“Bruciore fantasma”
Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.
Il 9 Ottobre 2004 Giuseppe P. scrive:
Diabetico da circa 10 anni, 2 anni fa subivo improvvisamente una senzazione di calore in tutta la parte sinistra del corpo (dal capo al piede) che poi si è trasformata in intorpidimento e senzazione di bruciore. Ricoverato nel reparto neurologico dopo la TAC e la risonanza magnetica con esito negativo, dopo una settimana di degenza venivo dimesso con la diagnosi di neuropatia diabetica. Al solito antidiabetico orale diamicron venivano aggiunti in terapia 1 cardioaspirin a dì e n. 2 neurontin 300 . In seguito ad una crisi acuta di bruciori venivo nuovamente ricoverato per iperglicemia (300 circa) nel reparto diabetologico e qui mi hanno sostituito il diamicron con un farmaco sperimentale starlix e poi con glibomet 5. Tutti gli esami per il bruciore non trovavano esito. Una successiva visita neurologica sentenziava trattarsi di bruciore fantasma e mi veniva prescritta l’amitriptila al posto del neurontin.
Attualmente ho smesso di prendere i suddetti farmaci antidolorifici, il fenomeno è sempre presente più o meno accentuato a secondo della glicemia, delle condizioni atmosferiche e del benessere fisico.
Vi chiedo cortesemente di dirmi se ritenete utile un esame neurografico che individui la fonte certa del danno ed una eventuale cura, e a quale struttura ospedaliera potrei rivolgermi.
Inoltre, non avendo un glicemia ben compensata, pensate sia utile usare al posto di glibomet 5 il glocofage 500 propostomi dal medico curante o di usare il novonorm propostomi da un amico che ne decanta le virtù?Risponde il dr. Fabio Baccetti, diabetologo:
La domanda che mi pone è molto articolata e complessa e perciò cercherò di risponderla dividendola in due parti e cioè la prima riguardante la presenza o meno di Neuropatia, l’altra riguardante il suo compenso metabolico. Riguardo quindi alla sintomatologia da lei riportata in effetti anche io fin dall’inizio mi sarei orientato su un’eziologia cerebrale cioè un episodio ischemico cerebrale che si può escludere data la negatività alla Tc e RMN. In letteratura a mia conoscenza, non sono presenti manifestazioni simili alle sue imputabili alla Neuropatia Diabetica, soprattutto se localizzati in un emisoma soltanto. Fra l’altra la totale assenza di risposta, mi pare di capire, sia all’amitriptilina che al Gabapentin, mi portano a dubitare ulteriormente di tale origine. Per estrema sicurezza si potrebbe ripetere un esame RMN ma sarei propenso a pensare che il suo disturbo possa avere una componente psicologica, psicosomatica, visto che fra l’altro mi riferisce che la sintomatologia si accentua o attenua a seconda del suo tono dell’umore. Per quel che riguarda invece il suo controllo metabolico cerchiamo un di chiarire alcuni concetti: il farmaco che lei assume attualmente fa parte della categoria dell’associazione cioè è composto dall’associazione fra Glibenclamide 5 mg (farmaco della categoria delle solfaniluree, che stimola il pancreas a rilasciare più Insulina) e Metformina 400 mg (farmaco della categoria delle Biguanidi, che invece riduce il fenomeno dell’Insulino-resistenza alla base del Diabete Mellito tipo 2). Il primo farmaco è il più potente farmaco ipoglicemizzante orale a nostra disposizione e si usa infatti prima di dover intraprendere la terapia iniettiva (analogo dell’Insulina o Insulina) o comunque magari in associazione ad essa. Perciò va usato con molta parsimonia se così vogliamo dire anche perché la Glibenclamide spesso va ad agire su un pancreas già stressato riducendo a tal punto la sua riserva funzionale che avvicina inesorabilmente il momento in cui non si può più prescindere dalla terapia iniettiva. Fra l’altro lei non ci riporta il dosaggio a cui assume il farmaco che a dosaggio pieno può essere assunta per tre volte al giorno in prossimità dei pasti principali. Il farmaco che le ha consigliato il suo medico è invece a base di sola Metformina il cui però dosaggio ideale giornaliero è almeno 2000 mg al giorno. Il farmaco invece decantato (Repaglinide) dal suo amico invece appartiene anche esso alla categoria delle solfaniluree (famiglia delle glinidi) ma ha una durata d’azione più corta rispetto alla Glibenclamide e quindi ha un minor rischio di ipoglicemia post prandiale tardiva e ha la capacità quindi di ripristinare il picco di secrezione insulinica rapida da parte del pancreas in risposta all’aumento glicemico del pasto; ha comunque un potere ipoglicemizzante inferiore alla Glibenclamide. In ogni caso non posso esprimere giudizi così da lontano sulla migliore terapia ipoglicemizzante orale non sapendo ad esempio il suo peso e le sue abitudini di vita.
P.S.: il farmaco (nateglinide, molto simile come caratteristiche alla Repaglinide) che le è stato somministrato durante il ricovero non è un farmaco sperimentale ma un farmaco ormai approvato per l’uso nel paziente diabetico tipo 2 negli USA ed in Europa ma che ancora non è entrato nel prontuario e quindi non ancora in commercio in Italia.
Data ultimo aggiornamento: Lunedì, 18 Ottobre 2004 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/2004/e2_02148.html