È sempre stato fortunato perchè ci sono sempre stati i miei genitori
Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.
Il 7 Febbraio 2004 Paola M. scrive:
Allora, io voglio capire un po' di cose, io conosco persone diabetiche insulino dipendenti, e ho notato un po' di differenze, pur avendo lo stesso problema. Una mia amica diabetica abita da sola e lontano dai parenti e riesce a gestire da sola il problema, rendendosi conto dell'ipo glicemia, io ho un fratello diabetico ha 26 anni e non riesco capire come mai non si rende conto dell'ipoglicemia, è sempre stato fortunato perchè ci sono sempre stati i miei genitori che dicono che una persona diabetica non può fare determinate cose, mio fratello lavora con mio padre perchè ha avuto la fortuna di avere in casa un lavoro che le piace. Un giorno ho sentito i miei genitori che dicevano come avrebbero fatto se mio fratello non avesse lavorato con loro. Io capisco e sono la prima pronta ad aiutarlo, che ha bisogno di piu attenzioni, ma penso che se un giorno i miei non ci saranno più che succede? Voglio sapere da cosa dipende il fatto che lui non si renda conto del calo della glicemia e se è un fattore comune a tutti!Risponde la dr.ssa Teresa Remoli, psicologa:
Capisco i tuoi dubbi e la tua preoccupazione riguardo al futuro di tuo fratello.
E' vero che in alcuni casi una persona diabetica può non accorgersi del sopraggiungere del calo ipoglicemico: questo in particolare se ha frequenti crisi ipoglicemiche.
In questo caso il diabetologo che ha in cura tuo fratello potrebbe darti qualche informazione in più, conoscendo la sua storia dal punto di vista organico.
Ma è anche vero che spesso alcuni genitori non correttamente informati, ritenendo che il diabete costituisca una sorta di invalidità, assumono un atteggiamento eccessivamente protettivo nei confronti del figlio diabetico.
In realtà oltre ai necessari controlli clinici, all'osservanza della dieta, alla scrupolosità nel seguire le prescrizioni mediche, tuo fratello potrebbe condurre una vita normalissima: lavorare distante da casa, viaggiare, fare sport... Di sicuro i tuoi sono spinti dalla buona fede e dal desiderio di prendersi cura di tuo fratello: ma mi chiedo, e mi sembra che anche tu ti chieda la stessa cosa, se questo continuo farsi carico, e sostituirsi in qualche modo a lui nell'affrontare impegni e responsabilità, non possa aver indotto un atteggiamento di trascuratezza: quasi avendolo indotto a delegare ad altri la cura di sè.
Sono in accordo con te riguardo all'importanza di consentire a tuo fratello di divenire autonomo anche nella gestione della sua malattia, ma è necessario che questo avvenga gradualmente e senza eccessive pressioni.
Ritengo che potresti rivolgerti al servizio di diabetologia per chiedere se esiste la possibilità di avere un sostegno psicologico per tuo fratello (parlandone prima con lui). Anche i tuoi d'altra parte potrebbero aver bisogno di essere accompagnati in un breve percorso di sostegno psicologico. Io non so se anche tu abiti con loro e se l'autonomia di tuo fratello significherebbe per loro rimanere da soli in casa. E' comunque necessario che comprendano che sarebbe importante che il loro figlio divenisse maggiormente indipendente, trovasse gradualmente dei suoi spazi vitali, ma anche che si rendano conto che lasciare autonomia non significa non amare, non prendersi cura. Non significa perdere l'affetto di tuo fratello.
Credo che rivolgerti ad una struttura pubblica possa essere per te la scelta migliore che di consentirà di disporre di un buon numero di servizi e di assistenza.
Data ultimo aggiornamento: Sabato, 28 Febbraio 2004 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/2004/e2_02030.html