Ho bisogno di chiarire i miei dubbi e di essere di aiuto nel nostro rapporto di coppia

Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.


Il 31 Maggio 2005 Angela F. scrive:
Sto con il mio ragazzo da 2 anni e mezzo, e dice di avere delle disfunzioni metaboliche da quando ha perso suo cugino in un incidente, ma mio cognato mi ha fatto capire implicitamente che è diabetico da sempre. Il mio ragazzo dice che prende dei derivati dell’insulina (ha due penne, una ipoglicemica e un’altra iperglicemica a secondo del caso) e so che non sempre, ma usa con più frequenza la penna ipoglicemica, inoltre mi parla di una malattia che si comporta come il diabete ma che in realta diabete non è. Poco tempo fa ho visto sul comodino che c’era un contenitore di vetro lungo piu o meno come il mignolo con sopra la scritta “insulina umana”. Ho anche assistito più di una volta a delle crisi ipoglicemiche (credo) in cui il mio ragazzo manifestava rallentamento e ripetizione della comunicazione verbale e una leggera confusione, ma in tutto questo consapevolezza di ciò che sta accadendo. Lui è molto restio a parlare della sua patologia, e sebbene sia in cura e faccia 2 controlli l’anno per la retinopatia, vorrei capire se si tratta di diabete vero e proprio, e se si, di quale tipo. Ho anche l’impressione che abbia difficoltà ad accettare la patologia, come posso fare per aiutarlo in questo?
Ho bisogno di chiarire i miei dubbi e di essere di aiuto nel nostro rapporto di coppia.

Risponde la dr.ssa Teresa Remoli, medico psicologo-formatore:
Sono davvero molti i dubbi e la confusione, molte le domande forse molte di più di quelle poste a noi che pone a sé stessa su quanto sta accadendo al suo ragazzo e alla vostra storia. Da quanto descrive direi che potremmo pensare al diabete “insulinodipendente”: ma più che stabilire di quale tipo di diabete si tratti direi che gli aspetti che dovremmo considerare sono di altra natura. Il primo riguarda il suo ragazzo, che sembra abbia una difficoltà ad accettare questa realtà. Questa difficile accettazione sembra tradursi in dubbi, incertezze, disagio in primo luogo per lui e conseguentemente per la coppia. L’altro punto direi che coinvolge più direttamente lei: mi rendo conto, Angela, di quanto possa essere difficoltoso apprendere che una persona che amiamo è affetta da qualsivoglia disturbo o patologia e credo che anche questa realtà possa preoccupare, generare ansia, insomma riflettersi anche negativamente sul rapporto di coppia, tanto più se giovane come la vostra. Il diabete, come saprà, è una patologia che se adeguatamente “gestita” consente di mantenere una qualità di vita molto buona . Il punto fondamentale è un altro, soprattutto se chi ne è affetto è una persona giovane o giovanissima: farsi aiutare se ci si rende conto che una parte di noi è in grande difficoltà di fronte a una realtà difficile da accettare. Nel vostro caso Angela vorrei invitarla (ammesso che non lo abbia già fatto) ad esprimere apertamente al suo ragazzo la sua “confusione” rispetto a qualcosa di cui vede tracce e segnali (crisi ipoglicemiche, flaconi di insulina...) la sua preoccupazione per lui per il suo benessere e la sua salute, la volontà di capire per aiutarlo, ma anche per aiutare la vostra coppia. Potreste parlare e decidere insieme di recarvi da uno psicologo o psicoterapeuta per delle consulenze. Se il suo ragazzo fosse d’accordo, potreste rivolgervi allo psicologo del servizio di diabetologia, per chiedere una prima consulenza o eventualmente di segnalarvi un collega che lavori con le coppie. Mi auguro di averle risposto e le rinnovo la mia disponibilità per il futuro.


Data ultimo aggiornamento: Domenica, 12 Giugno 2005 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/2005/e2_02314.html