Morsa da un gatto alla caviglia, la ferita non migliora

Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.


Il 12 Ottobre 2003 Donatella P. scrive:
Mia mamma 3 settimane fa diabetica come sopra è stata morsicata da un grosso gatto alla caviglia ed al polpaccio. Recatasi al pronto soccorso, ove stentavano a credere al racconto, data la gravità delle ferite, veniva medicata. La situazione è drasticamente peggiorata a distanza di 1 settimana, dopo 2 cicli di forti antibiotici, la cosa continuò a peggiorare a tal punto da non poter neppure fare 2 passi a piedi.
Ora è stata rivisitata e le hanno diagnosticato senza però fare alcun esame un problema al TENDINE DI ACHILLE forse lesionato e le è stato consigliato di andare avanti solo con impacchi di ittiolo e riposo.
Sono preoccupata per lo stato fisico ma anche psichico di mia mamma che non vede nessun miglioramento, anzi.
Che cosa posso fare per lei, nessun ospedale di Torino si è preso cura della situazione.

Risponde il dr. Fabio Baccetti, diabetologo:
La situazione che mi descrive è purtroppo abbastanza frequente nel paziente diabetico per la ridotta risposta immunitaria e per probabilmente la ridotta vascolarizzazione. Come prima cosa perciò consiglio l’esecuzione di Ecocolor Doppler arterioso e venoso per lo studio della circolazione periferica; nel frattempo, va effettuato un prelievo di materiale da ferita per l’esame colturale e relativo antibiogramma ed iniziata terapia antibiotica a largo spettro intramuscolo ed orale od eventualmente per via endovenosa, così fatta: Teicoplanina 400 mg i.m. il primo giorno, 200 mg dal secondo e Ciprofluoxacina 750 mg per due volta al giorno per os. Tale terapia andrà poi modificata in base alla risultanza dell’esame colturale e delle sensibilità dei batteri agli antibiotici testati. Se l’esame doppler detto sopra dovesse evidenziare la presenza di sofferenza ischemica dell’arto (cioè la presenza di restringimenti arteriosi che riducono l’afflusso di sangue alla gamba) consiglio di consultare un chirurgo vascolare per le cure del caso mentre in presenza di patologia venosa (insufficienza venosa o varici) il primo provvedimento da prendere è il bendaggio elastico dell’arto colpito. Riguardo alla terapia locale SCONSIGLIO FORTEMENTE l’uso di impacchi a base di ittiolo o sostanze simili o l’applicazione di antibiotici per via topica; la lesione invece va detersa periodicamente e frequentemente con garze sterili e Soluzione Fisiologica oppure Iodopovidone diluito al 50% con Soluzione Fisiologica. Va effettuata toilette chirurgica della lesione se necessario per la rimozione dei tessuti devitalizzati e poi usate medicazioni avanzate per favorire la ricrescita tissutale. Naturalmente è importante mantenere od ottenere un buon controllo metabolico (HbA1c < 7,0% e con Glicemia a digiuno < 140 mg/dl, post prandiale < 180 mg/dl) e trattare aggressivamente gli altri fattori di rischio cardiovascolari eventualmente presenti come l’ipertensione arteriosa, la dislipidemia, il fumo. Se non esistono controindicazioni prenderei anche in considerazione l’ipotesi di intraprendere terapia antiaggregante piastrinica (Acido Acetilsalicilico a basse dosi oppure Ticlopidina) o anticoagulante (Eparina Calcica o a basso peso molecolare) da fare per tutto il periodo di presenza della lesione. Se presente una lesione del Tendine di Achille va evidenziata con un’ecografia mirata e poi sentire il parere di un ortopedico circa la migliore strategia terapeutica. In ogni caso le consiglio di rivolgersi presso un Servizio di Diabetologia di Torino dove potranno darle tutte le spiegazione cure del caso oppure in alternativo presso l’ambulatorio di Vulcanologia (o terapia delle ulcere croniche o difficili) dell’ospedale le Molinette di Torino.


Data ultimo aggiornamento: Martedì, 21 Ottobre 2003 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/2003/e2_01919.html