Vorrei sapere che tipo di sport possa fare mio figlio

Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.


Il 17 Ottobre 2003 Marcello T. scrive:
Sono il padre di un bambino di 8 anni, probabilmente affetto da IDDM, mi sembra di essere entrato in un vortice che mi catapulta sempre più giù senza che questa sensazione diminuisca o si fermi, vorrei sapere che tipo di sport, in quale modo e in quale tipo di ambiente possa farlo mio figlio senza subire ulteriori danni fisici.

Risponde la dott.ssa Paola Marchionne, psicopedagogista:
Mi rendo conto, per esperienza diretta ed indiretta, di quanto le sembra drammatico e irrisolvibile questo momento, eppure mi creda: non sarà sempre così. Ho sempre visto rinascere vita e speranza in me stessa come in ciascuno di quelli che hanno fatto e stanno facendo (comunque, purtroppo) la sua stessa esperienza.
Suo figlio e lei stesso, tutta la vostra famiglia, vi adatterete alla realtà di questo nuovo ospite, di questa, soprattutto adesso, misteriosa "entità" che da ora in poi vi accompagnerà costantemente. Proprio in questo, in fondo, sta la possibilità di ripresa: che le realtà croniche sono talmente onnipresenti che l'essere umano automaticamente, anche se con una consistente dose di buona volontà e quindi di intenzionalità, non può ridursi a pensarci continuamente. E così facendo, perciò, si ADATTA , che è una delle più grandi doti plastiche dell'uomo: quella di riuscire a trovarsi bene anche in diverse condizioni, pur se avverse.
Suo figlio ora è piccolo ma crescerà e lei lo vedrà fare tutto quello che fanno gli altri, con qualche attenzione e tanta consapevolezza sicuramente, ma se tutti voi saprete sfruttare al meglio lo sforzo di adattamento che il diabete vi impone, vi ritroverete sicuramente più maturi e coraggiosi.
Mi permetto di inviarle, unitamente ad un sentito abbraccio, uno scritto di una mamma coinvolta in uno dei gruppi di genitori da me gestiti: lo legga e capirà perchè.

Genitori e diabete - 1

Si è appena concluso per me il quarto anno di conduzione di gruppi di genitori di diabetici in età pediatrica, gruppi finalizzati all'elaborazione all'interno delle famiglie della realtà della malattia cronica e a sollecitare le risorse di intervento e cura.
Mi succede così di incontrare persone splendide che "producono" strategie di aiuto nell'ottica del benessere dei propri figli diabetici, veramente incredibili. Sono stati proprio alcuni di loro che hanno voluto scrivere qualcosa su queste esperienze e mi sembra giusto, nonché doveroso, sentire direttamente la loro voce.
PAOLA MARCHIONNE

Ogni donna impara a fare la mamma crescendo con i propri figli. Nessun manuale, nessuna ricetta.
Amiamo i nostri figli in modo intenso, passionale, li cresciamo proteggendoli (a volte troppo), li aiutiamo nei momenti difficili, li ascoltiamo, rispondiamo ai loro "perché" fin da piccoli.
Eppure il perché più difficile mio figlio lo ha chiesto a 6 anni, quando, parlando dei compagni, mi ha detto: "Perché io do il diabete e loro no?". Volevo rispondergli con la stessa rabbia: "Perché Tu e non io?".
Essendo un bimbo ho cercato di sviarlo, dicendogli che anche qualche suo compagno aveva delle difficoltà, chi familiari, chi d'apprendimento ecc.
Passati alcuni anni (4), mentre io mamma me ne facevo una ragione anche perché il bimbo era "bravo" e le glicate buone, mio figlio ha iniziato a ribellarsi al tran-tran quotidiano, fatto di controlli e di punture. Ha iniziato a raccontare bugie, a mangiare di nascosto e come Pollicino lasciava tracce per tutta la casa.
Ha incominciato a farsi insulina extra e quindi..ipo spaventose, a volte barava con le ipo per non andare a scuola ecc… Io mamma credevo persino che "forse" il pancreas avesse ripreso a funzionare ! Che cretina, per più di 2 mesi ho creduto ciecamente a mio figlio!
Mio figlio si ribellava ad una condizione di prigionia come un innocente in carcere!
Rivivo quei momenti con la stessa rabbia per non essermi accorta di quel che succedeva. Parlando con il diabetologo, con delicatezza mi fece capire quanto accadeva in realtà e mi ha consigliato un ricovero immediato. Non ce n'è stato bisogno perché finalmente mio figlio si è aperto come un fiume in piena, mi ha detto e di più, di come non sopportava più di farsi i controlli, di come era stufo di bucarsi, di come era geloso della sorella sana, di come vedeva la sua vita rispetto ai suoi compagni.
L'abbraccio più forte e più lungo con lui l'ho avuto in quel momento.
Quanta responsabilità gli avevamo delegato, quanto pretendevamo da lui, quasi fosse un adulto e invece aveva solo 10 anni.
Insieme ad una psicologa lo abbiamo aiutato, coinvolto, standogli vicino nei momenti dei test, facendogli noi alcune punture, decidendo insieme gli alimenti per i pasti e anche le eccezioni.
Quei mesi mi sono parsi millenni, e con l'aiuto anche di papà un po' alla volta abbiamo risalito la china. Ora lui stava bene , ma io mi ero creata una montagna di sensi di colpa che, un po' alla volta, mi distruggevano. Ecco arrivare i primi attacchi di panico e poi l'ansia, tanta ansia. Prima di soccombere, mi sono rivolta a chi mi poteva aiutare : psicologo, farmaci..eh sì, anche quelli a volte servono, e ora anche il gruppo con le "mamme amiche" di Paola.
Ora sto bene, non mi sento più nervosa o arrabbiata se mio figlio si alza al mattino con 300 di glicemia. Non me la prendo più con lui, ma qualche volta con il diabete. In fondo è una parola astratta e non si offende se gli dico qualche parolaccia, almeno mi sfogo!

Noi mamme ci facciamo del male e invece non dobbiamo assolutamente!
Noi siamo istruttori ed insegniamo a guidare una macchina (il copro e lo spirito dei nostri figli). Questa macchina deve durare nel tempo, ha bisogno di revisioni, ha bisogno di aiuto per la carrozzeria e per il motore, l'importante è arrivare all'esame per la patente con la macchina funzionante e il serbatoio pieno così che non lasci per strada il nuovo autista…
Il viaggio sarà lungo, ci potranno essere intoppi o guasti, ma lungo il percorso si potranno ammirare panorami stupendi, far salire sull'auto amici, amori e..perché no?
Anche una mamma che farà autostop!
M S.

Aggiunge il dott. Andrea Scaramuzza, pediatra diabetologo:
Innanzitutto, per il discorso sport, il Signor Marcello deve sapere che suo figlio può scegliere lo sport che preferisce, la cosa importante è che gli piaccia e lo faccia sentire felice. Il diabete non è un controindicazione allo svolgimento dell'attività sportiva.
Gli vorrei poi segnalare alcuni link. Il primo me lo ha mandato un ragazzo di Roma, Valerio, appassionato di basket, che mi sembra possa in qualche modo tranquillizzare il Signor Marcello (www.basketediabete.it); il sito lo ha costruito proprio Valerio insieme al papà.
Poi mi permetterei di suggerire due link alla nostra esperienza con i bambini dell'età del figlio di Marcello URL Insulin, Love and Care Weekend Junior 2003 e www.radio24.ilsole24.com.
Per finire, se Marcello crede posso inviargli il libricino 'Una notte all'improvviso' ...


Data ultimo aggiornamento: Domenica, 2 Novembre 2003 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/2003/e2_01935.html