Diabete e magnesio: il ruolo emergente dell’integrazione orale di magnesio
Jerry L. Nadler, MD
- Introduzione
- Le esigenze di magnesio nella popolazione americana
- I livelli di magnesio nei pazienti diabetici
- Letture consigliate
Introduzione
È ben noto il collegamento fra diabete mellito e carenza di magnesio. Una crescente quantità di evidenze fa pensare che il magnesio giuochi un ruolo fondamentale nel ridurre i rischi cardiovascolari e possa essere coinvolto nella patogenesi del diabete stesso. Mentre i benefici dell’integrazione orale di magnesio sul controllo glicemico dei pazienti devono ancora essere provati, l’integrazione di magnesio ha dimostrato di aumentare la sensibilità all’insulina. Basandosi sulle conoscenze attuali, i medici hanno buone ragioni di credere che la reintegrazione del magnesio possa avere un ruolo nel ritardare l’esordio del diabete di tipo 2 e potenzialmente evitare le sue devastanti complicanze – malattie cardiovascolari, retinopatia e nefropatia.
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Le esigenze di magnesio nella popolazione americana
La dose quotidiana raccomandata (RDA) per il magnesio è di 6 mg/kg/die. Ciò significa 400 mg/die per gli uomini adulti e 320 per le donne (e anche più per le donne incinte o che allattano). Secondo questi standard, fissati dall’Accademia nazionale delle Scienze dopo lunghi dibattiti, ricerche e analisi di quanto pubblicato in proposito, si considera che fra il 50% e l’85% della popolazione negli Stati Uniti si alimenti con una quantità inadeguata di magnesio.
I livelli di magnesio potrebbero essere particolarmente bassi fra gli afroamericani. Per esempio, la prevalenza di ipomagnesia è del 20% negli afroamericani della città di Buffalo, NY, e dintorni. Ciò supera il grado di ipomagnesia nella popolazione generale e implica un rischio di diabete, di iperlipidemia, di ipertensione e di altre malattie cardiovascolari e renali. La bassa assunzione di magnesio con la dieta è stata messa in relazione con una resistenza all’insulina in afroamericani ancora giovani non diabetici.
L’American Diabetes Association (ADA) riconosce il maggior rischio associato con una scarsità di magnesio nei pazienti con alcune malattie e condizioni (Tabella 1). Inoltre, la ADA raccomanda che i livelli di magnesio in tali pazienti siano controllati e reintegrati, se insufficienti.
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I livelli di magnesio nei pazienti diabetici
È stato dimostrato da molti studi che sia i livelli medi di magnesio nel plasma sia quelli di magnesio libero intracellulare sono più bassi nei pazienti diabetici che nella popolazione in generale. Tale insufficienza di magnesio, che può essere un deficit cronico latente piuttosto che una ipomagnesia clinica, può avere importanza clinica poiché lo ione del magnesio è un cofattore cruciale per molte reazioni enzimatiche implicate nei processi metabolici.
Vari studi dimostrano che i livelli medi nel plasma sono più bassi nei pazienti diabetici sia di tipo 1 sia di tipo 2, a confronto con i soggetti di controllo non diabetici. La concentrazione del magnesio libero intracellulare negli eritrociti è un indicatore più preciso, nelle persone diabetiche con insulinoresistenza, di quanto siano i livelli di magnesio nel plasma. Sono stati osservati livelli diminuiti di magnesio libero intracellulare negli eritrociti nella maggioranza dei pazienti con diabete di tipo 2.
Resnik e altri ritengono che un’insufficienza extracellulare e intracellulare di magnesio sia tipica nei casi lievi, cronici e stabili di diabete di tipo 2 e possa essere un forte fattore di predisposizione per lo sviluppo dell’eccessiva morbilità cardiovascolare associata con il diabete. Questi ricercatori hanno dimostrato che i livelli di magnesio ionizzato nel siero e di magnesio libero intracellulare negli eritrociti erano notevolmente più bassi in 22 pazienti diabetici di tipo 2 con leggera iperglicemia, a confronto con 30 soggetti di controllo sani (P < .001) (Figura 1). Il magnesio totale nel siero non era ridotto.
Tabella 1. Raccomandazioni dell’ADA per il controllo del magnesio Secondo l’ADA, i livelli di magnesio nel siero dovrebbero essere misurati nei pazienti diabetici con queste condizioni concomitanti:
- Infarto miocardico acuto
- Carenza di calcio
- Insufficienza cardiaca congestiva
- Abuso di etanolo
- Chetoacidosi
- Nutrizione per via parenterale a lungo termine
- Uso a lungo termine di alcuni medicinali (come diuretici, digoxin,o aminoglicosidi)
- Carenza di potassio
- Gravidanza
Figura 1. Il magnesio ionizzato nel siero e il magnesio libero intracellulare negli eritrociti sono in minor quantità nei pazienti diabetici che nelle persone non diabetiche
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Perdita di magnesio e insulinoresistenza
L’insulina, fra le sue molte azioni, stimola il trasporto del magnesio dallo spazio extracellulare a quello intracellulare. Usando la spettrofotometria di assorbimento atomico e la tecnica “euglycemic hyperinsulinemic glucose clamp”, Paolisso e altri hanno dimostrato che il livello di magnesio nel plasma diminuiva, mentre quello di magnesio negli eritrociti aumentava in modo significativo (P < .05) in reazione all’insulina in adulti sani a digiuno, senza precedenti familiari di diabete.
L’insulinoresistenza – fondamentale nel diabete di tipo 2 – è associata con una riduzione del magnesio intracellulare e può essere attenuata con magnesio. È stato dimostrato che l’insulino resistenza nella muscolatura strutturale può essere ridotta con la somministrazione di magnesio.
I livelli ridotti di magnesio nei diabetici sono causati da fattori diversi (Tabella 2). La concatenazione fra insufficienza di magnesio e sviluppo del diabete è rafforzata dall’osservazione che varie cure per il diabete di tipo 2 sembrano far aumentare i livelli di magnesio. La metformina, per esempio, alza i livelli di magnesio nel fegato. Il pioglitazone, un agente antidiabetico che aumenta la sensibilità all’insulina, fa aumentare la concentrazione del magnesio libero negli adipociti.
Tabella 2. Cause di bassi livelli di magnesio nel diabete
- La dieta tende ad essere carente di magnesio
- L’escreto renale di magnesio è alto
- La scarsa sensibilità all’insulina influisce sul trasporto del magnesio come sul metabolismo del glucosio
- L’uso di diuretici favorisce l’eliminazione del magnesio
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Implicazioni cliniche dei livelli bassi di magnesio
L’insufficienza di magnesio è associata all’insulinoresistenza e ad un’aumentata reattività delle piastrine, ma gli studi riguardanti l’integrazione orale di magnesio e i cambiamenti nello stato glicemico o nei livelli dei lipidi nel diabete non sono stati risolutivi. Quando io e i miei colleghi abbiamo prescritto magnesio per via orale a 20 pazienti diabetici di tipo 2, la concentrazione del magnesio libero intracellulare negli eritrociti si è normalizzata ed è diminuito in modo significativo l’aumento della reattività delle piastrine in risposta ai tromboxani. La dose orale era di 400 mg/die di magnesio.
Poco dopo, abbiamo osservato che l’infusione di magnesio in soggetti sani riduceva la concentrazione di tromboxano nelle urine e i livelli di aldosterone indotto da angiotensina II nel plasma; viceversa un’insufficienza di magnesio prodotta con la dieta portava ad un aumento della sintesi di tromboxano e di aldosterone e ad una minore sensibilità all’insulina. Proprio quest’anno, Rosolovà e colleghi hanno confermato che l’insufficienza di magnesio diminuisce l’eliminazione del glucosio per effetto dell’insulina in soggetti non diabetici, il che è compatibile con l’insulinoresistenza. Non si è, tuttavia, dimostrato in modo consistente l’effetto diretto dell’assunzione di magnesio sul controllo glicemico.
Una ridotta assunzione e livelli ridotti di magnesio possono favorire l’aterosclerosi. Inoltre, livelli più bassi di magnesio nel siero sono stati collegati con maggiore probabilità di retinopatia, o di più rapida evoluzione della stessa, nei diabetici di tipo 1 e di tipo 2.
I dati epidemiologici fanno pensare che le popolazioni con bassa assunzione di magnesio siano a maggior rischio di ipertensione, infarto e altre manifestazioni di malattia aterosclerotica. Nello studio sul rischio di aterosclerosi nelle comunità (ARIC), per esempio, vi era inversamente una corrispondenza inversa tra l’assunzione di magnesio nella dieta e lo spessore, misurato con ultrasonografia, della parete carotidea, che è uno dei marker per l’aterosclerosi.
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Magnesio per via orale: utilità di un’assunzione elevata
Vi sono potenziali vantaggi a sostegno dell’integrazione di magnesio nelle persone diabetiche o ad alto rischio di diabete (Tabella 3). Una maggiore assunzione di magnesio è collegata con un minor rischio di sviluppare il diabete di tipo 2: in uno studio di probabilità su quasi 85000 donne, il rischio relativo di diabete per le donne nel quintile più alto di consumo di magnesio era 0.68 volte quello delle donne del quintile più basso (Figura 2). L’integrazione orale di magnesio è controindicata nei pazienti con un deterioramento renale significativo.
Tabella 3. Ragioni per un’integrazione orale di magnesio nel diabete L’integrazione di magnesio produce i seguenti effetti:
- Corregge il deficit nei livelli di magnesio libero intracellulare
- Diminuisce la reattività delle piastrine
- Aumenta la sensibilità all’insulina
- Può proteggere dal diabete e dalle sue complicanze
- Può ridurre la pressione del sangue
Figura 2. Il rischio relativo per il diabete di tipo 2 è notevolmente più basso nelle donne nel quintile più alto di assunzione di potassio, fibre e magnesio e il rischio di ictus è notevolmente più basso negli uomini nel quintile più alto di assunzione di potassio, fibre e magnesio (P.05)
Una maggiore assunzione di magnesio nella dieta è fra i fattori collegati con un minor rischio di ictus negli uomini ipertesi. In un’indagine su quasi 45.000 uomini fra i 40 e i 75 anni di età, il rischio complessivo di ictus era notevolmente più basso per quelli nel quintile più alto di assunzione di potassio, magnesio e fibra di cereali, ma non di calcio, a paragone con gli uomini nel quintile più basso (Figura 2). Una connessione simile è stata riferita quest’anno da Meyer e colleghi, che hanno osservato come una dieta ricca di magnesio, cereali, frutta e verdura abbia ridotto la probabilità di sviluppare il diabete di tipo 2 in un gruppo di quasi 36.000 donne (Figura 3). Mentre non si è notato un effetto costante del solo magnesio sulla pressione del sangue fra i diabetici, è stata riscontrata una notevole riduzione della pressione sanguigna nei pazienti diabetici ipertesi, dopo che il sodio nella dieta è stato sostituito con potassio e magnesio.
In uno studio condotto a Taiwan, si è constatato che il rischio di morire di diabete era inversamente proporzionale al livello di magnesio nell’acqua potabile (Figura 4). Questo era tanto più sorprendente perché il maggior aumento della mortalità per malattie croniche a Taiwan dal 1970 era dovuto al diabete. Dato che le alterazioni causate da un latente deficit cronico di magnesio hanno probabilmente più importanza che una ipomagnesia clinica nella patogenesi del diabete, si potrebbe avanzare l’ipotesi che il magnesio assunto nella dieta (compreso quello nella fornitura di acqua potabile) abbia un’azione protettiva contro il diabete e le sue complicanze più temute.
Figura 3. Il rischio relativo di incidenza del diabete di tipo 2 diminuisce notevolmente aumentando l'assunzione di magnesio
Figura 4. L’indice di probabilità di morire di diabete diminuisce se aumenta la concentrazione di magnesio nell’acqua potabile
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Letture consigliate
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Data ultimo aggiornamento: Mercoledì, 28 Maggio 2003 6:30:00
Tratto da: The Magnesium Web Site - Fonte: The Magnesium Report Clinical, Research, and Laboratory News for Cardiologists - Third Quarter 2000 URL: http://www.progettodiabete.org/expert/e1_201.html
Traduzione e adattamento a cura di Anna Manetti
