Ho letto di un primo trapianto di staminali fatto in Argentina
Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.
Il 12 Febbraio 2005 Ornella C. scrive:
Ho 33 anni e da circa 7 anni sono diabetica di tipo I. Sono diventata diabetica dopo aver contratto la parotite all’età di 25 anni. Attualmente pratico iniezioni di insulina Humalog e Lantus con un discreto equilibrio, ma non ottimale...ho letto di un primo trapianto di staminali fatto in Argentina e volevo sapere se c’è qualche possibilità che questo possa verificarsi anche in Italia, possibilmente prima che sia troppo tardi!!!Risponde il dr. Federico Bertuzzi, esperto in isolamento e trapianto delle isole pancreatiche:
Gli studi sulle cellule staminali hanno effettivamente aperto nuovi orizzonti per tutta una serie di patologie, tra le quali il diabete mellito. Riguardo al diabete, nonostante molte recenti pubblicazioni sull’argomento, non è ancora chiaro quali siano le vere cellule staminali da cui avvenga la rigenerazione beta cellulare. Ci sono comunque tutti i presupposti per avere a presto informazioni più precise sull’argomento.
Riguardo all’esperimento effettuato in Argentina, è il primo al mondo, eseguito in un centro che non è tra quelli all’avanguardia in questo campo.
In genere prima della applicazione sull’uomo è regola comune sperimentare nuove strategie in modelli di grossi animali, mentre a tutt’oggi niente del genere è stato fatto, almeno per quanto riportato in riviste scientifiche.
Per questo la notizia dell’esperimento ha colto un po’ tutti di sorpresa.
Aspettiamo con pazienza i risultati dello studio almeno nel medio termine.
Di una cosa comunque stia certa: nel caso in cui un centro al mondo avesse identificato la soluzione al problema in pochissimo questa verrebbe adottata anche in Italia e i centri diabetologici sarebbero i primi ad esserne informati. Abbiamo tutte le competenze necessarie per riprodurre in poco tempo quanto scoperto altrove.
Data ultimo aggiornamento: Domenica, 6 Marzo 2005 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/2005/e2_02246.html