Riconoscere un rimbalzo causato da una precedente ipoglicemia
Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.
Il 28 Maggio 2007 Michele P. scrive:
Sono papà di una bimba di 2 anni affetta da diabete mellito 1 da più di 1 anno, credo ben compensato (ultima glicata 6,6).
Vorrei sapere in che modo, se esiste, posso riconoscere un rimbalzo causato da una precedente ipoglicemia.
Dalla glicemia paricolarmente alta (>300)? Dall’esame delle urine (glicosuria e/o chetoni)?
Il rimbalzo può essere dannoso se consideriamo anche l’età della mia bimba?Risponde il dr. Andrea Scaramuzza, diabetologo pediatra:
Un rimbalzo glicemico che segue ad un’ipoglicemia può essere identificato misurando la glicemia 30-90 minuti dopo e chiaramente il riscontro di un valore elevato (>180 mg/dl) depone per un rimbalzo glicemico. In effetti a volte capita di correggere eccessivamente un’ipoglicemia e questo causa il rimbalzo. Se l’ipoglicemia avviene durante la notte, specie dopo le 3, è possibile riscontrare un’iperglicemia al risveglio. In questo caso per discriminare l’iperglicemia che segue un’ipoglicemia da un’iperglicemia vera, è molto importante l’analisi delle urine. Infatti, nell’iperglicemia da rimbalzo non si riscontra glicosuria (presenza di zucchero nelle urine), se non in misura minima, ma spesso si ricontra chetonuria (presenza di corpi chetonici nelle urine). L’iperglicemia vera, invece, è accompagnata da glicosuria importante che può essere o meno associata a chetonuria.
Le oscillazioni glicemiche, specie se frequenti, sono un segno di controllo glicemico scadente, anche se in presenza di valori di emoglobina glicata soddisfacenti. Per tale motivo potrebbe essere auspicabile la revisione della terapia in atto con il team diabetologico che ha in cura la sua bimba. Ed eventualmente può essere utile un monitoraggio glicemico delle 72 ore, che potrebbe aiutarvi nell’identificare con maggiore precisione queste eventuali oscillazioni.
Data ultimo aggiornamento: Martedì, 5 Giugno 2007 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/2007/e2_02809.html