Segnalazione dal XVI Congresso della International diabetes federation tenuto a Helsinki
Incombe su Cina e India la prossima epidemia diabete
Le cause: improvvisa disponibilità alimentare e life-style occidentale

di Cecilia Ranza



Glicemia: 11O mg/dl. È questo il valore-soglia di rischio confermato in pieno al XVI Congresso della International diabetes federation (Sezione europea) tenuto a Helsinki. Intanto, l'American diabetes association conferma al di sopra 126 mg/dl la glicemia che inquadra il soggetto diabetico (il valore precedente si attestava a >14O mg/dl). E c'è un aggiustamento che ribattezza definitivamente la patologia diabetica, nelle sue due forme principali: non più Iddm e Niddm, ma tipo 1 (autoimmune o idiopatico) e tipo 2 (insulinoresistente). A livello mondiale, comunque, non si attenua l'allarme sul dismetabolismo che costituisce già in molte nazioni, direttamente o indirettamente, la quarta causa di morte. L'Oms prevede intanto, entro il 2O25, 3OO milioni di malati, con un aumento dei casi pari al 45 per cento nelle nazioni industrializzate e addirittura del 3OO per cento in quelle in via di sviluppo.

"Le prossime ondate epidemiche sono attese in Cina e poi in India" precisa Marco Songini, Unità di Diabetologia dell'Adolescenza dell'Ospedale San Michele di Cagliari. "In progressiva, lenta diminuzione, invece, appare l'incidenza della malattia in popolazioni, come quella degli indiani americani Pima, nelle quali la malattia diabetica risultava paradigmatica dell'improvvisa disponibilità di cibo e di condizioni di vita decisamente meno disagiate. In popolazioni selezionate per secoli a fronteggiare carestie e comunque penuria di cibo la riserva di beta-cellule non poteva che essere adeguata alla condizione. Un quantitativo del tutto insufficiente, però, di fronte all'impatto improvviso del relativo benessere portato dal contatto stretto con lo stile di vita statunitense. Soltanto ora le nuove generazioni mostrano di aver sviluppato un adattamento pancreatico alla civiltà del benessere. Ecco perché le frontiere dell'emergenza diabete insulinoresistente (da sovralimentazione glucidica) sono oggi rivolte alla Cina e al subcontinente indiano".

Il cardine della prevenzione resta dunque ancorato allo stile di vita, soprattutto alimentare, ma non soltanto. E le evidenze si saldano con sempre maggiore chiarezza a quelle da tempo sottolineate per gli altri dismetabolismi correlati con il diabete (la sindrome plurimetabolica rappresentata da iperlipidemia, ipertensione e diabete). "Oggi si discute molto di antiossidanti come protettori vascolari anche nel soggetto diabetico" conferma Songini. "Infatti sono le Ldl ossidate le maggiori antagoniste della vasodilatazione mediata dall'ossido d'azoto ed è proprio l'alterazione delle capacità di dilatazione endoteliale uno dei segnali di aterosclerosi. Sembrerebbe logico, e alcuni studi ne fornirebbero evidenze preliminari, che una supplementazione con vitamina E possa prevenire o comunque contrastare questa situazione". Una strada che va battuta, anche perché si sa che l' assunzione cronica di vitamina E è in grado di migliorare la sensibilità insulinica e che altri antiossidanti (vitamina C, tiopronina, glutatione) hanno dimostrato un effetto antipertensivo nel soggetto diabetico.

Cecilia Ranza


Tratto da: Il Giornale del Medico, giovedì 11 settembre 1997



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