Sindrome algodistrofica

Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.


Il 19 Marzo 2006 Francesco T. scrive:
Mi è stata diagnosticata una tenovaginite al flessore del 2° e 3° dito mano destra in sindrome algodistrofica che mi procura dolori e contrazioni della mano specie di giorno che scompaiono a riposo durante la notte (da altro medico mi era stata diagnosticata una distonia focale). La sindrome algodistrofica è stata strettamente correlata alla patologia diabetica di cui soffro da circa 46 anni. Il mio diabete è fortunatamente abbastanza compensato (emoglobine da 7 a 7,4 max), tuttavia non mancano alcune complicanze (retinopatia trattata con laser - lieve neuropatia).
Poiché non ho mai sentito parlare di tale complicanza, l’ipotesi è verosimile? Potrei saperne di più? Quali sono i rimedi? Poiché mi è stato prospettato un eventuale intervento chirurgico.

Risponde il dr. Fabio Baccetti, diabetologo:
La Sindrome Algodistrofica è un sinonimo di molti termini che indica un dolore ingiustificato della mano e del polso che si può manifestare senza cause specifiche o dopo traumi minori o oppure in presenza di Sindrome del tunnel carpale, di dita a scatto nella forma iniziale di Malattia di Dupuytren, in presenza di fratture-lussazioni delle dita oppure di frattura del polso nei soggetti anziani.
Perciò da quanto ci riferisce mi pare di capire che lei possa avere una la Malattia di Dupuytren che è molto frequente in chi fa certi tipi di lavori e più frequente in effetti nel paziente diabetico. Se la mia ipotesi è giusta purtroppo la malattia è progressiva ed invalidante e l’unica cosa che può portarla al recupero funzionale della mano è l’intervento chirurgico. Se invece la mia diagnosi risultasse sbagliata posso solo aggiungere che spesso la Sindrome Algodistrofica deriva da disfunzioni del microcircolo dovute ad alterazione del sistema nervoso simpatico. In questo caso è possibile avere un rapido sollievo della sintomatologia dolorosa mediante una simpaticoplegia permanente e/o temporanea attuata con blocchi periferici. In pratica si applica un catetere a livello dell’ascella collegato ad una pompa ad elastomero che inietta anestetici o altri farmaci analgesici in continuo.


Data ultimo aggiornamento: Venerdì, 7 Aprile 2006 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/2006/e2_02539.html