Donazione di cellule staminali da parte di una madre
Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.
Il 8 Ottobre 2007 Marina F. scrive:
Desidererei sapere se è possibile che una madre possa contribuire alla donazione di cellule staminali e se esiste possibilità di ammalarsi di diabete, come ho letto da alcuni testi scientifici.
Avrei ancora una domanda, se possibile: L’assunzione di insulina ha incidenza sull’incremento ponderale del paziente e, se si, in quale percentuale?Risponde la dr.ssa Chiara Guglielmi, diabetologa:
1) Desidererei sapere se è possibile che una madre possa contribuire alla donazione di cellule staminali e se esiste possibilità di ammalarsi di diabete, come ho letto da alcuni testi scientifici?
Il nostro gruppo di ricerca, insieme a dei colleghi inglesi, ha recentemente identificato e moltiplicato cellule staminali in grado di riparare le cellule del pancreas danneggiate dal diabete, riavviando la fabbrica dell’insulina. Il progetto, condotto in collaborazione dall’Area di Endocrinologia e diabetologia dell’universita’ Campus Biomedico di Roma e dal Centro di diabete del Queen Mary College di Londra, è stato presentato al 43° Congresso della Societa’ europea per lo studio del diabete (EASD).
Gli studi, per ora, sono stati condotti con successo sui topi ma noi ci auguriamo che nel giro di qualche anno si possa arrivare all’applicazione sull’uomo.
È un approccio terapeutico al diabete innovativo: una terapia ‘naturale’, che non pone problemi etici e di rigetto. Le staminali in questione sono cellule progenitrici dell’endotelio, prelevate dal midollo osseo dello stesso paziente a cui, dopo essere state opportunamente trattate, vengono ritrapiantate. La loro vocazione naturale è di migrare verso i tessuti danneggiati e ripararli. Lo studio che staimo conducendo è rivolto a identificare cellule progenitrici che migrando dal midollo osseo possano andare a ripopolare quella parte del pancreas dove le cellule beta sono state distrutte dal processo autoimmune dando origine al diabete di tipo 1.
Uno degli obiettivi è favorire l’identificazione e la migrazione di queste staminali per la rigenerazione delle cellule beta che producono insulina, riattivando la produzione di questo ormone. Il vantaggio è che si tratta di una terapia endogena, senza alcun farmaco. Si prendono cellule autologhe, cioè dello stesso paziente a cui verranno ritrapiantate senza possibilità di rigetto. Si preparano in vitro e si reiniettano per favorire lo sviluppo di cellule beta che producono insulina.
Questa è sicuramente una terapia naturale, che riproduce una strategia normalmente messa in atto dall’organismo per riparare tessuti danneggiati. Questo non può avvenire naturalmente, perché le cellule progenitrici dell’endotelio sono pochissime. Dunque, vanno ampliate in laboratorio. Ma l’identificazione e il prelievo di queste cellule sono procedure molto semplici.
La semplicità della metodica e l’assenza di tossicità di questa terapia potrebbero renderne possibile l’applicazione nell’uomo in un paio d’anni.
Il progetto di ricerca, partito da un anno, andrà avanti per altri due e ha ricevuto, per la parte italiana, i finanziamenti del ministero della Ricerca.
2) L’assunzione di insulina ha incidenza sull’incremento ponderale del paziente e,se si,in quale percentuale?
Diversi studi hanno dimostrato che la terapia insulinica si associa ad un aumento ponderale (la riduzione del 2.5% dei livelli di emoglobina glicata si assocerebbe ad un aumento di peso di circa 5 kg in un anno, più facilmente nelle donne che negli uomini).
Sono stati ipotizzati 4 diversi meccanismi per spiegare questo aumento di peso:
- il miglior controllo glicemico comporta una riduzione della glicosuria
- l’effetto anabolizzante dell’insulina comporta un aumento dei depositi di grasso
- la necessità di contrastare l’ipoglicemia con frequenti spuntini
- la riduzione del metabolismo basale comporta un minore dispendio energetico.
Data ultimo aggiornamento: Lunedì, 19 Novembre 2007 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/2007/e2_02867.html