Si è inettata in vena a scopo suicida dell'insulina pura
Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.
Lettera firmata del 20 Febbraio 2004:
Alcune settimane fa, mia sorella si è inettata in vena, a scopo suicida dell'insulina pura, se è vero, nella quantità di 20 cc. (2 fiale intere:2000 unità!). Vorrei capire se è possibile che sia realmente sopravvissuta a una simile dose o se la sua è "solo" il tentativo di attirare l'attenzione, pur non volendo affatto trascurare questo segnale. Devo considerare come un miracolo il fatto che sia ancora viva? Come è possibile?
Naturalmente vi chiedo la massima discrezione per la risposta visto che del fatto siamo al corrente solo in famiglia e gli altri non vogliono assolutamente che si sappia al di fuori del ns nucleo famigliare.Risponde la dr.ssa Teresa Remoli, psicologa:
Sono molto colpita da quanto mi scrive. Lei si chiede e mi chiede se il fatto che sua sorella sia ancora viva non costituisca un evento miracoloso.
Beh, non ho certo il potere per stabilire se lo sia o meno; di certo sua sorella ha corso rischi altissimi per la sua vita e forse è su questo punto che dovremmo focalizzarci. Sebbene non disponga di molte informazioni posso immaginare che sua sorella stia attraversando una condizione di forte disagio (da quanto duri non è chiaro, quali siano le problematiche ..), che il tentativo di togliersi la vita sia l'estremo ed eclatante segnale di tale disagio e probabilmente una richiesta d'aiuto.
Da quanto lei mi scrive nessun medico è intervenuto per gestire quella difficile emergenza perché la sua famiglia ha il timore che persone esterne possano venire a conoscenza di quanto accaduto.
Però lei mi dice anche di non voler trascurare il segnale dato sua sorella e io mi sento di sostenere fortemente questa sua intenzione. Credo che sarebbe importante chiedere un intervento esterno, rivolgendosi ad uno specialista (psicologo o psicoterapeuta), che possa affiancare sua sorella e aiutarla ad elaborare il disagio, cercando di capire se esistono rischi che possa ripetere il gesto in futuro.
Lo stesso specialista costituirebbe anche per voi tutti una preziosa fonte di indicazioni , in quanto potrebbe fornirvi consulenza sul come e cosa fare per gestire la situazione nella sua globalità e complessità.
Lei potrebbe informare gli altri componenti della famiglia rispetto all'obbligo di segreto professionale e cioè di mantenere la riservatezza su ciascun paziente/ cliente, che vige per tutti i medici, psicologi, psicoterapeuti.
Sua sorella non ha chiesto alcun aiuto purtroppo e questo non vi ha consentito di percepire i rischi che stava correndo: a lei e alla sua famiglia vorrei dire che mi auguro che possiate fare diversamente, chiedendo un aiuto esterno. Sarei felice di sapere che la vostra decisione sarà quella di non rimanere da soli in questo frangente e sono anche fiduciosa che sarà così, dal momento che lei ha scelto di rivolgersi a noi chiedendo il mio parere su quanto accaduto.
Data ultimo aggiornamento: Domenica, 7 Marzo 2004 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/2004/e2_02037.html