Ho letto di studi per preservare la residua popolazione di cellule beta
Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.
L’11 Maggio 2006 Lucia C. scrive:
Vorrei sapere che possibilità di intervento terapeutico ci sono nei primi mesi dalla diagnosi di diabete di tipo 1 ... per preservare la residua popolazione di cellule beta dall’aggressione autoimmunitaria.
In particolare, ho letto del
- Diapep277 (per il quale stanno arruolando, anche in Italia, pazienti per un trial in corso) e degli
- anticorpi anti-CD3.
Sono davvero efficaci? I risultati degli studi preliminari cosa suggeriscono? Ci sono dati certi nel lungo termine?
Ci sono altri approcci (oltre ai due sopra citati) che hanno dato risultati concreti?Risponde il prof Paolo Pozzilli, diabetologo:
Per quanto riguarda il DiaPep277 sono stati completati gli studi che riguardano l’efficacia e la sicurezza di dosi singole e ripetute di questo peptide, con risultati promettenti. Nei pazienti diabetici di tipo 1 di nuova diagnosi studiati, si è osservata una conservazione della funzione beta cellulare ed una rallentata progressione della malattia . Anche negli studi condotti utilizzando Ab monoclonali anti-CD3 nei soggetti trattati si è osservata una riduzione della richiesta esogena di insulina per circa 18 mesi, una riduzione della distruzione beta cellulare con il conseguente ritardo del declino del C-peptide, e una riduzione significativa dei valori di emoglobina glicosilata. Ma attualmente non ci sono dati a lungo termine.
Altre sostanze che hanno dimostrato efficacia, se somministrate all’esordio della malattia, nel migliorare la secrezione insulinica, sono la nicotinamide e la vitamina E. Infine recentemente, notevole interesse ha destato il calcitriolo (vitamina D) ed il suo possibile ruolo sul sistema immunitario, e in particolare nell’ immunità cellulo-mediata, nell’ immunosoppressione e nell’ immunomodulazione. Alla luce di ciò l’utilizzo della forma attiva della vitamina D sembra possa intervenire nei processi di immunoregolazione e quindi proteggere e/o arrestare in soggetti suscettibili il processo immune, determinando, nei soggetti diabetici, una riduzione del processo distruttivo a carico delle beta cellule; sono in corso studi per valutarne l’efficacia clinica.
Data ultimo aggiornamento: Giovedì, 1 Giugno 2006 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/2006/e2_02567.html