Convegni e incontri
Relazione sulla conferenza tenuta dal prof. Porta a Torino il 27 Novembre 2000
di Silvia Demartini
Il prof. Massimo Porta del Dipartimento di Medicina Interna, Ospedale Molinette di Torino, relatore all'incontro organizzato lo scorso 27 Novembre 2000 nella città dall'Associazione locale di pazienti "Banting & Best", ha illustrato ai presenti quali sono le nuove conoscenze acquisite tramite la ricerca in diabetologia di questi ultimi anni. Ecco una sintesi dell'intervento.
È stato provato che un ottimo compenso glicemico mantenuto per un certo numero di anni previene le complicanze del diabete, anche se successivamente il compenso glicemico torna ad essere insoddisfacente. Praticamente nel fisico resta "memoria" degli anni di ottimo controllo.
Il sensore continuo di glicemia, disponibile anche in Italia per un uso clinico, non può ancora essere usato se non per tre giorni consecutivi, per avere dei profili glicemici veritieri, ottenuti con 288 misurazioni/die, che spieghino casi particolari di diabete instabile o resistente. Vanno comunque fatte almeno 4 misurazioni al giorno con il metodo tradizionale per la taratura del sensore e per controllo. I risultati non sono visualizzabili al momento, ma vengono memorizzati e successivamente scaricati su un PC (tipo macchinetta Holter) e analizzati a posteriori. Dopo 3 giorni l'apparecchio deve essere rimosso. E' comunque un sistema invasivo perché usa una cannula costantemente inserita sotto cute. Finora il suo uso è limitato agli ospedali. Il GlucoWatch, non ancora in commercio da noi, consente invece una lettura quasi immediata delle glicemie (dopo circa 10 minuti) ma è ancora poco attendibile, al punto che gli stessi produttori consigliano di somministrare l'insulina in base ai valori ottenuti con i normali apparecchi di misurazione e non con l'orologio. Porta ha sottolineato un rischio effettivo derivante dall'uso del sensore continuo. Esistono oscillazioni glicemiche significative, a volte nel giro di 1/2 ora, un'ora: sarebbe sbagliato iniettare insulina aggiuntiva non appena si vedesse salire la glicemia, con il rischio di ipoglicemie successive e disordine nella terapia.
È stato dimostrato, contrariamente a quanto si pensava, che i danni ai reni regrediscono dopo 10 anni dal trapianto di pancreas e quindi dal raggiungimento dell'insulino-indipendenza.
Il trapianto di pancreas, che al momento garantisce un 80% di successi (contro il 35% del trapianto di insulae, escludendo le nuove sperimentazioni del protocollo Edmonton) è un intervento chirurgico troppo invasivo per essere applicato al di fuori dei casi di gravi complicanze e soprattutto nefropatia.
Trapianto di beta cellule nel fegato: al momento sembra essere la strada più percorribile, anche se l'alto numero di rigetti e l'uso degli immnunosoppressori impediscono che sia usata come cura su vasta scala. Del resto, dietro domanda, Porta ha ammesso che anche se si usassero cellule staminali proprie (sembra che vadano bene per lo scopo quelle dei dotti pancreatici) probabilmente occorrerebbe comunque proteggere le nuove cellule beta differenziate dai propri auto-anticorpi che noi diabetici continuiamo a produrre. Servirebbe comunque una terapia contro l'autorigetto. Altro problema: trovare una grossa quantità di cellule beta da impiantare perché queste cellule, una volta trapiantate, non si riproducono: attualmente servono almeno 2-3 pancreas di diversi donatori. Questo problema si potrebbe risolvere usando appunto cellule staminali o fetali ("clonazione"). Altre strade percorribili consisterebbero nell'uso di cellule beta del topo capaci di produrre insulina umana e di riprodursi, incapsulandole in sostanze (gel) che lasciano passare l'insulina ma non gli anticorpi. Altra possibilità è quella di usare cellule beta delle porzioni di pancreas asportate per curare una rara malattia, la nesidioblastosi, dovuta ad un eccesso di cellule beta nel pancreas
Nella prevenzione delle complicanze ai reni e agli occhi ha una grossa rilevanza il controllo della pressione sanguigna. Valori ottimali: 120/80. Valori limite per un'efficace prevenzione: 130/85. Oltre tali valori non si sono verificate significative riduzioni del rischio di complicanze.
L'associazione "Banting & Best" di Torino è raggiungibile al seguente recapito:
Associazione Diabetici "Banting & Best"
c/o Benvenuto Barbara
Via P. Braccini n°46
10100 Torino
tel. 0349-5399810
e-mail: gnappetta@caltanet.it
Data ultimo aggiornamento: Martedì, 5 Dicembre 2000 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/e1_133.html
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