Vorrei contribuire con la mia cucina a diminuire le sue glicemie
Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.
Il 7 Febbraio 2005 Ornella F. scrive:
Avrei delle domande da rivolgerle per mio marito di 52 anni affetto da DM2 in cura con 1 metformina al dì. Glicemia basale media 130, post prandiale 160.
Vorrei contribuire con la mia cucina (già povera di grassi) a diminuire le sue glicemie:
quando si indica nelle tabelle l’indice glicemico, a che peso dell’alimento si riferisce? Es. spaghetti 50 IG.. cosa vuol dire che 100gr di spaghetti hanno un valore glicemico 50?
di media in un pasto, sommando l’IG degli alimenti ingeriti, quale dovrebbe essere l’IG totale?
è preferibile mangiare spaghetti di soia al posto della classica pasta di grano duro?
è preferibile mangiare pasto di farro al 100% al posto della classica pasta di grano duro? O la pasta di soia e di farro sono delle “inutili” sostituzioni che non valgono il sacrificio?
è vero che di sera la glicemia tende ad aumentare?
Risponde il dr. Patrizio Tatti, diabetologo:
l’Indice Glicemico è il rapporto tra l’area della curva di glicemia dopo assunzione di un alimento preso a riferimento e quella di un alimento in esame in un tempo definito a parità di contenuto in carboidrati. Ad esempio il dato che il cibo X ha un valore di 80 indica che in un certo periodo di tempo (ad esempio 3 ore) aumenta la glicemia più di un cibo che ha indice 50. Pertanto l’ indice glicemico NON VA INTERPRETATO COME GRAMMI DI ZUCCHERO OD ALTRO, MA SOLO COME TENDENZA DI UN PARTICOLARE CIBO AD AUMENTARE LA GLICEMIA RAPIDAMENTE. L’Indice glicemico non esprime neanche la quantità di glucosio assorbito, ma solo la rapidità di assorbimento, perché si rifà ad un periodo di tempo limitato: ad esempio un indice di 50 indica che x grammi dell’alimento A hanno innalzato la glicemia molto meno dell’alimento di riferimento, ma non dice nulla su quello che accade dopo la 3° ora.
per i motivi elencati non ha senso sommare gli indici glicemici per ottenere un valore ideale. Ogni cibo ha il suo indice glicemico ed è meglio scegliere quelli che hanno indice glicemico basso. Inoltre è importante sapere che il valore dell’indice glicemico riportato nelle varie tabelle va sempre individualizzato. È noto che l’indice varia da soggetto a soggetto, con il tipo di cottura, con il contenuto di fibre, e che quando si fa un pasto l’indice glicemico di un particolare cibo viene anche influenzato dagli altri componenti del pasto. Per questo motivo conviene sempre controllare con il proprio glucometro l’effetto di ciascun alimento
la soia ha un IG molto basso, intorno al 10-19% secondo Jenkins
francamente non conosco l’IG del farro e non sono riuscito a trovarlo nelle mie fonti bibliografiche. Suppongo che sia comunque più basso di quello della comune farina.
Il miglior modo di sapere se gli spaghetti di soia e farro sono migliori di quelli comunemente in commercio è provare la glicemia 1, 2 e 3 ore dopo mangiato, tenendo presente che deve cercar di cucinare e condire allo stesso modo e tener fermi gli altri componenti del pasto.alcuni ritengono che la sera la glicemia tenda ad aumentare e questo fenomeno è stato definito “dusk effect” o “effetto crepuscolo”. Peraltro vi sono molti dubbi ed autorevoli studiosi dubitano che questo effetto esista realmente perché al contrario di quanto avviene all’alba non aumentano gli ormoni responsabili di un aumento della glicemia.
Data ultimo aggiornamento: Venerdì, 4 Marzo 2005 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/2005/e2_02242.html