Trapianto di isole: utopia o realtà?
Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.
Il 30 Marzo 2003 Lino N. scrive:
Sono un ragazzo di 34 anni e sono diabetico tipo 1 dall'età di 19, ultimamente ho un discreto controllo generale, volevo sapere se un ragazzo come me che, non ha altre complicanze (almeno fin'ora), può sperare di trovare una soluzione che lo liberi dall'insulina giornaliera, come il trapianto delle isole di cui tutti bene o male parlano,ma non si è ancora capito a quale fascia di pubblico è mirata.
Ho visto di recente un documentario di una ragazza trapiantata di isole con esito positivo, è solo utopia o è una realtà?
Perchè bisogna tenere conto del rigetto visto che non viene inpiantato un vero organo?Risponde il dott. Federico Bertuzzi, esperto in trapianti:
Negli ultimi 10 anni più di 50 pazienti diabetici in Italia e più di 400 in tutto il mondo hanno ricevuto un trapianto di isole pancreatiche. Il trapianto di isole nell'uomo è quindi una realtà, non una utopia. Esiste ampia documentazione su questo, tra le quali alcune interviste ai riceventi.
Il trapianto di isole rimane però ancora una procedura destinata ad un ristretto numero di pazienti poichè richiede l'introduzione di una terapia immunosoppressiva gravata da effetti collaterali. Il fatto di essere un trapianto cellulare non elimina infatti la necessità di immunosoppressione, ma rende solo l'impianto più semplice e ripetibile nello stesso paziente.
Ricordo inoltre che la funzione delle isole trapiantate ha una durata limitata e pertanto questi riceventi devono spesso ripetere l'infusione di cellule.
Fino a che non si riesca a ridurre la terapia immunosoppressiva e a prolungare nel tempo la funzione delle isole, l'indicazione al trapianto è limitata a quei riceventi nei quali tutte le altre strategie terapeutiche hanno fallito: non è questo mi sembra il tuo caso.
Data ultimo aggiornamento: Giovedì, 10 Aprile 2003 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/2003/e2_01778.html