Il diabete non esclude di avere figli
Un tempo alla donna diabetica veniva sconsigliato di avere figli. Oggi non è più così e, se gestita con attenzione, la gravidanza differisce da quella di una donna sana solo nel maggior numero di controlli e nell'attenzione da porre al controllo della glicemia.
«Innanzitutto è fondamentale programmare la gravidanza, per iniziarla quando c'è un buon controllo della glicemia e del diabete - dice Brunetti - È stato dimostrato che i rischi aumentano quanto più precocemente il feto è esposto ad alti livelli di zuccheri. Inoltre una persona diabetica, magari dalla nascita, può avere conseguenze quali una retinopatia o una nefropatia che la gravidanza potrebbe far peggiorare. Come prima cosa bisogna quindi controllare lo stato generale di salute e l'andamento del diabete e avere la certezza di poter tenere sotto controllo la glicemia, anche intensificando la terapia». Una volta stabilita la terapia, in genere di quattro dosi di insulina al giorno, la madre si deve sottoporre a controlli periodici per verificare sia l'andamento della malattia sia l'accrescimento del feto. È fondamentale la collaborazione tra il diabetologo e il ginecologo, anche per stabilire la data e le modalità del parto. Infine, per le diabetiche che non vogliono o non possono avere figli, gli esperti consigliano come metodo contraccettivo la spirale, perché tutti i preparati a base di ormoni possono interferire con il già precario quadro ormonale.
Ma oggi può bastare un semplice esame per tenere sotto controllo la situazione
L'aumento eccessivo di zuccheri nel sangue durante l'attesa può essere pericoloso sia per la donna sia per il feto
di Agnese Codignola
L'attesa di un figlio è dolce per definizione, ma se lo è troppo può diventare pericolosa, tanto per la futura mamma quanto per il bambino. Nell'epoca degli esami genetici, delle ecografie tridimensionali, delle gravidanze programmate c'è un controllo molto semplice che ogni donna incinta dovrebbe fare, per salvaguardare la salute propria e del figlio: quello degli zuccheri nel sangue.
Una glicemia fuori norma, infatti, può essere il primo segnale di una malattia che colpisce cinque donne su cento, il diabete gravidico, condizione che può essere tenuta sotto controllo ma, se trascurata, può avere conseguenze anche gravi. «Vista la semplicità dell'esame e i suoi costi, tutto sommato contenuti, il test per controllare il metabolismo del glucosio andrebbe fatto a tutte le donne che aspettano un figlio, perché non sempre è sufficiente verificare gli zuccheri nelle urine, come si fa normalmente» conferma Paolo Brunetti, diabetologo e direttore del Dipartimento di Medicina interna dell'Università di Perugia, ricordando che le ultime linee guida internazionali danno indicazioni precise.
Secondo quanto riportato sul New England Journal of Medicine, che riprende i risultati del quarto incontro internazionale dedicato all'argomento, già alla prima visita si dovrebbe inquadrare la situazione glicemica della donna. è, infatti, possibile, anche soltanto sulla base della storia personale, individuare chi è più a rischio e decidere quali approfondimenti eseguire e quando farli.
«Se la ragazza ha meno di 25 anni, non ha mai avuto episodi di glicemia troppo alta né casi di diabete in famiglia e non è in sovrappeso, è sufficiente un esame nell'ultimo trimestre di gravidanza - spiega Brunetti -. Al contrario, se è presente uno di questi fattori di rischio, è bene eseguire il primo test subito. In base al risultato si valuta se è il caso di andare più a fondo o se basta rifare il controllo dopo qualche settimana».
Ma perché è così importante tenere sotto controllo gli zuccheri in gravidanza? «Perché, anche se non tutto è stato chiarito, di sicuro le donne con un tasso eccessivo di zuccheri nel sangue sono anche le più soggette a una serie di conseguenze che vanno dall'ipertensione fino alla preeclampsia, una condizione poco chiara che ancora oggi si può concludere con la morte della madre e del feto» risponde il diabetologo, ricordando anche che, in questi casi, la percentuale di parti cesarei è doppia rispetto alla norma.
«Per fortuna, però, sapendolo in tempo, si può intervenire. Inoltre un diabete gestazionale grave può spianare la via a un diabete di tipo secondo, non insulino-dipendente, che rimane poi per tutta la vita: ne è colpita una percentuale di donne che può arrivare al 60 per cento nei dieci anni successivi al parto. Ci sono insomma ottimi motivi - e buoni strumenti - per prevenire la malattia».
Come se ciò non bastasse, anche il feto corre rischi gravi se deve svilupparsi in un ambiente saturo di zuccheri. Può avere disturbi di varia natura, a seconda del momento della gravidanza in cui si instaura l'iperglicemia. «Tanto più è precoce tanto maggiore è il rischio di vere e proprie malformazioni» ricorda Brunetti -. L'evento più comune è che il feto si sviluppi in modo poco armonico, abbia la testa troppo grande: è il cosiddetto bambino macrosomico, che richiede il parto cesareo e che può avere difficoltà nello sviluppo. In altri casi si hanno insufficienze respiratorie, squilibri negli zuccheri, fino ai casi più gravi, in cui si ha la morte nelle settimane che precedono il parto. è quindi molto importante che una donna affetta da diabete gestazionale si sottoponga a ecografie e monitoraggi mirati a tenere sotto controllo l'andamento della gravidanza». Anche per i bambini, la preoccupazione non riguarda soltanto il periodo della gestazione, perché è dimostrato che i figli di madri diabetiche sono più soggetti all'obesità e a squilibri nel metabolismo degli zuccheri.
Quali cure
Per una donna che ha troppi zuccheri nel sangue la prima soluzione è un regime dietetico adeguato. Spiega Brunetti: «Non si può certo sottoporre la madre a un regime troppo severo, ma bisogna comunque tentare questa via prima di qualunque altra». Le raccomandazioni internazionali prevedono che si scenda dalle 30-32 chilocalorie per chilo di peso corporeo consigliate a tutte le donne incinte fino a un minimo di 25, limitando l'assunzione di carboidrati al 40 per cento delle calorie totali. «Se il valore medio della glicemia e, in parallelo, dello sviluppo fetale, indicano una situazione di normalità, la dieta è sufficiente - ricorda il diabetologo - altrimenti si deve procedere con l'insulina, che mai come in questa situazione deve essere assunta rispettando con scrupolo il dosaggio, per ottenere valori di glicemia medi il più possibile stabili». E accanto alla dieta ed eventualmente all'insulina è molto utile l'esercizio fisico, commisurato alla settimana di gestazione.
Liberamente tratto da Il Corriere Salute, Domenica, 5 Marzo 2000
Data ultimo aggiornamento: Giovedì, 6 Aprile 2000 6:30:00
URL:http://www.progettodiabete.org/expert/e1_113.html
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