Il cortisone risolve la piastrinopenia, ma il diabete...

Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.


Il 28 Novembre 2003 Massimo R. scrive:
Ho 74 anni, diabetico da 35 anni, insulinodipendente da 12.
Ho un linfoma non-Hodgkin diagnosticato da 3 anni che mi genera saltuariamente una piastrinopenia per cui il medico curante mi prescrive dosi anche massicce di cortisone (Deltacortene) che risolvono la piastrinopenia ma per il diabete ... occorre ogni volta fare una battaglia in quanto senza ragioni apparenti la glicemia tende ad andare fuori controllo (da 50 a 300).
La mia terapia insulinica giornaliera è 6-20-6 U ultrarapida + 20 U di intermedia.
Che posso fare per prevedere anzichè intervenire in emergenza?

Risponde il dott. Patrizio Tatti, diabetologo:
L'idea di prevenire la iperglicemia invece di correggerla dopo che è aumentata eccessivamente quando prende il cortisone è assolutamente giusta. Io posso suggeriLe 2 sistemi:

  1. imparare dall'esperienza, cioè registrare accuratamente l'andamento della glicemia quando prende il cortisone e quindi sulla base di questi dati costruire uno schema di terapia per i giorni di terapia, che può iniziare già dalla sera precedente

  2. visto che il cortisone incrementa la neoglucogenesi (cioè la formazione nel fegato di zucchero a partire dalle proteine) e che agisce sia dopo i pasti che lontano dai pasti potrebbe essere utile aumentare il numero di somministrazioni di insulina intermedia . Lei usa una intermedia durante la nottata, il cui effetto scompare già nella prima mattinata ed un analogo rapido la cui azione non dura più di 4 ore, e quindi rimangono certamente molte ore della giornata in cui ha pochissima insulina nel corpo. Quindi potrebbe usare una iniezione di insulina intermedia anche nella mattinata, o meglio la insulina glargine, il cui effetto dura in maniera stabile per circa 24 ore.


Data ultimo aggiornamento: Venerdì, 19 Dicembre 2003 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/2003/e2_01975.html