Glucosio maligno in utero
Maurizio Imperiali
Aumenta il numero dei fattori ambientali implicati nello sviluppo del diabete tipo 2. Si tratterebbe, visti i risultati di uno studio francese, dell’esposizione prenatale a un “ambiente diabetico”, vale a dire l’utero materno. Un fenomeno di questo tipo era stato già osservato tra i nativi americani Pima, tra i quale però la malattia conosce un’elevatissima incidenza per ragioni genetiche. Infatti si era riscontrato che tra i piccoli nati da madri cui era già stato diagnosticato il diabete, la malattia era molto più frequente che tra i nati da madri divenute diabetiche dopo la gravidanza.
Contemporaneamente, nei nati da gravide diabetiche si osserva anche una minore secrezione di insulina in seguito a stimolazione con glucosio endovenoso.
Tuttavia rimaneva da depurare il dato dall’eventuale peso dei fattori genetici.
Ed è quello che è accaduto nell’esperienza francese.
Con un solo genitore diabetico
Per lo studio sono stati identificati retrospettivamente soggetti affetti da diabete tipo 1 di 40 e più anni con negatività per il peptide C confermata. Tra i figli di questo gruppo di pazienti sono stati isolati quelli sani, con un solo genitore diabetico al momento della nascita, privi degli anticorpi associati al diabete tipo 1, che avevano peso stabile da almeno tre mesi e non avevano consanguinei affetti da diabete tipo 2. In pratica, sono stati costituiti due gruppi: uno di nati da madre con diagnosi di diabete precedente la gravidanza e un altro di controllo comprendente figli di padre (ma non madre) diabetico con età alla diagnosi paragonabile.
I soggetti così identificati sono poi stati sottoposti a una visita iniziale per valutare col test orale la tolleranza al glucosio, procedere alla ricerca degli autoanticorpi e alle valutazioni antropometriche (peso, altezza, massa grassa …). Successivamente i due gruppi sono stati ricoverati per due giorni, per l’esecuzione di un clamp euglicemico iperinsulinemico mediante infusione di soluzione glucosata al 20% allo scopo di valutare la captazione di glucosio mediata dall’insulina. Successivamente sono state determinate la secrezione insulinica e la concentrazione del peptide C. L’end-point principale dello studio era la determinazione della secrezione insulinica, mentre quelli secondari consistevano in tolleranza al glucosio, resistenza insulinica e massa corporea.
Una significativa differenza
Tra il gruppo di controllo e quello dei soggetti esposti ad ambiente diabetico durante la gestazione non si sono rivelate differenze in termini di parametri corporei, nemmeno quando i soggetti esposti sono stati suddivisi alla presenza o meno di intolleranza glucidica. Anche la glicemia a digiuno, e a 30 minuti dall’ingestione del glucosio, era sovrapponibile nei due gruppi, mentre a 120 minuti dal carico orale, nel gruppo esposto era superiore a quella rilevata nel gruppo di controllo. L’intolleranza glucidica è stata quindi diagnosticata in cinque figli di madre diabetica e in nessuno del gruppo di controllo. Per la sensibilità all’insulina non si riscontravano differenze tra i tre gruppi (controllo, esposti, esposti con intolleranza glucidica), tuttavia chi presentava l’intolleranza glucidica manifestava anche una ridotta secrezione precoce dell’insulina. A seguito dell’infusione di glucosata, la glicemia aumentava in misura superiore nei soggetti esposti con intolleranza glucidica, inoltre le concentrazioni di peptide C erano significativamente più basse nei soggetti esposti indipendentemente dai valori glicemici.
Un’altra differenza significativa si è riscontrata nella secrezione di insulina: durante l’infusione glucosata il rateo medio della secrezione è stato di 4,7 pmol/kg/minuto nei pazienti con intolleranza glucidica, 5,5 pmol/kg/minuto nel gruppo esposto ma con normale tolleranza al glucosio e, infine, di 7,5 pmol/kg/minuto nel gruppo di controllo. Anche nei livelli di polipeptide pancreatico, un marker biochimico della stimolazione vagale del pancreas, si è riproposta una differenza statisticamente rilevante. Infatti la media dell’area sotto la curva della concentrazione a 120 minuti dopo carico orale di glucosio era pari a 1007 pmol/l nei soggetti esposti con intolleranza glucidica, a 2829 pmol/L negli altri e a 3224 nel gruppo di controllo.
Spiegazioni da trovare
Gli autori, dunque, concludono che lo studio dimostra due cose: effettivamente l’esposizione durante la gestazione all’ambiente diabetico determina una maggiore frequenza di intolleranza glucidica in età adulta, così come una diminuita efficienza della risposta insulinica al glucosio. La differenza rispetto ad altri studi sta nel fatto che qui si può escludere che questa diminuita risposta insulinica sia in realtà l’espressione di un fattore ereditario. Infatti questo fenomeno non si presentava nei figli di padri diabetici che costituivano il gruppo di controllo, inoltre erano stati esclusi già all’arruolamento i fattori genetici predisponenti al diabete tipo 2. In sostanza, l’esposizione all’ambiente diabetico agirebbe fondamentalmente attraverso la diminuzione della risposta insulinica.
Resta aperto il capitolo della spiegazione dell’influenza dell’ambiente uterino. L’iperstimolazione glucidica del pancreas, sulla base anche di esperienze condotte nel topo, determina un’aumentata crescita delle cellule beta e quindi si può ipotizzare che questa sfoci in un ingrandimento delle isolette e in un precoce esaurimento della loro capacità, Tuttavia non si può escludere che giochi un ruolo anche l’effetto dell’iperglicemia materna sull’angiogenesi o ancora altro. Senza riscontri diretti è arduo spingersi oltre. La ridotta risposta insulinica potrebbe anche essere dovuta a una ridotta stimolazione vagale del pancreas, circostanza che trova una conferma parziale nei più bassi livelli di polipeptide pancreatico riscontrati nei figli di madri diabetiche.
Quale che sia la spiegazione, come conferma un editoriale pubblicato a commento, lo studio per quanto piccolo dà almeno una indicazione preziosa: migliorare il controllo glicemico durante la gravidanza potrebbe servire anche a prevenire il diabete tipo 2.
Data ultimo aggiornamento: Lunedì, 23 Giugno 2003 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/e1_202.html
Tratto da: Dica33.it Fonti: Sobngwi E et al.: Effect of a diabetic environment in utero on predisposition to type 2 diabetes. Lancet 2003 361 (9372): 1861-1865
Ordovas J et al.: Might the diabetic environment in utero lead to type 2 diabetes? Lancet 2003 361 (9372): 1839
