Consigli sulla terapia per iperandrogenismo di origine ovarica (PCOS)

Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.


Il 22 Settembre 2004 Chiara V. scrive:
Ho 24 anni e all’inizio di agosto ho iniziato una terapia che protrarrò per sei mesi con pioglitazone 30 mg dopo che l’endocrinologo mi ha riscontrato un iperandrogenismo di origine ovarica (PCOS). Il sintomo per il quale inizialmente mi sono rivolta all’endocrinologo è un’ipertricosi al viso, linea alba e gambe. Inoltre i valori degli androgeni, 17oh progesterone e prolattina erano molto superiori alla norma.
Dall’ecografia transvaginale, però, non sono state evidenziate cisti ovariche, il mio ciclo è regolare e non presenta particolari problemi.
Gli esami che ho effettuato dopo un mese dall’inizio del trattamento per glicemia, got, gpt, ldh gamma gt, urea e creatinina sono perfettamente nella norma (lo erano anche prima del trattamento).
Il problema dell’ipertricosi, invece, non è per niente migliorato, inoltre ho mestruazioni dolorose ed un aumentata sensazione della fame.
Può essere sbagliata la terapia prescrittami?
Perchè inizialmente l’endocrinologo mi aveva prospettato una cura con una pillola a basso dosaggio più antiandrogeni, invece dopo i vari accertamenti mi ha prescritto insulino-sensibilizzanti seppure io non abbia problemi di diabete o resistenza all’insulina?

Risponde il dr. Felice Strollo, endocrinologo:
È difficile rispondere sull’operato di un altro collega, specialmente non consocendo perfettamente l’intero quadro né il percorso da lui seguito nel ragionamento diagnostico-terapeutico. Posso però dirti che attualmente la PCOS è considerata di per sé un marcatore di insulinoresistenza e quindi si tende a sensibilizzare l’organismo all’insulina per ottenere risultati nel tempo, soprattutto in caso di normalità del quadro androgenico. La mia esperienza, comunque, è che occorre molto tempo e non sempre la paziente è disposta ad attendere i tempi “fisiologici” richiesti dalla terapia insulinosensibilizzante, mentre una eventuale iperresponsività recettoriale androgenica, non documentabile con gli esami ematici, può persistere a lungo indipendentemente da tutto. Magari puoi richiedere al tuo medico se è disposta ad associare le due terapie piuttosto che ricorrere ad una sola. Soddisfatta?


Data ultimo aggiornamento: Lunedì, 18 Ottobre 2004 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/2004/e2_02144.html