L'Insulina fa ingrassare?
di Franco Cerutti
Dipartimento di Scienze Pediatriche e dell'Adolescenza - Università di TorinoL'insulina è uno dei principali fattori di regolazione dell'accrescimento staturo-ponderale e del contenuto in grasso dell'organismo: essa, infatti, agendo sul metabolismo degli zuccheri, delle proteine e dei lipidi, ne determina l'utilizzazione e il deposito nei diversi tessuti. Durante la pubertà, la spinta accrescitiva è il risultato dell'effetto combinato dell'aumentata produzione di ormone della crescita e steroidi sessuali da un lato e delle modificazioni di secrezione e attività sui tessuti periferici dell'insulina dall'altro. Situazioni di inadeguata produzione endogena o di insufficiente somministrazione terapeutica di insulina, causano disturbi rilevanti nell'accrescimento. Questi, sino alla metà degli anni Settanta, quando la terapia era attuata utilizzando insulina di origine suina o porcina, erano particolarmente frequenti nei bambini e negli adolescenti diabetici. Nei casi più gravi, poteva manifestarsi la sindrome di Mauriac (oggi pressoché scomparsa) caratterizzata da bassa statura, obesità marcata, ingrandimento del fegato, ritardo dello sviluppo sessuale ed anomalie ossee. Il miglioramento delle possibilità terapeutiche e la disponibilità di strumenti per il controllo metabolico domiciliare, ha notevolmente ridotto oggi la frequenza dei disturbi dell'accrescimento. I primi effetti che osserviamo nei giorni seguenti all'inizio della terapia insulinica, sono la ripresa dell'appetito ed il recupero del peso; la successiva crescita in statura e peso del bambino si compie secondo linee simili a quelle dei coetanei, condizionate essenzialmente dalla predisposizione genetica. Così, al termine dello sviluppo puberale, la statura ed il peso rispecchiano nella maggioranza dei bambini quelli dei genitori; in particolare il rischio di obesità risulta minimo nel bambino in cui i familiari hanno un peso normale, mentre aumenta in misura notevole se il padre e/o la madre sono in sovrappeso.
Di recente, la diffusione della terapia multi-iniettiva, indispensabile secondo lo studio DCCT (Diabetes Control & Complications Trial) per ottenere un migliore compenso glicemico ed una riduzione delle complicanze microangiopatiche, è parsa associarsi ad un aumento del dosaggio insulinico (passato in alcune indagini da 0,79 o 0,9 UI/kg di peso corporeo) e della prevalenza di sovrappeso. Da queste osservazioni hanno preso spunto alcuni studi, il cui scopo è stato quello di valutare se l'obesità sia più frequente nella popolazione dei bambini ed adolescenti affetti da IDDM e se ciò sia da attribuire alla terapia insulinica. In effetti, paragonata alla popolazione generale, quella affetta da diabete mellito sembra più esposta al rischio di sviluppare eccesso ponderale, che si manifesta quasi esclusivamente nelle femmine a partire dall'epoca peripuberale e tende spesso a persistere anche in età adulta. La frequenza del sovrappeso nelle adolescenti diabetiche presenta notevoli differenze tra una casistica e l'altra, riconducibili ai metodi adottati per la sua valutazione.
Ad esempio, rispetto ad una frequenza del 6%, osservata nella restante popolazione, la prevalenza dell'eccesso ponderale nelle adolescenti diabetiche è pari al 25% se si usa il criterio secondo il quale si definisce obeso un soggetto il cui peso reale è superiore del 20% rispetto al peso ideale per età e sesso, e al 13% se si impiega l'indice di massa corporea (o BMI = Body Mass Index). Quest'ultimo, considerato il metodo più semplice ed affidabile di definizione dell'eccesso ponderale durante la pubertà e dopo il completamento dello sviluppo, si calcola dall'equazione P/H2, dove P corrisponde al peso corporeo espresso in kg e H alla statura in metri, centimetri. Il valore ottenuto può essere confrontato con le tabelle dei "centili" di normalità ricavate nella popolazione di riferimento.
In alcuni studi, l'aumento dell'indice di massa corporea è parso correlato con il dosaggio insulinico e con valori elevati di emoglobina glicata.
Non è stato peraltro possibile dimostrare un chiaro nesso causale tra l'incremento ponderale durante la pubertà e la quantità d'insulina somministrata, o il numero di sue iniezioni giornaliere. Le cause della maggiore prevalenza di obesità nelle ragazze diabetiche potrebbero quindi essere altre. La valutazione di alcune abitudini dietetiche, ad esempio, ha consentito di documentare che le adolescenti in sovrappeso, non soltanto assumono quotidianamente una quantità di calorie superiore a quelle delle coetanee in normopeso, ma tendono anche a consumare di preferenza alimenti ricchi di grassi saturi. In adolescenza, inoltre, è più elevato il rischio di comparsa di ben noti disturbi del comportamento alimentare, come anoressia e bulimia nervosa. Sebbene i quadri più gravi di queste patologie siano fortunatamente rari, alcune ragazze sviluppano concetti ed abitudini dietetiche anomale in coincidenza con l'inizio della pubertà, quando maggiore è l'attenzione posta alla propria forma fisica. In un numero limitato di adolescenti diabetiche, la bulimia nervosa può rappresentare una manifestazione di rifiuto psicologico della malattia e dell'eccessiva enfasi che talora la famiglia e l'èquipe curante pongono sulla rigorosa osservanza della dieta. Il maggiore rischio di sviluppare sovrappeso nelle femmine affette da IDDM rispetto ai maschi, infine, potrebbe trovare una sua spiegazione nelle modificazioni dell'assetto ormonale-metabolico tipiche della pubertà. Come detto in precedenza, questa fase dello sviluppo si caratterizza per un aumento di produzione di ormoni sessuali ed una minore efficacia dell'attività dell'insulina (fenomeno definito anche come insulino-resistenza) sul metabolismo del glucosio, ma non su quello delle proteine e dei grassi. Le adolescenti diabetiche, secondo alcuni studi, risentirebbero in maggior misura di questo fenomeno.
Soprattutto nelle pazienti con prolungata durata di malattia e ridotta funzione delle beta-cellule pancreatiche, diventa necessaria una dose quotidiana di insulina più elevata per mantenere adeguati livelli glicemici; ciò determina peraltro un aumento dell'appetito ed una stimolazione notevole del deposito di lipidi nell'organismo, con conseguente sviluppo e talora mantenimento dell'eccesso ponderale. In conclusione, l'insulina non deve essere considerata di per sé l'unica causa, ma uno dei fattori che possono intervenire nel provocare la comparsa di obesità. Dal momento che non sono ancora disponibili metodi per l'identificazione precoce delle pazienti a rischio di sviluppare sovrappeso durante la pubertà, la prevenzione è possibile solo attraverso una collaborazione continua tra i pazienti, le loro famiglie e l'èquipe curante.
Tratto da "Diabete Giovani", Anno II n.4, Maggio 2000
Ricerca a cura di Carmelo D'AlessioData ultimo aggiornamento: Martedì, 4 Luglio 2000 6:30:00
URL:http://www.progettodiabete.org/expert/e1_119.html
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