Psicopedagogia
Adolescenza e diabete: che crisi!
di Paola Marchionne Toscanelli
Certo, eravamo giovani,
eravamo arroganti,
eravamo ridicoli,
eravamo eccessivi,
eravamo avventati,
ma avevamo ragione.
ABBIE HOFFMANNCosì come esiste un diabete di tipo 1 e uno di tipo 2, si potrebbe dire che nella vita di un individuo diabetico, ipotizzando che lo sia diventato da bambino, esista un diabete fase A e uno fase B, il primo coincidente con la gestione condotta dai genitori (i più bravi riescono a collaborare fin da piccoli) durante l’infanzia, e il secondo snodantesi nel periodo della pubertà in cui la gestione diventa autonoma (a onor del vero bisognerebbe aggiungere il diabete di fase C, quello, si spera, dell’“equilibrio” adulto).
È un passaggio molto delicato e impegnativo, che coinvolge ancora non solo l’interessato ma tutta la famiglia e il loro ambiente, e che richiede maturità e forza, non solo di volontà.
In un bellissimo e particolare libro che raccoglie i pensieri di un vasto numero di adolescenti ( “QUELLO CHE HO DA DIRVI”, a cura di G.Caliceti e G.Mozzi, ed. Einaudi), un ragazzo scrive che la pubertà è la “vera nascita della mente”. Ebbene, di cosa può avere bisogno una mente per nascere “bene” ?
Innanzitutto di contenuti, da rielaborare nella luce della progressiva maturazione: si tratta delle nozioni, conoscenze, e dei vissuti, delle esperienze; in più ci sono i “rimandi” degli altri e gli scambi avvenuti con essi, gli scontri e gli affetti, le affinità e le avversioni, le attrazioni e le repulsioni, il rifiuto e l’approvazione, il dispiacere ed il successo.
Insomma: mai come in questo periodo quello che si sa e quello che si è avuto e dato, si fondono e si configurano in ciò che si è.Il diabete viene a rappresentare un vissuto in più, un banco di prova, un impegno particolare per una personalità che sta fiorendo e che vuole rivolgersi tutta all’esterno per conoscere e capire, fare esperienza, sperimentare la libertà, le scelte. Il diabete con le sue regole e i suoi continui richiami alla puntualità, può fare da “zavorra” ad una mente ed ad una emotività scalpitanti.
Per questo si richiede uno sforzo particolarmente pesante a questi ragazzi che, rispetto ai loro coetanei sani, non possono MAI dimenticarsi certi “vincoli”; è come chiedere loro di affrettarsi a crescere perché hanno delle responsabilità in più che non permettono loro di lasciarsi andare ad ogni “sperimentazione”, ad ogni follia per essere sempre puntuali a questo appuntamento con se stessi e con la loro salute.
Però, in un certo senso, non è possibile mettere fretta a qualcuno “solo” perché ha il diabete, perché sarebbe una doppia condanna e poi non potremmo (ancora una volta) mai più parlare di uguaglianza con gli altri.Pensiamo a quante pressioni devono subire i ragazzi: innanzitutto quelle fisiologiche, quali la tempesta ormonale e la maturazione sessuale tipiche dell’adolescenza, che li porta anche, in poco tempo, ad accettare il loro nuovo aspetto e a riproporsi. Poi ci sono i desideri, l’esplosione dei sentimenti che cozzano con le aspettative ed i limiti imposti dai genitori e dall’ambiente; inoltre ci sono le scelte, le occasioni di ponderare e valutare, i sempre maggiori impegni mentali. Infine c’è l’assoluto bisogno di piacere ed essere amati.
Tutto questo si riflette sul diabete, anche in termini di difficoltà di compenso, accresciute anche dal passaggio della gestione dai genitori al ragazzo. Tutti sanno, però, che fino a questo momento la conduzione è stata per i genitori occasione di controllo e sicurezza e che cedere le redini rappresenta una fonte di ansia e preoccupazione (non va dimenticato inoltre che si tratta sempre della salute di un figlio!). Ne può derivare una serie di ricatti e vincoli non indifferenti: da una parte l’“uso” del diabete per incolpare il genitore od ottenere qualcosa, anche solo le sue attenzioni; dall’altra l’instaurarsi di una dipendenza del tipo “curarsi perché l’altro non ne soffra” .Eppure il grosso lavoro da fare è quello della responsabilizzazione, basata su un’educazione fatta di amore verso gli altri e verso se stessi.
L’adolescente dovrebbe farsi varco in mezzo ad un insieme di fattori intrecciati fra loro ed uscirne consapevole e cosciente.
Il compito del genitore è quello di vigilare ed informare, di emancipare ed attendere, di sostenere e confidare. Il compito dell’adolescente? Ascoltare, volersi bene e scegliere.-[…] Credetemi, il dono più bello che voi possiate fare è proprio lasciare che ciò che amate di più al mondo cresca e impari a vivere indipendente dalla vostra protezione. Un amore capace e onesto sa che il compito suo più difficile non è tanto proteggere, quanto il rinunciare a proteggere -. (OP.CIT.)
Data ultimo aggiornamento: Giovedì, 23 Agosto 2001 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/e1_158.html
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