Abitudini alimentari, peso corporeo e uso improprio dell'insulina
Uno studio longitudinale sugli adolescenti e i giovani adulti con diabete tipo 1
Kathryn S. Bryden 1, Andrew Neil 2, Richard A. Mayou 3, Robert C. Peveler 4, Christopher G. Fairburn 5, David B. Dunger 6
(1) Dipartimento di Pediatria dell'Università; (2) Ospedale John Radcliffe, Oxford; Divisione di Salute Pubblica e di Cura Primaria; (3) Istituto di Scienze della Saluta, Università di Oxford, Oxford; Dipartimento di Psichiatria dell'Università; (4) Ospedale Warneford, Oxford; e Gruppo di Salute Mentale; (5) Istituto di Scienze della Salute, Università di Oxford, Oxford; Dipartimento di Psichiatria dell'Università; (6) Dipartimento di Pediatria dell'Università, Southampton, U.K.
Abstract
Obiettivo Esaminare i disordini alimentari, l'uso errato dell'insulina, le variazioni del peso e le loro relazioni con il controllo glicemico e le complicazioni diabetiche negli adolescenti con diabete tipo 1 seguiti per un periodo di otto anni.
Progetto di Ricerca e Metodi Di 76 adolescenti (43 maschi, 33 femmine) diagnosticati con diabete tipo 1 all'età di 11-18 anni, ne sono stati intervistati 65 da giovani adulti (età 20-28). Sono state controllate le abitudini alimentari usando l'Eating Disorder Examination. Sono stati determinati altezza e peso ed è stato calcolato il BMI (indice di massa corporea). Sono stati raccolti tre campioni consecutivi di urine per misurare i livelli di albumina/creatinina e sono state registrate le complicanze più significative del diabete. È stata verificata la qualità del controllo glicemico tramite emoglobina glicosilata.
Risultati Il peso e il BMI erano aumentati dall'adolescenza alla giovane età adulta. Le femmine erano sovrappeso da adolescenti ed entrambi i sessi erano sovrappeso da giovani adulti. La preoccupazione per il proprio peso e forma aumentava significativamente per entrambi i sessi dall'adolescenza alla giovane età adulta. Questo aumento della preoccupazione si rifletteva in un aumento del livello delle restrizioni dietetiche. Tratti caratteristici di un'alimentazione disturbata erano evidenti nelle ragazze in entrambi i controlli, ma nessun paziente incontrava i criteri per l'anoressia nervosa o la bulimia nervosa. Un totale di 10 (30%) femmine, ma nessun maschio, ametteva un sottoutilizzo dell'insulina per controllare il proprio peso. Cinque (45%) femmine con complicazioni microvascolari avevano intenzionalmente usato impropriamente l'insulina per prevenire l'aumento di peso.
Conclusioni Un aumento nel BMI dall'adolescenza alla giovane età adulta era associato con più alti livelli di preoccupazione per il peso e la forma e maggiori restrizioni dietetiche, in particolar modo tra le femmine. Disordini alimentari palesi non erano maggiormente prevalenti in questi pazienti che nella popolazione generale, ma erano comuni lievi forme di disturbi alimentari e avevano implicazioni nella gestione del diabete. L'omissione dell'insulina per il controllo ponderale è frequente tra le femmine e può contribuire a peggiorare il controllo glicemico e il rischio di complicazioni. [Diabetes Care 22(12):1956-1960, 1999. © 1999 American Diabetes Association, Inc.]
Introduzione
Alcuni studi precedenti hanno riportato una maggior incidenza dei disordini dell'alimentazione nei giovani pazienti adulti con diabete tipo 1 [1-5]. Questo dato è stato correlato con scarso controllo glicemico, non accettazione (compliance) del trattamento e possibile aumento del rischio di sviluppare complicanze diabetiche [1,3,6-8]. In uno studio trasversale da noi precedentemente condotto su un campione rappresentativo di adolescenti di età compresa tra 11 e 18 anni [9] abbiamo invece rilevato che non risultavano differenze significative nei disordini dell'alimentazione se i dati venivano comparati con un campione di controllo attentamente selezionato. Abbiamo anche scoperto che le adolescenti femmine con diabete tipo 1 erano molto più esigenti con sé stesse rispetto al campione di controllo dei non diabetici. Esse erano molto più preoccupate del loro peso rispetto alle non diabetiche, inoltre prendevano misure dietetiche eccessive per controllare la loro forma e il loro peso. Il sottodosaggio dell'insulina per controllare il proprio peso è inoltre risultato comune tra le femmine [9].
Gli esiti a lungo termine del diabete negli adolescenti in termini di peso, disturbi dell'alimentazione e controllo glicemico erano incerti. Per indagare ulteriormente questo argomento, abbiamo seguito questi pazienti adolescenti e li abbiamo ricontrollati all'età di ~23 anni (8 anni dopo lo studio iniziale). I nostri scopi erano 1) registrare i cambiamenti nel peso corporeo di questi soggetti, 2) controllare se la loro preoccupazione sulla forma e il peso era ancora significativa, 3) controllare se i disordini alimentari e l'utilizzo errato dell'insulina nei soggetti che ora erano giovani adulti risultavano più evidenti, e 4) indagare la relazione tra "disrdini dell'alimentazione"/"uso improprio dell'insulina" e controllo glicemico e la presenza di complicanze diabetiche.
Progetto di ricerca e metodi
I soggetti
Il gruppo di riferimento consisteva di tutti i partecipanti identificabili della coorte di 76 adolescenti precedentemente controllati tra il 1989-1990 per la prevalenza di disturbi dell'alimentazione [9]. Tutti i soggetti adolescenti, a quel tempo, vivevano entro il bacino di utenza dell'ospedale John Radcliffe di Oxford, U.K., e possedevano i requisiti per l'inclusione se erano di età compresa tra gli 11 e i 18 anni ed il diabete era stato loro diagnosticato almeno un anno prima dell'inizio dello studio.
Il controllo successivo si collocò tra il 1997-1998 e consisteva di 65 soggetti appartenenti al gruppo originale (86%). Tra questi non ri-intervistati, due soggetti erano deceduti; un decesso non era correlato al diabete, l'altro era conseguenza di una chetoacidosi diabetica. Un altro soggetto aveva un handicap mentale dovuto ad un grave episodio ipoglicemico che non gli permetteva di partecipare e un soggetto era assente a causa di una malattia concomitante. Altri tre soggetti rifiutarono di participare; tre non potevano essere rintracciati; e il medico di famiglia di un soggetto ci rifiutò il permesso di contattarlo.
La maggioranza dei soggetti che presero parte al follow-up frequentavano ancora la clinica di Oxford. Coloro che avevano abbandonato il distretto furono rintracciati tramite le famiglie, i medici di base, o le registrazioni presso le autorità sanitarie. Alcune informazioni cliniche sui soggetti che non potemmo intervistare erano comunque raggiungibili.
Procedure
I soggetti che frequentavano ancora la clinica di Oxford furono invitati a participare allo studio dalle infermiere ricercatrici (K.S.B.) ad una visita clinica di routine. Fu spiegato loro lo studio e furono date loro almeno 24 ore di tempo per riflettere sulla loro risposta prima di sottoscrivere il loro consenso informato. I controlli richiesti dalla ricerca furono condotti dalle infermiere nelle case dei partecipanti. I non afferenti e i soggetti che avevano abbandonato il distretto furono contattati per lettera o telefonicamente. Lo studio venne approvato dal Comitato Etico del Central Oxford Research.
Misure
Altezza e peso dei soggetti vennero registrati entrambi dai dati ottenuti dalle visite cliniche più recenti alla data dell'intervista o da misurazioni effettuate nella casa dei soggetti usando bilance elettroniche (calibrate con quelle usate in clinica) e uno stadiometro Leicester. Peso, altezza e BMI, definito come peso (chilogrammi) diviso altezza (metri), fu quindi trasformato in punteggio di deviazione standard (SDS) usando gli attuali standard del Regno Unito [10,11] tramite la formula [(misura osservata - popolazione media)/SD della popolazione] secondo età e sesso del soggetto.
Le linee base delle caratteristiche dei disordini alimentari al controllo di follow-up furono definite usando l'Eating Disorder Examination (EDE) [12]. È uno strumento di ricerca standardizzato basato su un'intervista per stabilire l'attendibilità e la validità [13-15], che controlla le caratteristiche fondamentali dei disordini dell'alimentazione, permettendo di eseguire precise diagnosi operazionali dei disturbi alimentari. Sottoscale coprono i livelli di preoccupazione sulla forma ed il peso e le restrizioni dietetiche, e viene stimata la frequenza di comportamenti chiave come episodi bulimici o vomito auto-indotto. Ogni sottoscala ha un range possibile da 0 a 6 per ogni soggetto. I punteggi delle sottoscale sono espressi come la media di ogni valutazione. L'intervista fu adattata per permettere la distinzione tra il comportamento necessario per il trattamento del diabete, come l'evitare i cibi zuccherati allo scopo di un buon controllo glicemico, e quello attribuibile ai disturbi alimentari, come le estreme restrizioni nella dieta col proposito di raggiungere la forma e ridurre il peso corporeo. Ad ogni controllo ai soggetti veniva chiesto se avevano talvolta ridotto od omesso la loro insulina per perdere il peso. Al controllo di follow-up, furono accertati sia passati che presenti utilizzi impropri dell'insulina e la durata di tali episodi. Le infermiere ricercatrici furono preparate in accordo col Gruppo di Ricerca della Oxford Eating Disorder sotto la supervisione di Christopher Fairburn. Tutte le interviste furono registrate e alcuni dei punteggi rilevati venivano casualmente controllati da un intervistatore esperto.
Il controllo glicemico venne verificato tramite misurazione della HbA1c. Per quei soggetti che afferivano le cliniche di Oxford, veniva utilizzata come indicatore del controllo glicemico la HbA1c misurata nella più recente visita di controllo. Per tutti gli altri soggetti, veniva prelevato un campione di sangue al momento dell'intervista e portato presso i laboratori di Oxford. Ogni campione prelevato da questo laboratorio veniva incluso nelle analisi per assicurarne l'attendibilità. Venivano studiati gli appunti medici per ottenere dati riguardanti le precedenti misurazioni di HbA1c tra il primo studio e quello di follow-up (minimo 4 anni per ogni soggetto, una media di 20-25 referti/soggetto).
Il controllo della funzione renale veniva eseguito tramite raccolta delle urine della notte o della prima mattina per stabilire il livello di albumina/creatinina [16]. L'evidenza di altre complicanzioni diabetiche microvascolari fu ottenuta dagli appunti clinici. Queste complicazioni furono definite come retinopatia proliferante laser trattata, evidenza di un'incipiente nefropatia-microalbuminuria o proteinuria [16], e ipertensione, ove venivano riportate nelle registrazioni mediche relative ai soggetti, e terapie antiipertensive ricevute.
La HbA1c è stata misurata tra il 1987 e il 1991 tramite un sistema Glytrac a elettroendosmosi (Ciba Corning Diagnostics, Halstead, U.K.). Dal 1991 in avanti, la HbA1c è stata misurata tramite un metodo a cromatografia liquida ad alta precisione [17] con un coefficiente di variazione di 3.5% al livello di 5.6 e 2.2% al livello di 10.1% e un range normale di 4.3-6.1% usando un analizzatore automatizzato Bio-Rad Diamat dell'emoglobina glicosilata (Bio-Rad Laboratories, Hemel Hempstead, Hertfordshire, U.K.). Il passaggio tra i due metodi è stato documentato accuratamente e sono state usate appropriate equazioni di regressione per convertire i primi dati al metodo corrente, altrove documentate in dettaglio [16].
L'albumina è stata misurata tramite il metodo a doppio-anticorpo ELISA [16]. Il coefficiente di variazione era 12% a 1.5 mg/l e 10% a 16 mg/l; 12.1% a 1.9 mg/l; 3.2% a 7.3 mg/l e 3.6% a 20.8 mg/l, con una media di 6.3%. La creatinina venne misurata con un sistema automatizzato a spettrofotometro utilizzante il metodo Jaffe modificato (Unimate 7, su Cobas Mira [Roche Diagnostic Systems, Basel]). Il coefficiente di variazione era 2% a 2.2 mmol/l.
Metodi statistici
Per l'analisi statistica è stato usato il programma SPSS 6.0 per Windows (SPSS, Chicago). Il punteggio BMI SD fu comparato con i dati della popolazione normale tramite test a singolo campione t. I punteggi della sottoscala EDE di entrambi i controlli sono stati comparati usando il test Wilcoxon. La correlazione della variazione nella BMI SDS e i punteggi della sottoscala EDE è stata controllata usando il grado di correlazione di Spearman. I dati normalmente distribuiti sono stati analizzati usando t test e i dati non parametrici usando gli U tests Mann-Whitney. I dati categorici sono stati analizzati usando i test x2 o il test esatto di Fisher. I dati sono stati presentati come medie ± SD.
Risultati
I dettagli demografici dei gruppi ad entrambi i controlli sono mostrati nella Tabella 1
Non ci sono differenze tra le età e la durata del diabete di quei soggetti che hanno partecipato allo studio e quelli non intervistati. Al controllo iniziale, il 53% dei soggetti faceva due iniezioni di insulina al giorno, il 3% tre, e il 45% 4. Al controllo di follow-up, il 20% dei soggetti faceva 2 iniezioni al giorno di insulina, il 2% tre, e il 78% 4.
Peso
Il peso e il BMI dei soggetti ai vari controlli sono riportati nella Tabella 1. All'origine nei maschi non sono stati riscontrati BMI SDS significativamente superiori rispetto la popolazione normale mentre risultavano al controllo di follow-up, mentre per le femmine il BMI SDS risultava maggiore rispetto a quello della popolazione generale in entrambi i controlli.
Preoccupazione su peso e forma
I punteggi medi delle sottoscale per le restrizioni dietetiche e la preoccupazione per peso e forma per entrambi i sessi ad ogni controllo sono mostrati nella Tabella 2. Le donne sono risultate significativamente più attente a peso e forma al follow-up rispetto a quando erano ragazze. Questo era particolarmente vero per quanto riguarda le restrizioni dietetiche. Delle donne che hanno espresso maggiore preoccupazione sul peso al follow-up, il 72% avevano un BMI SDS più alto rispetto al controllo base. Al follow-up gli uomini hanno mostrato uno schema simile di maggior attenzione, benché ad un livello inferiore rispetto alle femmine in entrambi i controlli.
Cambiamenti di peso in individui maschi, ma non femmine, era correlato con cambiamenti nei livelli di restrizione dietetica (rs = 0.42, P = 0.008).
Disordini dell'Alimentazione
La Tabella 3 mostra la prevalenza e la gravità delle caratteristiche dei disordini alimentari per i soggetti diabetici sia ai controlli iniziali (degli adolescenti) che a quelli di follow-up (dei giovani adulti). Nessuno dei soggetti (maschi o femmine) in entrambi i controlli incontra i criteri del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (3rd ed., revised) (DSM-IIIR) per una diagnosi di anoressia nervosa o bulimia nervosa. Sei soggetti (un maschio e cinque femmine), al controllo iniziale (n = 3) e all'intervista di follow-up (n = 3), incontravano i criteri di disordine alimentare altrimenti non specificato (EDNOS) con comportamenti marcatamente anormali (n = 3), come vomito auto-indotto ricorrente o uso di lassativi o importanza anormale data alla forma e al peso (n = 3). Una femmina è stata classificata con EDNOS in entrambi i controlli; fu diagnosticata con bulimia nervosa tra il completamento del controllo di base e quello di follow-up ed è stata sottoposta a trattamento per diversi anni. Nessuno degli altri cinque soggetti è stato formalmente diagnosticato con disturbi dell'alimentazione e nessuno ha ricevuto alcun trattamento.
Uso non corretto dell'insulina
Al controllo da adolescenti, cinque femmine presentavano una storia di sottoutilizzo od omissione deliberata dell'insulina per controllare il proprio peso. Al controllo di follow-up, cinque altre donne hanno ammesso di aver omesso/sottodosato l'insulina ai tempi del controllo di base. Quindi, risulta che almeno 10 femmine (30%) nel corso dell'adolescenza o giovane età adulta avevano ridotto intenzionalmente od omesso la loro dose di insulina per controllare il proprio peso. La durata di questi episodi variava molto, da un minimo di 3 mesi con la durata media di 2 anni. Una ragazza aveva omesso l'insulina per più di 2 settimane quando aveva 15-16 anni; un'altra aveva ammesso di essersi somministrata solo un massimo di due iniezioni per settimana per un periodo di 7 anni. Quattro femmine che hanno usato impropriamente l'insulina erano tra i sei soggetti classificati clinicamente con disturbi dell'alimentazione (EDNOS). Nessuna delle donne ha ammesso di utilizzare l'insulina impropriamente al momento del controllo di follow-up. Nessun maschio ha ammesso un improprio uso dell'insulina in entrambi i controlli.
Controllo glicemico
La HbA1c per entrambi i sessi ad ogni controllo è stata riportata nella Tabella 1.
Non esiste relazione tra quei soggetti con EDNOS e il controllo glicemico, non risultavano differenze neppure tra i controlli glicemici di quei soggetti EDNOS con comportamento alimentare anormale (vomito, uso di lassativi) e quelli con situazione psichiatrica nella norma. L'emoglobina glicosilata media delle 10 femmine che amettevano un uso intenzionalmente improprio dell'insulina era peggiore di quella del resto delle femmine sia al controllo base, 10.3 ± 1.1 vs. 9.5 ± 2.0, sia al momento del follow-up, 9.7 ± 1.8 vs. 9.2 ± 1.9, benché nessuna differenza risultasse statisticamente significativa.
Complicazioni diabetiche
La Tabella 4 mostra la prevalenza delle complicazioni diabetiche. Delle femmine che hanno sviluppato complicazioni microvascolari, cinque (46%) hanno deliberatamente fato uso improprio dell'insulina (una era diagnosticata con EDNOS al controllo iniziale, un'altra venne diagnosticata con EDNOS al follow-up). Due femmine erano state trattate con laser terapia per una retinopatia proliferante, due avevano nefropatia ed una entrambe le complicanze. Non sono risultate relazioni significative tra i disordini dell'alimentazione al controllo iniziale od uso improprio dell'insulina e lo sviluppo di complicanze diabetiche.
Una media dell'HbA1c calcolata nel periodo degli 8 anni tra il primo e il secondo controllo dimostra un peggioramento significativo nel controllo glicemico a lungo termine per quei soggetti con complicanze. La durata del diabete non è stata predittiva del rischio di complicanze.
Conclusioni
Questo studio fornisce la prima panoramica completa dell'esito a lungo termine del diabete dei bambini e degli adolescenti tramite una descrizione della progressione del peso negli anni in un campione rappresentativo. Presenta il vantaggio aggiuntivo che i soggetti vennero identificati tutti tra quelli conosciuti dai servizi diabetologici all'interno di un territorio geografico definito e che un'alta proporzione di soggetti (86%) ha completato entrambe le interviste, iniziale e di follow-up. I dati raccolti hanno rappresentato un controllo completo delle abitudini alimentari degli adolescenti e dei giovani adulti, insieme con controlli glicemici longitudinali e massa corporea.
Abbiamo riscontrato che i maschi erano solo marginalmente sovrappeso al controllo iniziale ma notevolmente a quello di follow-up, mentre le femmine erano sovrappeso in entrambi i casi. L'aumento di BMI dall'adolescenza alla giovane età adulta è stato accompagnato da marcato aumento della preoccupazione per la forma, il peso e le restrizioni alimentari nell'intervista sui disordini dell'alimentazione, particolarmente nelle femmine.
Il meccanismo responsabile dell'aumento di peso durante l'adolescenza e la prima età adulta nel diabete non è chiaro. Il nostro recente studio suggerirebbe che questo incremento possa essere associato con una relativa resistenza alla leptinacon le femmine che sono maggiormente resistenti e che tendono ad aumentare la massa grassa più degli uomini [18], cosistente con il maggiore BMI nelle femmine all'interno dello studio. L'insulino resistenza durante la pubertà è ristretta al metabolismo periferico del glucosio [19] e quindi un'altra possibilità è che l'aumento di peso può essere correlato a iperinsulinemia dovuta a un eccesso dei livelli perifici piuttosto che portali dell'insulina. L'iperinsulinemia può essere particolarmente marcata durante la terapia ad iniezioni multiple e alcuni ricercatori implicano l'inflessibilità di questo regime nello sviluppo dell'obesità [20]. Dei nostri soggetti, il 48% faceva iniezioni multiple nel 1989-1990, mentre il numero risultava cresciuto all'80% nel 1997-1998.
Certi pazienti percepiscono un'associazione tra dosi di insulina e rischio di obesità. La clinica diabetica si sforza di aumentare le dosi di insulina per opporsi all'insulino resistenza nella pubertà, ma c'è il rischio che il maggior dosaggio persista anche quando l'insulino resistenza sia migliorata alla fine della pubertà. Sembra che almeno il 30% delle femmine omettano l'insulina per ostacolare l'aumento di peso. Questa scoperta collima con il nostro primo studio nei giovani adulti [6] e con altri dati [21,22]. Generalmente, gli adolescenti possono avere una minore adesione al trattamento insulinico rispetto ai soggetti >20 anni [23]. Nessuno dei soggetti ha confessato una omissione al momento del follow-up, benché cinque abbiano successivamente ammesso tale omissione. Come ci si aspettava, tutte queste pazienti avevano una emoglobina glicosilata media più alta di quelle che non avevano omesso l'insulina.
Non abbiamo scoperto casi di anoressia nervosa o bulimia nervosa in entrambi i controlli, nonostante siano stati riscontrati casi di EDNOS. Questo dato corrispondeva a quanto risultava dai precedenti studi su adolescenti e giovani adulti, in cui venivano inclusi controlli su età e classe sociale [6,9]. Questa scoperta contrasta con alcuni altri studi che hanno riscontrato che la bulimia nervosa era più prevalente nelle femmine con diabete tipo 1 [2,3,5]. Comunque, questi studi usavano scale come la Eating Attitudes Test o la Eating Disorders Inventory. Queste misure auto-redatte tendono a fornire stime più alte di prevalenza delle patologie alimentari [24]; la diagnosi formale dei disturbi dell'alimentazione non può essere fatta in quanto le scale non elicitano i criteri specifici necessari. Le misure basate sull'intervista come la EDE con la sua diagnosi basata su criteri, appunto usata in questo studi, è stata selezionata come criterio preferito per la diagnosi dei disordini dell'alimentazione [24].
Soprattutto, l'associazione tra controllo glicemico ed i tratti dei disordini dell'alimentazione risultano poco chiare. Il comportamento alimentare disordinato, da solo, nell'adolescenza non risulta correlato con l'aumento del rischio di complicanze, ma l'uso deliberatamente improprio dell'insulina appare essere molto importante, anche se non statisticamente significativo nel nostro relativamente piccolo campione. Almeno due altri studi [1,7] hanno riportato relazioni significative tra alimentazione disturbata e controllo glicemico nel discutere il maggior rischio di complicazioni. Uno di questi due studi [1] ha registrato valori molto più alti di HbA1c nel gruppo con disturbi alimentari rispetto ai soggetti del nostro studio, ed entrambi hanno incluso l'omissione dell'insulina come caratteristica di un disturbo dell'alimentazione. Se anche noi avessimo incluso nel nostro gruppo con disturbi alimentari quei soggetti che usavano impropriamente l'insulina, il 39% di femmine avrebbero incontrato questi criteri, una immagine simile ad uno dei precedenti studi [7], ma la proporzione che ha sviluppato complicazioni significative sarebbe rimasta al 46%.
In conclusione, Questo studio longitudinale non ha dimostrato l'evidenza di un aumento di prevalenza di bulimia nervosa, ma ha rilevato una continua e crescente preoccupazione sul peso e la forma che corrisponde con l'aumento del peso, specialmente nelle femmine. È possibile che questi dati riflettano il maggior interesse generale per la forma e per l'aumento del peso con l'età nella popolazione normale, ma qui non ci sono dati che supportino questa possibilità. Nondimeno, l'accresciuta preoccupazione nei soggetti con diabete rifletteva parimenti il loro maggior aumento di peso ed era associata con una preoccupante occorrenza di omissione dell'insulina per controllare il peso. Questa pratica contribuirebbe a peggiorare il controllo glicemico e aumentare il rischio di complicanze, particolarmente tra le femmine durante l'adolescenza e la vita da giovani adulte. L'aumento di peso può essere in parte collegato all'intensificazione della terapia; quindi, pur consapevoli della necessità di aumentare le dosi per ostacolare l'insulino resistenza della pubertà, dobbiamo ricordare che per i pazienti questo può portare ad un aumento di peso. L'uso di regimi insulinici intensivi riduce la HbA1c ma essi possono necessitare di una revisione per ridurre il rischio di iperinsulinemia e aumento di peso.
Ringraziamenti Questa ricerca è stata finanziata da una sovvenzione della British Diabetic Association. La C.G.F. ha ottenuto una Principal Fellowship dal Wellcome Trust (046386).
Siamo grati allo staff e ai pazienti della clinica pediatrica del diabete all'Ospedale John Radcliffe e alla clinica del diabete per giovani adulti alll'ospedale Radcliffe. Con ringraziamenti speciali a Teresa Bahu, Sally Strang e Lynn Ahmed per tutto il loro supporto ed assistenza.
Inviare la corrispondenza e richieste di ristampa al Professor D.B. Dunger, Department of Paediatrics, University of Oxford, John Radcliffe Hospital, Headington, Oxford, OX3 9DU, U.K. E-mail: david.dunger@paediatrics.ox.ac.uk.
Abbreviazioni: EDE, eating disorder examination; EDNOS, eating disorder not otherwise specified; SDS, standard deviation scores.
Una tabella non contenuta in questo articolo mostra le unità convenzionali e SystËme International (SI) e i fattori di conversione di molte sostanze.
Tabella 1 - Caratteristiche del gruppo studiato Maschi Femmine Primo
controlloControllo di
Follow-upPrimo
controlloControllo di
Follow-upn 43 39 33 26 età 15.2±2.2 23.7±2.1 15.3±1.9 23.9±2.0 Durata diabete (anni) 8.0±3.7 16.3±3.5 7.1±2.9 15.7±2.9 Altezza (m) 1.66±0.1 1.79±0.1 1.61±0.1 1.65±0.1 Altezza SDS 0.05±1.0 0.21±0.8 0.04±1.5 0.15±1.3 Peso (Kg) 56.5±12.8 76.8±8.9 58.9±12.6 67.3±11.6 Peso SDS 0.16±0.9 0.55±0.9 0.63±1.1 0.90±1.0 BMI (Kg/m2) 20.1±2.4 24.0±2.5 22.7±3.7 24.7±2.6 BMI SDS 0.21±0.85 0.29±0.86 0.77±0.75 0.79±0.75 BMI SDS Vs dati normali NS P<0.05 P<0.001 P<0.001 HbA1c 9.4±2.5 9.6±1.8 9.7±1.8 9.3±1.9 I dati indicano la media ± SD
Tabella 2 - Sottoscale EDE Maschi Femmine n 39 26 Sottoscala restrizioni Origine Follow-up P
0.2±0.5
0.4±1.0
NS
0.7±0.8
1.6±1.3
<0.01Sottoscala
preoccupazione formaOrigine Follow-up P
0.3±0.4
0.5±0.4
<0.05
0.9±0.8
1.3±0.9
<0.02Sottoscala
preoccupazione pesoOrigine Follow-up P
0.3±0.3
0.5±0.3
<0.01
1.0±0.9
1.8±1.2
<0.01I dati indicano la media ± SD per i soggetti che hanno completato entrambi i controlli
Tabella 3 - Caratteristiche cliniche dei disturbi alimentari Maschi Femmine EDE Primo
controlloControllo di
Follow-upPrimo
controlloControllo di
Follow-upEpisodi bulimici obiettivi Presenti Passati
0
--
0
0
0
--
0
1Obiettiva sovralimentazione Attualmente qualcuna Almeno 4/mese
1
1
4
0
1
1
2
0Vomito Presente Passato
0
--
0
0
1
--
2
1Uso improprio di lassativi Presente Passato
0
--
0
0
0
--
0
2Uso improprio di insulina od omissione Presente Passato
0
0
0
0
4
1
0
5 *EDNOS Presente
0
1
3
3 þ* Differenti soggetti da quelli che hanno ammesso un uso improprio dell'insulina;
þ Uno di questi soggetti è lo stesso che alla prima intervista
Tabella 4 - Complicazioni microvascolari e la relazione con il controllo glicemico e l'uso improprio dell'insulina Soggetti
con complicanzeSoggetti
senza complicanzeMaschi Femmine Maschi Femmine P Complicanze Grave retinopatia * Nefropatia þ Ipertensione § Multiple °
Numero con uso improprio di insulina10
1
6
2
111
2
5
130
--
--
--
--18
--
--
--
----
--
--
--
--HbA1c (%)
Durata del diabete (anni)11.3±1.4
16.3±2.69.4±1.7
15.9±3.6<0.001
NSNumero con uso improprio di insulina 0 (0) 5 (46) 0 (0) 5 (28) NS le complicazioni riportate sono state rilevate nel periodo di 8 anni tra il controllo base e quello di follow-up;
* Retinopatia proliferante laser-trattata;
þ microalbuminuria o proteinuria;
§ terapiaanti-ipertensiva (senza nefropatia);
° grave nefropatia e retinopatia;
le HbA1c riportate sono state misurate nel periodo di 8 anni tra il controllo base e quello di follow-up;
Tratto da: Diabetes Care, 22(12):1956-1960, 1999. © 1999 American Diabetes Association, Inc.
Data ultimo aggiornamento: Dom, 2 Aprile 2000 6:30:00
URL:http://www.progettodiabete.org/expert/e1_111.html
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