Lo stadio a cui è arrivato il suo diabete è uno dei più gravi?
Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.
Il 24 Aprile 2005 Elena T. scrive:
Un caro amico di famiglia, uomo molto obeso da tanti anni, nonostante soffrisse di diabete da tempo e prendesse delle pastiglie per questo, fino al primo ricovero, avvenuto in occasione delle festività natalizie, non ha mai minimamente rinunciato ai dolci e al cibo in generale, arrivando dunque all’improvviso ad un punto decisamente critico.
Prima si sono manifestati problemi di cuore (non riusciva più a reggere l’enorme mole umana), per i quali ha iniziato a prendere delle pastiglie, che, abbinate a quelle per il diabete, hanno comportato delle lesioni allo stomaco; poi, con l’inizio di una drastica dieta ordinata dai medici, ha manifestato una fortissima anemia.
Nel frattempo, pero’, sono aumentate anche le dolorose ferite/piaghe alle gambe e ai piedi, oramai vicine all’osso, che l’hanno portato al secondo ricovero d’urgenza.
Con quest’ultimo si è verificata una serie continua di complicanze: blocco renale (per ora, è stata scongiurata la dialisi), anemia fortissima che porterà ad una trasfusione di sangue, mancanza di ossigeno nel sangue (porta la mascherina per l’ossigeno), glicemia sempre alta nonostante l’insulina, dolori allo stomaco e estremo gonfiore per i medicinali...
Ovviamente, a causa di tutto cio’, le ferite alle gambe potranno essere curate -anche mediante sedute di camera iperbarica- solo poco alla volta, avendo la prima fortissima cura antibiotica portato al blocco renale.
La situazione, insomma, appare decisamente delicata e siamo, per questo, tutti molto preoccupati.
In base a cio’ che ho scritto, che idea Si è fatto sulla situazione in cui si trova l’amico in questione? Lo stadio a cui è arrivato il suo diabete è uno dei più gravi? Cosa gli potrebbe accadere?Risponde il dr. Fabio Baccetti, diabetologo:
Le rispondo partendo dalla fine della sua domanda: il suo amico sembra aver sviluppato quelle che vengono chiamate le complicanze del Diabete Mellito e tutto ciò perché come lei ha fatto notare all’inizio della sua domanda, ha sempre trascurato il controllo metabolico. Ma andiamo con ordine: a mio parere, da quello che scrive, e probabilmente questo è anche il parere dei colleghi che hanno in cura il suo amico, l’anemia si è manifestata per la presenza di un emorragia gastrica o intestinale dovuta a lesione da farmaci. E’ possibile che l’anemia sia anche la conseguenza di una mal funzionamento dei reni (Insufficienza Renale Cronica) ma questa è una condizione che si instaura nel tempo e che può essere trattata oltre che nell’acuto con trasfusione di sangue anche con la somministrazione sottocutanea di eritropoietina, un ormone che stimola il midollo osseo a produrre globuli rossi cioè quelle cellule del sangue che portano l’ossigeno ai tessuti.
Riguardo invece alle lesioni agli arti inferiori la risposta deve essere articolata in quanto la diversa localizzazione delle lesioni potrebbe anche comportare una diversa eziologia (causa, origine) delle stesse; mi spiego. Le lesioni localizzate al piede, specie se alle dita o al tallone spesso hanno eziologia ischemica o neuroischemica e quindi l’unico intervento risolutivo per la loro guarigione è il ristabilire un buon afflusso sanguigno mediante interventi di rivascolarizzazione tipo angioplastica e/o by-pass chirurgico, oltre naturalmente alla terapia locale a base di toilette chirurgica e uso di medicazioni avanzate. Lei oltretutto ci riferisce che tali lesioni si approfondano fino al tessuto osseo; in questo caso mediante semplice radiografia bisogna accertarsi che non vi sia osteomielite cioè infezione dell’osso che se presente va eradicata mediante asportazione chirurgica del frammento osseo interessato, metatarso o falange che sia. E credo che tale evenienza sia molto probabile dato che ci riferisce che è presenta anche infezione che ha richiesto terapia antibiotica così aggressiva da provocare Insufficienza Renale Acuta. In questo caso inoltre le sedute di terapia iperbarica se non precedute da interventi di rivascolarizzazione non servono a nulla (se non a far guadagnare i solito istituti privati convenzionati che hanno la camera iperbarica, scusi la nota polemica) e questo non è un mio semplice parere ma ciò che pensa la comunità scientifica internazionale. Inoltre la presenza dell’edema (l’estremo gonfiore che lei ci riferisce) agli arti inferiori, che penso poter dire sia conseguenza dell’Insufficienza Renale Acuta, non aiuta perché comprimendo i tessuti impedisce che già lo scarso ossigeno ed i nutrienti dal sangue possano arrivare ai tessuti lesi. Nel caso invece che le lesioni siano localizzate esclusivamente alle gambe allora la principale eziologia delle lesioni va ricercata nella stasi venosa, cioè nella presenza di vene non continenti, ed in questo caso la principale azione terapeutica sta nel rimuovere tale stasi mediante bendaggio elastico; tale bendaggio però va usato con molta cautela perché in questi casi spesso si associa una condizione di ischemia che il bendaggio può anche peggiorare. Anche in questo caso la terapia locale non può prescindere da una buona toilette chirurgica e dall’uso di medicazioni avanzate. In entrambi i casi di diversa localizzazione mi sembra pleonastico raccomandare il più stretto controllo metabolico ed il trattamento aggressivo dei fattori di rischio vasculopatici eventualmente presenti: dislipidemia, ipertensione arteriosa, immediata cessazione del fumo, inizio di terapia anticoagulante in prima battuta seguita poi da antiaggregante piastrinica da fare in cronico successivamente.
Data ultimo aggiornamento: Lunedì, 9 Maggio 2005 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/2005/e2_02286.html