L’incidenza di fattori legati all’età sull’origine del diabete autoimmune

R. David G. Leslie; Michela Delli Castelli

Traduzione e adattamento a cura di Anna Manetti

Institute of Cell and Molecular Science, Queen Mary College, University of London, London, U.K.



Introduzione

Dieci anni fa, avevamo avanzato l’ipotesi che alcuni fattori ambientali in atto all’inizio della vita potessero favorire l’esordio del diabete di tipo 11. Oggi possiamo con più sicurezza affermare che i fattori ambientali possono effettivamente avere un influsso nel causare il diabete di tipo 1 nell’infanzia, ma stiamo riesaminando varie indicazioni, secondo cui ciò ha poche probabilità di essere vero nella generalità dei casi di diabete di tipo 1. Infatti, questo tipo di diabete se si presenta in età adulta è notevolmente diverso da quello dei bambini nelle sue caratteristiche genetiche, immunitarie, metaboliche e cliniche. Se il meccanismo e l’evoluzione temporale dell’esordio della malattia fossero diversi quando il diabete di tipo 1 insorge in età adulta piuttosto che nell’infanzia, tali differenze sarebbero importanti per approfondire la comprensione della patogenesi, della previsione e della prevenzione della malattia. Scopo di questo articolo è di esaminare le diverse influenze di fattori genetici e non genetici sul diabete di tipo 1, a seconda dell’età dell’esordio clinico della malattia e le conseguenze potenziali di queste differenze.


Il ruolo legato all’età dei fattori genetici

Il diabete di tipo 1 è determinato geneticamente come dimostrano gli studi genetici su gemelli e gruppi famigliari. La frequenza di questo tipo di diabete è più alta nei fratelli di pazienti diabetici (6% entro i 30 anni di età nell’U.K.) che nella popolazione in generale (0,4% entro i 30 anni di età).(6) La frequenza dei casi in una stessa famiglia potrebbe essere causata da fattori genetici o ambientali condivisi e, per distinguere fra questi, sono stati effettuati studi sui gemelli. Indici più alti di coincidenza di malattie autoimmuni in gemelli identici, a paragone di quelli non identici, sono compatibili con un’influenza genetica riguardante queste malattie.(7) Fra i geni implicati nella suscettibilità genetica al diabete di tipo 1, i più importanti sono nella zona di istocompatibilità (HLA) del cromosoma 6.(6,8)

I fattori genetici legati all’età non influiscono solo sul rischio di diabete di tipo 1, ma anche sulla presenza di autoanticorpi associati al diabete, sulla velocità di progressione verso il diabete clinico e sulla gravità della riduzione della capacità secretoria di insulina. L’aumento dell’età fa diminuire l’incidenza del diabete di tipo 1, rispetto ai bambini, in tutti i paesi europei, ma nei maschi vi è un’eccedenza nel numero dei casi di tale malattia, che diventa evidente durante la pubertà ed è più rilevante nel gruppo di età fra i 25 e i 29 anni.(9) Uno studio ha stimato che il gemello identico non diabetico di un altro gemello, a cui sia stato diagnosticato il diabete di tipo 1 a meno di 25 anni di età, ha una probabilità del 38% di sviluppare il diabete anche lui, a paragone di una probabilità del 6% per i gemelli a cui la malattia sia stata diagnosticata la prima volta in età più tarda(10,12) (Tabella 1). Un indice così basso di concordanza fra gemelli per il diabete di tipo 1 con esordio in età adulta, più basso che quello per l’influenza, implica che l’impatto genetico nel diabete di tipo 1 degli adulti è limitato.(7)

(omissis)

Nonostante il limitato rischio genetico suggerito dagli studi sui gemelli, il diabete di tipo 1 dell’adulto mostra una suscettibilità genetica (geni dell’ HLA), riscontrata anche in adulti con diabete non insulinodipendente, che hanno autoanticorpi GAD associati al diabete.(17,19) Questi pazienti, in un primo momento diagnosticati erroneamente come diabetici di tipo 2, hanno un diabete autoimmune non insulinodipendente, definito diabete autoimmune latente dell’adulto (LADA), con una ridotta frequenza della sindrome metabolica a paragone di altri casi di diabete non insulinodipendente. Tale forma di diabete autoimmune colpisce circa il 10% degli adulti europei non insulinodipendenti diagnosticati recentemente, e sarebbe quindi più diffuso del diabete di tipo 1 dell’infanzia.(18) Inoltre, circa il 90% dei pazienti con LADA arriva all’insulinodipendenza entro 6 anni, per cui è difficile distinguere fra diabete di tipo 1 con esordio in età adulta e LADA (Tabella 2). Anche nel LADA i pazienti più vecchi arrivano più lentamente all’insulinodipendenza.(19) Sorprendentemente, gli adulti con diabete non insulinodipendente senza autoanticorpi GAD mostrano un eccesso di geni HLA associati al diabete e sono relativamente giovani e magri.(16,17)


Il ruolo legato all’età dei fattori non genetici

L’incidenza delle malattie autoimmuni è aumentata notevolmente negli ultimi tre decenni.(5) L’attuale bassa densità di selezione e la relativa stabilità dei polimorfismi dell’HLA indicano che questo aumento non può essere causato da pressioni della selezione genetica, per lo meno attraverso i geni HLA, ed è più probabilmente il risultato di fattori non genetici.(5,8) I fattori non genetici hanno un ruolo importante nel causare il diabete di tipo 1, come è dimostrato da studi su popolazioni emigrate, su popolazioni in cui è cambiata l’incidenza della malattia e sui gemelli.

Gli studi sulle popolazioni hanno un valore limitato nell’identificare l’impatto dei fattori non genetici, per la difficoltà di separare gli influssi genetici da quelli ambientali. Tuttavia, i cambiamenti nell’incidenza della malattia in una popolazione geneticamente stabile –o in emigranti- sono importanti quando l’incidenza della malattia sale rapidamente.(5,20) Negli U.S.A., tale incidenza era di 1,3/100.000 all’anno nel 1890, di 3,1/100.000 nel 1920,(21) salendo negli anni 1959-1961 a 11,3/100.000, un cambiamento sostanziale in appena quattro generazioni.(22) Questi cambiamenti sono stati particolarmente degni di nota fra i bambini diagnosticati a (23)

Gli studi sulle emigrazioni avvalorano il ruolo dei fattori ambientali, nell’influire sull’incidenza della malattia.(3,5) L’incidenza del diabete di tipo 1 fra i bambini asiatici emigrati in Gran Bretagna è aumentata da 3,1/100.000 all’anno negli anni 1978 – 1981 a 11,7/100.000 negli anni 1988 – 1990, molto più alta che nella loro città di nascita, Karachi (1/100.000).(24,25) Non esistono studi comparabili riguardanti gli adulti.

L’aumento del rischio di malattia nei bambini piccoli potrebbe essere causato da un’evoluzione accelerata verso il diabete di tipo 1 o da una crescita del rischio di malattia o da ambedue le cause. In appoggio alla tesi del maggior rischio di malattia, vi è l’osservazione di un recente incremento in Finlandia nella suscettibilità genetica dell’ HLA con più più casi con genotipi HLA a rischio basso o moderato.(26) In appoggio alla tesi dell’evoluzione accelerata della malattia, si è notato che l’incidenza è aumentata nei giovanissimi (fra 0 e 14 anni di età) con una coincidente diminuzione più avanti nell’età (fra 15 e 39 anni).(27,28) Forse entrambi i fattori spiegano l’aumentata incidenza della malattia nei bambini. L’accelerazione dell’evoluzione della malattia, o dello scompenso metabolico, potrebbe derivare da una ridotta sensibilità all’insulina, dovuta o ad una rapida crescita in altezza, cosa che è stata collegata al rischio di diabete, o ad un aumento di obesità nell’infanzia, cosa che è stata correlata con l’età.(29,31) Come abbiamo già sostenuto, questi fattori non determinati geneticamente sono verosimilmente fattori ambientali.


I fattori ambientali favoriscono la malattia

I fattori ambientali sono stati coinvolti nell’eziologia delle malattie autoimmuni. Tali fattori di rischio includono: il clima freddo/temperato , una migliore igiene e indici più bassi di infezione, le vaccinazioni e antibiotici e la ricchezza crescente (forse tutti fattori rilevanti per la maggioranza delle malattie autoimmuni e atopiche). Tuttavia, per il diabete di tipo 1, tali fattori includono anche il sovraffollamento durante l’infanzia e le infezioni virali, una precoce esposizione al latte vaccino, una ridotta durata dell’allattamento al seno, il basso consumo di vitamina D e l’assunzione crescente di nitriti.(1,5,32-50)

L’andamento qualitativo, legato all’età, dell’incidenza del diabete di tipo 1 è simile in tutto il mondo, con un picco di incidenza nell’infanzia, che diminuisce marcatamente più tardi (Figura 1A). Il notevole declino postpuberale dell’incidenza della malattia potrebbe essere causato dalla scomparsa di un effetto genetico o ambientale. Quest’ultimo è più probabile perché l’abbassamento del rischio di malattia riguarda anche i gemelli identici di giovani pazienti diabetici, sebbene in modo notevole non nei gemelli più vecchi (Fig. 1B). Questo declino del rischio di ammalarsi riguardante il diabete con esordio infantile, ma non quello con esordio in età adulta, implica che gli eventi ambientali critici che favoriscono la malattia nei bambini sono attivi soprattutto entro un periodo limitato nella prima infanzia. Il diabete di tipo 1 con esordio infantile dunque si comporta al contrario di quanto avviene per altre malattie, in cui il rischio aumenta col tempo e quindi con l’età.(1,45) La stessa cosa non si può attualmente affermare per il diabete autoimmune con esordio in età adulta.

Figura 1.
(cliccare sull’immagine per ingrandire)
A: L’età di esordio del diabete di tipo
1 compilata da fonti diverse per valutare l’incidenza specifica secondo l’età, al di sotto dei 35 anni.(1,85) Notare il brusco declino dell’incidenza durante l’adolescenza. È importante osservare che in circa il 25% dei pazienti diabetici di tipo 1 la malattia insorge dopo i 35 anni e che un’altra sostanziale proporzione sviluppa il diabete autoimmune non insulinodipendente, detto LADA.

B: Incidenza del diabete nella coorte di gemelli dal momento della diagnosi del gemello esponente, secondo l’età alla diagnosi nell’altro gemello: da 0-6 anni (n=38) (linea intera) e >/=24 anni (n=40) (linea tratteggiata). Notare il brusco declino dell’incidenza di diabete nei gemelli di giovani diabetici e l’incidenza minore ma più stabile nei gemelli di diabetici con esordio della malattia in età adulta. Paragonare tale declino con quello della figura 1A.


Eventi riguardanti la madre influiscono sul rischio di diabete

L’importanza sproporzionata che si è data all’influsso materno sul rischio di diabete di tipo 1 sembra suggerire che alcuni eventi ambientali che favoriscono la malattia potrebbero essere in opera molto precocemente, perfino già nell’utero. Un certo numero di fatti riguardanti la madre è associato ad un maggior rischio della malattia nei bambini, ma non negli adulti (Tabella 3).

I figli di madri diabetiche hanno meno probabilità di contrarre il diabete di tipo 1 che i figli di padri diabetici e il rischio riguardante le madri è minore di quello che ci si aspetterebbe basandoci sul loro HLA.(46,47) Il rischio medio di diabete nella prole di madri e padri diabetici è stato valutato in uno studio rispettivamente di 1,3 e 6,1%.(46) Questa bassa percentuale di rischio è limitata ai figli di madri diventate diabetiche dopo gli 8 anni di età, forse a causa di una ridotta trasmissione del rischio genetico. Il rischio che la prole si ammali di diabete aumenta con l’età della madre al momento della nascita, mentre l’effetto dell’età paterna è minore.(48) Il primo nato ha il più alto rischio di contrarre il diabete e tale rischio diminuisce poi del 15% per ogni successivo nato. Anche l’incompatibilità del gruppo sanguigno fra madre e figlio può favorire il diabete nel bambino, benché la causa di ciò rimanga oscura.(49) Mentre la quantità di questi studi è limitata, analisi più esaurienti sono state effettuate riguardo alle infezioni virali durante la gravidanza e all’interruzione precoce dell’allattamento al seno.


L’esposizione a virus

Dati esaurienti epidemiologici, istologici e immunologici, derivati essenzialmente da studi su pazienti con meno di 15 anni al momento della diagnosi, avvalorano il ruolo di uno o più virus nella patogenesi del diabete di tipo 1.(33,38) Si è concentrata l’attenzione soprattutto su alcuni enterovirus (specialmente la famiglia dei picornavirus, non avvolti da RNA): un infezione da coxsackie B virus, per esempio, è stata scoperta nel 64% dei giovani diabetici a confronto con solo il 4% dei soggetti di controllo.(34)

Infezioni virali materne durante la gravidanza potrebbero aumentare il rischio della malattia: i livelli di specifici anticorpi enterovirali IgG e IgM erano, durante la gravidanza, più alti in 57 madri di bambini prediabetici che in 203 madri di soggetti di controllo, benché i geni HLA-DR di rischio di malattia siano stati associati ad una maggiore sensibilità umorale agli antigeni enterovirali.(36) Altre due osservazioni appoggiano l’eziologia virale del diabete di tipo 1: si è riscontrata una stagionalità sia nell’apparizione degli autoanticorpi legati al diabete, che sono al massimo in autunno e inverno(50), sia nella relazione temporale fra il manifestarsi di questi autoanticorpi e le infezioni da enterovirus, avvenute nei 6 mesi precedenti.(37)


Tipo di alimentazione nello svezzamento

Il tipo di alimentazione dei neonati incide sullo sviluppo del diabete di tipo 1. I bambini non allattati al seno corrono un rischio maggiore di insorgenza del diabete che quelli allattati al seno: questo tipo di allattamento naturale prolungato per più di tre mesi protegge dal diabete.(38) Tale effetto protettivo potrebbe agire fornendo dei fattori immunitari, ad es. l’immunoglobulina secretoria A, o ritardando l’introduzione di antigeni estranei come le proteine del latte vaccino.(38) In ogni caso, sembra esserci un legame fra un allattamento al seno troppo breve (meno di 2 mesi) e l’insorgenza di autoanticorpi associati al diabete, specialmente quando i neonati sono portatori del gene di alto rischio di diabete HLA DQ*0302.(39) Inoltre, il legame fra consumo di latte e rischio di diabete potrebbe non essere limitato ai primi anni di vita, poiché la quantità di latte vaccino assunto in età adulta è in relazione con il rischio della malattia.(32,38)

In breve, le testimonianze epidemiologiche favoriscono l’ipotesi di influssi, nell’insorgenza del diabete di tipo 1 nei bambini, di eventi ambientali, possibilmente un virus o un fattore dietetico, che agiscono durante un periodo determinato nella prima infanzia. Questo effetto ambientale opera probabilmente nel contesto della suscettibilità dei geni a diverse malattie per determinarne il risultato. Non vi sono prove che tali effetti ambientali agiscano anche nei pazienti con diabete di tipo 1 ad esordio in età adulta.


Attivazione della risposta immunitaria associata al diabete

Se l’evento che produce il processo immunitario distruttivo avviene durante la prima infanzia, ne consegue che anche i cambiamenti immunitari associati al diabete, derivati da tale processo, possono essere scoperti in un’età precoce. La determinazione del tempo in cui ha inizio l’autoimmunità è un prerequisito per riuscire a smascherare le cause scatenanti nella patogenesi di questa malattia. Alla nascita, i bambini di madri diabetiche hanno spesso autoanticorpi contro le cellule delle isole (ICA), e contro IAA e GAD. Questi autoanticorpi, però, possono essere trovati già nel siero materno e sono probabilmente trasferiti nel bambino attraverso la placenta, poiché le specificità degli autoanticorpi sono simili nella madre e nel sangue del cordone ombelicale e normalmente non si trovano nei neonati di madri senza tali autoanticorpi.(51,53) Gli autoanticorpi materni ottenuti passivamente spariscono dopo la nascita, come ci si può aspettare, ma sono successivamente sostituiti da quelli propri del neonato. Tre su 58 neonati di madri diabetiche hanno sviluppato autoanticorpi IAA, ICA e GAD entro i due anni di età e solo allora tali autoanticorpi sono stati associati con il rischio di diabete.(51) Il rischio cumulativo di diabete di tipo 1 fra 1353 figli di genitori diabetici è stato valutato del 18% a 5 anni di età, ma del 50% fra coloro con più di un autoanticorpo associato al diabete.

Sebbene gli autoanticorpi nel sangue del cordone ombelicale siano prevalentemente acquisiti attraverso la placenta, autoanticorpi associati al diabete possono apparire ad un’età molto bassa. Per esempio, nell’85% dei bambini neozelandesi, che hanno sviluppato ICA, ciò è avvenuto entro i 5 anni di età. (Omissis)

Sorprendentemente, il 95% delle sieroconversioni verso autoanticorpi IAA o GAD o IA2 è avvenuto in un breve periodo di tempo (fra 8 e 12 mesi), poco prima che si trovassero nel siero gli ICA. Nei bambini ad alto rischio genetico questo mutamento è avvenuto a ritmo regolare ad una velocità quasi doppia che in quelli a rischio moderato.(54) L’insorgenza e l’attivazione degli autoanticorpi associati al diabete non sono quindi limitate alla prima infanzia e la sieroconversione può essere scoperta fino ad almeno 10 anni di età.

Nell’insieme, queste osservazioni fanno pensare che l’attivazione, probabilmente a causa di virus, del processo immunitario associato al diabete possa avvenire nella prima infanzia. La sieroconversione, tuttavia, non è limitata alla prima infanzia e neppure lo è perciò l’attivazione della risposta immunitaria associata al diabete.


I danni della risposta immunitaria associata al diabete

La perdita della capacità secretoria di insulina è variabile e dipende dall’età, essendo più rapida nel diabete ad esordio infantile che negli adulti. La variazione nella velocità di avanzamento della malattia sembra essere determinata geneticamente e associata all’obesità.


Velocità variabile dell’evoluzione della malattia

Se l’evento ambientale iniziale agisse esclusivamente nell’infanzia, la successiva evoluzione fino alla malattia clinica sarebbe rapida nei pazienti con meno di 5 anni di età e lenta in coloro in cui si rivela molto più tardi. Le prove istologiche appoggiano questa tesi; le cellule beta delle isole tendono a sparire entro 12 mesi dalla diagnosi nei pazienti che hanno meno di 7 anni, ma possono essere trovate per periodi molto più lunghi nei pazienti più vecchi.(55) Anche quando i cambiamenti immunitari si attivano in bambini molto piccoli, l’evoluzione verso il diabete clinico può essere variabile. Sorprendentemente, solo la metà dei bambini a cui erano stati trovati (in età da 1 a 5 anni) autoanticorpi associati al diabete e reazioni insuliniche subnormali, si è ammalata rapidamente di diabete, mentre gli altri non divennero diabetici fino a quattro anni dopo.(56) Questa osservazione implica che vi sono varianti nell’evoluzione della malattia, anche fra bambini molto piccoli con suscettibilità genetica simile, nei tipi di autoanticorpi associati al diabete e nei livelli di disordine metabolico. Altri studi hanno sottolineato che tale evoluzione variabile è più rapida nei bambini in presenza di autoanticorpi associati al diabete, ma non dipende dal tipo di autoanticorpi né dal grado di perdita secretoria dell’insulina e risulta più rapida nei bambini obesi che in quelli magri.(31,57,58)


Fattori genetici incidono sulla velocità della malattia

Fattori genetici determinano il momento di comparizione del diabete di tipo 1. I gemelli identici sviluppano la malattia ad un età simile ed in un momento simile, con una componente ereditaria del 74% riguardo all’età della diagnosi.(12,59) Studi su gruppi familiari, in cui sono stati paragonati fratelli diabetici, mostrano una correlazione fra loro quanto all’età, ma non quanto al momento della diagnosi.(59) Questo fatto porta a contrastare l’idea che il diabete nei fratelli sia stato scatenato dall’esposizione ad un comune agente ambientale e a favorire, invece, l’ipotesi di un evento ambientale diverso. Ammettendo il raggruppamento nel tempo dell’attivazione immunitaria fra fratelli, come si può giudicare dalla sieroconversione degli autoanticorpi, e anche un raggruppamento per età al momento della diagnosi, la velocità dell’evoluzione del processo distruttivo durante il periodo prediabetico intercorrente è probabilmente, fino ad un certo livello, determinata geneticamente sia nei bambini che negli adulti.


Implicazioni per la patogenesi della malattia

I disturbi complessi tendono ad apparire clinicamente nell’età adulta, mentre circa l’80% di quelli mendeliani si presentano durante l’infanzia.(60) Quindi le diverse età in cui il diabete autoimmune si presenta clinicamente potrebbero riflettere le differenze nella patogenesi della malattia. Abbiamo già notato differenze nell’impatto di fattori genetici e non genetici sull’età alla diagnosi in questo tipo di diabete. Ne consegue che dovrebbe esserci una gamma di diverse velocità di scompenso metabolico durante il periodo pre-diabetico. Tale spettro metabolico è stato ben documentato.


Variazione legata all’età nell’evoluzione della malattia

La capacità secretoria di insulina alla diagnosi è meno compromessa negli adulti che nei bambini e, dopo la diagnosi, si deteriora meno rapidamente. Uno studio di 235 casi di diabete di tipo 1 appena diagnosticato ha rilevato che i bambini con meno di 7 anni di età avevano la secrezione di insulina residua più bassa ed avevano bisogno della dose più alta di insulina per un controllo ottimale, mentre più era alta l’età alla diagnosi, più alto era il livello basale di C-peptide.(61) Una minore sensibilità all’insulina durante la pubertà e in età adulta potrebbe anche essere relativa allo scompenso metabolico e portare al diabete conclamato (Fig.1A). Dopo la diagnosi, vi è un declino nel C-peptide, sia a digiuno sia sotto stimolo; tuttavia, una secrezione duratura di C-peptide, che implica una malattia meno aggressiva, è osservata più frequentemente in adulti che in adolescenti e più negli adolescenti che in bambini diabetici.(62,64)

Gli individui prediabetici passano attraverso una fase di deteriorata tolleranza al glucosio o anche di diabete non insulinodipendente, prima di diventare insulinodipendenti. Lo studio DPT-1 (Diabetes Prevention Trial del diabete di tipo 1) ha scoperto 585 familiari di pazienti diabetici di tipo 1 che avevano già anticorpi ICA oltre a IAA o una bassa risposta insulinica a glucosio intravenoso; 427 di essi avevano una normale tolleranza al glucosio, in 87 tale tolleranza era deteriorata e 61 risultavano diabetici al test di tolleranza al glucosio, anche se ancora asintomatici.(65) Fra questi ultimi quelli con glicemie anormali a digiuno erano notevolmente più vecchi (età media: 21 anni) di quelli con glicemie normali (età media:12 anni). Se ne deduce che alcuni pazienti con diabete autoimmune (cioè con autoanticorpi associati al diabete) attraversano un periodo di diabete non insulinodipendente prima di dover ricorrere all’insulina. Numerosi studi in tutto il mondo hanno identificato questi casi come pazienti LADA e hanno dimostrato che essi hanno un profilo clinico e immunogenetico simile al diabete di tipo 1 degli adulti (Tabella 2).(17,19) Il 94% di questi pazienti LADA hanno avuto bisogno di trattamento insulinico entro 6 anni, in confronto col solo 14% di coloro che non presentavano autoanticorpi GAD, né ICA. Anche negli adulti si nota un effetto età sulla velocità di evoluzione della malattia: l’evoluzione verso l’insulinodipendenza è più rapida in coloro con meno di 45 anni che nei pazienti più vecchi.(19) Inoltre i pazienti di età simile con LADA e quelli con diabete di tipo 1 insorto in età adulta hanno all’esordio clinico livelli simili di C-peptide, benché tali livelli diminuiscano negli ultimi più rapidamente dopo la diagnosi.(66)

Rimane da chiarire se il LADA abbia lo stesso sviluppo della malattia che il diabete di tipo 1 dell’adulto, ma in questo contesto l’argomento serve solo ad illustrare l’ampio spettro clinico associato con le caratteristiche immunogenetiche del diabete autoimmune e con l’età a cui si presenta. Quanto ampio possa essere tale spettro rimane incerto, ma un certo numero di pazienti non insulinodipendenti, senza autoanticorpi GAD, potrebbe avere uno sviluppo simile al LADA, dato che anch’essi mostrano una connessione con i geni HLA associati al diabete, mentre in altri con autoanticorpi collegati al diabete, il diabete clinico potrebbe non svilupparsi mai.(67,69)


Variazioni nella crescita

Poco prima dell’esordio del diabete di tipo 1 possono manifestarsi cambiamenti nella crescita e nell’aumento di peso. Questi cambiamenti, tuttavia, sono diversi nei casi ad esordio precoce e in quelli ad esordio tardivo. Sebbene i gemelli identici normalmente crescano alla stessa velocità e approssimativamente ad una stessa altezza finale,(70) un gemello diabetico, che alla diagnosi aveva 9 o più anni, è spesso più basso del suo gemello non diabetico, probabilmente a causa del rallentamento della crescita nel periodo prediabetico.(71) D’altra parte, i pazienti diabetici, che avevano meno di 9 anni alla diagnosi, non sono più bassi dei loro gemelli o fratelli, il che fa presupporre un’evoluzione più rapida della malattia.(72,73) Una diminuzione della sensibilità all’insulina durante la pubertà potrebbe essere collegata alla maggiore incidenza della malattia in questo periodo (Fig.1A).


Variazione legata all’età nelle conseguenze della malattia

Una volta instaurato il diabete, l’età di esordio è associata con l’indice di complicanze microvascolari. L’EURODIAB Prospective Complications Study ha rilevato che il diabete manifestatosi prima della pubertà (fissata convenzionalmente a 12 anni) era associato con un maggior rischio di evoluzione alla retinopatia diabetica proliferativa e alla nefropatia diabetica, indipendentemente dalla durata del diabete.(74,75)

Ne consegue che vi è un ampio spettro di caratteristiche immunogenetiche, metaboliche e cliniche associate con il diabete autoimmune e che molti aspetti di tale spettro dipendono dall’età (Tabella 2). Gli studi in corso, centrati sugli eventi della prima infanzia, potrebbero lasciarsi sfuggire quegli eventi che provocano il diabete di tipo 1 dell’adulto e il LADA.


Elementi per la predizione della malattia

Una predizione accurata della malattia è vitale per la sua prevenzione, in modo che la terapia sia diretta solo agli individui che altrimenti con alta probabilità svilupperebbero il diabete. Fra le strategie per la prevenzione vi è l’identificazione (predizione) delle persone ad alto rischio, servendosi dei markers genetici e dei cambiamenti metabolici e immunitari associati alla malattia. Se il processo immunitario che porta al diabete di tipo 1 ha inizio a volte nella prima infanzia, ma altre volte più tardi, gli screening sulla popolazione dovranno essere effettuati in età diverse, per scoprire la formazione degli autoanticorpi associati al diabete nel periodo prediabetico.(54,76) In realtà, gli autoanticorpi GAD e IA2 presenti alla nascita possono proteggere da una futura autoimmunità e dal diabete. Gli studi in corso sia per scoprire i fattori ambientali pericolosi (ad es. DIPP [Diabetes Prediction and Prevention] e DAISY [Diabetes Autoimmunity Study of the Young]) sia per prevenire il diabete riducendo l’esposizione a fattori di rischio (es. TRIGR [Trial to Reduce IDDM in the Genetically at Risk]) sono limitati ai bambini e potrebbero non essere pertinenti per le forme di diabete autoimmune degli adulti.(50,78,79) Potrebbe essere preziosa una ricerca sulla sieroconversione degli autoanticorpi nelle famiglie con casi di diabete autoimmune ad esordio in età adulta.

Per avere il massimo di sensibilità e specificità predittive, lo screening sulla popolazione richiederà varie analisi di diversi gruppi di autoanticorpi in età differenti;(80) per esempio, uno studio di pazienti diabetici di tipo 1, diagnosticati di recente, ha messo in evidenza autoanticorpi multipli nel 60% dei pazienti con meno di 16 anni, ma solo nel 37% dei casi di ragazzi più vecchi.(81) L’identificazione delle varie combinazioni di autoanticorpi associate al diabete sarà meno importante se gli adulti analizzati sono paragonati a neonati, mentre avrà più valore per i primi un test sugli autoanticorpi GAD piuttosto che sugli IAA e viceversa. Dato che gli autoanticorpi ad antigeni diversi appaiono in sequenza, l’accertamento del rischio di malattia basato sulle combinazioni di autoanticorpi richiede screening ripetuti con combinazioni differenti, poiché il valore predittivo di ciascuna di queste combinazioni varia con l’età.(15,80) Le strategie di screening, dunque, devono essere flessibili.


Strategie di prevenzione

Lo scopo della predizione della malattia è la prevenzione. Il diabete di tipo 1 può essere prevenuto evitando quei fattori ambientali che scatenano il processo morboso (prevenzione primaria) o intervenendo sul processo distruttivo prima dell’esordio della malattia (prevenzione secondaria). La strategia di prevenzione primaria per il diabete di tipo 1 richiede che i fattori ambientali critici, come quelli alimentari o i virus, siano riconosciuti e rimossi, o i loro effetti annullati, pur ricordando che le infezioni possono essere protettive.(79,82,83) Per alcuni, l’intervento in età precoce è perciò indispensabile; per esempio, lo studio TRIGR valuta la prevenzione del diabete di tipo 1, introducendo vari tipi di alimenti integrati per l’infanzia nei primi 6 mesi di vita del bambino.(79) Se, tuttavia, i fattori ambientali che causano il diabete possono agire più tardi, tali fattori potrebbero essere diversi e potrebbero provocare un tipo diverso di processo immunitario distruttivo. In tale caso, anche le strategie di prevenzione potrebbero differire da quelle usate per il diabete ad esordio infantile.(79,84) Date le differenze fra diabete autoimmune dei bambini e degli adulti, anche la terapia per modificare l’evoluzione della malattia potrebbe essere diversa; per esempio, una specifica terapia antigenica potrebbe avvalersi per i bambini di preparati connessi con l’insulina, mentre per gli adulti potrebbero essere più adatte strategie collegate con GAD o IA2. Le future strategie potrebbero essere avvantaggiate, se si comunicasse nel piano di studio l’età del paziente al momento della diagnosi.

Abbiamo percorso un lungo cammino da quando è stata discussa per la prima volta la possibilità che il diabete di tipo 1 potesse essere provocato già nella prima infanzia. Gli sviluppi più recenti ci portano vicini a stabilire l’importanza di questo concetto. Col tempo, dobbiamo arrivare ad una conoscenza più sofisticata di questa malattia ed anche delle relazioni fra il diabete clinico, la suscettibilità genetica mediata dall’HLA e la presenza di autoanticorpi GAD nel siero, che nei bambini sono associati con l’insulinodipendenza, ma negli adulti sono probabilmente associati più spesso con il tipo di diabete che non richiede inizialmente la terapia insulinica. A questo fine, dovremo prendere in considerazione la pertinenza dell’induzione della malattia attraverso eventi ambientali in età diverse, oltre che l’impatto che tali eventi possono avere sulla stabilità dinamica della nostra fisiologia. Solo allora comprenderemo come comincia la distruzione delle cellule incompatibili e come ciò conduce al diabete clinico; saremo allora in grado di decidere come, quando e chi curare per prevenire il diabete autoimmune.


Nota sulle abbreviazioni

IA2 = Associato a insulinoma 2; IAA = autoanticorpo anti insulina; ICA = autoanticorpo anti isole; LADA = diabete autoimmune latente dell’adulto


Indirizzo per ristampe

Prof. David Leslie, Department of Diabetes, St. Bartholomews Hospital, West Smithfield, London EC1A7BE, U.K.
E-mail: r.d.g.leslie@mds.qmw.ac.uk


Tabelle

Tabella 1. Concordanza per il diabete di tipo 1 in gemelli identici, secondo l’età all’esordio clinico del gemello di riferimento

 

Esordio precoce

Esordio in età più alta

U.K./U.S.A. (ref.10)

         38 (<25)

           6 (>25)

U.S.A. (ref. 11)

         44 (<15)

          13 (>15)

Finlandia (ref.12)

         50 (<10)

           23 (>10)

I dati sono in % (anni). Notare gli indici notevolmente più bassi di concordanza nei gemelli ad esordio tardivo compatibili con un  effetto non determinato geneticamente, che ha provocato il diabete.

Tabella 2. Distinzione fra diabete di tipo 1 ad esordio nell’infanzia, ad esordio in età adulta e LADA

 

          Bambini

          Adulti

             LADA

Età alla diagnosi

           Infanzia

         Età adulta

          Età adulta

Indice di concordanza (%)

               38    

               6

        

HLA DR3/ DR4 (%)

               37

               13

                 22

Autoanticorpi

    IAA,  GAD, IA-2          

      GAD, IA-2

         GAD, IA-2

Livelli di insulina nel siero

       Molto bassi

           Bassi   

             Bassi

 Notare che i bambini, a paragone con gli altri, hanno un più alto indice di concordanza fra gemelli identici, frequenza di suscettibilità genetica all’HLA all’ eterozigosità e all’IAA, oltre ad avere livelli più bassi di insulina nel siero. I dati sono stati raccolti da diverse fonti (10,15,17,61,66). HLA DR ¾ è riscontrato in circa il 6% delle popolazioni controllate nel Nord America e in Europa.

Tabella 3. Fattori associati con un maggior rischio di diabete di tipo 1


Bibliografia

  1. Leslie RD, Elliott RB: Early environmental events as a cause of IDDM: evidence and implications. Diabetes 43:843-850,1994
  2. Atkinson MA, Eisenbarth GS: Type 1 diabetes: new perspectives on disease pathogenesis and treatment. Lancet 358:221-229,2001
  3. Serrano-Rìos M, Goday A, Martinez Larrad T: Migrant Populations and the incidence of type 1 diabetes mellitus: an overview of the literature with a focus on the Spanish-heritage countries in Latin America. Diabetes Metab Res Rev 15:113-132,1999
  4. Ronningen KS, Keiding N, Green A, the EURODIAB ACE Study Group: Correlations between the incidence of childhood-onset type 1 diabetes in Europe and HLA genotypes. Diabetologia 44:B51-B59,2001
  5. Bach J F: The effect of infections on susceptibility to autoimmune and allergic diseases. N Engl J Med 347:911-920,2002
  6. Field LL: Genetic linkage and association studies of type 1 diabetes: challenges and rewards. Diabetologia 45:21-35,2002
  7. Salvetti M, Ristori G, Bomprezzi R, Pozzilli P, Leslie RDG: Twins: mirrors of the immune system. Immunol Today 21:342-347,2000
  8. Meyer D, Thomson G: How selection shapes variation of the human major histocompatibility complex: a review. Ann Intern Med 65:1-26,2001
  9. Kyvik KO, Nystrom L, Gorus F, Songini M, Oestman J, Castell C, Green A, Guyrus E, Ionescu-Tirgoviste C, Mckinney PA, Michalkova D, Ostrauskas R, Raymond NT: The epidemiology of type 1 diabetes mellitus is not the same in young adults as in children. Diabetologia 47:377-384,2004
  10. Redondo MJ, Yu L, Hawa M, Mackenzie T, Pyke DA, Eisenbarth GS, Leslie RDG: Heterogeneity of type I diabetes: analysis of monozygotic twins in Great Britain and the United States. Diabetologia 44:354-362,2001
  11. Kumar D, Gemayel NS, Deapen D, Kapadia D, Yamashita PH, Lee M, Dwyer JH, Roy-Burman P, Bray GA, Mack TM: North-American twins with IDDM: genetic, etiological, and clinical significance of disease concordance according to age, zygosity, and the interval after diagnosis in first twin. Diabetes 42:1351-1363,1993
  12. Hyttinen V, Kaprio J, Kinnunen L, Koskenvuo M, Tuomilehto J: Genetic liability of type 1 diabetes and the onset age among 22,650 young Finnish twin pairs: a nationwide follow-up study. Diabetes 52:1052-1055,2003
  13. Greenbaum CJ, Schatz DA, Cuthbertson D, Zeidler A, Eisenbarth GS, Krischer JP: Islet cell antibody-positive relatives with human leukocyte antigen DQA1* 0102, DQB1*0602: identification by the Diabetes Prevention Trial-type 1. J Clin Endocrinol Metab 85:1255-1260,2000
  14. Sabbah E, Savola K, Ebeling T, Kulmala P, Vahasalo P, Ilonen J, Salmela PI, Knip M: Genetic, autoimmune, and clinical characteristics of childhood- and adult-onset type 1 diabetes. Diabetes Care 23:1326-1332,2000
  15. Vanderwalle CL, Cecraene T, Schuit FC, De Leeuw IH, Pipeleers DG, Gorus FK, the Belgian Diabetes Register: Insulin antibodies and high titre islet cell antibodies are preferentially associated with the HLA DQA1*03100-DQB1*0302 haplotype at clinical onset of type 1 (insulin-dependent) diabetes mellitus before age 10 years but not at onset between age 10 and 40 years. Diabetologia 36:1155-1162,1993
  16. Weets I, Siraux V, Daubresse JC, De Leeuw IH, Fery F, Keymeulen B, Krzentowski G, Letiexhe M, Mathieu C, Nobels F, Rottiers R, Scheen A, Van Gaal L, Schuit FC, Van der Auwera B, Rui M, De Pauw P, Kaufman L, Gorus FK, Belgian Diabetes Registry: Relation between disease phenotype and HLA-DQ genotype in diabetic patients diagnosed in early adulthood. J Clin Endocrinol Metab 87:2597-2605,2002
  17. Horton V, Stratton I, Bottazzo GF, Shattock M, Mackay I, Zimmet P, Manley S, Holman R, Turner R, the UK Prospective Diabetes Study (UKPDS) Group: Genetic heterogeneity of autoimmune diabetes: age at presentation in adults is influenced by HLA DRB1 and DQB1 genotypes (UKPDS 43). Diabetologia 42:608-616,1999
  18. Pozzilli P, Di Mario U: Autoimmune diabetes not requiring insulin at diagnosis (latent autoimmune diabetes of the adult): definition, characterization, and potential prevention. Diabetes Care 24:1460-1467,2001
  19. Turner R, Stratton I, Horton V, Manley S, Zimmet P, Mackay IR, Shattock M, Bottazzo GF, Holman R: UKPDS 25: autoantibodies to islet-cell cytoplasm and glutamic acid decarboxylase for prediction of insulin requirement in type 2 diabetes: UK Prospective Diabetes Study Group. Lancet 350:1288-1293,1997
  20. Woolcock AJ, Peat JK: Evidence for the increase in asthma worldwide. CIBA Found Symp 206:122-134,1997
  21. Joslin EP: The Treatment of Diabetes Mellitus With Observations Based Upon Three Thousand Cases . 3rd ed. Philadelphia, Lea and Febiger,1923
  22. Sultz HA: Childhood diabetes mellitus. In Long-term Childhood Illness . Sultz HA, Ed. Pittsburg, PA, University of Pittsburg Press,1972, p.223-248
  23. Schoenle EJ, Lang-Muritano M, Gschwend S, Laimbacher J, Mullis PE, Torresani T, Biason-Lauber A, Molinari L: Epidemiology of type 1 diabetes. Diabetologia 44:286-289,2001
  24. Bodansky HJ, Saines A, Stephenson C, Haigh D, Cartwright R: Evidence for an environmental effect in the aetiology of insulin dependent diabetes in a transmigratory population. Br Med J 304:1020-1022,1992
  25. Staines A, Hanif S, Ahmed S, Mckinney PA, Shera S, Bodansky HJ: Incidence of insulin-dependent diabetes mellitus in Karachi, Pakistan. Arch Dis Child 76:121-123,1997
  26. Hermann R, Knip M, Veijola R, Simell O, Laine AP, Akerblom HK, Groop PH, Forsblom C, Pettersson-Fernholm K, Ilonen J: Temporal changes in the frequencies of HLA genotypes in patients with type 1 diabetes-indication of an increased environmental pressure? Diabetologia 46:420-425,2003
  27. Pundziute-Lycka A, Dahlquist G, Nystrom L, Amqvist H, Bjork E, Blohme G, Bolinder J, Eriksson JW, Sundkvist G, Ostman J, Swedish Chidhood Diabetes Study Group: The incidence of type 1 diabetes has not increased but shifted to a younger age at diagnosis in the 0-34 years group in Sweden 1983-1998. Diabetologia 45:783-791,2002
  28. Weets I, De Leeuw IH, Du Caju MV, Rooman R, Keymeulen B, Mathieu C, Rottiers R, Daubresse JC, Rocour-Brumioul D, Pipeleers DG, Gorus FK; Belgian Diabetes Registry: The incidence of type 1 diabetes in the age group 0-39 years has not increased in Antwerp (Belgium) between 1989 and 2000: evidence for earlier disease manifestation. Diabetes Care 25:840-846,2002
  29. Hypponen E, Virtanen SM, Kenward MG, Knip M, Akerblom HK, Childhood Diabetes in Finland Study Group: Obesity, increased linear growth, and risk of type 1 diabetes in children. Diabetes Care 23:1755-1760,2000
  30. Bruining GJ: Association between infant growth before onset of juvenile type 1 diabetes and autoantibodies to IA-2: Netherlands Kolibrie Study Group of Childhood Diabetes. Lancet 356:655-656,2000
  31. Kibirige M, Metcalf B, Renuka R, Wilkin TJ: Testing the accelerator hypothesis: the relationship between body mass and age at diagnosis of type 1 diabetes. Diabetes Care 26:2865-2870,2003
  32. Fava D, Leslie RD, Pozzilli P: Relationship between dairy product consumption and incidence of IDDM in childhood in Italy. Diabetes Care 17:1488-1490,1994
  33. Hyoty H, Taylor KW: The role of viruses in human diabetes. Diabetologia 45:1353-1361,2002
  34. Clements GB, Galbraith DN, Taylor KW: Coxsackie B virus infection and onset of childhood diabetes: Lancet 346:221-223,1995
  35. Dahlquist G, Ivarsson S, Lindberg B, Forsgren M: Maternal enteroviral infection during pregnancy as a risk factor for childhood IDDM: a population-based case-control study. Diabetes 44:408-413,1995
  36. Sadeharju K, Knip M, Hiltunen M, Akerblom HK, Hyoty H: The HLA-DR phenotype modulates the humoral immune response to enterovirus antigens. Diabetologia 46:1100-1105,2003
  37. Lonnrot M, Korpela K, Knip M, Ilonen J, Simell O, Korhonen S, Savola K, Muona P, Simell T, Koskela P, Hyoty H: Enterovirus infection as a risk factor for beta-cell autoimmunity in a prospectively observed birth cohort: the Finnish Diabetes Prediction and Prevention Study. Diabetes 49:1314-1318,2000
  38. Knip M, Akerblom HK: Environmental factors in the pathogenesis of type 1 diabetes mellitus. Exp Clin Endocrinol Diabetes 107:93-100,1999
  39. Kimpimaki T, Erkkola M, Korhonen S, Kupila A, Virtanen SM, Llonen J, Simell O, Knip M: Short-term exclusive breastfeeding predisposes young children with increased genetic risk of type I diabetes to progressive beta-cell autoimmunity. Diabetologia 44:63-69,2001
  40. Virtanen SM, Laara E, Hypponen E, Reijonen H, Rasanen L, Aro A, Knip M, Ilonen J, Akerblom HK: Cow's milk consumption, HLA-DQB1 genotype, and type 1 diabetes: a nested case-control study of siblings of children with diabetes: childhood diabetes in Finland study group. Diabetes 49:912-917,2000
  41. Hypponen E, Laara E, Reunanen A, Jarvelin MR, Virtanen SM: Intake of vitamin D and risk of type 1 diabetes: a birth-cohort study Lancet 358:1500-1503,2001
  42. Dahlquist GG, Blom LG, Persson LA, Sandstrom AI, Wall SG: Dietary factors and the risk of developing insulin dependent diabetes in childhood. Br Med J 300:1302-1306,1990
  43. Parslow RC, McKinney PA, Law GR, Staines A, Williams R, Bodansky HJ: Incidence of childhood diabetes mellitus in Yorkshire, northern England, is associated with nitrate in drinking water: an ecological analysis. Diabetologia 40:550-556,1997
  44. Virtanen SM, Jaakkola L, Rasanen L, Ylonen K, Aro A, Lounamaa R, Akerblom HK, Tuomilehto J: Nitrate and nitrite intake and the risk for type 1 diabetes in Finnish children: Childhood Diabetes in Finland Study Group. Diabet Med 11:656-662,1994
  45. Bellacosa A: Genetic hits and mutation rate in colorectal tumorigenesis: versatility of Knudson's theory and implications for cancer prevention. Genes Chromosomes Cancer 38:382-388,2003
  46. Warram JH, Krolewski AS, Gottlieb MS, Kahn CR: Differences in risk of insulin-dependent diabetes in offspring of diabetic mothers and diabetic fathers. N Engl J Med 311:149-152,1984
  47. Bleich D, Polak M, Eisenbarth GS, Jackson RA: Decreased risk of type 1 diabetes in offspring of mothers who acquire diabetes during adrenarchy. Diabetes 42:1433-1439,1993
  48. Bingley PJ, Douek IF, Rogers CA, Gale EA: Influence of maternal age at delivery and birth order on risk of type 1 diabetes in childhood: prospective population based family study. Br Med J 321:420-424,2000
  49. Dahlquist G, Kallen B: Maternal-child blood group incompatibility and other perinatal events increase the risk for early-onset type 1 (insulin-dependent) diabetes mellitus. Diabetologia 35:671-675,1992
  50. Kimpimaki T, Kupila A, Hamalainen AM, Kukko M, Kulmala P, Savola K, Simell T, Keskinen P, Ilonen J, Simell O, Knip M: The first signs of beta-cell autoimmunity appear in infancy in genetically susceptible children from the general population: the Finnish Type 1 Diabetes Prediction and Prevention Study. J Clin Endocrinol Metab 86:4782-4788,2001
  51. Ziegler AG, Hummel M, Schenker M, Bonifacio E: Autoantibody appearance and risk for development of childhood diabetes in offspring of parents with type 1 diabetes: the 2-year analysis of the German BABYDIAB study. Diabetes 48:460-468,1999
  52. Lindberg B, Ivarsson SA, Landin-Olsson M, Sundkvist G, Svanberg L, Lernmark A: Islet autoantibodies in cord blood from children who developed type 1 (insulin-dependent) diabetes mellitus before 15 years of age. Diabetologia 42:181-187,1999
  53. Hamalanian A-M, Savola K, Kulmala PK, Koskela P, Akerblom HK, Knip M, the Finnish TRIGR study group: Disease-associated autoantibodies during pregnancy and at birth in families affected by type 1 diabetes. Clin Exp Immunol 126:231-236,2001
  54. Kupila A, Keskinen P, Simell T, Erkkila S, Arvilommi P, Korhonen S, Kimpimaki T, Sjoroos M, Ronkainen M, Ilonen J, Knip M, Simell O: Genetic risk determines the emergence of diabetes-associated autoantibodies in young children. Diabetes 51:646-651,2002
  55. Pipeleers D, Ling Z: Pancreatic β cells in insulin-dependent diabetes. Diabetes Metab Rev 8:209-227,1992
  56. Keskinen P, Korhonen S, Kupila A, Veijola R, Erkkila S, Savolainen H, Arvilommi P, Simell T, Ilonen J, Knip M, Simell O: First-phase insulin response in young healthy children at genetic and immunological risk for type I diabetes. Diabetologia 45:1639-1648,2002
  57. Bingley PJ, Bonifacio E, Gale EA: Can we really predict IDDM? Diabetes 42:213-220,1993
  58. Gorus FK: Diabetes registries and early biological markers of insulin-dependent diabetes mellitus: Belgian Diabetes Registry. Diabetes Metab Rev 13:247-274,1997
  59. Fava D, Gardner S, Pyke D, Leslie RD: Evidence that the age at diagnosis of IDDM is genetically determined. Diabetes Care 21:925-929,1998
  60. Childs B: A logic of disease. In The Metabolic Bases of Inherited Disease . 7th ed. Scriver CR, Beaudet AL, Sly WS, Valle D, Eds. New York, McGraw-Hill,1995, p.229-257
  61. Pozzilli P, Visalli N, Buzzetti R, Cavallo MG, Marietti G, Hawa M, Leslie RD: Metabolic and immune parameters at clinical onset of insulin-dependent diabetes: a population-based study: IMDIAB Study Group: Immunotherapy Diabetes. Metabolism 47:1205-1210,1998
  62. The DCCT Research Group: Effects of age, duration and treatment of insulin-dependent diabetes mellitus on residual beta-cell function: observations during eligibility testing for the Diabetes Control and Complications Trial (DCCT). J Clin Endocrinol Metab 65:30-36,1987
  63. Bonfanti R, Bazzigaluppi E, Calori G, Riva MC, Viscardi M, Bognetti E, Meschi F, Bosi E, Chiumello G, Bonifacio E: Parameters associated with residual insulin secretion during the first year of disease in children and adolescents with type 1 diabetes mellitus. Diabet Med 15:844-850,1998
  64. Martin S, Pawlowski B, Greulich B, Ziegler AG, Mandrup-Poulsen T, Mahon J: Natural course of remission in IDDM during 1st yr after diagnosis. Diabetes Care 15:66-74,1992
  65. Greenbaum CJ, Cuthbertson D, Krischer JP, Disease Prevention Trial of Type I Diabetes Study Group: Type I diabetes manifested solely by 2-h oral glucose tolerance test criteria. Diabetes 50:470-476,2001
  66. Hosszufalusi N, Vatay A, Rajczy K, Prohaszka Z, Pozsonyi E, Horvath L, Grosz A, Gero L, Madacsy L, Romics L, Karadi I, Fust G, Panczel P: Similar genetic features and different islet cell autoantibody pattern of latent autoimmune diabetes in adults (LADA) compared with adult-onset type 1 diabetes with rapid progression. Diabetes Care 26:452-457,2003
  67. Tuomilehto-Wolf E, Tuomilehto J, Hitman GA, Nissinen A, Stengard J, Pekkanen J, Kivinen P, Kaarsalo E, Karvonen MJ: Genetic susceptibility to non-insulin dependent diabetes mellitus and glucose intolerance are located in HLA region. Br Med J 307:155-159,1993
  68. Li H, Lindholm E, Almgren P, Gustafsson A, Forsblom C, Groop L, Tuomi T: Possible human leukocyte antigen-mediated genetic interaction between type 1 and type 2 Diabetes. J Endocrinol Metab 86:574-582,2001
  69. Douek IF, Gillespie KM, Dix RJ, Bingley PJ, Gale EAM: Three generations of autoimmune diabetes: an extended family study. Diabetologia 46:1313-1318,2003
  70. Fischbein S: Intra-pair similarity in physical growth of monozygotic and of dizygotic twins during puberty. Ann Hum Biol 4:417-430,1977
  71. Leslie RDG, Lo S, Millward BA, Honour J, Pyke DA: Decreased growth velocity before IDDM onset. Diabetes 40:211-216,1991
  72. Hoskins PJ, Leslie RDG, Pyke DA: Height at diagnosis of diabetes in children: a study in identical twins. Br Med J 290:278-280,1985
  73. Sanger TJ, La Porte RE, Tajima N, Orchard T, Rabin BS, Eberhardt MS, Dorman J, Cruickshanks KJ, Cavender DE, Becker DJ, Drash A: Height at diagnosis of insulin-dependent diabetes inpatients and their non diabetic family members. Br Med J 292:1419-1422,1986
  74. Porta M, Bandello F: Diabetic retinopathy: a clinical update. Diabetologia 45:1617-1634,2002
  75. Stephenson JM, Fuller JH, Viberti GC, Sjolie A-K, Navalesi R, the EURODIAB IDDM Complications Study Group: Blood pressure, retinopathy and urinary albumin excretion in IDDM: the EURODIAB IDDM Complications Study. Diabetologia 38:599-603,1995
  76. Kulmala P, Savola K, Petersen JS, Vahasalo P, Karjalainen J, Lopponen T, Dyrberg T, Akerblom HK, Knip M: Prediction of insulin-dependent-diabetes mellitus in siblings of children with diabetes: a population-based study. J Clin Invest 101:327-336,1998
  77. Koczwara K, Bonifacio E, Ziegler AG: Transmission of maternal islet antibodies and risk of autoimmune diabetes in offspring of mothers with type 1 diabetes. Diabetes 53:1-4,2004
  78. Graves PM, Rotbart HA, Nix WA, Pallansch MA, Erlich HA, Norris JM, Hoffman M, Eisenbarth GS, Rewers M: Prospective study of enteroviral infections and development of beta-cell autoimmunity: diabetes autoimmunity study in the young (DAISY). Diabetes Res Clin Pract 59:51-61,2003
  79. Knip M: Cow's milk and the new trials for prevention of type I diabetes. J Endocrinol Invest 26:265-267,2003
  80. Leslie RD, Atkinson MA, Notkins AL: Autoantigens IA-2 and GAD in type I (insulin-dependent) diabetes. Diabetologia 42:3-14,1999
  81. Lohmann T, Sessler J, Verlohren HJ, Schroder S, Rotger J, Dahn K, Morgenthaler N, Scherbaum WA: Distinct genetic and immunological features in patients with onset of IDDM before and after age 40. Diabetes Care 20:524-529,1997
  82. Stene LC, Barriga K, Norris JM, Hoffman M, Klingensmith G, Erlich HA, Eisenbarth GS, Rewers M: Symptoms of common maternal infections in pregnancy and risk of islet autoimmunity in early childhood. Diabetes Care 26:3136-3141,2003
  83. Virtanen SM, Knip M: Nutritional risk predictors of beta cell autoimmunity and type 1 diabetes at a young age. Am J Clin Nutr 78:1053-1067,2003
  84. Diabetes Prevention Trial-Type 1 Diabetes Study Group: Effects of insulin in relatives of patients with type 1 diabetes mellitus. N Engl J Med 346:1685-1691,2002
  85. Gamble DR: The epidemiology of insulin-dependent diabetes with particular reference to the relationship of virus infection to its aetiology. Epidemiol Rev 2:49-70,1980

Fonte: Diabetes. 53 (12) 3033-3040, 2004
Traduzione e adattamento a cura di Anna Manetti

Data ultimo aggiornamento: Lunedì, 6 Giugno 2005 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/e1_234.html


Hosted by Publinet