Medicina Vascolare

Rischio Cardiovascolare e Diabete nei Soggetti Anziani

A cura di Leocadio Rodriguez-Manas; Marta Castro; Jorge Manzarbeitia



Abstract

I mutamenti che hanno sono avvenuti nella seconda metà del XX secolo hanno prodotto un aumento nell’incidenza delle patologie cardiovascolari e le variazioni demografiche hanno portato a focalizzarsi sui soggetti anziani. La necessità di migliorare il controllo delle patologie cardiovascolari e l’insoddisfacente attuazione degli approcci terapeutici disponibili hanno spostato un po’ dell’attenzione verso i fattori di rischio cardiovascolari. Tra questi, uno dei più importanti è il diabete che molti considerano un equivalente della patologia cardiovascolare. è divenuto evidente che i fattori di rischio cardiovascolari agiscono congiuntamente, ed il modo per affrontarli deve seguire una strategia globale. Alla fine del secolo passato sono state prodotte diverse tabelle di fattori di rischio cardiovascolari concentrandosi particolarmente sui soggetti di mezza età, che formavano il principale database degli studi sulla patologia cardiovascolare. Tuttavia, una sempre crescente porzione di pazienti è composta d’anziani e in questo gruppo gli attuali approcci alla determinazione del rischio cardiovascolare possono non essere i più adatti.

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Introduzione

Il diabete mellito è emerso come una delle principali minacce per la salute e per la funzionalità dei soggetti anziani nel XXI secolo. In questi anni è stato dimostrato l’impatto che ha avuto sulla funzionalità fisica e cognitiva e sulla qualità di vita e benessere[1-3] grazie ai risultati ottenuti da ampi studi epidemiologici. Approssimativamente metà delle conseguenze del processo patologico sulla condizione funzionale non sembra sia dovuta alle classiche complicanze del diabete (tabella 1). Tra queste, le complicanze cardiovascolari si trovano in testa alla lista. Inoltre, il ruolo del diabete, operando congiuntamente ai fattori di rischio cardiovascolari, nel determinare le complicanze cardiovascolari della malattia è notevole. Quindi, l’incidenza di IHD nei pazienti anziani con diabete è del 25%; quella dell’insufficienza cardiaca varia dal 13% nei soggetti non troppo anziani (65-74 anni) al 38% in quelli con più di 85 anni.[4] Un’anamnesi positiva per ictus si può riscontrare nel 10-15% e la PAD è manifesta in una persona anziana su quattro con diabete (figura 1). Questi dati si riferiscono solo alle manifestazioni cliniche della CVD, ma il diabete influisce anche sulla CVD subclinica. In base al Cardiovascolar Health Study, [5] la CVD è presente nel 85% dei pazienti (50% clinica, 35% subclinica). Per di più, nelle società occidentali, le cause principali di morte nelle persone anziane con diabete sono d’origine cardiovascolare (IHD e ictus).[6]

Infine, quest’associazione tra diabete, altri fattori di rischio, co-morbilità e mortalità si estende allo stato pre-diabetico: l’IFG [7] -almeno negli adulti sotto i 70 anni d’età. Sorprendentemente, l’IFG e gli altri fattori di rischio cardiovascolari sono molto frequenti nei soggetti anziani.
Quindi, il diabete è uno dei principali fattori che determina sia il rischio cardiovascolare sia la presenza di CVD. Nel percorso dal fattore di rischio (diabete) alla malattia (patologia cardiovascolare), la concomitanza d’altri fattori di rischio può avere conseguenze significative per la gestione generale del rischio cardiovascolare.

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Il Diabete e gli Altri Fattori di Rischio Cardiovascolari

Sebbene l’incidenza dei fattori di rischio cardiovascolari sia molto elevata nei pazienti anziani (?65 anni), la loro concomitanza nei soggetti con diabete supera di gran lunga l’incidenza prevista. Per alcuni fattori di rischio, il punto chiave non è l’incidenza più elevata ma il profilo differenziale nei pazienti con diabete. Questo è il caso del colesterolo. Sebbene l’incidenza dell’ipercolesterolemia sia simile a quell’osservata nelle popolazioni non diabetiche, i soggetti con diabete mostrano quantità più elevate di particelle LDL dense o meno dense e concentrazioni inferiori di colesterolo HDL. [8]
La presenza di diversi fattori di rischio cardiovascolare (es. ipertensione, obesità, dislipidemia) nello stesso paziente ha sollevato il problema su come questi fattori possono interagire. I dati ottenuti dal Framingham affermano che l’effetto non è aggiuntivo ma moltiplicativo. Questi risultati hanno evidenziato la necessita di valutare il fattore di rischio cardiovascolare globale in ogni paziente, e supportare la gestione diagnostica e terapeutica dei pazienti secondo quel rischio globale.[9] Sebbene il rischio cardiovascolare non abbia giocato un ruolo chiave nella decisione del trattamento atto ad abbassare i livelli di glucosio, è mandatario per determinare il rischio cardiovascolare, quando la decisione terapeutica riguarda il trattamento d’elevati livelli di colesterolo o della pressione arteriosa nella popolazione generale. Nondimeno, l’influenza del diabete nella predizione del rischio cardiovascolare è così elevata che gli strumenti principali per la sua valutazione considerano il diabete come un equivalente della CVD. Recentemente, si sono ottenute delle prove sull’importanza della selezione in base al loro rischio cardiovascolare attuale e al tentativo di “trattare il bersaglio” nella prevenzione primaria della CVD nei pazienti con diabete di tipo 2.[10-12] Questo punto di vista mette a repentaglio la credenza che vede il diabete come un equivalente della patologia cardiovascolare.[13]

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Calcolare il Rischio Cardiovascolare nei Pazienti Anziani con Diabete

Lo scopo della determinazione del rischio nella popolazione generale è d’identificare la CVD subclinica, [18] e di stabilire il rischio di sviluppare una CVD clinica nei prossimi 10 anni; questo è generalmente stratificato in tre categorie principali: rischio basso (<10%), medio (10-20%), ed elevato (>20%). Nei soggetti anziani, identificare quei pazienti con CVD subclinica può avere un altro importante scopo: e cioè, identificare gli anziani che rischiano di sviluppare correlate insufficienze funzionali in futuro.[19] Al contrario, la sua importanza può essere minimizzata se teniamo conto che tra questi pazienti anziani con diabete ma senza CVD clinica, due su tre hanno una CVD subclinica.[5] Quindi, alcuni autori credono che da un punto di vista pratico, la presenza di un tale coinvolgimento subclinico del sistema cardiovascolare debba essere considerata come un fatto in ogni singolo paziente anziano con diabete. Tuttavia, non è fermamente stabilito che il diabete sia una CHD equivalente ed i dati sulla prevenzione primaria nei pazienti con diabete di tipo 2 hanno sollevato la necessità di centrare la scelta del trattamento. Una stima del rischio vascolare globale è mandataria nei soggetti con diabete, e specialmente nelle popolazioni con un elevato rischio cardiovascolare, com’è il caso degli anziani. In quest'ambito, le recenti Linee Guida Cliniche per il Diabete Mellito di Tipo 2, dell’European Diabetes Working Party for Old People hanno stabilito che, “alla determinazione iniziale, tutti i pazienti anziani con diabete dovrebbero essere sottoposti ad una determinazione del rischio cardiovascolare, almeno quelli sotto i 76 anni d’età.[20]
Esistono tabelle molto valide per la determinazione del rischio vascolare (tabella 2), che sono alquanto utili nelle popolazioni generali, incluse quelle affette da ipertensione.[21] Tuttavia, quando applicate ai soggetti più anziani (?65 anni), inclusi quelli con diabete, nascono alcuni problemi. In breve, il rischio vascolare globale è solitamente ristretto al rischio coronarico, e talvolta a quello cardiovascolare. Per di più, queste tabelle concentrano di solito i loro interessi sul decesso cardiovascolare, un punto di poca importanza nei soggetti anziani: lo status funzionale, che non è solo collegato alla CVD ma anche, può determinare gli esiti sanitari nei pazienti anziani con diabete.[19, 22]
Inoltre, questi sistemi stimano il rischio in dieci anni. Questo può risultare un lasso di tempo troppo lungo per le persone anziane. Per di più, le carte sono ideate per calcolare il rischio nelle persone con un’età massima di 79 anni. Nella maggioranza di questi, quest’età è più bassa (74, 70 o 60), senza dati sui soggetti molto anziani.
La maggioranza dei metodi per calcolare il rischio vascolare è ideata per stimare il rischio nella prevenzione primaria. Questo è lo scopo principale, come precedentemente dichiarato. Ma, questo scopo può perdere gran parte della sua rilevanza nei soggetti anziani con diabete, dove l’incidenza di CVD è elevata. Com’è stato mostrato nel Cardiovascolar Health Study, circa il 50% dei pazienti presentava CVD clinica. [5] Quindi, la sua utilità in questi pazienti è molto limitata, ed ignora il fatto che avere il diabete nelle persone con IM aumenta il rischio di una conseguente CHD, [16] sebbene questo non è necessariamente vero per le altre CVD come l’ictus. [17]
Un altro punto di controversia è che tutte le tabelle segnano il diabete come un dicotomo variabile. Avere il diabete aggiunge ulteriore rischio, non tenendo conto del grado del controllo metabolico. Tuttavia, trial clinici randomizzati (principalmente l’UKPDS) hanno mostrato l’effetto benefico del trattare la malattia (inclusa la glicemia) sugli esiti vascolari nei pazienti anziani, con una leggera relazione tra l’emoglobina glicosilata e gli esiti cardiovascolari. Alcuni metodi hanno tentato di alludere a questo problema creando specifiche tabelle ed equazioni di rischio per i pazienti con diabete, e più precisamente con diabete di tipo 2, [23-25] ma non risolvono i problemi rimanenti che sono presenti negli altri metodi.
Il rischio cardiovascolare è stato calcolato in base al database dello studio Framingham. Le equazioni FHS non predicono il rischio in altre popolazioni dello stesso paese come quelli partecipanti al Cardiovascoalr Health Study.[26] Inoltre, sebbene le equazioni FHS-basate possono riflettere l’attuale rischio per le popolazioni nordeuropee, queste possono sottostimare il rischio nelle stesse popolazioni, quando il rischio annuale è inferiore al 1.5% e sovrastimare chiaramente il rischio nelle popolazioni del sud Europa.[27, 28]
Infine, la capacità discriminatoria nei pazienti anziani è abbastanza bassa. Un rischio basso negli uomini con più di 70 anni è molto vicino alla soglia limite per l’alto rischio nelle persone non anziane, mettendo la maggioranza dei pazienti anziani con diabete in questa categoria ad alto rischio, perdendo così la possibilità di aiutare a scegliere il bersaglio migliore.
In conclusione, il rischio cardiovascolare nei pazienti anziani con diabete è una delle principali preoccupazioni nel trattare la loro gestione totale. Tuttavia, i metodi per valutarlo non offrono sufficiente discriminazione e possono essere inaffidabili per molti soggetti anziani con diabete di tipo 2.[13]

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Tabelle

Tabella 1. Associazione tra il Diabete di Tipo 2 e gli Esiti potenzialmente causati dalla Patologia Vascolare negli anziani. Studi osservazionali

Item

Sub-item

Gruppi di età
(Anni)

A

C

U

Demenza vascolare

 

65-75
>75

+
+

 

 

Funzione visiva

Danno visivo

Cecità

65-75
>75
65-75
>75

+
+
+




x

 

Scarsa funzione sessuale

 

65-75
>75

+

 


x

Piede diabetico

 

65-75
>75

+
+

 

 

Amputazione

 

65-75
>75

+
+

 

 

Danno renale cronico

 

65-75
>75

+

 


x

Trapianto renale
(risultato scarso)

 

65-75
>75

+

 


x

Danno cardiaco

 

65-75
>75

+


x

 

Infarto

 

65-75
>75

+

 


x

Ischemia cardiaca

 

65-75
>75

+
+

 

 

Key: A = Associazione (+ = positiva); C = controversa; U = sconosciuta; x=dati controversi/inadeguati
Basata sui dati in bibliografia 29-47

Tabella 2. Tabelle per la Determinazione del Rischio per Stimare il Rischio Cardiovascolare Globale nei Soggetti Anziani

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Punti Chiave

  • La patologia cardiovascolare è uno dei principali bersagli nei pazienti anziani con diabete
  • Valutare il rischio cardiovascolare globale è una necessità importante nei diabetici di tipo 2
  • In generale, i metodi oggi a disposizione per valutare il rischio cardiovascolare non soddisfano i requisiti per utilizzarli in popolazioni sub-cliniche rilevanti di pazienti anziani

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Note ed Abbreviazioni

CHD = cardiopatia coronarica; CVD = patologia cardiovascolare; HDL = lipoproteine ad elevata densità; IFG = alterata glicemia a digiuno; IHD = cardiopatia ischemica; LDL = lipoproteine a bassa densità; IM = infarto miocardico; PAD = arteriopatia periferica

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Acronimi

ARIC = Acronyms Atherosclerosis Risk in Communities; FHS = Framingham Heart Study; UKPDS = United Kingdom Prospective Diabetes Study

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Fonte: Br J Diabetes Vasc Dis. 2005; 5 (1): 7-11
Traduzione e adattamento a cura di Linda Possanzini

Data ultimo aggiornamento: Martedì, 20 Dicembre 2005 6:53:00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/e1_246.html


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