Congressi e incontri
Relazione sul Convegno "Il diabete insulinodipendente: aspettative, realtà e prospettive"
di Nicoletta Paglieri, Fabio Fogagnolo e Fiorenzo Forza
Lo scorso 25 Novembre si è tenuto a Milano il Convegno "Il diabete insulinodipendente: aspettative, realtà e prospettive", organizzato dall'Associazione Diabetici della Provincia di Milano. Al fine di divulgare le principali novità che sono state illustrate, pubblichiamo una succinta sintesi dei punti più interessanti che sono stati illustrati dai relatori. Nel testo troverete i link agli argomenti già pubblicati nel nostro sito.
INTRODUZIONE a cura della Signora Maria Luigia Mottes, Presidente dell'Associazione Diabetici della Provincia di Milano
PRESENTAZIONE a cura del Dr. Franco Maraffi, Responsabile Modulo Diabetologico Ospedale V. Buzzi e CTO Milano e del Dr. Mauro Covello, Ospedale V. Buzzi
INTERVENTO del Dr. Fabrizio Oleari, quale delegato del Prof. Umberto Veronesi, Ministro della Sanità Il Dottor Oleari ha illustrato le disposizioni previste dall'ultima Finanziaria in tema di prevenzione ed assistenza ai malati, facendo presente come entrambi questi punti siano considerati di fondamentale importanza dal Prof. Umberto Veronesi, dal quale ci si può aspettare il massimo impegno al fine del conseguimento di importanti passi in avanti. La ricerca è ritenuta dal Ministro stesso di vitale importanza ed è stata sottolineata la destinazione dell'1% del totale dei fondi disponibili proprio a questo punto.
RELAZIONE del Prof. Guido Pozza, Prorettore Università dell'Ospedale S. Raffaele, Milano: "La cura del diabete insulinodipendente nell'anno 2001 La ricerca genetica, il trapianto di insule, il trapianto di pancreas, le nuove insuline e le novità per la somministrazione insulinica".
In alcuni Paesi europei è già in commercio la nuova insulina Glargine ad azione ultralenta, con una durata del profilo d'azione di 10/12 ore.
Si è iniziata presso l'Università di Montpellier, In Francia, la sperimentazione di un pancreas artificiale basato su un sensore di glucosio ed un dispositivo di somministrazione dell'insulina. Ambedue sono impiantati nello strato sottocutaneo. Si auspica che questi componenti riescano a superare i problemi di biocompatibilità che si sono riscontrati in esperimenti svolti in precedenza.
Il trapianto delle isole rappresenta una prospettiva molto interessante. Le isole possono essere inserite tramite incannulazione nella vena porta o in una delle sue tributarie, con l'aiuto della tecnica ecografica. Attualmente, uno dei problemi di maggiore complessità è costituito dalle difficoltà di isolamento e di coltivazione delle isole. Sinora si sono ottenuti risultati confortanti, con discrete possibilità di successo. Il trapianto delle isole richiede sempre una terapia immunosoppressiva, con conseguente rischio di sviluppo di patologie neoplastiche. Il protocollo di Edmonton ha invece portato alla sperimentazione di un nuovo schema di terapia antirigetto, che non prevede l'impiego di ciclosporine né di cortisone. Allo stato attuale, questo protocollo ha ottenuto il 100% di risultati favorevoli, anche se su un campione estremamente limitato. Nel quadro di un trial multicentrico, questo protocollo è stato adottato anche all' Ospedale San Raffaele di Milano.
Un'altra prospettiva di notevole interesse è costituita dalla terapia genica, che potrebbe arrivare a permettere l'autotrapianto di cellule elaborate geneticamente. In queste cellule si "inserisce" il gene che programma la produzione di insulina, e in tal modo si renderebbe superflua la terapia antirigetto. Un'alternativa potrà invece essere rappresentata dall'elaborazione genetica delle cellule, in modo da rendere il paziente tollerante al loro innesto. Finora sono stati compiuti esperimenti su animali da laboratorio, che hanno fornito risultati positivi. Per esempio, si è già riusciti a modificare geneticamente cellule cutanee in modo da renderle capaci di produrre insulina. Il passaggio successivo potrà essere rappresentato dalla messa a punto di un sistema di regolazione, che renderà queste cellule capaci di produrre insulina solo in caso di effettiva necessità da parte dell'organismo.
RELAZIONE del Prof. Emanuele Bosi, Responsabile del servizio di prevenzione dell'Ospedale S. Raffaele, Milano: "La prevenzione del diabete mellito insulinodipendente"
Non si è a conoscenza del fattore scatenante, ma è ormai noto che il diabete si manifesta quando il numero di cellule beta del pancreas scende sotto il 10%, in seguito ad un processo auto-immune che può durare anche diversi anni. Esistono tre livelli di prevenzione: la prevenzione primaria atta a rimuovere le cause del diabete; la prevenzione secondaria atta ad identificare i soggetti a rischio e ad intervenire sul processo auto-immune; infine, la prevenzione terziaria preposta al recupero della funzionalità delle beta cellule.
Partendo dal presupposto che non esiste un unico fattore scatenante, per la prevenzione primaria sono in corso diversi studi che si prefiggono di determinare le cause dell'insorgenza del diabete:
determinazione degli anticorpi che segnalano l'inizio del processo auto-immune: ad oggi sono stati identificati quattro anticorpi (ICA, anti-GAD, anti-IA2 e anti-insulina IAA) e si è determinata la percentuale di rischio di sviluppare la malattia per i parenti diretti di un soggetto diabetico:
Numero anticorpi % di rischio 0 0 1 1,5 Più di 1 Circa 77 Lo studio BabyDiab effettuato in Germania ha evidenziato come la comparsa del primo anticorpo (solitamente l'anti-insulina IAA) si abbia sin dalla precoce età di 8 mesi, per arrivare alla presenza di due anticorpi già all'età di 5 anni; da ciò si evince come sia necessario attuare misure preventive sin dalla nascita.
Lo studio DiabFin sugli alleoli si basa sull'osservazione che l'allattamento al seno piuttosto che l'utilizzo di latte idrolizzato hanno portato ad una minore insorgenza di anticorpi e quindi un minor rischio di manifestare la malattia.
Lo studio PrevFin invece si basa sull'osservazione che il diabete è assente nel continente africano mentre è molto diffuso in Finlandia; si è quindi cercato di verificare se la vitamina D, responsabile della produzione di melanina, possa avere un legame con il diabete.
In tema di prevenzione secondaria sono in corso i seguenti studi:
Il progetto ENDIT si prefigge la protezione delle cellule beta dalla distruzione somministrando la vitamina PP (nicotinamide); ad oggi però non si sono ottenuti risultati soddisfacenti.
Il progetto statunitense DPT1, che ha coinvolto più di 75.000 persone, ha verificato l'utilità della somministrazione di insulina in piccoli quantitativi al fine di facilitare il compito delle cellule beta in soggetti predisposti ma che non abbiano ancora manifestato la malattia. È stato sospeso di recente in maniera improvvisa e la motivazione verrà comunicata entro 4 mesi; l'improvvisa sospensione lascia ipotizzare o un risultato molto positivo o uno molto negativo.
Osservando come il diabete sia associato alla comparsa entro pochi mesi del morbo celiaco, all'ospedale San Raffaele di Milano si sta effettuando uno studio per verificare se ritardando la comparsa della seconda malattia si possa ritardare anche la comparsa della prima: ai 25 soggetti dello studio viene prescritta per sei mesi una dieta senza glutine e quindi per altri sei mesi una dieta libera.
INTERVENTI del pubblico:
Si è segnalato come la circolare sul rinnovo della patente non chiarisca chi sia preposto a verificare la condizione del soggetto diabetico, con conseguente variabilità di comportamento tra una ASL e l'altra; il Dr. Fabrizio Oleari ha riferito che è in fase di approvazione una nuova circolare che rimedierà la situazione.
Per altre segnalazioni circa l'impossibilità di reperire le nuove siringhe 100 U/ml graduate ogni mezza unità e la difficoltà nell'ottenere un microinfusore se non passando tramite un ospedale sempre il Dr. Fabrizio Oleari ha fatto presente che sono argomenti a carico delle singole ASL, ma che cercherà comunque di interessarsi.
Altra domanda sulla nicotinamide: pur essendo stata utilizzata per il progetto ENDIT, è a totale carico dell'assistito: il Professor Bosi ha motivato la situazione facendo presente come non sia stata statisticamente verificata l'utilità del farmaco e quindi l'utilizzo sia a discrezione del singolo soggetto.
Parecchio clamore ha destato l'affermazione riguardo il presunto comportamento delle case farmaceutiche, accusate di non impegnarsi a fondo nella ricerca di una soluzione definitiva al diabete in quanto economicamente non conveniente; il Professor Bosi ha scartato questa ipotesi sottolineando il notevole ritorno economico per la casa farmaceutica che dovesse scoprire tale cura; il Professor Pozza ha invece messo in evidenza come ci sia un notevole numero di ricercatori non al soldo delle case farmaceutiche, e quindi assolutamente non vincolati da aspetti economici.
L'ultima domanda verteva sulla possibilità che a seguito dell'impianto di nuove cellule beta si scatenasse ancora il processo auto-immune che ne avrebbe determinato la distruzione; il Professor Pozza ha risposto che questo processo non dovrebbe verificarsi in quanto le nuove cellule impiantate o appartengono ad un soggetto diverso e quindi geneticamente diverse oppure sono un diverso tipo di cellule dello stesso individuo, comunque non riconoscibili dalla memoria genetica del sistema immunitario del soggetto.
Il Convegno è stato organizzato da:
Associazione Diabetici della Provincia di Milano
Via Castelvetro 32 - 20154 Milano
Tel. 02/34.94.785
Data ultimo aggiornamento: Lunedì, 11 Dicembre 2000 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/e1_134.html
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