Complicanze
Iperglicemia e problemi cardiovascolari nel
diabete di tipo 2 Di Jennifer B. Marks
Traduzione e adattamento a cura di Anna Manetti
Su un giornale locale britannico è apparsa recentemente una rubrica dal titolo “Salute integrale”, contenente 16 pagine di consigli su salute e stile di vita, fra cui informazioni su alimentazione e attività fisica, diabete, malattie cardiache e obesità. I lettori erano incoraggiati a visitare una manifestazione locale sulla salute, dove era possibile ricevere maggiori informazioni sanitarie e farsi misurare la pressione del sangue, il colesterolo, la glicemia e l’indice di massa corporea. Sia la rubrica, sia il programma della manifestazione sono sembrati validi e ben formulati.
Un articolo sull’importanza della prevenzione del rischio cardiovascolare metteva giustamente in rilievo i punti essenziali nella gestione del diabete di tipo 2: il controllo della pressione del sangue, del colesterolo e del peso. L’articolo citava, però, un cardiologo locale, il quale sosteneva che il controllo glicemico nel diabete di tipo 2 non era così importante quanto la prevenzione delle coronaropatie. Non credo che questi due concetti si escludano a vicenda. Certamente una gestione delle varie possibilità di rischio, e quindi un controllo rigoroso della pressione e dei lipidi, è necessaria per prevenire le malattie cardiovascolari ed è indispensabile, poiché queste malattie sono la prima causa di mortalità in questo tipo di pazienti. Il controllo glicemico, però, incide probabilmente sullo sviluppo delle cardiopatie e la sua importanza non dovrebbe quindi essere minimizzata.
Finora, alcuni studi che comprendevano pazienti con diabete di tipo 2 hanno dimostrato una forte connessione fra iperglicemia ed il verificarsi di episodi cardiovascolari. Per esempio, il Funagata Diabetes Study, ha dimostrato che la ridotta tolleranza al glucosio (IGT) è nei giapponesi un fattore di rischio cardiovascolare. Tale studio ha messo in rilievo come gli indici di sopravvivenza dopo malattie cardiovascolari o di qualsiasi altro genere nei soggetti diabetici e con intolleranza al glucosio, siano notevolmente più bassi di quelli del gruppo con normale tolleranza al glucosio.1 Tali dati farebbero pensare che anche leggere condizioni di intolleranza al glucosio costituiscono un rischio di mortalità per malattie cardiovascolari.
I dati raccolti fra 3.174 adulti fra i 30 e i 75 anni, seguiti per 12-16 anni nella National Health and Nutrition Examination Survey, indicano che i tassi di mortalità per malattie cardiovascolari o di altro genere sono più elevati negli adulti con diabete diagnosticato da tempo e via via decrescenti in quelli con diabete non diagnosticato, in coloro con IGT e infine nelle persone con normale tolleranza al glucosio. Anche questi risultati suggeriscono che una leggera intolleranza al glucosio può essere associata ad un maggior rischio di mortalità per malattie cardiocircolatorie, indipendentemente da altri fattori riconosciuti di rischio cardiovascolare.2
I ricercatori dell’U.K. Prospective Diabetes Study hanno osservato una riduzione del 16%, appena al dì sotto del livello di rilevanza statistica3, del rischio di infarto miocardico nei soggetti con diabete di tipo 2. Essi, tuttavia, hanno effettuato una successiva serie di analisi sui dati del follow-up di 10 anni per valutare il rapporto fra una prolungata esposizione all’iperglicemia (definita dalla media annuale dei valori di emoglobina A1c) e lo sviluppo di complicanze. I risultati hanno messo in evidenza che il rischio di complicanze del diabete, compresi i problemi cardiocircolatori, era strettamente associato all’iperglicemia, senza che sia stata individuata una soglia glicemica. Per ogni punto percentuale di riduzione dell’A1c sono state riscontrate notevoli diminuzioni del rischio di esiti correlati al diabete, fra cui le malattie cardiocircolatorie e la neuropatia periferica.4
La glicemia è legata a processi fisiopatologici, come l’aumento dello stress ossidativo e dell’infiammazione endoteliale o la glicosilazione delle proteine, che possono provocare malattie vascolari. Il controllo della glicemia riduce le reazioni che favoriscono tali processi e quindi anche lo sviluppo delle affezioni cardiovascolari e dei piccoli vasi sanguigni.5-9
Il minimizzare l’importanza del controllo glicemico trasmette un messaggio sbagliato ai pazienti, poiché fa apparire il diabete una malattia poco importante. Si tornerebbe ai tempi quando si diceva (compresi alcuni sanitari) di avere “un accenno di zucchero” o un “diabete borderline”.
Il non prestare attenzione al controllo glicemico fa anche trascurare il suo impatto sullo sviluppo di complicanze microvascolari, dimostrato in modo convincente da molti studi.
Quando saranno completate le sperimentazioni in atto, sponsorizzate dai National Institutes of Health, Action to Control Cardiovascular Risk in Diabetes (ACCORD)10 e VA Cooperative Study of Glycemic Contol and Complications in Diabetes Mellitus Type 211, progettate specificamente per valutare l’impatto del controllo glicemico sullo sviluppo di problemi cardiovascolari, sarà chiarita definitivamente questa questione importante per la terapia del diabete.In attesa dei risultati di queste sperimentazioni, dovremmo continuare a raffigurarci il diabete come un insieme di fattori di rischio e a ricordare che l’iperglicemia è uno di essi e non deve quindi essere trascurata: si hanno già le prove che è un grave fattore di rischio per alcune complicanze vascolari e ritengo che si dimostrerà che costituisce un elemento indipendente di aumento del rischio di malattie cardiovascolari nelle persone diabetiche.
Bibliografia
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National Heart, Lung, and Blood Institute, National Institutes of Health: Action to control cardiovascular risk in diabetes (ACCORD) trial.
Abraira C, Duckworth W, McCarren M, Emauele N, Arca D, Reda D, Henderson W, for the participants of the VA Cooperative Study of Glycemic Control and Complications in Diabetes Mellitus Type 2: Design of the cooperative study on glycemic control and complications in diabetes mellitus type 2 Veterans Affairs Diabetes Trial. J Diabetes Complications 17:314–322, 2003
Fonte: Clinical Diabetes 22:50-51, 2004
Traduzione e adattamento a cura di Anna Manetti
Data ultimo aggiornamento: Mercoledì, 28 Aprile 2004 6:00:00
