DIABETE. Gli esperti smorzano gli entusiasmi: la scienza non ha fatto il miracolo

Il vaccino? Tra dieci anni

Un farmaco arriva dagli Usa, ma è solo un miraggio

di Angelo Pani


Una clamorosa notizia giunge dal mondo della ricerca scientifica: un vaccino contro il diabete infantile sarebbe stato messo a punto dall'americano Noel Maclaren che dirige a New Orleans il Centro di ricerca del Children's Hospital. La notizia, pubblicata dal settimanale francese "L'Express" e ripresa ieri in Italia con ampio risalto dal quotidiano "la Repubblica" ha avuto l'effetto di una bomba tra quanti convivono con questa malattia, alimentando comprensibili speranze di uscire dal tunnel dell'insulino-dipendenza. Il titolo a tutta pagina di "Repubblica" ("Battuta la 'dolce malattia', arriva il vaccino antidiabete") lascia del resto poco adito ai dubbi.
Ma è proprio oro tutto quel che luccica? Nell'ambiente scientifico si preferisce invitare alla cautela. Smorza gli entusiasmi Gianfranco Bottazzo, uno degli uomini di punta al mondo col suo Dipartimento di Immunologia del London Hospital Medical Center: "Sono ipotesi che ancora non sono supportate da alcuna pubblicazione scientifica". Per Luigi Pisano, primario di malattie metaboliche e del ricambio dell'ospedale Sant'Eugenio di Roma "è troppo presto per esprimere giudizi". Ancora più cauti Paolo Pozzilli, endocrinologo dell'Università La Sapienza di Roma ("questo è uno dei tanti esperimenti in corso su animali") e Giovanni Ghirlanda del servizio di diabetologia del policlinico Gemelli ("non è detto che i risultati siano applicabili sull'uomo").
Anche in Sardegna, terra amara per l'altissima incidenza del diabete tra la sua popolazione (novemila malati, 35 nuovi casi all'anno ogni 100000 abitanti, cenerentola al mondo dopo la Finlandia), dove lavorano validi ricercatori e dove è in corso un'indagine a tappeto sui neonati e sugli scolari dell'Isola che costituisce il più importante screening al mondo di popolazione prediabetica, si preferisce invitare alla cautela.
Marco Songini, del Centro per le malattie dimetaboliche dell'ospedale San Michele di Cagliari, collaboratore di Gianfranco Bottazzo e vicepresidente dell'Associazione sarda per lo studio e la ricerca del diabete mellito in Sardegna, conosce personalmente Noel Maclaren e attende di conoscere ulteriori dettagli prima di esprimere giudizi. Ma rileva che le differenze immunologiche tra l'uomo e i topi "Nod" sui quali il ricercatore Usa ha condotto i suoi esperimenti sono tali da richiedere tante di quelle prove che se ne riparlerà sicuramente tra almeno altri dieci anni. Poi mette in luce un altro aspetto di estrema importanza: il vaccino, se e quando sarà pronto, non sarà utilizzabile da chi ha già il diabete ma soltanto da chi è a rischio di contrarre la malattia o, al massimo, da chi sta cominciando ad ammalarsi.
Il diabete insorge quando, per cause che ancora non sono state esattamente accertate, il sistema immunitario di una persona non riconosce più le "beta-cellule" del pancreas che producono l'insulina (indispensabile per consentire alle cellule di assorbire gli zuccheri) e le attacca distruggendole come se fossero cellule "nemiche".
Il vaccino sperimentato da Noel Maclaren sui "topi Nod" (Non obese diabetic) funziona come un "missile antimissile": favosisce cioè lo sviluppo di un anticorpo che attacca gli "anticorpi pazzi", quelli che aggrediscono le betacellule. In questo modo, l'organismo può continuare a produrre l'insulina e il paziente non si ammala di diabete.
Chi, invece, ha già contratto il diabete, non può trarre benefici dalle cellule "antimissile" in quanto le betacellule sono già state distrutte e il suo organismo non può più produrre insulina.
Qualunque possa essere il futuro del vaccino di Noel Maclaren e degli studi similari in corso in altri centri di ricerca, emerge da questa vicenda una confortante considerazione finale: grazie allo studio in corso nell'Isola (denominato "Hot & Cold Spots" e organizzato dall'Asris, l'Associazioe sarda per lo studio e la ricerca dell'Iddm in Sardegna), una volta identificato con sicurezza, il farmaco antidiabete potrà essere immediatamente utilizzato in quanto lo scopo della ricerca è proprio quello di individuare la "popolazione a rischio". Sempre che intralci burocratici o altri bastoni tra le ruote non facciano fallire l'iniziativa.

Tratto da: L'Unione Sarda, Sabato 10 maggio 1997



Pag. < Home Pag. >
[Indice] [Il nostro sito] [Il diabete] [Associazioni] [Servizi] [Leggi] [Community] [Notizie] [Pubblicazioni] [Passatempo] [Altri siti] [Cerca] [Lettere]


Hosted by Publinet