Mio figlio introverso

Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.


Il 5 Dicembre 2006 Antonietta V. scrive:
Le scrivo per avere un consiglio. Mio figlio diabetico dall’età di 9 anni, è sempre stato caratterialmente un po chiuso, timido, oserei dire introverso. Crescendo non è che stia cambiando molto, temo che il suo diabete possa essere un freno a questa apertura. A qualche amico più intimo ha confidato il suo problema, e questo l’ho trovato positivo, ma in generale è molto schivo, lo imbarazza fare i controlli e le punture in presenza di qualcuno, non ha mai voluto partecipare a campi estivi organizzati della associazione, non vuole nenche frequentare i vecchi amici di tanti anni, è rimasto “fedele solo ad uno di loro” a scuola si è fatto nuovi amici, ma non ha con loro un gande rapporto, fa sport tennis gli piace molto e va volentieri, non vuole leggere riviste sull’argomento, non sente il bisogno di iscriversi a qualche forum per scambiare opinioni con coetanei con lo stesso problema, secondo lei è solo una questione caratteriale oppure il diabete lo ha in qualche modo ostacolato? Cosa potrei fare per capire meglio la situazione? A me piacerebbe che si aprisse un po di più, anche se gli insegnanti a scuola mi dicono che si è aperto un pò, vedendolo sembra un ragazzo molto sereno e tranquillo, mi piacerebbe sapere se vive serenamente il problema del diabete, oppure è solo apparenza, oppure lo rende frustrato, io da mamma, forse perchè gli stò troppo vicino, non riesco a cogliere queste cose, sono sicuramente troppo coinvolta.

Risponde la dr.ssa Paola Marchionne, psicopedagogista:
Sicuramente nel processo di socializzazione di un individuo, ma non solo, anche di esposizione della propria persona verso l’esterno, una esperienza come quella del Diabete può incidere in maniera importante.
Certe volte, infatti, la malattia può portare a fenomeni di “ritiro sociale” e quindi a nasconderla, a nascondere gran parte di se’ agli altri, come se la malattia fosse un marchio che confermi una già preesistente situazione personale, assetto della personalità, critiche o insicure.
In altri casi, invece, porta ad un desiderio di rivalsa, di competizione, anche molto sana, in una spinta di compensazione a quello che la malattia può togliere e che altri aspetti dell’esistenza , possono restituire.
Se lei guarda, ad esempio, a che cosa il nostro Marco Atzeni fa in nome del diabete, ne avrà un chiaro esempio.
Questo però non significa che si può essere tutti come Marco, anzi : la persona in questione , infatti, rassicura più noi che altri rispetto alla sua serenità, ma anche una persona, intimamente diversa, che raggiunge la sua personale integrazione in una posizione più riservata e meno esposta, può essere ugualmente d’esempio.
Nella sua descrizione, cara mamma, suo figlio emerge spesso molto positivamente : appassionato di tennis, sereno e tranquillo, in pace, almeno in apparenza, anche con la sua malattia.
Sicuramente a noi genitori piacerebbe essere dei piccoli tarli per poter vedere i nostri figli da dentro e lei, di fatti , registra che dalla sua distanza, che la coinvolge molto, non è sicura di vedere bene.Da quello che capisco suo figlio è ormai adolescente e quindi, anche naturalmente, tende a tenere diverse cose per se’. Certo sarebbe bello se potesse confrontarsi con altri che hanno il suo stesso problema ma non lo si può forzare in tal senso, perchè sarebbe un approccio disastroso che rischia di guastare il suo importante atteggiamento verso la malattia, le relazioni con gli altri e con lei, che è la sua mamma. Piuttosto, occorre lasciarlo libero : presentargli quanto questo mondo offre esattamente come una possibilità di confronto e arricchimento pronti ad accoglierlo quando lui se la sentirà. Lo rinforzi e non lo spinga sulle sue possibilità di scelta, lo incoraggi sulle sue passioni e lo faccia sentire apprezzato quando si apre.
E se riesce a fargli leggere qualcosa del nostro Marco, vedrà quanto si divertirà.


Data ultimo aggiornamento: Lunedì, 18 Dicembre 2006 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/2006/e2_02723.html