Rapporto tra insulina ed infarto miocardico

Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.


Il 15 Aprile 2004 Adele M. scrive:
Mia madre è diabetica da 20 anni e la sua terapia consisteva in antidiabetici orali. Da quando la diabetologa ha prescritto la terapia con insulina ha avuto 3 episodi di infarto miocardico per occlusione di una coronaria nel giro di 12 mesi.
Ha cominciato la terapia insulinica 12 mesi fa, da 3 iniezioni al giorno (8u/12u/15u) alle attuali 4 iniezioni. Mia madre non ha mai sofferto di cuore e non ha precedenti in famiglia.
Ho il sospetto che sia l’insulina ad occludere le coronarie. Ci sono studi sul rapporto INSULINA ED INFARTO MIOCARDICO?

Risponde il dott. Vincenzo Martinelli, cardiologo:
Il Diabete mellito è gravato da complicanze cardiovascolari (tra cui l’infarto) in misura da due a quattro volte superiore al normale. Tuttavia nel diabete Tipo 1 (detto “insulino dipendente” perchè l’organismo produce poca insulina e bisogna somministrare quella mancante dall’esterno) questo rischio è minore che nel Tipo 2 (o “NON insulino dipendente” perchè il pancreas è in grado di produrre l’ormone, ma questo non viene “riconosciuto” e non viene utilizzato regolarmente dal corpo).
Questa considerazione è già sufficiente a indicare che l’insulina sottocute di per sè non fa venire l’infarto: tant’è vero che i diabetici del Tipo 1 spesso iniziano già da bambini a “farsi” l’insulina e continuano così per decenni, magari senza incappare mai in un evento cardiovascolare (anche perchè si abituano prima ad una dieta corretta).
Non esitono (e qui rispondo alla Sua domanda specifica) studi che dimostrino una correlazione tra somministrazione di insulina e rischio di infarto. Se così fosse, i si sarebbe smesso da tempo di usarla. E comunque un così grave effetto collaterale sarebbe almeno riportato... nel foglietto illustrativo!
L’insulina è un rimedio “naturale” e rimane a tutt’oggi insostituibile. I suoi meccanismi d’azione fisiologici vanno ben al di là del solo controllo degli zuccheri, in quanto tutti gli alimenti, anche i grassi e le proteine, vengono metabolizzati grazie a questo ormone.
Paradossalmente però l’insulina qualche colpa potrebbe averla. Sembra infatti che i danni cardiovascolari siano dovuti non tanto agli sbalzi glicemici, ma soprattutto all’ECCESSO di insulina presente dopo un pasto nel sangue del diabetico: insulina utilizzata male e in dosi non fisiologiche nel Diabete tipo 1, dove la somministrazione sottocute non è ideale, visto che la via naturale parte dal pancreas per arrivare in primis al fegato e poi agli altri tessuti; oppure insulina prodotta in misura superiore alle richieste, come capita nel Diabete tipo 2.
L’eccesso di insulina agirebbe (tra l’altro) attraverso la modifica delle membrane cellulari delle arterie e di alcuni elementi del sangue, favorendo così l’arteriosclerosi.
Nel diabete tipo 2 la produzione anomala di insulia è già presente alla nascita. Il pancreas per molti anni riesce a mantenre la glicemia nella norma grazie ad una produzione esagerata di ormone. Col tempo, però la sua capacità produttiva diminuisce cosicchè le glicemie inizieranno ad aumentare ed a quel punto si manifesterà il diabete (che in questa fase verrà curato con la dieta e con le pastiglie). Più tardi la sintesi endogena potrebbe diminuire ulteriormente sino a dover somministrare insulina dall’esterno, esattamente come è successo a Sua madre.
I danni vascolari vanno di pari passo con l’ecesso di produzione di insulina; iniziano alla nascita, progrediscono un po’ ogni giorno, sino a mostrarsi dopo anni in maniera drammatica con un infarto o un ictus o una vasculopatia periferica. Quando succedono questi eventi, la malattia aterosclerotica può essere avanzata e rappresentare, come la punta di un iceberg, la prima manifestazione di un danno più esteso.
Ecco perchè Sua madre ha subito più infarti. Coincidenza vuole che sia capitato quando è passata dalle pastiglie all’insulina.
Le due recidive a breve distanza di tempo possono avere diverse spiegazioni: oggi si da molto credito all’ipotesi di “instabilità” delle lesioni aterosclerotiche, legata ad uno stato infiammatorio temporaneo. Lei riferisce di una coronaria chiusa; presumo quindi che sia stata fatta una coronarografia, com’è logico. Tuttavia non è chiaro se i tre infarti subiti fossero tutti nel territorio di pertinenza della stessa coronaria.
A questo punto occorre essere aggressivi con la terapia: alcuni farmaci, come gli Aceinibitori, le Statine, l’Acido Acetilsalicilico, il Cliopidogrel, alle dosi opportune hanno dimostrato di poter rallentare la progressione della malattia aterosclerotica e di tenere sotto controllo altri fattori di rischio spesso concomitanti, come l’ipertensione e le dislipidemie.
Ovviamente si deve non si può prescindere da un adeguato controllo glicemico e da una dieta appropriata.
Infine suggerirei, come sicuramente avrà già fatto il Suo Medico, di verificare se vi sono danni anche in altri distretti, come quello cerebrovascolare, quello renale, l’aorta, le retine e gli arti inferiori.


Data ultimo aggiornamento: Lunedì, 3 Maggio 2004 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/2004/e2_02081.html