Far luce sulla morte di mia sorella

Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.


Il 5 Aprile 2006 Gianfranco C. scrive:
Mi chiamo Gianfranco e dopo aver visitato il vostro sito ho deciso di inviarvi alcuni quesiti riferiti al coma ipoglicemico, sperando di saperne finalmente di più sulla morte di mia sorella di appena 16 anni avvenuta 30 anni fa.
Fu trasportata al pronto soccorso per una crisi ipoglicemica e subito ristabilitasi dopo i primi trattamenti ospedalieri. Pur essendosi ripresa i medici decisero di tenerla in osservazione per tutta la notte per dimetterla poi la mattina seguente.
Cosa accadde quella notte purtroppo forse non lo saprò mai. Mia sorella si aggravò e la trovai l’indomani in gravi condizioni, con difficoltà respiratorie e affaticamenti cardiaci tanto che alle ore 13 morì ufficialmente per infarto conseguente a coma ipoglicemico. Ricordo che fu introdotto del biochetasi nella flebo. Le riscontrarono il diabete appena un mese prima, prescrivendole pastiglie e iniezioni di insulina.
Sarei veramente felice se ricevessi qualche spiegazione in merito, quelle che ci diedero furono scarne e molto discutibili.

Risponde il dr. Francesco Paolo Volpe, diabetologo:
È vero che il tempo tempera, ma non cancella il dolore per la perdita di una persona cara. Certo, trent’anni or sono le terapie erano meno razionali, non si poteva usare su larga scala l’automonitoraggio per ottimizzare la cura del diabete, le preparazioni insuliniche erano contaminate da altre proteine e i rischi erano maggiori.
I punti di domanda non possono essere soddisfatti dopo tanto tempo, e forse non potevano esserlo neppure allora, se non con un riscontro diagnostico, che non le avrebbe restituito una dolce sorella nel fiore degli anni.


Data ultimo aggiornamento: Mercoledì, 26 Aprile 2006 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/2006/e2_02554.html