale, che si è dimostrata importante per ridurre il rischio di alcune malformazioni, in primo luogo i difetti del tubo neurale, o con vitamina B12 in soggetti affetti da gastrite atrofica (il 10-30% degli adulti al disopra di 50 anni soffrono di questa patologia), che ne riduce l’assorbimento (4,5). La supplementazione può essere anche utile per soddisfare i fabbisogni quando la scelta dietetica è limitata, ad esempio la supplementazione con vitamina B12 per i vegani stretti, la supplementazione con calcio o consumo di alimenti fortificati per i soggetti con intolleranza al lattosio o allergie ai prodotti lattiero-caseari, la supplementazione vitaminicominerale per coloro che seguono diete severamente ipocaloriche per la riduzione del peso (4).
È importante, in ogni caso, promuovere modelli dietetici salutari ben bilanciati e suggerire l’assunzione di supplementi sulla base di un’idonea valutazione dello stato nutrizionale-fisiologico dei singoli soggetti.

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Conclusioni

Da quanto sopra esposto emerge che l’opinione prevalente nella comunità scientifica è che, allo stato attuale delle conoscenze, la strategia migliore per ottenere quantità adeguate dei costituenti alimentari benefici evitando eccessi o sbilanciamenti è quella di basarsi su una corretta scelta degli alimenti e che il ricorso alla supplementazione dietetica sia al momento consigliabile solo per determinati segmenti della popolazione, con specifiche esigenze nutrizionali e/o fisiologiche. In particolare, diverse linee guida, quali quelle italiane (http://www.inran.it/servizi_cittadino/stare_bene/guida_corretta_alimentazione) e statunitensi (http://www.healthierus.gov/dietaryguidelines/index.html), suggeriscono l’assunzione di quantità elevate - 5 porzioni al giorno o più - di frutta e vegetali, per assicurare un apporto ottimale di micronutrienti e ridurre il rischio di incidenza di patologie croniche.

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Riferimenti bibliografi ci

  1. Harrison RA, Holt D, Pattison DJ, Elton PJ. Are those in need taking dietary supplements? A survey of 21923 adults. Br. J. Nutr. 2004; 91:617-23.
  2. Herchberg S, Galan P, Preziosi P, Bertrais S, Mennen L, Malvy D, Roussel AM, Favier A, Briançon S. Th e SU.VI.MAX Study. A randomized, placebo controlled trial of the health eff ects of antioxidant vitamins and minerals. Arch. Intern. Med. 2004; 164:2335-42.
  3. Hasnain BI, Mooradian AD. Recent trials of antioxidant therapy: what should we be telling our patients? Clev. Clin. J. Med. 2004; 71:327-34.
  4. Position of the American Dietetic Association: Food fortifi cation and dietary supplements. J. Am. Diet Assoc. 2001; 101:115-25.
  5. Lichtenstein AH, Russel RM. Essential nutrients: food or supplements? Where should the emphasis be? JAMA 2005; 294: 351-58.
  6. Blot WJ, Li JY, Taylor PR, Guo W, Dawsey S, Wang GQ, Yang CS, Zheng SF, Gail M, Li GY. Nutrition intervention trials in Linxian, China: supplementation with specifi c vitamin/mineral combinations, cancer incidence, and disease-specifi c mortality in the general population. J. Natl. Cancer Inst. 1993; 85:1483-92.
  7. L’Abbé MR, Cockell KA, Lee NS. Micronutrient supplementation: when is best and why? Proc. Nutr. Soc. 2003; 62:413-20.
  8. Joint WHO/FAO Expert Consultation. Diet, nutrition and the prevention of chronic diseases. WHO Technical Report Series 916. Geneva: WHO; 2003.
  9. Kris-Etherton PM, Lichtenstein AH , Howard BV, Steinberg D, Witzum JL. Antioxidant vitamin supplements and cardiovascular disease. Circulation 2004; 110:637-41.
  10. European Association for the Study of Diabetes (EASD). Recommendations for the nutritional management of patients with diabetes mellitus. Eur. J. Clin. Nutr. 2000; 54:353-55.

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Fonte: Notiziario dell’Istituto Superiore della Sanità. Volume 19 - Numero 3. Marzo 2006

Data ultimo aggiornamento: Giovedì, 6 Aprile 2006 6:53:00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/e1_253.html


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